strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

In una luce citrina

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2053l83_20Swelter si è fatto una mappa.
Una ricostruzione tridimensionale, con segni di gesso sul pavimento, due scatole a rappresentare gli stipiti della porta ed un sacco a rappresentare Flay.
E ci passa le ore libere, solo, col suo coltello affilato, a preparare l’omicidio del suo tradizionale rivale, colpevole… di cosa?
Di aver risposto ai suoi insulti colpendolo al viso?

Le ragioni profonde e originali dell’odio fra il cuoco di Gormenghast ed il domestico personale di Lord Sepulchrave non ci vengono mai fornire.
Peake ci ha detto, questo sì, che si sono odiati a prima vista, istintivamente.
E difficilmente potremmo immaginare due personaggi più diversi – Swelter grasso e sanguigno, volgare, chiassoso e sregolato, Flay magro e cadaverico, che si esprime per frasi tronche, che è consapevole di godere di particolari privilegi e posizione proprio per la sua capacità di tacere, vestito di abiti lisi, con le giunture che scricchiolano,caninamente leale, che dorme ogni notte a terra davanti alla porta della stanza del suo padrone, rannicchiato col mento sulle ginocchia.

Peake-SwelterE Swelter lo sa!
Come fa a saperlo?!
E ora Swelter si è fatto una mappa, e Flay l’ha scoperto, ed ha paura.
Ha paura non solo pert la minaccia, ovvia, costituita dal folle armato di coltello, ma per la consapevolezza di essere stato spiato, studiato nel sonno, oggetto di propositi omicidi… e di non esseresene finora mai accorto!

Mr. Flay

Perché alto, cadaverico, spigoloso e laconico, minaccioso nel suo abito nero (e col volto di Christopher Lee nello sceneggiato tratto dal romanzo), Mr Flay è un mite.
Ed ora è un mite terrorizzato.
Pessima miscela.
Dovrebbe essere Swelter, ora, ad avere paura.

Ed in un colpo di tecnica che è poi il motivo per cui Mervyn Peake è un maestro da studiare con attenzione, il romanzo ci rivela prima la reazione di Flay alla scoperta, e poi, oscillando indietro nel tempo, la scoperta stessa, accidentale e terribile.
Per cui Flay si reca da Nannie Slagg per convocare lei e Tito alla presenza del Conte, ed al contempo tutte le sue azioni insospettiscono e incuriosiscono Fuchsia.
Perché Flay trema?
Perché pare così ansioso di scroccare una tazza di tè?
Perché – cosa insolita per un personaggio scontroso come lui – accetta l’invito e prende un té, portando una sedia vicino al fuoco, come in cerca di calore e di protezione?
Perché ha dormito poco nelle notti passate, dice Flay – ma mente.
Perché ha paura, avendo assistito alle prove generali del proprio omicidio, e trema, ed ha la gola secca – ma lo scopriremo solo dieci pagine dopo.
Perché ha dormito troppo, e non si è accorto delle orride attenzioni dell’omicida Swelter.

Intanto, è ormai autunno inoltrato (Tito è nato a metà Agosto) e Peake continua col suo gioco di prestigio, mostrandoci prima un vasto tratto dell’architettura di Gormenghast, e poi gli eventi che vi ruotano attorno, costruendo per accumulo la propria storia.

mervyn-peake-gormenghast-011Inviato da Sepulchrave a convocare l’erede, Flay assiste alla macabra danza, quasi una cerimonia pagana, la prova generale del proprio omicidio per mano del cuoco impazzito.

Intanto, altrove, Steerpike si insinua nella casa dei Prunesquallor, facendo leva sulla vanità della povera, angolare, querula Irma, intelligente quanto il fratello (ricordate? Una mente intatta), ma purtroppo terribilmente superficiale.
La comparsa di Cora e Clarice offre al piccolo malvagio manipolatore nuove opportunità per la sua ascesa nella gerarchia del castello.

E intanto Keda, la balia di Tito, rivela a Nannie Slagg la storia della propria infelice vedovanza, dei propri due spasimanti, e dello strano doloroso amore che prova per loro, ma solo con una parte di se stessa, quella che riesce a lasciar andare la sua lucidità.

Siamo ormai oltre pagina 150, e Titus Groan ticchetta come una bomba ad orologeria.
Distraendoci con le sue colonne avvolte di edera e i suoi corridoi labirintici, Mervyn Peake ha messo in movimento (per ora) tre meccanismi che, combinati, porteranno alla conflagrazione finale.

E Lord Sepulchrave, settantaseiesimo della dinastia, si avvia lungo la strada di una cupa, plumbea depressione.
Perché per ogni conflagrazione serve una miccia.
Ci arriveremo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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