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Spaghetti e Involtini Primavera

3 commenti

Una nota volante – la scomparsa di Run Run Shaw, leggendario produttore cinematografico di Hong Kong, avvenuta ieri, quando quanto segue era già stato scritto, mette questo post in una strana prospettiva.

spaghetti-western-cover-BUY-BUTTONHo appena finito di leggere (è stata una cosa rapida) The BadAzz MoFo’s Book of Spaghetti Western, di David Walker.
Per chi se lo fosse perso – io me l’ero perso – BadAzz Mofo era una fanzine dedicata al cinema exploitation e di serie B, e il volume riprende una serie di schede di film classici del genere spaghetti western, già apparse appunto sulle pagine della rivista.

Il volumino è divertente – e si legge come una ipotetica lista della spesa per uno scaffale minimo dedicato a quello che le persone eleganti chiamano Eurowestern.
Ci sono tutti i capisaldi – la Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, Django, Vamos a Matar, Companeros
Ci sono un paio di apocrifi di Django, e poi Sabata, Sartana, Trinità.
L’unico che manca davvero – ma chissà, non sarà mai stato distribuito negli USA – è Una Pallottola per Ringo.

sartanaIl volume non è particolarmente impegnativo – ha una buona analisi della politica dello spaghetti western, ed una opinione pessima del pubblico cinematografico italiano degli anni ’70 (ma, a ripensarci, non è poi troppo sbagliata).
Non è un testo definitivo, ma si lascia leggere, ha uno stile spigliatissimo, e riesce ad essere serio e a strappare quattrosonore risate.
Non è poco.

Ed è interessante, leggendo queste schede, notare come esistesse, fra gli anni ’60 e ’70, una vera e propria comunità di professionisti, ampiamente intercambiabili fra loro, che producevano a ritmo sostenutissimo pellicole di intrattenimento, fra le quali di quando in quando spuntava qualcosa di geniale.
La cosa si fa ancora più interessante quando si osserva che la comunità di attori, registi, tecnici, sceneggiatori, compositori, si sovrapponeva notevolmente con quella che aveva dato origine al cinema peplum – quello che in America chiamano sword & sandal.

Grossomodo nello stesso periodo in cui – alimentata dal successo dei film con Clint Eastwood e Franco Nero – l’industria cinematografica italiana (ed europea) sfornava centinaia di pellicole western, a Hong Kong – alimentata dal successo dei film con Bruce Lee e Ti Lung – l’industria cinematografica locale sfornava centinaia di pellicole di arti marziali.

Il volume di Walker nota il parallelismo, e non manca di segnalare un paio di titoli – uno ottimo, l’altro no – che furono frutto dell’incontro di queste due industrie.
E lascia con la domanda – perché Hong Kong proseguì, diventando una delle realtà produttive più importanti del ventesimo secolo, mentre la controparte italiana avvizzì e morì malamente.
Perché, insomma, da One Armed Swordsman si arrivò a The Killer, mentre da Uccidili Tutti e Torna Solo si arrivò a Vacanze di Natale 6?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Spaghetti e Involtini Primavera

  1. Come dicevamo anche ieri, parte dei motivi della degenerazione vanno ricercati da qualche parte in quel di mediaset.
    Ma io sono maliziosa e credo che la questione sia molto più complessa di così. Esisteva una certa critica che questi film li massacrava a prescindere (come oggi tendono a esaltarli a prescindere perché gliel’ha detto Tarantino), considerandoli alla stregua di basso intrattenimento per masse rincoglionite. E certo, molto spesso era così. Solo che, almeno, esisteva libertà di scelta.
    Non dico che i critici siano stati responsabili della fine del cinema di genere italiano, ma di sicuro ne hanno gioito.
    E la commedia, anche quella scollacciata che poi è l’antenata dei vari vanzina e neri parenti, nel frattempo prosperava.

  2. Concordo con Lucia qui sopra. E alla domanda finale risponde perfettamente Fulci, in una delle ultime interviste. Si trova tranquillamente sul Tubo.
    Semplicemente, all’evoluzione dei prodotti di intrattenimento curati dalle maestranze si è preferito un sistema clientelare che ha privilegiato “amici di” incompetenti.
    Fulci racconta di progetti e serie di film compiuti (ma mai trasmessi o distribuiti) o lasciati a morire per colpa dei maggiori produttori. O meglio, DEL maggiore.
    Quello là che se faceva con le nipoti di Mubarack.

  3. Un panorama desolante.
    Grazie dei commenti.

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