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Il miglior autore autoprodotto d’Italia

23 commenti

self-publishing-2Un post sull’autopubblicazione – il primo dell’anno credo.
Ormai probabilmente sapete – o se non lo sapete lo potete leggere qui – che Wired Italia ha lanciato la sua caccia al miglior autore autopubblicato del nostro paese.

Uno degli scopi dichiarati del progetto è

Avere una prima idea embrionale di quello che sarà la letteratura di domani, perché di una cosa siamo certi: così come ieri romanzieri e poeti fiorivano nei caffè letterari, nelle stanze dei bordelli o nelle trincee della guerra, oggi proliferano in rete e lottano e scrivono alla ricerca di un riconoscimento che li faccia emergere dal magma caotico e primordiale del web.

Wow, eh?

Già.
Solo che forse abbiamo un’idea un po’ diversa di quello che dovrebbe essere il riconoscimento, e da chi dovrebbe arrivare.

Non scherziamo – Wired può muovere migliaia di copie.
E parte col dichiarato intento di presentare agli editori tradizionali il prossimo cavallo su cui puntare.
Chi rinuncerebbe ad una simile opportunità?

Per cui è stata la settimana dell’auto-da-fé*, su certi gruppi e forum: tanti autori veri, che pubblicano libri veri con case editrici vere hanno ammesso pubblicamente che sì, in effetti, una volta, quasi inconsapevolmente, per giovanile irruenza, hanno autopubblicato un breve romanzo, un pamphlet, un atto unico. Per cui, beh, se proprio servisse un nome da presentare come miglior autoprodotto d’Italia, ecco, loro non potrebbero proprio impedire a qualcuno di segnalarli.
E per intanto segnalano se stessi.

Ma questo non è il problema.
Come non lo è la strana, diffusa, inspiegabile convinzione – condivisa davvero da molti – che l’autopubblicato viva col sogno di essere scelto da un editore vero, per diventare un autore vero che scrive libri veri.
E se invece no?
Se l’autopubblicazione fosse davvero una scelta, e non una squallida necessità come tanti si ostinano a credere?
Ma no, non è neanche quello, dicevo, il problema.

fairgroundIl problema è il solito problema dei baracconi – che sono baracconi.
Ora attenzione: non ho nulla contro i baracconi – sono stato per anni un felice frequentatore di luna park e oggi come oggi, se potessi, fuggirei col circo.
Ma non ho mai creduto che il luna park fosse il Museo Smithsonian.
E non ho mai cercato di dare a intendere a nessuno che lo fosse.

Ma quando si parla di libri, dire “baraccone” pare brutto – meglio darsi un tono.
Caffé letterari, bordelli, trincee, persino il magma caotico e primordiale del web – ma i luna park no, non ci stanno bene, con la letteratura.

E alla fine, probabilmente, il punto non è che si stia a scrivere in un caffé letterario, in un bordello, in una trincea o su un blog di WordPress, in attesa di essere “scoperti”.
Il punto è che esistono lettori che scelgono cosa leggere sulla base dell’impulso, del passaparola, degli interessi personali e dell’avventura, e lettori che leggono ciò che viene loro presentato come il meglio su una rivista.

Tutto sta a decidere quali lettori vogliamo raggiungere.

———————————————

* – Hey, Torquemada, whaddaya say?
I just got back from the auto-da-fé
Auto-da-fé, what’s an auto-da-fé?
It’s what you oughtn’t to do but you do anyway

Skit skat voodely vat tootin de day

Lo sapete che non so resistere.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Il miglior autore autoprodotto d’Italia

  1. Che poi questa editoria vera, all’italiana tra l’altro, non è di certo appetibile. Dare un mio scritto in mano a un editore per zero euro, in attesa che passi un anno per vedere forse 50/100 euro e il mio libro nel dimenticatoio, non mi pare una gran prospettiva.

    Ah, ma certo, loro pensano ancora agli anticipi faraonici, ai diritti cinematografici, alle fascette luccicanti e il posto vicino alla cassa dell’autogrill.

  2. per me wired italia è di uno squallore inenarrabile
    ok, li sto insultando come hanno previsto, ma non per i motivi che hanno ipotizzato: non sono un autore escluso
    sono solo uno che ogni tanto legge qualcosa, e sceglie per curiosità, per caso, per sensazione, e grazie ai consigli di quello che amo definire il mio spacciatore ufficiale di narrativa fantastica
    e che si fida poco delle recensioni sulle riviste

  3. Dico qui ciò che ho detto anche altrove: la cosa che mi da da pensare è che “vincerà” chi ha più “mi piace”. Non ci metterei nulla a smuovere i fan butici e non solo loro per farmi segnalare, e avere sotto quel commento decine e decine di segnalazioni per far emergere il mio nome (ma sarebbe oltremodo squallido).
    Il bello (o il brutto) è che come ho predetto stamattina, le cose stanno iniziando ad andare proprio cosi, e quindi, ribadiscono: vincerà chi ha già e può assicurarsi più “mi piace” sul web.

  4. Ho letto la notizia su Wired ed ho subito pensato a te prima di leggere questo post… ma poi riflettendo sullo squallore inenarrabile di cui giustamente parla Melo non ho voluto citarti in qell’elenco di “ehi, questo è amico mio”. Quel sito/rivista è ormai solo uno dei tanti strumenti usati per fare propaganda politica da 4 soldi… e il tuo nome in mezzo ai loro articoli sul “perchè noi uomini di scienza non dobbiamo votare Grillo” mi sembra francamente sprecato.

  5. A me la cosa che mette tanta tristezza è proprio il non comprendere che l’autopubblicazione può essere una scelta e non un ripiego.
    Non per tutti, ma per alcuni sì.
    Io per esempio non sono attualmente interessato a cedere i diritti dei miei ebook a nessun editore italiano.
    Visto che altri motivi non li capirebbero, dico soltanto che a livello economico avrei soltanto da perderci.
    Poi c’è ben altro, ma molti da quell’orecchio non ci sentono.

  6. Ammettiamolo, a ognuno di noi piacerebbe essere citato, perché è un modo come un altro per raggiungere più lettori ed essere letti. Sì, certo, c’è poi da vedere che tipo di lettori, ma quello è un altro discorso.
    Tutto il resto però non mi convince. Mentre le varie testate giornalistiche fanno a gara per sparlare dei self-publisher, chiamandoci dilettanti, narcisisti e così via, questa voce fuori dal coro mi lascia perplessa. Io da malfidata quale sono penso: ci sarà qualcosa sotto? Chissa!🙂
    Ma poi leggendo le premesse dell’iniziativa, e cioè di segnalare questi autori ai grandi editori, mi rendo conto che ancora una volta non si vuole provare a rivalutare il self-publishing in sé, come formato editoriale con una sua dignità e non come un ripiego. E un po’ ammetto che mi dispiace.
    Comunque sia, prendiamo quello che viene. Sono stata contenta di notare che qualcuno dei miei lettori mi aveva già citato, prima che io stessa leggessi l’articolo. Onestamente con soli 10 posti disponibili per tutti i generi di libri la vedo dura a rientrare nella lista degli eletti, però spero che a farcela siano davvero autori che meritano di trovarsi lì, autori bravi, che sanno scrivere (!), che scrivono belle storie, ma anche che sono capaci a confezionare dei prodotti editoriali di qualità in senso lato e che rappresentino la professionalità di noi self-publisher, insomma, gente che ci faccia fare bella figura, altrimenti sarà l’ennesima occasione persa.

  7. … e nel frattempo, su Tatooine, passa una legge che permetti di ottenere rimborsi sui libri CARTACEI pari al 19% fino a 2000 euro (1000 scolastici + 1000 non scolastici).
    Solo i CARTACEI, ovviamente…

    http://www.iltempo.it/politica/2013/12/14/detrazione-del-19-per-cento-sugli-acquisti-dei-libri-1.1198634

  8. Ci sono quelli che si autopubblicano sperando nel “salto” verso una CE.
    Anche se non capirò mai il fascino di ricevere una manciata di euro dopo 2-3 anni dalla pubblicazione del proprio libro.

  9. Sono vampiri che hanno sentito odore di sangue umano. Avendo succhiato al massimo i gonzi che ci erano già cascati, ci riprovano, cercando di riportare nel gregge gli eccentrici. Mi ricorda, come operazione, quella volta che rispondesti allo spam. Devono per forza selezionare i più cretini, o il loro gioco non funzionerà.

  10. Ciao, mi chiamo Alberto Grandi e ho scritto io su Wired il pezzo sui 10 migliori autori autopubblicati in Italia. Ci tengo a specificare che
    la mia è un’iniziativa indipendente e influenzata da nessuno a parte il mio gusto letterario. E sul mio gusto letterario si può discutere, ma non sull’onestà nell’affrontare questa operazione, credetemi.
    Ripensandoci, e rileggendomi, forse la cosa è stata spiegata non dico male, ma da una prospettiva fuorviante. Avrei potuto lasciar stare il discorso “su cui le case editrici tradizionali, quelle della carta, dovrebbero puntare”, perché in effetti non è questo lo scopo del progetto. La mia intenzione non è attirare l’attenzione della case editrici tradizionali o redermele amiche, né agisco per loro segreto mandato. Quel “dovrebbero puntare” significava che l’editoria tradizionale, quella cartacea che, volenti o nolenti, decide ancora le sorti del mercato e delle tendenze letterarie, ad oggi non si è occupata abbastanza di letteratura online e visto che da più tempo si va dichiarando la quasi morte delle patrie lettere, per rinnovarle io penso bisognerebbe puntare proprio sul Web dove ci sono nuove energie e si sta formando un nuovo stile.
    Ciò che mi ha spinto a intraprendre l’impresa è una passione per la letteratura, autopubblicata o non, cartacea o digitale, insomma la passione per l’antica arte di raccontare storie in aggiunta, diciamo, a un istinto giornalistico a scoprirne di nuove laddove ne stanno maggiormente proliferando: la rete, le piattaforme di self publishing, i blog eccetera. Tutto qua. Poi un autore che si autopubblica può benissimo continuare a farlo rinunciando alle lusinghe e ai danari di una grande casa editrice vuoi per nobiltà d’animo o perché col self publishing si sente più libero, per carità…
    Il mio scopo è scoprire un autore di talento che ha scritto una storia bella, che tutti dovrebbero leggere e che i più ancora ignorano. E’ un po’ come una caccia al tesoro, un tesoro che al massimo, una volta scoperto, voglio donare alla collettività dei lettori e non alle casse delle case editrici tradizionali.

  11. @Alberto
    Grazie del commento, e ti assicuro, non c’è da parte mia alcun dubbio sull’onestà tua e della tua iniziativa – e se hai inteso il mio post in quel senso me ne scuso, ma davvero non c’era alcun intento polemico in quel senso.
    In generale, come dicevo, sono poco propenso a queste cose, da qui il mio scarso entusiasmo per l’iniziativa.

    Riguardo alle lusinghe e ai danari dell’editoria, voglio però segnalarti una interessante affermazione dell’autore Lawrence Block, pluripremiato e rispettatissimo giallista con una lunga serie di titoli certificati come best-seller e pubblicati tradizionalmente, che negli ultimi anni ha scelto la strada del self publishing.
    Alla domanda di un giornalista sul motivo di questa scelta, Block ha risposto “Perché così i soldi me li tengo io.”
    Per cui magari non è la nobiltà d’animo, ma proprio solo questione di cifre

  12. Io sono un autopubblicato, che tempo fa lavorò nel mondo dell’editoria. Non farò il mio nome, non mi interessa farmi pubblicità spicciola. Il mio punto è che io ho scelto di liberarmi da certi meccanismi, che mi spingevano a scrivere di cose che non mi piacevano, ed ho scelto di “rischiare” ma di avere le mie regole. Non mi lamento delle vendite (4mila copie in due anni, tra i diversi titoli), anche se non diventerò ricco. Ma nemmeno quando lavoravo per un editore vero lo sarei mai diventato. A volte è disperazione? Può darsi. A volte è scelta, però. Tanto esistono le anteprime gratuite, non siamo costretti a comprare un ebook se non ci piace, quindi io voto per una maggiore scelta, quella di “chiunque lo può fare”. Maggiore immondizia in giro? Non saprei: Twilight me la chiamate letteratura, solo perché ha un editore?

  13. Concordo su tutto, toglierei solo un paio di zeri alle “copie smuovibili”.
    Mi posso tranquillamente sbagliare, ma un insieme di intuito, osservazione e calcolo mi ha portato a valutare l’influenza di promozione, blog, interviste, articoli su giornali blasonati o meno blasonati al massimo per un 10% sul totale delle vendite. Il restante 90 lo fa lo zio Amazon (e gli altri store) coi suoi algoritmi, buona copertina, buona sinossi e passaparola. This is the game. Almeno per un self, poi con l’ambaradan di una casa editrice dietro magari le cose cambiano.
    Cmq W il self publishing e W i soldi in tasca subito per il proprio lavoro.

    • @Riccardo
      Certo, ad essere i nipotini di Amazon, le cose cambiano, ma ahimé, io ed Amazon non siamo neanche parenti alla lontana😀

      Scharzi a parte, grazie per i dati – le mie osservazioni sono differenti e mi portano a dare un maggior peso all’azione diretta del’autore, non tanto nel senso di spammare giorno e notte il proprio libro ovunque (quello serve a poco) quanto nel costruire un rapporto col pubblico.
      Il che credo vada a dimostrare che diversi approcci da autori diversi entro ambiti e generi diversi possono dare risultati simili – non esiste una sola formula.
      E credo sia un bene.

  14. @Alberto Grandi, l’iniziativa di per sé è lodevole, anzi. Se la valutazione avverrà in base a una sua lettura personale o a quella di collaboratori, ne uscirà qualcosa di buono.
    Spero invece che non sarà basata solo alle segnalazioni su post, perché, ahimè, finirebbe come dice Sommobuta.

    E questo credo stia già avvenendo in parte. Brutto da dire ma è poco onorevole come comportamento…

  15. @Davide indubbiamente ho buttato lì dei dati indicativi, frutto appunto di una miscela di cose di mia esperienza: quindi quanto di più lontano possa esserci dalla presuzione di rappresentare vere pietre di paragone. E sicuramente, dico, un bel blog o una bella intervista aiutano ai fini promozionali. Il rapporto col pubblico è fondamentale. Dico solo che non ci si deve ridurre unicamente a questo: cioè uno che per mille motivi diversi non ha mai venduto nulla, non deve aspettarsi che un’intervista o una presenza su una rivista possano ribaltare le sue sorti e farlo balzare ai vertici… poi posso sbagliarmi, wired lo conosco poco, ecc. Però come è già stato detto ci vuole poco a mobilitare la schiera di amici e dire “voto x” “sì x merita” “x senza dubbio” anche se si tratta di un totale sconosciuto. Magari x finisce sulla rivista, ma il ritorno in termini di vendite è molto meno di quanto si aspettava. Ripeto: tutto basato su sensazioni, osservazioni e qualche parola di conoscenti. Nulla di scientifico.

  16. @Marco Siena, no, non sarà basata solo sulle segnalazioni dei post, anche, più banalmente, sulle classifiche degli ebook più venduti sulle varie piattaforme, pure se i vari post cominciano a delineare una lista di nomi ricorrenti

  17. @Alberto, il poco onorevole comportamento era ovviamente riferito a chi segnala in massa gli stessi nomi, cercando così di falsare e sporcare l’iniziativa.

    Ne approfitto comunque per augurare un buon lavoro, in attesa di vedere l’articolo finale.

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  21. @Alberto: Non fai prima a chiedere le vendite EFFETTIVE e non i download q colori che ritieni papabili?
    Bastano solo le vendite di amazon per capire se i risultati presentati sono reali. Pochi screenshot e il gioco è fatto.

  22. @Alberto aggiungerei al commento di Giuseppe Scapola di richiedere i dati delle vendite direttamente ad Amazon (certo sarà un po’ difficile, ma forse voi potrete ottenere i nomi di coloro che hanno venduto di più). Altrimenti dovrete verificare quali autori self publisher sono considerati dei best seller nei vari store (noi riteniamo, come si sarà capito, Amazon quello più attendibile). Certo tutto ciò richiede del tempo e semmai una bella e attenta analisi delle classifiche per un lungo periodo. Noi ancor prima di questa iniziativa abbiamo segnalato molti autori che riteniamo tra i migliori, non solo tra gli autopubblicati, e tra questi ce ne sono molti che fanno tutto da soli e non hanno nulla da invidiare ad autori più blasonati, con alle spalle una casa editrice. Speriamo che il tutto serva a eliminare, una volta per tutte, questa inutile distinzione tra scrittori di serie A e di serie B, come qualcuno, purtroppo, fa.

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