strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cambi di marcia

6 commenti

jdm picNello scambio di idee nei commenti sul mio post relativo all’importanza di avere un blog se si scrive, ho ho parlato di scritture diverse in momenti diversi.
E mi pare un buon argomento sul quale fare un post imprevisto.

Uno dei fattori che rendono così “rinfrescante” scrivere sul blog – per quel che mi riguarda – è proprio il cambio di marcia necessario per passare, diciamo, da un racconto a un post, oppure da un articolo accademico, ad un post*.

Non è solo questione di tempi – certo, in linea di massima a un post per il blog dedico una frazione del tempo che dedico a una storia.
È una questione della parte del cervello che lavora.

In una generale approssimazione, io i post del mio blog li sento, con l’orecchio interno – come quando si legge uno spartito.
Ok, avendo imparato tardi e male a leggere la musica, io gli spartiti li posso leggere in due modi – sentendo una voce che scandisce lettere nella mia testa (C, C, E, G…**) oppure, se sono in giornata di grazia, sento il suono nell’orecchio interno (di solito come se fosse un flauto traverso, perché quello è il mio strumento).
Ma ci siamo capiti.
Tornando ai post… li scrivo pensando al suono delle frasi, al susseguirsi delle frasi ed al ritmo generale di ciò che scrivo.
Che è più o meno come scrivo un dialogo in un racconto – ascoltandolo.
Ma in un racconto devo metterci altre componenti sensoriali – per me, in prima battuta, soprattutto visive.
Io devo vedere ciò che racconto – spesso, se la storia non funziona, è perché sto guardando nel modo sbagliato, non sto riuscendo a vedere chiaramente l’azione, a vedere la scena con abbastanza chiarezza per poterla descrivere, per poterla raccontare.
O, magari, sto usando il senso sbagliato – forse, chissà, dovrei sentire la scena a livello tattile. Può capitare (una scena in una stanza al buio, ad esempio).

Retro MicrophoneÈ anche per questo che quando parlo del mio blog talvolta lo paragono ad una radio.
Perché per me è una voce – e chissà, forse (se non ho proprio sbagliato tutto) ho una voce distintiva, su questo blog.
Le mie storie però non sono radiodrammi – sono storie.
C’è tutto – tutto quel che serve, nella maniera più economica.
Ed hanno una voce differente – specie quando le scrivo in inglese***.

E forse è per questo che per me, poter saltare da un progetto all’altro è così utile – perché allenta la pressione da un’area del cervello e mette al lavoro un’area diversa.

Chissà, che io scriva il blog con l’emisfero sinistro, e le mie storie con quello destro?
O viceversa?
Lo so, la suddivisione netta dei due emisferi, emotivo/razionale è una ultra-semplificazione, ma è anche dimostrato che mantenere i due emisferi in comunicazione, in interscambio, aiuta a ridurre gli effetti dello stress – ne abbiamo parlato tempo addietro, ricordate?
E quindi aiuta a scrivere con minor fatica.
Forse, addirittura, fa sì che la scrittura mi aiuti a mantenere una parvenza di equilibrio psicologico.

In effetti, il miglior metodo – per me, e finora – quando mi trovo a incepparmi, è staccare e mettermi a scrivere altro.
Qualcosa da scrivere lo si trova sempre, dopotutto.

———————————–
* In questo secondo caso il cambio di marcia è decisamente minore – più una questione di ritmo che di impostazione generale.

** Che ci volete fare, ho imparato da un manuale in inglese.

*** E su questa faccenda dl cambiar voce cambiando lingua un giorno dovremo discuterne.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Cambi di marcia

  1. Interessante articolo che conferma l’idea che, alla fine, per riuscire a scrivere bisogna… Scrivere. Facile a dirsi, decisamente meno a farsi…
    Io ho una domanda: in questo panorama di possibilità diverse di scrittura, per te, come si collocano le traduzioni? Sono “solo lavoro” o ti procurano qualche piacere, simile alla scrittura delle tue storie? Penso in particolar modo alle traduzioni che fai “per te”, tipo quella (bellissima) di Stockton di qualche tempo fa…

  2. Concordo. Infatti anche il sottoscritto si ritrova sempre con due o tre “work in progress” che a seconda dello spirito e dell’ispirazione prosegue. Con buona pace del mio blog che ultimamente sto trascurando colpevolmente!

  3. L’idea del blog simile a una radio ha sfiorato anche me, e la trovo azzeccata.
    Comunque una voce distintiva ce l’hai, eccome.
    Bloggando con costanza è inetivabile (e meritorio) “farsi riconoscere”.

  4. Interessante l’idea del blog simile ad una radio. Nel mio caso invece ho sempre pensato al blog come una sorta di rivista suddivisa in rubriche. Però come direbbero quelli bravi mi sa che il tuo Kung Fu è migliore del mio. 😛

    • Io credo che l’impostazione “stile rivista” per me sarebbe impossibile perché son troppo disordinato.
      Ad esempio, controllo solo una volta al mese la spam in mail… (ti rispondo con le info richieste domani, promesso, Nick!)

  5. Hai la “voce” e credo che questo sia di gran lunga l’elemento più importante per un blog e anche per un bel libro. A volte, mentre leggo i tuoi post mi sembra di sentirti parlare direttamente e questo è un autentico segno della tua capacità di comunicare.

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