strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Parte della soluzione, parte del problema

25 commenti

Questo non è il post che avevo in programma per oggi.
Quello è slittato a sabato.
Il fatto è che ho letto in rete un po’ di cose che mi hanno dato da pensare, e ho deciso di fare uno di quei post un po’ superflui per dire la mia su di una situazione che la mia opinione non contribuirà a migliorare – ma neanche a cambiare in alcun modo.
Un pork chop express, insomma.

Immagino abbiate visto tutti questo…

Ora, è stato fatto correttamente notare che il motivo per cui un idraulico non si sentirà mai fare un discorso del genere è che non ci sono idraulici pronti a lavorare gratis.
Non. Esistono.
Nel caso di un lavoro intellettuale – che sia creare dei contenuti (scrivere un articolo, per dire), o elaborare dei contenuti (con una traduzione, ad esempio), c’è chi è disposto a farlo gratis.
Lo sapete, come lo so io.
Questo falsa la situazione – il mio committente può propormi di lavorare gratis (con la promessa di futuri guadagni, se sarò bravo e accondiscemndente) perché sa che se io rispondessi picche, esiste una lunga fila di volenterosi pronti ad accettare il compromesso.

foodSulla competenza di questi volenterosi, ah, possiamo discutere a lungo – ce n’è di tutti i generi, dai molto in gamba ai millantatori.
Tutti costoro, accettando di lavorare gratis, annientano ogni speranza di lavorare per un giusto compenso, per se stessi e per gli altri.
Perché infatti le cose dovrebbero cambiare?

L’unico a vincere – per lo meno sulla carta – è il committente, quello che paga o, nella fattispecie, non paga, per il servizio.
Poi, certo, magari “vincere” è una parola grossa – poiché capita magari che il lavoro svolto gratis da un volenteroso valga più o meno quanto lo si è pagato.
Chiamatelo rischio d’impresa – per un sacco di committenti, è ancora un rischio che vale la pena di correre.

Ma a questo punto, se la categoria dei volenterosi è certamente parte consistente del problema, c’è un’altra categoria, che è strettamente legata con il problema.

Sono quelli che vengono pagati.
Quelli che vengono pagati regolarmente per creare contenuti, o per elaborare contenuti.
E molti, moltissimi di costoro stanno mostrando una notevole ostilità all’idea che qualcuno si lamenti perché non viene pagato per fare ciò che loro, pagati, fanno.
Lo trovano di cattivo gusto.
Lo trovano ironicamente ridicolo, che si usi qualcosa di così poco creativo come uno spot su youtube per promuovere il giusto compenso della creatività.
Loro avrebbero fatto diversamente – ma non hanno motivo di farlo, naturalmente.
Loro sono pagati – perché sono in gamba.
E chi non ce la fa, a farsi pagare, eh, è palese che non è altrettanto in gamba.
Dovrebbe rassegnarsi.
O magari ha un approccio psicologico sbagliato al lavoro – magari crede che il suo lavoro sia più importante di quello degli altri.
Di quello di coloro che vengono pagati, ad esempio.
E poi, via, si tratta di un lavoro intelletuale – aria fritta, giusto?

Non è una cosa particolarmente nuova – chiunque sia stato anche solo di passaggio nelle marmoree sale dell’accademia conosce bene cosa dicono i ricercatori con borsa dei ricercatori senza borsa, quando quelli si lamentano.
O cosa dicono i docenti di ruolo dei docenti a contratto, quando la facoltà propone loro di lavorare pro bono (l’ho visto succedere).
È la meritocrazia, baby.
Solo che nel caso dei lavori intellettuali, non si tratta di meriti accademici, ma di mercato.
Diverse dinamiche, diversi obiettivi, diverse necessità.

Però stranamenmte l’atteggiamento di molti sembra essere lo stesso: è il mercato, baby.
E chi sono io per contraddire il mercato?

Nessuno di costoro, curiosamente, pare riuscire ad immaginare che il mercato possa cambiare – e perché dovrebbero, poi?
Per loro, il mercato funziona meravigliosamente – ed evidentemente hanno scordato quando quelli a cui si chiedevano prestazioni gratis in nome dell’esperienza, erano loro.
O chissà, magari a loro davvero non è mai successo.
Quindi se è lo stato del mercato, e il mercato non ha colpe, è ovvio che le colpe sono degli altri – di quelli che si lamentano.
Perché si lamentano del mercato.

Queste persone sono parte del problema esattamente come i volenterosi, perché esattamente come i volenterosi hanno perduto ogni traccia di solidarietà verso i propri simili – arrivando a negare che si tratti di loro simili.
E in effetti non sono loro simili.
Loro vengono pagati, e si possono sentire blasé.
Il mondo è meraviglioso, nonostante quegli incompetenti che si lamentano.
E resterà meraviglioso – finché non saranno loro ad avere ragione di lamentarsi.
A quel punto, la loro indignazione sarà terribile.
Succederà, probabilmente, quando il mercato cambierà.
Non se.
Quando.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

25 thoughts on “Parte della soluzione, parte del problema

  1. bel pork chop express: ci voleva.

    io vengo da una città di fabbrica.
    mi pare di sentire certi discorsi, per cui in fondo la crisi siderurgica è colpa degli operai.
    sono il solito vecchio marxista, ma questioni del genere viene quasi naturale riportarle a un problema di classi. e a mio avviso sarebbe utile, in un’ottica di collaborazione, lavorare perché chi è sostanzialmente in situazioni simili possa smetterla di portare avanti una guerra tra poveri.
    mancando uno scambio, una collaborazione, oltre al “quando”, io temo a immaginare anche il “come” cambierà, vista l’aria. anche se ultimamente faccio francamente fatica a capire come poter contribuire a un cambiamento in una direzione migliore: mi dà sempre più l’idea che resistere sia inutile.

  2. Bell’articolo. Credo che ti ruberò la foto, visto che dipinge abbastanza bene le mie prospettive per il futuro.

  3. Dopo aver visto quegli spot mi era venuto in mente di scriverci un articolo anche io, ma tu hai già detto tutto quello che c’era da dire. Condivido!😉

    Ciao,
    Gianluca

  4. Io “vorrei” fare fumetti, e il problema assurdo è questo qui, identico. A parte tentare di spacciarmi per meritocrazia l’amichetto tutto speciale di qualcuno, sentirsi dire “se tu fossi bravo/a allora troveresti lavoro. Hai provato al San Diego Comicon?” Da chi ha una posizione diciamo sicura, non so gli altri ma a fa inviperire. Un conto è il mercato duro e puro, un conto è di base esser tagliati fuori per questo.. Oltre ad un oggettivo sessismo che dilaga ed un rifiuto del cliente alla parola ‘contratto’. Fortunatamente non sono tutti così. Sono tanti, ma non tutti.

  5. Aspettavo la tua opinione sull’argomento ed eccola “puntuale”.
    Grazie, ancora una volta, per farmi sentire meno sola nel mio cinismo.
    Bacio :*

  6. “Ora, è stato fatto correttamente notare che il motivo per cui un idraulico non si sentirà mai fare un discorso del genere è che non ci sono idraulici pronti a lavorare gratis.
    Non. Esistono.”

    Sfatiamo questo mito per cortesia.

  7. Non si voglia che, i datori di lavoro dei “pagati”, non venga in mente di poter fare a meno di loro per usufruire di chi lavora gratis… Molti di loro, probabilmente, lavorano in aziende con meno di 15 dipendenti, o magari hanno un contratto da liberi professionisti… io, fossi in loro, tremerei!

  8. @Matteo T.
    Davvero conosci idraulici che lavorano gratis in cambio di opportunità?
    La cosa mi sorprende – se hai dei dati, ti prego di condividerli, perché allora significa che la situazione è molto peggio di quello che crediamo.

    • Conosco bene la situazione per quel che riguarda la mia provincia, in quanto si tratta della mia attività. Sono idraulico, ho lavorato sotto “padrone” per diversi anni e dal 2012 ho una mia attività.
      Dati precisi non ne ho, però posso parlare delle abitudini diffuse.
      Molti clienti chiamano, per piccoli lavori di manutenzione, come quello del video, e al momento del pagamento ti rispondono:
      a) ma come? così tanto? a saperlo lo facevo da solo. (alcuni aggiungono “che facevo prima” o “che tanto veniva uguale”). A quel punto il professionista/artigiano deve valutare se fare lo stesso fattura/ricevuta, e quindi avere delle perdite a bilancio, oppure ingoiare il rospo con classe.
      b) dai, fai il bravo, che quando ho da fare qualcosa di serio ti tengo in considerazione. A quel punto cosa fai? (Nota personale: noi generalmente fanculiamo)
      c) non ti pagano punto.
      Nel momento in cui parli del pagamento prima, hai perso. Perchè hanno già in mano il numero di altri due professionisti che: “si, lo so, tu sei particolarmente bravo e professionale, ma loro questi interventi li fanno gratis. Sai, è che loro hanno capito come funziona. Mi trattano bene così sanno che li richiamo.”

      Il peggio si trova con i costruttori, molti trovano scontato e dovuto lo scambio di cantieri per manutenzioni perenni pro-bonus nelle loro abitazioni.

      E’ diffuso, e purtroppo è una pratica che è stata impostata dai nostri genitori (io e il mio socio abbiamo tra i 30 e i 34 anni) con lo scopo di mantenere la clientela e la filosofia che l’importante era lavorare sempre e comunque.

      Mettici poi che negli anni ’90 le istituzioni hanno rilasciato le abilitazioni alla profession alla cazzo di cane e ti ritrovi a dover competere con “finti professionisti” (davvero, ho incontrato persone capaci unicamente di avvitare due raccordi) che escono con prezzi, o non prezzi, assurdi.

  9. Matteo – grazie delle informazioni.
    È un panorama agghiacciante – e concordo, è la filosofia de “l’importante è lavorare” che ha innescato questi meccanismi allucinati.
    Forse, per chi non è del ramo, resta l’illusione che chi fa un lavoro materiale – un idraulico, un elettricista – se il cliente non paga può staccare il pezzo, rimettere le cose come le ha trovate e andarsene… che sia meno ricattabile per questo.
    Ma evidentemente il malcostume è diffuso.
    Il fatto che sia così rende l’intera situazione ancora più spaventosa.

    • In realtà l’illusione la ha chi è del ramo, almeno fino a quando non si trova davanti al problema. Perchè staccare il pezzo può essere un casino. L’esempio che mi è stato fatto al riguardo proseguiva con una denuncia a carico del professionista (credo furto e atti vandalici, ma è passato del tempo). E dimostrare che non hai rubato al tuo cliente il rubinetto che gli hai installato può non essere così semplice.

  10. la stessa storia per gli architetti, da esperienze varie in famiglia, una frase ricorrente è: “il problema non è trovare il lavoro, il problema è farsi pagare le fatture”
    la situazione mi sa che a pensarci bene è *parecchio* peggio di quel che sembra

  11. Gran bell’articolo, e io il video non lo avevo visto. Geniale.
    Tuttavia… Mi trovo PARZIALMENTE in disaccordo.
    Ok, chi si propone di fare gratis un lavoro per il quale tu chiedi di essere pagato sta affossando le tue possibilità di richiedere un compenso per quello stesso lavoro. Siamo d’accordo, è elementare.
    La seconda parte, invece, quella sui creativi già pagati per il loro lavoro… La trovo più complessa di così.
    Io ho la “fortuna” di essere uno che lavora (e vive) con la propria creatività: faccio teatro, sono un regista, un drammaturgo, un insegnante. E’ dura, ma si tira a campare.
    Intorno a me ce ne sono, di persone che lavorano “gratis”. Gente che vorrebbe, per esempio, fare l’attore, e che si offre di lavorare in cambio della famosa “visibilità”, o di esperienze che “fanno curriculum”. Tuttavia, parliamo di gente (ripeto, si tratta della mia esperienza personale) che VORREBBE fare l’attore e intanto, visto che l’attore lo fa gratis, sbarca il lunario lavorando in pizzeria, al bar, e così via. E mi dispiace dirlo, ma se lavori tutta la settimana al bar, e fai tardi la sera, e il giorno (giustamente) ti riposi, e l’attore lo fai per 4-6 ore a settimana… Grazie al piffero che non trovi nessuno che ti paga.
    Io sono pagato per quello che faccio, e ci pago l’affitto, ma prima di arrivare a questo mi sono fatto un bel culo. Però non facendo il cameriere, o il barista. Pochi soldi, a nero, senza contributi, ma almeno cercando di fare sempre e solo il mio mestiere. Certo, non avevo una famiglia a cui badare. Certo, non mi sono vergognato a chiedere soldi, quando non se ne poteva fare a meno. Ora, io sarei francamente sorpreso se uno che cerca di fare il regista girando cortometraggi nel tempo libero dei week-end riuscisse ad essere pagato per il suo lavoro. Perché se passi la settimana a fare le consegne e nel week-end giri i corti… Di lavoro fai il ragazzo delle consegne. E infatti ti pagano.
    Si è parlato della “solidarietà” che i creativi “pagati” dovrebbero avere verso altri creativi “non pagati”… Sono d’accordo. In parte.
    Perché se io ho bisogno di collaboratori per il mio lavoro difficilmente li cerco tra gli “amatori”… A meno che non si tratti di gente che garantisce una certa qualità. Il che non è impossibile, bisogna ammetterlo. In sostanza, solidarietà sì, ma sempre secondo criteri utili al lavoro…
    E comunque si tratta solo di pochi esempi, se ne potrebbero fare anche per i sedicenti insegnanti di Teatro, o per i sedicenti “esperti di…”.
    Non “è la meritocrazia, baby”, che è un discorso da stronzi. Soltanto che, certe volte, i creativi “pagati” sono arrivati ad essere pagati dopo aver passato mesi, anni, con la paura di non pagare l’affitto. A prendere ogni lavoro (pagato) disponibile pur di non dover fare altri mestieri per guadagnarsi da vivere. Voglio dire che certe lamentele sono sacrosante, mentre altre, a volte, sono soltanto maledetti capricci.

    P.S. Vorrei specificare, onde evitare fiotti di “vaffanculo”; che in nessun modo considero svilente o meno dignitoso del lavoro di creativo il lavoro di chi fa il cameriere, il barista, l’idraulico ecc. E’ solo che si tratta di una cosa DIVERSA. Non è che io sono “più figo” perché faccio il creativo.

    P.P.S. Mi rendo conto solo ora di essere stato stramaledettamente prolisso. Me ne scuso, ma l’argomento mi interessa e penso che la mia opinione possa essere altrettanto interessante… ^_^”

  12. e non può che peggiorare, creando un effetto domino che separerà maggiormente le due categorie, e la cosa verrà giustificata on la grossolana ipocrisia tutta italiana che dilaga in qualunque settore.

  13. Gherardo, in realtà stiamo dicendo cose molto simili – chi viene pagato per il proprio lavoro (come giustamente dev’essere) diventa parte del problema quando comincia a sostenere “a me sì agli altri no” a prescindere.
    Il problema, insomma, sono gli stronzi, come giustamente li definisci – ed essere stronzi, quando tu hai le spalle coperte, e parli con uno che non le ha, è maledettamente facile.
    Specie in un paese in cui ci hanno chiesto di diventare “vincenti” anziché “decenti”.
    Io sostengo semplicemente che un equo compenso commisurato alla competenza è normale.
    Usare degli escamotage – la visibilità, le opportunità future, il curriculum, il “lavoro di prova”, sono tutte forme di cialtronaggine.
    E danneggiano tutti – anche coloro per i quali al momento non è un problema.

    Sulla questione lavori creativi lavori manuali/materiali credo a questo punto farò un post domani – ce l’ho qui fermo da un po’, era in programma per lunedì, ma il discorso è interessante.

  14. Ah, in questo caso sì, siamo perfettamente d’accordo… Spesso i “pagati” scarseggiano in lungimiranza quando sperano che i “non pagati” cedano, decidendo di fare altri lavori. Pensano così di aver “eliminato la concorrenza”. Quando invece, ovviamente, il lavoro non pagato è la peggiore concorrenza che esista. Perché tra l’altro contribuisce a creare dicerie e cattiva fama per i creativi. Un esempio su tutti: ci imbattiamo spessissimo in scuole diffidenti nei nostri confronti (come insegnanti di teatro) perché, in anni passati, si sono affidati a genitori, amici di, ex-insegnanti, che hanno lavorato (quasi) gratis… Salvo poi lasciare percorsi formativi a metà, saltare lezioni, non presentarsi a scuola… E quindi, la scuola in questione, pensa che gli insegnanti di teatro siano tutti così, un po’ inaffidabili perché “artisti”.
    E tra l’altro siamo d’accordissimo sulla questione vincenti/decenti.

    E attendo con interesse il post di domani, ché mi incuriosisce assai!😉

  15. diciamo anche che il discorso di lavorare per la visibilità:

    1) era più attuabile in era pre-internet dove davvero ti poteva far comodo lavorare gratis pur di mettere il piede in un settore, fare contatti etc

    2) in ogni caso dev’essere un’idea che viene semmai a chi il lavoro lo fa, non una proposta di pagamento dal datore di lavoro (mi spiego: so che tizio non paga, ma mi piacerebbe stare sulla sua rivista, e quindi accetto/propongo io un lavoro gratis in cambio di visibilità

    Oggi la visibilità ce l’abbiamo tutti, basta usare bene i social media e sapere l’inglese bene, quindi è una moneta non più spendibile dai datori di lavoro.

    Io per esempio ho smesso di lavorare nel settore della TV perché farsi pagare le fatture è un terno al lotto. Non girano abbastanza soldi, quindi gli ultimi anelli della catena, quando un lavoro va male, non vengono pagati. Quando ero più giovane accettavo lavori poco pagati (ma mai a zero, devo dire) perché mi dovevo fare le ossa, agganciare contatti etc.

    Io ho collaboratori che lavorano gratis per me: editor, traduttori etc. Li pago comunque con crediti (prodotti gratis) e non ho mai fatto illusioni a riguardo a nessuno, semplicemente perché la baracca sta in piedi se io vengo pagato e posso farlo a tempo pieno, se devo andare a consegnare pizze o a fare qualsiasi altro lavoro perché il mio non mi porta abbastanza soldi da poterlo fare full-time, lascio perdere. Specifico che si tratta sempre di collaborazioni volontarie di poche ore ciascuna che, se pagate ai prezzi di mercato, costerebbero più del mio intero profitto (se pago 200 euro per l’editing di un testo che a me ne frutta 180, quel testo potrei direttamente non scriverlo).

    Alcune persone semplicemente sono disposte a lavorare gratis perché quel lavoro, rispetto a quello che fanno abitualmente per campare, è piacevole e rilassante. Mi approfitto di loro? Da un punto di vista meramente economico si, perché metto il mio compenso innanzi al loro. Ma vi assicuro che sono felici di farlo, come attestano le lettere che ricevo a fine lavoro etc. I soldi non sono l’unica moneta, non sempre, non per tutti…

  16. Ah certo, anzi io credo che nella trattativa tra due entità non vadano affatto nominati gli altri. Ogni persona è diversa e ha necessità e aspirazioni diverse, vale anche per il lavoro…

  17. Il panprama è a dir poco più che allucinante. io l’ho già vissuto sulla mia pelle sia a livello di passione quando ho fatto volontariato che quando ho operato come fanzinaro presso una fumetteria napoletana, la risposta era sempre la solita. ” Ma come? io ti faccio fare esperienza! Ti faccio conoscere nell’ambiente” Un giorno mi stancai e gli dissi dove poteva mettersela la sua esperienza.
    Tornando al volontariato concedimi di fare una battuta polemica: in tutto il resto del mondo fare il volontario significa prestare la tua opera a vantagio della comunità. In Italia fare il volontario significa permettere ad enti, aziende e società di sfruttare il lavoro altrui senza pagarlo.

    Ma mi è capitato anche sul lavoro di vivere le questioni di cui parli tu, non scordarti che vengo da una realtà operaia e ci sono lavori (ne sa qualcosa mio padre) come il commercialista che nelle grandi città del Centro-Sud fa fatica ad essere pagato.
    Insomma, la situazione non è facile.
    E temo che andrà peggiorando.

    • Ahimé, un certo pessimismo è purtroppo giustificato.
      Sul volontariato, concordo alquanto – da iniziativa dell’individuo che vuol restituire qualcosa alla propria comunità è diventato una necessità per sopperire alle carenze delle istituzioni (ed un alibi per quelle istituzioni per non ovviare mai a quelle carense).

  18. Lavorando nel cinema (assistente al montaggio), ho fatto almeno due o tre film gratis prima che iniziassero a pagarmi. In realtà, da noi è normale. Tu impari il mestiere e nel frattempo conosci chi, in teoria, potrebbe chiamarti a fare il film successivo.
    Essendo però un sequestro di persona, non puoi fare altro mentre lavori gratis.
    In un modo o nell’altro, devi apprendere un tipo di lavoro (soprattutto per noi tecnici) che puoi apprendere soltanto, appunto, lavorando.
    I problemi arrivano dopo, quando le produzioni cercano in tutti i modi di pagarti di meno, o addirittura non pagarti proprio le ultime settimane quando il montaggio si trascina da mesi, magari ci sono dei problemi, e le tempistiche del film si allungano a dismisura, causando per ovvi motivi, un enorme dispendio di quattrini,
    A quel punto, arriva sempre il momento in cui cercano di non pagarti: “eh, ma fino a ora ti abbiamo sempre pagato, fai uno sforzo”

    • Grazie del contributo, Lucia.
      L’apprendistato può anche starci – ma sarebbe bello se avesse delle regole chiare.
      Certo che usare la scusa dell’averti sempre pagato per non pagarti più ha il tocco del genio…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...