strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La morte del libro

22 commenti

King-Arthur-John_william_waterhouse_tristan_and_isolde_with_Tre pork chop express in tre giorni.
Un record.
Il fatto è che un paio di giorni or sono ho conosciuto un adolescente che non ha alcuna dimestichezza con la trama basilare della storia di Re Artù.
Non dico ricordarsi i nomi di tutti i cavalieri, o districarsi fra Morgana, Viviana e Niniana, o chi fossero Tristano e Isotta.
Dico proprio le basi – spada nella roccia, Merlino, Lancillotto, Ginevra, battaglia finale.

Ora, ieri è comparso su La Repubblica un interessante articolo su un personaggio – un musicista, quindi “persona di cultura” che afferma di non leggere, di non aver mai letto, di trovare la lettura noiosa.

Ha 46 anni e, non solo non ha letto un libro negli ultimi dodici mesi, non ha letto un libro negli ultimi trent’anni, dice. Ha una vita piena, due gatti, un bel lavoro. È dipendente di un ente lirico. Suona in orchestra. Il suo strumento è il contrabbasso. Ne ha tre in casa.

Uno che ci tiene a farci sapere che non ha mai avuto bisogno di un libro per rimorchiare.
Era carino, faceva il musicista – quindi scopava gratis senza dover passare in libreria*.
E comunque fa la Settimana Enigmistica, e ha una bella casa arredata con gusto.

“Preferisco non leggere anche perché non ho tempo”, spiega N. L., “E se ho tempo, non prendo un libro in mano, non mi rilassa, non mi piace. Piuttosto guardo un film. Quando provi un’opera o un concerto per sei ore, sei stanco, hai bisogno di rilassarti. Da qualche anno ho scoperto la palestra: mi scarico facendo un po’ di aerobica, un po’ di pesi e alla fine la sauna. Ogni tanto, una cena con gli amici. Però spesso lavoro: una quindicina di sere al mese c’è spettacolo. È un impegno molto intenso, sia per il corpo che per la mente”.

Ora, ammettiamolo, il pezzo ha il vago sentore di boutade.
E nel mio animo maligno, mi ricorda il vecchio pregiudizio di noi jazzisti – che i musicisti classici son le persone più ignoranti del mondo, peggio ci son solo i cantanti lirici.

Ma usciamo dal vuoto particolarismo, ampliamo il campo.
Leggevo non più di dieci giorni or sono un post – recuperato tramite un link di quelli che passano e vanno, e non lo ritrovo, mi dispiace – nel quale un blogger sosteneva che il romanzo è ormai una cosa superata.
Di più – è proprio il libro, cartaceo o digitale, ad essere morto.
Non è abbastanza rapido, flessibile, vivido.
Il futuro è la rete – è qui che si fa letteratura.
Il volume veniva perciò paragonato al teatro – descritto come un medium ormai dissociato dalla realtà, che sopravvive come un animale in una riserva, per intrattenere un pubblico di nostalgici che sono rimasti indietro.

È curioso, non trovate?
Da una parte, si cerca disperatamente di incentivare la lettura – tanto che lo stato propone detrazioni fiscali a chi legge.
Dall’altra, si assiste ad una caccia al fenomeno-scrittore – che sia in TV, che sia sul web, che sia in cartaceo o in digitale.
E mentre la vecchia guardia strilla che internet è la fonte dell’ignoranza (sì, nei giorni passati è successo anche questo – incredibile, vero?), da un’altra ancora comincia ad avanzare questa idea che sia il libro, proprio lui, nel senso di testo lineare – da A a B – sia in crisi,  che il futuro sia online.

Ed è ovviamente quest’ultima posizione, che mi affascina e che mi piacerebbe studiare.
Certo, il libro – come oggetto o come concetto – è stato dato per morto decine di volte.
Questa volta è diverso perché non è una questione di supporto – come nel caso della diatriba cartaceo/digitale – o di distribuzione – quando agli autori la corona francese concesse di vendere i propri libri anziché affidarne la vendita alla gilda dei librai – o di media in competizione – come quando si ipotizzò che il fumetto o il cinema o la tv avrebbero ucciso i libri.
Qui si nega la fine di una forma di comunicazione – di una struttura, o se preferite di una famiglia di strutture.
Si invocano la velocità, l’impatto esperienziale.
Ciò che condanna il libro è la lunghezza, la linearità.
E questo è nuovo.

41PG77B6WELBeh, ok, nuovo…
È esattamente ciò che io mi sentii dire nell’ormai lontano 1993 – già, vent’anni fa – quando partecipai ad una lunga e noiosa conferenza sull’ipertesto, in una libreria di Torino.
Un esperto sudamericano con un accento da insegnante di mambo ci spiegò a lungo che i libri sarebbero morti entro il 1998**, uccisi dalla loro obsoleta linearità, e che ci sarebbero stati solo ipertesti.
Programmati in Clipper.

Sarà perciò che io tendo a imparare dalle esperienze passate***, l’impressione è che questa nuova profezia sia il frutto di una piccola e neanche troppo raffinata élite intellettuale, abbastanza provinciale, che si sente meravigliosamente figa, perché ha appena scoperto la Playstation e i MMORPG e pensa di aver visto il futuro.
Succede.
Spesso.
Succedeva già nel 1993.
Col Clipper.

Che è poi tutto questo è il motivo per cui citavo in apertura quel giovane che non conosce la storia di Re Artù – perché lui non legge, non usa internet, non guarda film.
Lui gioca con la Playstation.
E non ha alcuna curiosità per qualunque altra forma di intrattenimento – poiché ha tutto ciò che desidera in quella singola forma (o famiglia di forme) di narrazione che è il videogioco.

Ora, prima che qualcuno mi insulti nei commenti – non ho nulla contro la Playstation (o qualsivoglia altra consolle, salvo forse la Dreamcast).
E sì, lo so che si può vivere felici senza sapere chi è Mordred.
Ciò che mi preoccupa è la morte della curiosità.
Perché è stata quella a farci scendere dagli alberi.

E nel leggere i commenti all’articolo de La Repubblica, si ha l’impressione che ci sia un sacco di gente là fuori che un motivo per scendere dagli alberi non l’ha mai cercato, ed ora, finalmente, sta trovando una giustificazione.

————————————————————-
* Non solo non legge, quindi, ma ha anche un’idea abbastanza confusa di quale sia il motivo per cui si legge.
** Discorso molto antipatico, da fare ad una conferenza ospitata da una libreria.
*** I postmodernisti mi odiano quando faccio così.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “La morte del libro

  1. Fuck! Io il Clipper e il DBIII li avevo R I M O S S I!!!

  2. D’altra parte, sosteneva Heinlein, i curiosi sono da sempre una minoranza isolata e maltrattata, il che non impedisce di approfittare delle loro scoperte (spesso senza capirle)

  3. Un bell’articolo.

  4. Ripensandoci, credo che quell’intervista sia una cialtronata bella e buona, fatta per girare un po’ sul web suscitando indignazione 2.0 (quella che dura il tempo di un link). Se mi metto a intervistare gente a caso troverò le convinzioni più improbabili, dai rettiliani alla Cia, sostenute con veemenza perché – ehi – mi sta intervistando un GIORNALISTA DE LA STAMPA (TM)!🙂

  5. La rivoluzione degli IPERTESTI!!😄
    Geniale, davvero.
    L’articolo è ridicolo, ma soprattutto sono ridicoli i commenti che lo accompagnano. E un adolescente che non conosce la storia di Artù è il segno di un mondo che sta crollando, devastato dalle invasioni barbariche… ;_;

  6. Interessante. fino ai 14/15 anni non avevo mai letto un libro su Artù, niente di niente. Ma la storia mi piaceva, e se ne avevo una certa conoscenza era grazie alla audiostorie in cassetta che sentivo da bambino e al film di Boorman.

  7. Tiid bo amativ.

  8. Chiedo scusa il commento mi è partito, colpa mia.
    Comunque:
    –E non ha alcuna curiosità per qualunque altra forma di intrattenimento – poiché ha tutto ciò che desidera in quella singola forma (o famiglia di forme) di narrazione che è il videogioco.–

    Chi fa questo, e non dubito che ci sia, si perde il 99% della narrazione.
    Non credo che in molti conoscano Fallout New Vegas ma, se dovessi elencare tutte le citazioni a film, telefilm, romanzi racconti di fantascienza che ci sono in quel videogioco, non mi basterebbe un post.
    Leggere non è un dovere, ma di sicuro NON leggere per moda di sicuro è stupido, e prima o poi si paga quest’atteggiamento , anche a livello di nazione, eppure c’è chi afferma che NON leggere è bello, forse basta guardare le figure… il guaio è che questo virus memetico attecchisce, si sparge.
    E prima o poi i nodi vengono sempre al pettine, che sia per una persona, o che per una nazione di morons.

    • Esatto Coriolano – si edita una parte dell’esperienza perché si pensa di poter fare a meno del medium attraverso cui le informazioni vengono convogliate.

      Comunque il tuo primo commento resta per me come un messaggio da Atlantide😀

  9. o_o sono molto sorpresa che questo ragazzo non abbia mai visto La Spada nella Roccia, nè sia stato tramortito da sua madre col film con Richard Gere, e che quindi sia uscito incolume da altri mostri televisivi come Merlin e quell’altro con la Capotondi uscito 2 settimane fa e opportunamente dimenticato: la tv è più facile da subire di un libro.
    Il Vantarsi poi di non aver mai letto qualcosa perché “lavora addirittura 15 sere al mese” {si ok, stellina, preparazione per la musica, donne a pacchi e palestra, ma sai, leggere è una cosa che ti porta via il tempo che vuoi tu} è tipico di personaggi che compaiono solo sul Corriere della Sera -ogni volta che qualcuno ne parla, sono su quel giornale- quindi non so, penso sia anche una creatura mitologica, lo ha visto solo l’intervistatore. Poi penso sia questione di caso, perché conosco molti ragazzi che leggono e sono felici quando gli segnali dei testi che non conoscono, ma ce ne sono tanti altri che si, non leggono perché nessuno li ha abituati da piccoli. Più che un ragazzetto che non conosce Artù, a cui si può far rimedio, chiunque ha un libro che non ha mai letto e tutti gli altri si, ma ho più paura delle decine di adulti trentenni che millantano “il mio autore preferito è Svevo”: uno lo capisco, in 300 tutti assieme,,,

  10. Da tempo non faccio che chiedermi se sono un dinosauro aggrappato al cartaceo o un’estimatrice di una certa qualità di lettura.
    Ma qui il discorso è più ampio. Non si tratta di una comparazione tra lettura tradizionale o digitale, qui si parla di esseri umani che non sentono la necessità di leggere.
    Certo, non è obbligatorio dopo la scuola, però è innegabile che chi non legge ha una mente meno aperta, come anche chi non ha esperienze di vita “là fuori”.
    Il mondo è in transizione verso il digitale totale e resta da chiedersi se queste siano le prime avvisaglie di una moria di libri cartacei destinati ai musei del futuro assieme ai vinili, alle audio cassette a colori e pennelli e altri strumenti d’arte rimpiazzati dai byte.
    Dal treno vapore al Frecciarossa si sono dette più o meno le stesse cose, sarà bene o male, saranno maggiori i benefici o la perdita di poesia nel viaggio…il punto è che i libri toccano corde diverse che hanno a che fare con l’immaginazione.
    E sebbene io ami certi innegabili benefici del digitale, come trovare qualsiasi testo perduto o in qualsiasi lingua, temo che il fantasticare, il rumore delle pagine, il tenere una pubblicazione al petto per fermarsi a pensare siano mortificati.
    Come anche il trovare tutto, sempre, subito. Esisterà ancora il piacere di un nuovo libro tra le mani o sarà così semplice acquistarne on line a migliaia che si perderà il gusto?

    Personalmente conosco anche io persone che non leggono da più di 30 anni.

    • Le conosco anch’io, Lady, ma non li considero modelli di comportamento.

      la transizione dal cartaceo al digitale credo cambierà tutto – presto i fautori del piacere di maneggiare un reader si scaglieranno su questa sciocchezza di proiettare i testi sulla retina… si perde il contatto con la plastica, il calore dei circuiti.
      “Io colleziono reader, ne ho a decine, e non rinuncerei al piacere tattile del reader per niente al mondo!”
      Si tratta della solita storia.
      e io, francamente, l’ultimo disco in vinile l’ho comprato un mese fa, appena uscito.
      Anche se avevo già acquistato la musica che c’era sopra in mp3.
      le forme cambiano, ma ciò che conta sono i contenuti.

  11. Dire di essere contro il Dreamcast è una bassezza, era la miglior consolle della next gen di fine anni 90, superiore alla ps1 e più versatile del nes64. Hanno truffato il mondo.😦

    Nelle ultime bustine di Minerva Eco parla dell’importanza della Memoria e della lettura per non vivere una vita piatta, ma viverne migliaia.
    Quelli che dicono che il libro è morto, che studiare su di un libro non serve a nulla…beh, sono le persone più povere di questo mondo.Senza dubbio alcuno.

  12. La cosa che più mi diverte è che il messaggio “non leggo”, che come sottotesto ha “sono moderno,impegnato e il media libro non è abbastanza rutilante per me”, sia scritto su un giornale. Quindi sarà un messaggio che passa per gran parte a “beneficio” di coloro i quali,invece, sono curiosi lettori. E’un pò come andare nella curva della squadra opposta a tifare. Ma ci sono due punti su cui riflettere,secondo me: 1- noi che rappresentiamo piccoli baluardi del pensiero contrario abbiamo un ulteriore motivo per disquisire con curiosità di quel che quel tale dice, ergo ci fa un piacere; 2- non trovate fastidiosa la connivenza del giornalista che, in qualche modo, asseconda il senso di “fighezza”del musicista non lettore? Intendo dire…oh, parla di te, del tuo lavoro, del senso stesso della tua esistenza ( informazione, curiosità, scoperta), almeno non far passare la cosa come una figata.😉 V

  13. Riguardo ai musicisti classici non so che dire, per quello che ho visto mi sembra gente abbastanza colta, ma c’è da dire che qualcuno può curare la stampa di “critica della ragion pura” senza sapere nulla di filosofia. Comunque, a me vengono in mente i futuristi, che sostenevano che tutte le forme espressive sarebbero morte, travolte dal cinema. Poi sono venuti fuori effetti speciali che i futuristi neanche potevano sognare (a partire dal sonoro), ma continuiamo a stampare libri e mettere in scena spettacoli teatrali. Comunque sia, c’è qualcosa di più triste. Molto più triste. Almeno, come dicevo, un musicista può considerarsi un tecnico. ‘E svilente, è deprimente, ma se vuole, un musicista può suonare in modo meccanico. Se penso ai miei amati compagni di un liceo classico, che mi facevano presente che leggere i testi che traducevo era “uno spreco di tempo”, perchè loro pur senza sapere che fosse Sofocle prendevano 9 in versione (mi vengono in mente anche i genietti dello scientifico che si accontentavano di far calcoli meglio di un computer o di saper programmare ma considerano inutile la logica, se è per questo) , capisci che ormai la lettura è per molti uno status symbol, non una modalità espressiva. Allora preferisco questo musicista, che almeno è abbastanza coerente da considerarla inutile

  14. 1) Il libro è morto?
    Il libro è un medium lento.
    Ci vuole tempo e concentrazione.
    Quindi è un medium non adatto al presente che va sempre più veloce.
    La musica è più veloce, la si può consumare distrattamente, pensando ad altro.
    Il cinema stesso è lento rispetto ad altre forme di narrazione come la serie tv, il fumetto.
    Io, personalmente, preferisco la lettura alla musica.
    Le canzoni mi annoiano.

    2) Si può essere felici non conoscendo la trama del ciclo arturiano?
    Sì, a questo mondo c’è spazio per tutti:
    per chi ama la lettura e per chi ama la musica, per chi ama la scultura e per chi ama i videogiochi, per chi va a vedere le mostre di pittura e per chi va in palestra.
    Anche per gli ignoranti, anche per chi si vanta di essere ignorante.
    “De gustibus non disputandum est.”

    • Mah, una cosa è vantarsi di essere ignoranti, una cosa è essere portati a modello di stile di vita desiderabile.
      Non è una questione di gusti personali, è piuttosto l’atmosfera intellettuale che comincia a farsi inquietante.
      Ma si sa, io mi inquieto per poco.
      Sui media lenti, beh, a volte la lentezza è uno dei fattori caratteristici del medium – molte forme di comunicazione chiedono a noi di adattarci al medium e non al medium di adattarsi a noi, no?

  15. un po’ come dire che la bici è un mezzo non adatto al presente che va sempre più veloce, perché è un mezzo più lento dell’auto
    eppure c’è nel mondo un revival del mezzo legato a dinamiche di opportunità e convenienza, oltre che di piacere
    il fatto che il libro sia un medium lento non lo rende inadatto a priori, mi pare. anche se io parto dal presupposto che si debba rallentare un po’, a volte, in culo al presente e a chi ha fretta di correre. a correre a volte si batte il muso nei platani.
    ets modus in rebus, insomma😉
    ma io sono un lettore lento e un ciclista indefesso, che nonostante il polso mezzo stroncato a seguito caduta brama di tornare a farsi una pedalata, e che tra una corsa e l’altra per lavoro e famiglia continua a bramare un po’ di calma di vento e di tempo per leggere due pagine, ché non saprei come fare senza storie.

  16. Mah, io ho sempre letto tanto e non capisco i discorsi sul medium lento. Leggere è faticoso e, coinvolgendoti al 100% (ti inietta letteralmente le emozioni dei personaggi, se si parla di romanzi) può essere anche stressante, ma il tradeoff di piacere è tanto elevato che gli “svantaggi” non li senti nemmeno. Nella mia esperienza, sono molte di più le persone che non leggono perché a casa loro non si leggeva, perché si sono arrese al primo tentativo, perché odiavano il prof di lettere, rispetto a quelle che hanno abbandonato la lettura perché troppo lenta rispetto alla loro vita. E anche nel caso di questo signore, che nella vita ha letto tre libri e probabilmente quelli sbagliati (dato che non lo hanno preso), non mi pare diverso.
    Di recente il mio ragazzo, grande giocatore di videogames e lettore di manga, è passato ai libri, scoprendo di amare un genere ben preciso. Credo che il processo sarà irreversibile. Lo stesso è accaduto a mia sorella, ma nel suo caso il tramite è stata la recitazione.
    Dato che leggere sviluppa dipendenza, non bisogna mai perdere la speranza e avere il senso dell’apocalisse, in questo campo.
    Quanto al contenuto dell’articolo, mi dispiace dire che N.L., pur essendo un artista, parla da ignorante esattamente come i miei compagni delle medie, e con le stesse argomentazioni. Sono dispiaciuta per lui, ma, se è vero che lui ha il diritto di escludere quel che vuole dalla propria vita, è anche vero che io sono libera di farmi una brutta idea della sua cultura e apertura mentale leggendo i suoi sproloqui su cose di cui non ha esperienza. Sarebbe come se io salissi su un palco e mi mettessi a dire che il contrabbasso è un modo per rimorchiare, che suonare non è vita vera, che le emozioni espresse in suoni non mi dicono nulla, che non ho bisogno della musica, pur avendo sentito in vita mia tre dischi e mai suonato uno strumento. Ma si sa, agli ignoranti è dato dire scemenze senza essere attaccati per questo, purché lo facciano da un punto di vista privilegiato.
    Mi scuso per il commento lungo e predicatorio.

    • Non è il caso di scusarsi – concordo in pieno.
      Quella del “medium lento” è una scusa per darsi un tono – perché ignoranti sì, però di classe.
      E poi c’è quest’idea odiosa, per cui non pare sia possibile fare due cose con uguale piacere e godimento – se si va in palestra, non si può leggere, o simili sciocchezze.
      Resto dell’idea che l’articolo sia una boutade, ma che segnali uno spiacevole panorame intellettuale nel nostro paese.

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