strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Archeologi e ruderi

11 commenti

Novità: c’è un editore disposto a pagarmi per una storia, a patto che io riesca a scriverla entro il ventotto del mese, e che sia una buona storia.

Non è una cosa così straordinaria – forse la parte più straordinaria è che un editore paghi per un racconto breve.
Ma, certo, non è un editore italiano.

Se i tempi stretti sono problematici, d’altra parte ho ampia libertà per ciò che riguarda il genere, la lunghezza e la trama della mia storia.
L’importante è che la storia si adatti alla copertina dell’antologia nella quale potrebbe comparire.

E anche questa non è una cosa straordinaria – Fritz Leiber scrisse The Swords of Lankhmar sulla base di una copertina già disegnata.

Perciò, devo scrivere una storia a tema archeologico.
Archeologi e rovine – come da copertina.

4Perciò nel dopo cena mi spiaggio sul divano in biblioteca e sfoglio The Seventy Great Mysteries of the Ancient World: Unlocking the Secrets of Past Civilizations, di Brian M. Fagan, tenendomi a portata di mano un notes.

Il libro di Fagan è esattamente ciò che dice la copertina – un grosso, colorato e riccamente illustrato catalogo di domande alle quali l’archeologia cerca di dare una risposta*.

Ciò che sto cercando – e probabilmente ho trovato – non è una ispirazione, ma un gancio.

L’ispirazione – sto barando, ne ho parlato estesamenete e piacevolmente la notte passata con un’amica, è come se questa parte del post fosse già scritta… l’ispirazione, dicevamo, con buona pace dei romantici, non esiste, o se esiste, ed è come i romantici la intendono, serve un po’ a poco.
Troppo goffa ed erratica, se capite cosa intendo.

Io so già di cosa parlerà la mia storia.
Di ambiente universitario, di carognate e colpi bassi, di quella speciale varietà di violenza che anima i conflitti interdipartimentali, e che uccide studenti e ricercatori senza che nessuno possa essere imputato di alcunché si illegale.

Quella è la mia storia – e potrei ambientarla ovunque: in un laboratorio biologico, in un museo paleontologico, in una scuola di perfezionamento in ostetricia.
Ma sulla copertina ci sono ruderi ed archeologi, e quindi mi serve un gancio archeologico al quale appendere la mia storia.
Un nucleo di informazioni con le quali spolverare la storia per dare plausibilità alla mia storia.
In cui ci saranno i ruderi, ma non parlerà di ruderi – se non quelli relativi alle vite che molto spesso vengono distrutte in ambito universitario.

E qui qualcuno potrebbe urlare allo scandalo.
Sto barando, sto lavorando per far credere ai miei ignari lettori che io sappia di cosa parlo quando parlo di testi ugaritici o di bambole Kachina della cultura pueblo.
Che ne è dunque della fondamentale Regola, scrivi ciò che conosci?
Non sto dunque scrivendo ciò che conosco?
Beh, sì.
È per quiesto che ora vado a sedermi sul divano, col libro di Fagan.
Per conoscere il necessario di cui scrivere – per quanto ciò di cui io scriverò davvero sia qualcosa di diverso, e che conosco, avendo passato molti molti anni nel mondo universitario.

Ma forse, dello “scrivi ciò che conosci”, dovremo parlare un’altra volta.

Per ora, concentriamoci su questa dicotomia – c’è la storia, e c’è il gancio al quale la appendi.
Confonderli è male.

————————————————————————-
* Aggiungo come nota che il libro di Fagan è splendido, e una infinita riserva di idee per chiunque scriva narrativa che abbia a che fare qualcosa col passato.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Archeologi e ruderi

  1. Alla fine la realtà sta nel mezzo, stai parlando(in parte ) di quello che conosci, cioè dell’ambiente universitario è quello ti sta fornendo ispirazione, non idee, ma ispirazione per scrivere almeno una parte della storia.
    Tutto il resto lo covrà fare la tua fantasia…facile, no? 🙂

  2. Posso rubarti due righe? Anch’io, nel mio piccolissimo, ho fatto un’esperienza del genere. Brianzilvania è nato da una copertina disegnata da Giordano Efrodini (titolo compreso). Da lì mi sono inventato la storia.
    E’ stato molto divertente😉

  3. L’esperimento è in effetti interessantissimo! Ricordo che quando scrivesti l’articolo su Leiber rivelando la storia della copertina col serpente marino e l’astronauta in groppa provai un infinito sense of wonder.😀
    E poi, se tutti seguissero alla lettera il diktat “scrivi ciò che conosci”, le librerie sarebbero stracolme di libri scritti da casalinghe frustrate che raccontano di storie erotiche impossibili di donne in carriera o… Ehi, un momento! E’ esattamente quello che sta accadendo! -_-😀
    Infine, grazie a questo post mi sto facendo una cultura sui libri scritti da Fagan, che sono davvero meravigliosi *_*

  4. Non posso fare a meno di pensare che “scrivi ciò che conosci” sia uno di quei mantra… stavo per scrivere sopravvalutati, ma in realtà credo sia più che altro un caso di cattiva e ristretta interpretazione… oh. Oh. È un’idea per un post che vedo davanti a me?🙂

    E intanto, buona scrittura!

  5. scrivi ciò che conosci suona anche simile a “more of the same” alle mie orecchie (lo so, è una associazione tutta mia ma vabbè😛 )… sarò ingenuo e sprovveduto io, ma mi son sempre divertito di più nel trattare ciò che non conosco (e documentarmi al riguardo) onestamente

  6. Per le bambole Kachina, consiglio Tex Willer #200. Per la cultura pueblo, “Pueblo Bonito” (non ricordo il numero, sorry).

  7. Hai la storia, hai il gancio, hai poco tempo, non perder tempo e scrivi!😉

  8. Grazie del consiglio, Rudy, ma se c’è una cosa da evitare, è ricavare informazioni fattuali da lavori di narrativa.
    È il motivo per cui non basta leggere fantascienza per scrivere fantascienza, o leggere romanzi storici per scrivere romanzi storici.
    Ma credo ci farò un post, quindi grazie doppiamente🙂

  9. Il miglior ringraziamento sarà il post…🙂
    Ma… Giusto per amor di discussione, quando “ricavavi informazioni fattuali” per scrivere di Aculeo e Amunet, studiavi gladium e hasta? Nel caso, non voglio pensare a cosa succedeva quando scrivevi “Avventurieri sul crocevia del mondo”.
    E salutami il celacanto.🙂

    • Per Aculeo & Amunet le mie fonti principali sono un paio di volumi Osprey sulla struttura delle legioni romane, il volume della Cambridge University sulla Crisi del Terzo Secolo, e l’eccellente Empires of the Silk Road.
      Più varie ed eventuali.
      Per “Avventurieri sul Crocevia del Mondo”, ho cercato di procurarmi tutti i testi disponibili e pertinenti pubblicati dai personaggi dei quali parlo (quelli che hanno lasciato testi scritti, per lo meno), più una buona manciata di altri volumi, come indicato dalla bibliografia di quel volume.

  10. Scrivi ciò che conosci? Io ho cominciato un racconto quasi del tutto autobiografico quattro anni fa e non riesco a finirlo!

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