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Documentazione & Narrativa

8 commenti

Un argomento interessante è venuto fuori un paio di giorni addietro nei commenti di questo blog.
La questione è – posso utilizzare la narrativa come fonte di documentazione?

English: A photo of the Difference Engine cons...

Posso, in altre parole, riciclare informazioni raccolte da racconti, film, fumetti, per rimpolpare la parte documentaria della mia storia?

Se voglio scrivere una storia steampunk, diciamo, mi basta dare un’occhiata a The Difference Engine di Gibson & Sterling per avere l’infarinatura minima riguardo alle macchine di Babbage?
Posso scrivere una storia di ambientazione marziana avendo letto Sabbie di Marte di A.C. Clarke e basta?

Io sostego di no.
O meglio, è chiaro che tutto è possibile, e che non esistono leggi e regole scolpite nella roccia per ciò che riguarda la scrittura, ma io sono fermamente convinto che utilizzare un pezzetto d’informazione buttata lì in un romanzo o in un film, e riciclarla in una mia storia, sia sbagliato, e maledettamente rischioso.

Il principale motivo è che, nel leggere un’opera di fiction, non posso essere sicuro di quanto l’autore abbia usato informazioni autentiche, e quanto abbia inventato.
Perché gli scrittori inventano – sono persone pagate per mentire.
Ci si divertono, a mentire, a inventare, a riempire con la propria immaginazione gli spazi vuoti fra i dati.
e se c’è una cosa che a quei bugiardi impenitenti degli scrittori  piace da impazzire, è inventare panzane che sembrino assolutamente, irrefutabilmente autentiche.

Ma anche ammettendo che l’opera di narrativa alla quale io faccio riferimento sia solidamente documentata e scevra di ogni contraffazione…
Il fatto è che l’autore che sto leggendo, che avrà certamente fatto i compiti a casa, ed utilizzato fonti affidabili ed accurate, nello scrivere la sua storia ha certamente operato una selezione ed una sintesi.
Mi offre un riassunto.
Mi presenta solo i dati divertenti, le informazioni che servivano a lui per scrivere quella storia specifica.
E così, nel momento in cui mi appoggio ad un’opera di narrativa per documentare la mia opera di narrativa, mi appresto a fare il riassunto di un riassunto.

Non so cosa sia stato lasciato fuori, cosa sia stato portato in evidenza.

Nella maggior parte dei casi, l’autore opera entrambe le scelte – lascia fuori le parti noiose, e inventa un po’ di colore.

È meglio, infinitamente meglio andare a cercare un po’ di saggistica, qualche documentario, qualche articolo.
Cominciare con Wikipedia, ma non fermarsi lì.
Usare Google, e passare un po’ di ore in biblioteca.
O, come fanno alcuni, farsi una chiacchierata con un esperto dell’argomento.

Il che, naturalmente, è parte del divertimento e la dannazione dello scrivere – ci si può perdere nella documentazione, ed è divertentissimo.
E ci si spende una valanga di tempo.

Perché è chiaro che, per una storia di dieci pagine, mi basta magari un articolo di venti pagine, dal quale rubare un paio di paragrafi.
Ma davvero pensate di riuscire a fermarvi a quel singolo articolo?
Allora siete certamente più disciplinati di me.

Il rischio, d’altra parte, nel documentarsi solo sulla narrativa, è di propagare idee trite, magari fasulle.
E soprattutto, farlo inconsapevolmente.
Perché è ok, prendere un’idea da una storia, usarla come punto di partenza per un nostro lavoro – ma è bene sapere se ciò che stiamo maneggiando è un fatto o un’invenzione, o una sapiente miscela dei due, e in quali proporzioni.

Resta il fatto che stiamo creando narrativa d’immaginazione (e tutta la narrativa è d’immaginazione, e quel furbastro d Lyon Sprague De Camp lo sapeva quando inventò questa definizione) dovremo poi certamente immaginare.
È parte del gioco.
Ma l’immaginazione, per quanto sbrigliata e senza remore, può comunque essere educata.
Ma dell’immaginazione, magari, ne parleremo un’altra volta.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Documentazione & Narrativa

  1. Premesso che io non ho niente di pubblicato se non qualcosa su 2MM e qualche raccontino western privo di editing e che rimescolerei pesantemente, ritengo che si possa prendere spunto, ma è necessaria eccome anche la documentazione “personale”.
    Il racconto, il romanzo, quello che, è rappresenta il punto d’arrivo, il taglio del nastro, ma tante volte è bello il viaggio non la meta.

  2. Io ho la brutta abitudine di verificare qualsiasi cosa (perchè il tempo mi va via a mazzi). Ok certe volte inciampo in boiate assurde, ma altre invece sono interessantissime e magari era proprio l’informazione che ti serviva. Non ci si può basare solo su opere narrative se ci serve materiale, ecco.

  3. Diciamo che se sei il tipo che legge La Macchina Differenziale e poi non si informa la narrativa non fa per te.
    Se mai, potrebbe porsi il problema opposto: quando fermarsi? Herbert raccontava che avrebbe potuto passare ore a leggere il vocabolario.

  4. La fase di documentazione è faticosa e dispersiva.
    Ma bellissima.
    Io la prende sempre come un buon modo per unire il dilettevole (la scrittura) all’utile (il mio accrescimento culturale).

  5. Penso che dalle altre opere di narrativa si può cogliere uno spunto o una certa atmosfera. Poi però il lavoro di documentazione va fatto comunque. E anche per me è la parte più divertente, ho imparato una marea di cose documentandomi per i miei racconti!

  6. Sono d’accordo con te che la documentazione debba essere di prima mano e non semplicemente riportata da un opera narrativa letta o da un film. Si può anche modificare un dato scientifico o storico per necessità di narrazione ma è sempre necessario conoscere “prima”, come stanno le cose nella realtà.

  7. Che dire? mi hai tolto le parole di bocca

  8. La fase di documentazione è bellissima.

    Ma insidiosa e traditrice.

    È facile smarrirsi nella ricerca dei dati e perdere di vista l’idea principale. E la ricerca può anche snaturare l’idea di partenza.
    È come certa hard science-fiction. Certo se la scienza è esatta è meglio, ma il lettore ha comprato il tuo racconto perché vuole una storia di fantascienza, non un saggio.

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