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Perché scrivere fantasy?

14 commenti

La settimana passata il mio amico Gianluca, sul suo blog Nella Mente di Redrum, ha fatto un pezzo divertente su come NON si scrive un fantasy.
Ampiamente condivisibile, andate a leggerlo.

Fatto?
Bene, il pezzo di Gianluca mi ha fatto venire in mente che vediamo molto spesso in circolazione articoli – o interi libri – sul COME si possa scrivere un fantasy, ma maledettamente pochi articoli sul PERCHÉ si debba scrivere un fantasy.

Il che è curioso, non credete?
Perché sedersi alla tastiera e inventarsi una storia con certi specifici elementi?
Perché le creature immaginarie, la storia controfattuale, la distorsione delle leggi naturali…?
Perché?

Here’s my wisdom for your use, as I learned it when the moose
And the reindeer roamed where Paris roars to-night:—
“There are nine and sixty ways of constructing tribal lays,
“And—every—single—one—of—them—is—right!”

Ora, naturalmente io non sono così ingenuo da pensare che esista una singola risposta giusta alla domanda “perché scrivere fantasy*”.

Esistono probabilmente sessantanove risposte, ciascuna delle quali, sulla base di condizioni locali e quant’altro, è più o meno giusta.

mo1Ut5qwyngIOX84XvTg4jgLa più semplice e pragmatica ci viene offerta dalla Writer’s Guide to Fantasy Literature, che ci dice più o meno chiaro e tondo fin da pagina 1 che, considerando quanto ha venduto Harry Potter, la domanda di fantasy non potrà che crescere, e quindi sarebbe stupido ignorare quel mercato.
Sorvoliamo sul fatto che la Writer’s Guide non è, a mio parere, il miglior libro sull’argomento: il ragionamento di partenza, comunque la giriate, non fa una piega.
Il fantasy vende.

Certo, c’è questa vaga idea di mercenariato, per cui vi sentirete dire che oddio, voi prostituite la vostra arte, piegando il talento e l’ispirazione a bassi istinti materiali.
O altre sciocchezze del genere.
Ma sì, ammettiamolo, a cena, quando dopo aver destato l’interesse delle signore con la frase Sono uno scrittore,  se aggiungerete Lo faccio per i soldi, la poesia andrà un po’ a farsi benedire.

E non prenderemo qui in considerazione il fatto che si possa scrivere fantasy – o qualunque altra cosa, a ben pensarci – per esorcizzare i demoni interiori o altre simili luoghi comuni.
Vi serviranno casomai a cena, per impressionare ulteriormente le signore.
Niente di meglio che i demoni interiori da esorcizzare, per arrivare in seconda base.

Una variante sui demoni di solito è, scrivo ciò che sono obbligato a scrivere.
Come se ci fosse uno che gli punta la pistola alla testa.
Grazie al cielo, potrei aggiungere, nessuno punta una pistola alla testa a noi  per obbligarci a leggere ciò che costoro scrivono.

English: Harlan Ellison at the Harlan Ellison ...

Ma allora perché?
La risposta migliore a questa domanda me l’ha data Harlan Ellison, con un articolo (o forse una storia, o forse nessuno dei due) intitolato Quiet Lies the Locust Tells.
Ma è inutile che la riporti qui, perché tanto non la capireste**.

Ho però un’idea abbastanza chiara – e spero, piuttosto comprensibile – della risposta peggiore che si possa dare a questa domanda, e la risposta è: perché non conosco nient’altro.

Che purtroppo è la risposta di default implicita del 99% di coloro che là fuori stanno scrivendo o hanno scritto il proprio primo meraviglioso romanzo fantasy.
Il primo di una trilogia, naturalmente.

Il risultato sono storie trite, nelle quali si reinventa la ruota (se va bene) o si riciclano i soliti personaggi, che fanno le solite cose nei soliti posti per i soliti motivi (se va male).

English: Cover art by J. Allen St. John from T...

Non che loro lo ammettano.
Che quella è la loro risposta, intendo.
Probabilmente non se ne rendono neanche conto, di non conoscere altro.
La loro risposta esplicita è l’altra grande risposta di default: perché mi piace.
E naturalmente non c’è nulla di sbagliato nello scrivere ciò che ci piace.
Edgar Rice Burroughs scriveva ciò che gli piaceva.
Ma naturalmente non si fermava lì.

Ecco, è quel non fermarsi lì, che probabilmente è la chiave della faccenda.
Ci sono sessantanove risposte corrette alla domanda, e probabilmente una sola, da sola, non basta.

E la mia risposta?
Perché ovviamente, anche io ho una mia risposta – o una mia serie di risposte – che non è necessariamente la risposta di Harlan Ellison.
Per quanto quella sia ottima, davvero.
Perfetta.
Beh, qualora interessasse a qualcuno, la mia molto meno perfetta risposta ce la teniamo per il prossimo post.

—————————————
* Per il puro piacere di causare irritazione agli appassionati nazionali di fantascienza, per i fini di questo post, considereremo la fantascienza un sottogenere del fantasy.
(ora guardate cosa succede nei commenti… )

** No, no, non fate quella faccia – è che se Ellison ha bisogno di 2000 parole per spiegarlo a me, io non posso spiegarlo a voi in cinquanta – è un mio limite, non un vostro limite.
Tranquilli.

Enhanced by Zemanta

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Perché scrivere fantasy?

  1. Tra le due risposte che suggerisci scorre un fiume di differenze.
    “Perché mi piace” è banale, ma accettabile. Volendo fare della scrittura un lavoro, ma possibilmente piacevole, ci sta la ricerca del divertimento.
    “Perché non conoscono altro” è invece agghiacciante. Però è anche vera/verosimile. Il che rappresenta anche il difetto peggiore di un genere palesemente rovinato da fan che non si accontentano più di essere lettori.
    E allora riscrivono La Spada di Shannara intitolando il libro La Sciabola di Shantara, oppure si lanciano nella narrazione delle avvwnture dell’elfo scuro Drazz.
    È avvilente, ma il problema sussiste e ci possiamo fare poco.
    Aggiungo che è un mercato piuttosto ampio e florido, anche se spesso è autoalimentato.

    • Nell’ampiezza del mercato – sia in termini di domanda che di offerta – risiede la salvezza del genere.
      Ci sarà sempre spazio per materiale originale e innovativo, e troverà sempre lettori.
      Anche se la maggioranza preferirà magari un rassicurante conformismo.

  2. O.o “perchè non conosco altro” mi sembra piuttosto tristina come risposta. Non so tutti gli altri, ma il mio “perchè” è contrario: conosco e mi piacciono un sacco di cose che per raccontarle nello stesso contesto vanno sotto il nome di fantasy perchè non appartengono strettamente alla nostra realtà. A me piace la mitologia, gli animali estinti, l’astronomia, la storia e il fantasy mi permetterebbe di frullarle assieme. Magari sbaglio, ma così sono sicura di non descrivere un paladino ed un nano dentro ad una taverna britannicheggiante come hanno già fatto tantisimi altri più bravi di me.

  3. Ottimo articolo, e grazie per la citazione! Lieto di aver ispirato questi ragionamenti.😉

    Ciao,
    Gianluca

  4. come dosare quantità di innovazione vs tradizione è un dilemma vecchio come la letteratura contemporanea. La gente cerca quello che già conosce, ma allo stesso tempo ama essere sorpresa. Come muoversi tra queste due spinte contraddittorie? L’originaità (ammesso che esista) può starci un tanto, ma non troppo, perché altrimenti al lettore mancano i punti di riferimento.

    Io scrivo (anche) fantasy pur avendone letta poca (praticamente solo Tolkien, Howard, Lieber e Wagner, e molti racconti che faticherebbero a trovare collocazione nei canoni).
    Ho letto molta fantascienza, però, che fatico a scrivere perché ho paura di dire castronerie dal punto di vista scientifico.

    Perché scrivere fantasy? Ho due risposte pragmatiche.

    1) il word building è meno faticoso della ricerca. Faccio prima, e meglio, a inventare un sistema monetario (magari è illogico o economicamente “sbagliato” ma funziona per me in termini drammatici) piuttosto che leggermi un libro di economia. Certo, il rischio di ripetere in toto cose già dette è forte, ma vale per tutti i generi e anche per la narrativa mainstream.

    2) 33 anni di master di gioco di ruolo fantasy e 10 di autore di giochi mi hanno dato dimestichezza coi tropes del genere. A volte solo per sapere cosa evitare, ovviamente, perché un racconto non è una partita di GdR (e anzi se lo sembra troppo mi infastidisce).

    Sono anch’io infastidito dal fantasy pseudotolkieniano, che non leggo.Mi attrae più raccontare un mondo di mie personali visioni che ispiro ai miei sogni. Poi recentemnete, scimmiottando il padrone di casa, mi sto cimentando in un racconto lungo in inglese. In questo caso, il genere fantasy diventa per me obbligatorio per ragioni di vocabolario. (col tempo, e la ricerca, si può scrivere di qualsiasi cosa, ma questioni di natura economica costringono alla velocità).

  5. Scrivo fantasy perché conosco bene gran parte del resto del mondo… e a volte penso che solo tramite la fantasia si possa spiegare bene tutto il resto…

  6. Mi è piaciuta molto la risposta di Twylith. Fantasy può essere qualunque storia con elementi non appartenenti al mondo reale e non è detto che debbano essere per forza i soliti elfi, nani etc. etc. roba nuova, insomma.

  7. Credo che il fantasy sia per molti un genere in cui puoi scrivere qualunque cavolata, tanto la puoi giustificare con “magia/destino/divinità” ecc…
    Che poi alla fine fa parte della risposta “perché non conosco nient’altro” anche se in realtà molti non conoscono davvero neanche il fantasy e non capiscono che anche se ci sono magie, profezie e divinità, non si può fare a meno della coerenza interna.

    Insomma, secondo me la libertà che lascia il fantasy viene presa come licenza di scrivere qualunque cosa anche insensata. Quindi sembra facile.

  8. La mia risposta alla domanda (se fossi anch’io “qual sono e fui” [cit.] un povero imbrattacarte) sul perché scrivo fantasy è la seconda. Ossia “perché mi piace”.

    Mi piace il fantasy perché grazie al fantasy ho conosciuto i fasti di Videssos, ed ho marciato con Marcus Aemilius Scaurus contro agli Yezda. Perché ho sentito le voci argentine degli Elfi di Forrascissa deridere i nani quando hanno passato il ponte sul Rombirivo davanti alle porte di Elrond. Perché ho camminato nel Bosco di Rhyope, fra linee Ley e protogenomorfemi e addentro ai labirinti del subconscio umano, Perché ho navigato fra le isole del Mareterra. Sono stato con Doussoye fra le jungle dell’Abomey e le savane del Dessi, al passo dondolante di Gbo. Perché ho patito la fame assieme ai Mackenzies ed ai Bearkillers nei primi giorni dopo “The Change” ed ho combattuto con loro contro le forze del Protettorato,

    E questi sono solo alcuni dei motivi per cui il fantasy, nonostante le quintalate di porcate e i gozziliardi di (pessime) fanfiction mi piace e continua a piacermi. E, credo, anche uno dei motivi per i quali scrivo di fantasy. Perché il genere mi è entrato DENTRO. E si: i libri cui ho alluso sopra dimostrano che SI PUO’, anche a tutt’oggi, scrivere ancora del BUON FANTASY.

    Basta solo volerlo, basta solo uscire per un attimo dal binario già tracciato, perché “la strada che porta alla Montagna solitaria” comincia appena fuori della porta di casa😉

    E comunque, anche nel nostro underground qualcosa si sta muovendo nel verso giusto. Sono fra i fortunati beta reader di un’ottima opera di ambientazione asiatica (che credo potrebbe piacere al padrone di casa), e fra gli estimatori della prima ora di “Marstenheim” di Angra, che resta (a mio parere) fra i migliori autopubblicati degli ultimi anni (*).

    My two cents

    Anacroma

    (*) non cito il padrone di casa per evitare la facile “captatio benevolentiae”, e nemmeno Girola, pur avendo egli scritto alcune buone storie, che però sono borderline con l’horror e l’hurban fantasy (come Uomini e Lupi).

  9. Pingback: Perché a me mi piace!! | strategie evolutive

  10. Pingback: Scrivere fantasy | Plutonia Experiment

  11. In genere consideriamo fantasy e fantascienza come generi appartenenti alla categoria del “fantastico”. Considerare la fantascienza come sotto-categoria del fantasy non ha molto senso.
    (Dai, qualcuno doveva pur raccogliere la provocazione.. ^.^)

    • È una pura questione linguistica – e a tutti gli effetti è, io credo, l’ultimo problema che ci si dovrebbe porre all’atto della scrittura.
      Il termine usato dagli anglofoni, “fantasy”, è diventato ristretto e specifico solo negli ultimi cinquant’anni, e se lo intendiamo nell’accezione clasica di “narrativa d’immaginazione” (la vecchia definizione di De Camp), allora la fantascienza ne è un sottoinsieme.
      Ma ripeto, è una cosa che si può sostenere semplicemente per il gusto di vedere i fantascientisti imbizzarrirsi.
      All’atto pratico, è una discussione piuttosto oziosa.

  12. Di fatto, oggi per “fantastico” e “fantasy” s’intendono due cose diverse: il secondo è un sotto-insieme del primo. Il “fantastico” è una categoria molto ampia che comprende la fantascienza, l’horror e il fantasy stesso, in tutte le loro declinazioni. I confini fra questi tre generi non sono netti, e le “contaminazioni” frequenti.
    PS: Se così non fosse, potrei definirmi un’autrice fantasy… Peccato che non abbia mai scritto fantasy in vita mia: né high né low fantasy, né urban fantasy, né sword & sorcery, né fiction mitologica, né paranormal romance, né slipstream… Nulla.

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