strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Perché a me mi piace!!

10 commenti

Per uno di quei curiosi casi nei quali periodicamente ci si imbatte, il post di oggi – che era programmato da domenica – è stato chiarificato, ridefinito, migliorato e (sostanzialmente) riscritto, dall’uscita del post della mia amica Clarina, di là sul suo blog Senza Errori di Stumpa.
Leggetelo, che è molto meglio di questo.

Fatto?
OK, procediamo con ordine.

Il mio romanzo sarà un fantasy molto dark, cospirativo e vagamente distopico, un’ucronia urbana con elementi horror e steampunk, in stile manga, con poca magia perché io la magia l’ho sempre trovata scema, e molto pulp, perché a me piacciono la violenza e le tette.

Vi hanno mai detto una cosa del genere?
L’avete mai letta, in giro su qualche blog?
E, quando avete smesso di ridere, vi siete mai soffermati a riflettere perché una cosa del genere è tanto ridicola, e tanto sbagliata?

Lunedì abbiamo visto brevemente alcuni motivi piuttosto discutibili sulla base dei quali scrivere un romanzo fantasy*.
Sì è detto che un sacco di autori fantasy (o sedicenti tali) scrivono fantasy** perché non conoscono nient’altro.
Ma quel poco che conoscono gli piace.

Il breve riassunto qui sopra è un eccellente – o pessimo, a seconda dl vostro stile di aggettivazione – esempio degli effetti di questo stato di cose.

Ora, cosa c’è che non va nel riassunto qui sopra?
E no, non vale dire tutto.

I problemi principali, a mio parere, sono due.
Il primo, è che c’è troppa roba, e non c’è una storia.
L’autore (che di solito si premura di dirci che lui non ha ancora scritto nulal perché si sta preparando seriamente a questa impresa) è così entusiasta di quanta roba figa ci sarà nella sua storia… che non sta pensando alla storia.

E naturalmente, noi siamo strenui sostenitori della Teoria della Roba Figa in Letteratura, così come enunciata da Steven Brust.
Ma la storia è fondamentale.

E peggio, il nostro velleitario futuro autore fantasy, pensa che a noi la storia possa piacere solo ed esclusivamente per la roba figa, e non per la storia.
Ma è la storia che è importante.
Ed è su quella che dobbiamo concentrarci.
Sugli elementi della storia.

E se ci dobbiamo concentrare noi, che saremmo potenziali lettori, pensate quanto dovrebbe concentrarcisi lui – che alla fin fine la dannata storia la deve scrivere!

Scrivere.

Che è poi ciò di cui parla la mia amica Chiara.
E qui veniamo al secondo problema fondamentale dell’approccio riassunto qui sopra – è scritto male.
È istantaneamente indice di una persona che non sa scrivere.
Oh, attenzione, magari gestisce un blog con un sacco di lettori, o pubblica recensioni quotatissime su qualche portale, o che altro – ma non sa scrivere narrativa.
Non sa raccontare.
E lo dimostra concentrandosi su sciocchezze ed etichette anziché concentrarsi sulla storia.
Lo dimostra non sapendo neanche scrivere un riassunto decente.

Figuriamoci conoscere la formuletta delle trenta parole di Holly Lisle.

È questo, il problema dello scrivere ciò che ci piace – che molto spesso siamo lettori così sciocchi e superficiali, così immaturi ed ingenui, da credere che un certo romanzo ci piaccia per via di uno o più singoli elementi chiaramente identificabili ed indipendenti.
È come pensare che le meringhe ci piacciano perché c’è il bianco d’uovo, o le cheerleaders dei Dallas Cowboys ci piacciano perché hanno la casacchina a frange***.

DCC_squadphoto_2003

È stupido.
O, se siete più caritatevoli di come io mi sento in questo momento, è terribilmente ingenuo.

Ora, c’è un unico elemento positivo, in tutta questa spiacevole faccenda – che chi presenta il proprio futuro romanzo (o la propria futura trilogia) in questi termini, grazie al cielo non lo scriverà mai.
O se lo scriverà, lo metterà in circolazione con una sinossi a tal punto patetica, che vedremo lontano un miglio che si tratta di una ciofeca, e gireremo al largo.

————————————-
* L’articolo è piaciuto molto, al punto che chi ha pensato bene di farne il proprio remix e offrirlo come sapienza omaggio per la plebe.
Son soddisfazioni.

** Anche in questo post, e per il solo piacere di irritare gli appassionati nazionali di fantascienza, considereremo la fantascienza un caso particolare del fantasy.

*** E prima che qualcuno venga a dire donnine seminude, sciovinismo, bassi espedienti, bla bla bla, io resto dell’idea che le Cheerleaders dei Dallas Cowboys siano, a tutti gli effetti, fantasy.
Fatemi causa.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Perché a me mi piace!!

  1. anche se sono d’accordo su tutto, la cosa più saggia dell’articolo è l’asserzione secondo cui le cheerleaders sono fantasy. che mi trova in ogni caso d’accordo.

  2. Bel post specie in coppia con quello di Chiara.
    Eppoi mi ha permesso di colmare la mia lacuna inspiegabile sulla Teoria della roba figa in letteratura!
    Non capisco come possa essermi sfuggito quel post bellissimo!

  3. Le cheerleaders fantasy? Ma non erano hard science fiction?

  4. Beh, un riassunto del genere può almeno far presagire la nascita di un rude romanzaccio pseudo-fantasy a base di violenza e tette, se tutto va bene😉
    P.S. Scherzo, ovviamente, quel guazzabuglio di quattro righe è a dir poco sconfortante…

  5. Le cheerleaders sono fantasy, tutte, anche quelle che si vedono in questa landa desolata.😉

  6. Io, ingenua, credevo che questi Geni fossero una piaga sociale solo del fumetto&similia, perchè cercano sempre disegnatori. Ci chiedono di disegnare loro progetti (mai andati oltre al Futuro Semplice: scriverò, farò… mentre noi siamo allo storyboard, loro sono al “in una galassia lontana lont..”), per poi uscirsene con genialate tipo “non guardo nè leggo questo genere perchè non mi piace, posso fare di certo meglio perché ho 3 lauree in *materie a caso ottenute con esami improbabili* e odio i fumetti tanto chiunque può farli”.
    {E le 30 parole me le aveva consigliate un professsore *-* sono fantastiche!}

  7. Beh, esemplare. La concisione infatti è troppo spesso scambiata per scrittura povera e aggiungiamoci anche che, per degli ormai vetusti motivi che definirei di “cassetta”, i romanzi che “tirano” sono saghe con tomi raramente sotto le quattrocento pagine. Il dono dell’essenziale, inteso come arte dello scrivere, del saper evocare sensazioni e situazioni con poche azzeccate parole anzichè prolisse descrizioni che cercano la strizzata d’occhio quando non uno sfacciato onanismo mentale, sembrano sempre più rari e quindi preziosi.

  8. Pingback: Una storia in trenta parole | Book and Negative

  9. Pingback: Meno 6 giorni al collasso del Multiverso

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