strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il giorno che ho capito tutto

19 commenti

OK, lo sappiamo, il titolo è grammaticalmente discutibile – dovrebbe essere “Il Giorno in Cui Capii Tutto”… così sarà gergale, ma è più incisivo.

Detto ciò, veniamo ai fatti.
Doveva essere il 1979.
Seconda media.
L’insegnante di disegno ci disse di portare a scuola una rivista con delle fotografie di luoghi lontani, in modo da poter disegnare dei paesaggi copiando dalle fotografie.

Mio padre leggeva abbastanza regolarmente il National Geographic, all’epoca… e quindi io presi una copia del Geographic.
Un numero in cui si parlava di Hong Kong.
E portai a scuola quello.

Prima di andare avanti, devo spiegare probabilmente che io sono assolutamente negato, per ciò che riguarda il disegno.
Prima della scuola, in effetti, disegnavo molto – prevalentemente copiando dai giornalini a fumetti.
Con le elementari, ogni desiderio di disegno venne accolto dalle insegnanti con disapprovazione e ostilità, e questo è il motivo per cui io oggi scrivo, non disegno – la mia educazione, fin dal giorno uno, fu orientata alla parola, non all’immagine.
Ora sapete a chi dare la colpa.

Ma andiamo avanti.
Io le adoravo, quelle foto di Hong Kong.
E quindi mi ci misi d’impegno, e passai parecchie ore – per un paio di settimane, a copiare con estrema precisione – e facendo una fatica dannata – un’immagine che, trentacinque anni dopo, presumo rappresentasse Causeway Bay, Hong Kong.
Come quella che vedete qui soto, ma fotografata dalla baia.

Causeway-Bay

E quindi io feci questo bel disegno, della baia con le giunche, e i palazzoni che si inerpicavano su per la collina in mezzo al verde.
E poi, una volta finito, portai il mio lavoro a vedere all’insegnante.
Che immediatamente prese il disegno, fece una smorfia irritata, ci fece una croce sopra con una matita rossa, e mi disse che i grattacieli in collina non si possono costruire, e quindi il mio disegno era sbagliato.

Io ci rimasi malissimo, ma sfoderai il mio National Geographic e mostrai la foto di quel posto che si chiamava Hong Kong, e dove, dati fotografici alla mano, i dannati grattacieli li costruivano eccone, sulle maledette colline.

E mi sentii rispondere che non aveva alcuna importanza, ciò che c’era sulla mia rivista – i grattacieli in collina non si possono costruire.

E quando ribadii che le foto mostravano che non era così, mi venne ingiunto di tornare al mio posto, pena una nota sul registro.
Successivamente (scoprii molti anni dopo), l’insegnante mi descrisse a mia madre come una sorta di malato di mente che non voleva accettare la realtà.

Ecco, il giorno in cui mi dissero che ciò che era chiaramente rappresentato in fotografia era impossibile, nonostante la fotografia, capii tutto.
Mi ci vollero molti anni per razionalizzarlo ed estenderlo al di là del caso specifico – ma non passa giorno che io non abbia conferma del fatto che è ancora e sempre così.
La realtà è insignificante rispetto all’opinione di chi occupa un posto di autorità.

Enhanced by Zemanta

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “Il giorno che ho capito tutto

  1. se sei venuto su così però hanno perso loro
    hanno il potere, ma hanno perso.

  2. La presunzione del sapere chi chi occupa un posto di autorità, nasconde una profonda ignoranza e chiusura di pensiero.
    Alle volte la scuola e gli insegnanti mi spaventano.

  3. Trovo questo aneddoto di una tristezza non grande, immensa.
    I più grandi frustrati che ho incontrato nella mia vita erano tutti insegnanti, poveretti a cui qualcuno aveva infilato di forza i paraocchi anni prima, e ormai erano convinti che, no, i grattacieli sulle colline erano roba che non può esistere.

  4. Io ho conosciuto – ed ho studiato con – insegnanti straordinari.
    Ma ho incontrato anche un sacco di gente che pareva lì per caso… insegnanti di storia che passavano le lezioni a leggere Tuttosport, insegnanti d’inglese che palesemente non conoscono la materia che insegnano, e segnano come errori le risposte giuste.
    Ma oltre i casi eclatanti, vedo sempre più spesso insegnanti che hanno le direttive ministeriali, e a quelle si attengono supinamente, contro ogni senso pratico.
    Ne basta uno così per avvilire e mortificare il lavoro di tutti i tanti colleghi bravi e scrupolosi che lo circondano, e per demotivare i ragazzi, uccidendone curiosità e fantasia.

  5. Come scrive Cyberluke l’aneddoto è di una tristezza immensa. Non succede però solo in Italia: ad uno dei tuoi scrittori preferiti, cioè Harlan Ellison una volta un suo insegnante disse che era negato per la scrittura, ebbene per anni Ellison ogni volta che pubblicava un libro o che vinceva un premio inviava quello stesso volume all’ insegnante sfottendolo pesantemente. Tu oggi hai fatto lo stesso in un certo senso, non solo ti sei vendicato come Ellison ma hai dimostrato una cosa:che il potere prima o poi si perde e le nostre “vittime ” di ieri ci sbeffeggiano.

    • Conosco bene il caso di Ellison, Nick – ma mi domando quanti dei compagni di corso di Ellison siano stati annientati da quell’insegnante e, per carattere o inclinazioni, non abbiano avuto lo spunto a rivalersi dimostrando ciò che valevano.
      Unapersona in una posizione di potere che nega la realtà danneggia un sacco di persone – e se qualcuno ha la forza di rivalersi, tantissimi rimangono schiacciati.

  6. Anch’io ho passato un pessimo periodo alle elementari, con episodi simili al tuo. Ricordo ancora che avevo lo zaino di Gardfield e l’astuccio di Isidoro. La maestra insisteva nel dire che i due gatti fossero lo stesso. Arrivò persino a dire, e lo ricordo come se fosse oggi, che Isidoro in inglese si dice Gardfield.

    Ottima lezione da dare a un bambino: per avere ragione, dì pure una bugia, avvalendoti della tua posizione.

  7. Infatti ho appena avuto una discussione durante la quale ho ribadito tre volte perché l’oggetto della discussione è impossibile, e per tre volte mi sono sentito ripetere che no, non è così, non ha alcuna importanza, la cosa si può fare eccome.

    OMG

  8. A me è capitata una cosa simile, sempre con un disegno. Accusandomi di aver inventato un animale per una ricerca – con tanto di disegno – mi misero una nota sul diario e in punizione. Il giorno dopo portai a scuola il libro scientifico da cui avevo preso questa bestia ritenuta mitologica, con tanto di classificazione scientifica, e lo mostrai a tutta la classe. Altra nota sul diario, convocazione di mia madre e svergognamento mio davanti a tutta la classe perché “ero arrogante e prepotente”, con la maestra che istigava tutti i miei compagni di classe a evitarmi, come spesso accadeva, e arrivò a vietarmi di disegnare in classe. Ho incontrato anche ottimi insegnanti, ma questo fatto in sé mi lasciò per molto tempo nell’idea che non valeva la pena illustrare il mondo naturale e che non era una professione – stava arrivando la computer graphica, ma nessun insegnante aveva capito che ci deve essere qualcuno che disegna per far capire al computer cosa fare.
    Di deficienti il mondo è pieno, ma dovrebbero fare una riforma vera che scardina questi idioti dalle scuole anziché fargli solo cambiare istituto come trottole, visto che sono pericolosi per i bambini, perché non sono tanti quelli che capiscono queste cose, anzi.

  9. Il problema è che poi i danni non li pagano solo loro, ma anche le persone assoggettate alla loro autorità.

  10. Una cosa mi sconvolge, insegnando disegno alle medie, probabilmente ha una laurea in architettura, quindi basava la sua opinione su solide basi. Poi si inc….no se qualcuno dice: chi sa fare fa, chi non sa fare insegna. Fermo restando che esistono ottimi insegnanti e fortunatamente io ne ho avuti

  11. Concordo, trasmette una grande tristezza.

  12. Scuola: la più grande palestra di ipocrisia della nazione!

  13. So che non sarà un commento particolarmente brillante, ma il racconto mi ha lasciato davvero desolato. Mi piacerebbe poter dire che oggi la scuola è cambiata, direi una fesseria. Ricordo ancora di essere stato apostrofato come perditempo, perchè leggevo un libro sull’Asia, quando invece non conoscevo nemmeno i nomi delle vie della mia cittadina.

    10 anni dopo leggo ancora libri sull’Asia, e non ho imparato i nomi di quelle vie. I’m still alive.

  14. Questo mi fa pensare che i bambini con spirito di osservazione e ricerca siano l’incubo peggiore per gli insegnanti delle medie, inevitabilmente metteranno a nudo le loro lacune.
    In particolare mi chiedo come questo insegnante di disegno si sia sognato di pontificare sui limiti dell’ingegneria civile. Voglio dire: sulle colline ci costruivano i castelli già mille anni fa!

  15. Proprio oggi ho avuto a che fare con l’autorità. Ho passato una mattinata intera a provare a far capire a un’imprenditrice che il lavoro va retribuito e che non si possono avanzare pretese e riempirsi la bocca con parole come qualità se non si vuol investire in capitale umano. Inutile dire che sono stato cacciato.

  16. Questa realtà l’ho incontrata a scuola, al militare e sul lavoro in effetti

  17. Roba de’ matt! A proposito, non è che hai conservato il disegno? Sarebbe stato bellissimo usarlo come intestazione di Strategie.

  18. Aneddoto n. 1: quarta ginnasio, “leggere un romanzo italiano e commentarlo con osservazioni personali”. Leggo “il barone rampante” di Calvino. Faccio il mio bel resoconto al professore di italiano, il quale mi chiede perché il protagonista non è mai sceso dall’albero. Provo una serie di risposte basate sul ragionamento… perché è tignoso? Perché è coerente fino alla fine? Perché ormai non poteva più tornare indietro? Le provo tutte, probabilmente dico cazzate ma, accidneti, è farina del mio sacco. Il professore scuote la testa sconsolato. Poi mi manda al posto dicendo “non si può pubblicare un libro così senza un apparato critico”. Ma non dovevamo fare osservazioni personali? Alzo la mano e chiedo: “Scusi professore, me lo può spiegare lei perché il protagonista non è mai sceso dall’albero?” Il professore scuote la testa e sospira, come a dire “che mentecatto, non vali neanche una risposta”.

    Aneddoto n. 2: prima liceo classico, un compagno tutto entusiasta di aver scoperto Tolkien fa una relazione bellissima sul Signore degli Anelli. Il professore lo interrompe: “Sì, ma qual è la MORALE?” L’amico non capisce, poi imbastisce un discorso sulla non indispensabilità di una morale nella letteratura, davvero avanti rispetto all’età. “sì, sì, ma qual è la MORALE? Qual è l’INSEGNAMENTO che possiamo trarre da questo romanzo? Se non c’è una MORALE non è nemmeno letteratura!” voto 4. Voto al professore? Ditemelo voi.
    Aneddoto n. 3: … meglio che mi fermi, secondo l’ultimo conteggio ero a cinquanta.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...