strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un’insopportabile utopia

5 commenti

600full-tanith-leeDicono che non parlo più di fantascienza, che una volta ero un figo ma ora mi occupo solo di fantasy e pulp, ovvero vieti stereotipi maschilisti e destrorsi… o qualcosa del genere.
Certo, a parole possono pure bastonarmi, ma… parliamo di fantascienza.
E di una autrice che in Italia è stata trattata malissimo, e ha scritto – e continua a scrivere da quarant’anni – delle cose straordiarie.

Immaginate un mondo del futuro in cui ciò che rimane dell’umanità vive in ambienti controllati, sotto enormi cupole, isolato dall’esterno reso inabitabile dall’inquinamento.
Immaginate che in questo mondo tutti i vostri desideri siano soddisfatti, che la tecnologia vi permetta di ottenere tutto ciò che potete immaginare, che un esercito di persone artificiali si occupi di tuttele parti noiose dell’amministrazione, mentre voi potete divertirvi e basta.
Immaginate di poter fare assolutamente tutto ciò che volete, per un tempo lunghissimo – tutto, anche morire, ripetutamente.
E poi, col tempo, metterela testa a posto, e dedicare il resto della vostra esistenza quasi infinita allo studio, alla contemplazione, alla filosofia.

Immaginate tutto questo, e immaginate che sia insopportabile.

Nel periodo in cui sfornava romanzi e racconti a un ritmo vertiginoso, fra gli ani ’70 e ’90, Tanith Lee ha goduto di una stampa pessima nel nostro paese.
La sua fatascienza puzzava di new wave e gli asimoviani faticavano a digerirla, il suo fantasy non era abbastanza nerboruto per stimolare i precordi dei feticisti del barbaro.
Alla fine del suo primo romanzo fantasy, poi, compare un’astronave.
Inaudito.
DontBiteTheSun_byTanithLee_coverE poi scriveva libri lunghi!
Prolissa, ricordo, fu la prima definizione che sentii di questa bravissima autrice inglese.

Poi lessi The Birthgrave (il secondo libro che io abbia letto in inglese), e mi formai un’opinione su Tanith Lee, ed una opinione sugli appassionati italiani di fantascienza*, che non sono cambiate sostanzialmente in trent’anni.

E mi misi a cercare altri lavori di questa autrice.

La duologia delle Cupole, composta da Don’t Bite the Sun e Drinking Sapphire Wine è un artefatto di un’epoca più civile.
Sono due romanzi molto asciutti, che fanno in totale forse 400 pagine, e che affrontano tutta una serie di temi che non dubito potessero causare un certo disagio in un pubblico che dibatteva appassionatamente le Tre Leggi della Robotica.
Libertà personale e collettiva, identità sessuale, la funzione vitale della ribellione, il senso della gioventù, il valore dell’arte e della poesia, il peso della responsabilità.

lee_dswL’idea di fondo è quasi un maostico precetto per cui “Ribellarsi è giusto” – perchè anche un eterno parco giochi può, alla fine, portare in sé i semi della stagnazione

Letto a sedici o diciassette anni, questo dittico mi proponeva l’idea inaudita che una gioventù eterna e totalmente deresponsabilizzata può sembrare fantastica, ma solo se sei un idiota.

E letto da un ragazzo che aveva da poco cominciato a leggere in inglese, il fatto che la Lee si inventasse tutto un linguaggio per i suoi giovani scapestrati, era una vera sfida.
Ma esilarante**.

O insumattly derisann, se preferite.

Avrebbe dovuto essere una trilogia – ma il terzo volume non si è mai visto.
Resta una lettura interessante ed intelligente.
Io lessi i due volumini della DAW, 1976 e 1977.
In italia li pubblicò Libra, un paio d’anni dopo la loro uscita, nella traduzione di Roberta Rambelli.
Oggi, in inglese, credo sia disponibile come ebook nella collana di reprint della benemerita Gollancz.
Non mi risultano ristampe in italiano, ma potrei sbagliare.

—————————————————————————-
*Beh, ok,dai, su certi appassionati italiani di fantascienza, che accidentalmente capita siano la maggioranza
** Prima che me lo chiediate, no, questi due romazi non sono in un inglese impossibile – è solo questione di farci l’abitudine.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Un’insopportabile utopia

  1. Pingback: Un’insopportabile utopia | MDSNetwork

  2. Complimenti per aver puntato un riflettore su questa splendida scrittrice. Ho letto che il romanzo Foresta Elettrica (Electric Forest, 1979) era stato ideato dalla Lee come conclusione della serie ma poi si è evoluto in maniera autonoma. La Lee meriterebbe in effetti qualche ristampa

  3. “Non mordere il sole” c’è l’ho dell’edizione libra, comprato a stok da mio padre insieme ai primi venti/venticinque titoli della collana in una libreria che stava chiudendo. E’ a casa dei miei con gli altri, lo recupero🙂 Grazie!

  4. Grandiosa e unica, la mia preferita! L’ho scoperta casualmente secoli fa, dopodiché ho spulciato e saccheggiato tutto il disponibile in italiano e poi – una volta data una sistemata al mio inglese – anche in lingua originale. Don’t bite the Sun è fantastico, gergo Jang compreso! Drinking Sapphire Wine ce l’ho (faticosamente scovato dopo tanto tempo) ma devo ancora leggerlo. Andrebbe ristampata e diffusa come un antidoto alla letteratura mediocre, invece è vergognosamente ignorata. Grazie per averne parlato.😀

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