strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Jeffrey Bernard non sta bene

4 commenti

OK, seguitemi, perché non è esattamente una cosa semplice.

Il punto è che io programmo poco i miei post – se ho impegni a lungo termine, forse, ma altrimenti preferisco avere un’ora tutte le sere dopo cena per preparare il mio post per il giorno dopo.
Mi obbliga a scrivere tutti i giorni almeno quattrocento/seicento parole che abbiano un senso (o fingano di averlo) e mi garantisce una certa immediatezza.
Instant blogging, a modo suo.
Oh, badate, conosco persone che fanno diversamente – diversi ritmi, diversi argomenti, diverse lunghezze.
È ok.
Affermare che esiste un solo modo giusto di fare le cose è, normalmente, sbagliato.
Io qui le cose le faccio così.

Il punto è comunque che io ieri sera… che sarebbe poi adesso per me, ma ieri sera per voi che leggete… ieri sera, dicevo, non avevo assolutamente voglia di scrivere alcunché.
Ma proprio per niente.

article-2184191-0002AFE8000001F4-888_634x421Ah, mi sono detto – sarebbe bello avere una patacca da mettere sul blog, una cosa che dica “Spiacente, ragazzi, oggi non gira.”

Un po’ come facevano su quel giornale, The Spectator, quando il loro articolista  Jeffrey Bernard aveva alzato troppo il gomito per scrivere il suo pezzo.
Pubblicavano un testo riquadrato…

Jeffrey Bernard is Unwell

Vi ho mai parlato di Jeffrey Bernard is Unwell?
No?
Allora ve ne parlo adesso.

jeffrey2Erano ormai agli sgoccioli i meravigliosi anni ’80 quando, per un curioso errore di pronuncia, una commessa di una grossa libreria di Torino mi recuperò dal magazzino, con non poca fatica e trambusto, alcuni titoli di Keith Waterhouse, quando io stavo cercando libri di P.G. Wodehouse.
Non credo di averla mai ringraziata abbastanza.

Sentendomi in colpa (lei oltretutto era molto attraente), acquistai senza battere ciglio  Billy Liar e Jeffrey Bernard is Unwell.

Di Billy parleremo un’altra volta.

Jeffrey Bernard is Unwell è una curiosa commedia, scritta da uno dei colossi del teatro e dell’umorismo britannico.

La trama è semplice – Jeffrey Bernard, giornalista alcoolizzato ormai molto prossimo al limite, si sveglia stordito sotto ad un tavolo nel suo pub di riferimento, il Coach and Horses.
È finito sotto al tavolo e l’hanno dimenticato lì.
Un alcoolista chiuso per una notte in un pub?
Volete scherzare?
Mentre il tasso etilico cresce, Jeffrey si confronta coi propri spettri, racconta la propria esistenza, e in generale si comporta in maniera inqualificabile.

Secondo la leggenda, Waterhouse spedì il copione a Peter O’Toole, che gli telefonò infuriato urlandogli “Che tu sia dannato, Waterhouse, mi hai di nuovo mandato all’aria tutti i programmi.”

L’aspetto curioso è che Jeffrey Bernard era un personaggio reale, ancora vivo, vegeto e marinato nell’alcool quando la commedia uscì nel 1989.
Ora, una commedia sulla vita reale di un noto ubriacone, con il noto ubriacone medesimo, praticamente, presente?
Vagamente imbarazzante, non direste anche voi?

Bernard_LowlifeMa il fatto è che la rubrica fissa di Bernard, sullo Spectator, si intitolava Low Life ed era già di per se una pubblica spettacolarizzazione dell’etilismo e degli stravizzi dell’autore, tanto che un commentatore la definì “una lettera di suicidio in puntate settimanali.”
Per cui alla fine non è che Waterhouse avese inventato o messo sulla scena niente che Jeffrey Bernard, quando non era “unwell”, non avesse già divulgato abbondantemente.

Fu un successo strepitoso.
E la commedia, letta come un romanzo, si rivelò divertente, toccante, e una valanga di risate.
E contribuì ad alimentare la mia non conclamata, ma comunque vagamente cronica, malattia per il teatro – non tanto per il vederlo sulla scena, quanto per lo studiarlo dietro le quinte.
Ma anche di questo, magari, parleremo un’altra volta.

Come dite?
Sì, uscì anche in Italia – la intitolarono “Una Bottiglia Piena di Ricordi”, e la interpretò Johhny Dorelli.
Venne duramente criticato perché si faceva beffe di una persona molto malata.
Nessuno rifletté che in fondo quella persona molto malata, in barba e in aperta sfida alla propria malattia, si era fatta beffe di tutti noi per anni.
Ci sono persone che non riescono a guardare oltre.

E questo è quanto.
Perché ieri sera non avevo voglia di scrivere un post, e mi è venuto in mente Jeffrey Bernard…
Strane connessioni, eh?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Jeffrey Bernard non sta bene

  1. Per fortuna che non avevi voglia di scrivere!

    P.S. Sto seguendo la nuova edizione di Cosmos. Io la trovo bellissima, e voglio Neil deGrasse Tyson come prossimo presidente degli USA!

  2. Cercherò di procurarmelo, sembra interessante.

  3. E alla fine l’articolo lo hai comunque scritto. 😉

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