strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Lo stai facendo nel modo sbagliato

7 commenti

Sto lavorando alla newsletter per i fan di Aculeo & Amunet*.
L’idea è semplice – un bel pacchetto di novità, contenuti extra e altre meraviglie, recapitato una volta al mese nella mailbox di chiunque si abboni.
Gratis, e senza doppifondi o trappole.
Maggiori dettagli sui nostri eroi, racconti a puntate, copertine, quel genere di cose.

new-mailchimp-logoSi tratta di uno strumento piuttosto utile – specie se si bazzica il mercato anglosassone e si producono narrative seriali, ed esistono servizi online che permettono di gestire la cosa con una certa facilità.
Io, per dire, uso Mailchimp.
Molto buono.

Ci sono due fattori che, nel mettere mano alla prima newsleter – e prima ancora, alla struttura, forma e colore della newsletter in generale – che mi paiono interessanti.
Interessanti abbastanza da farci un Pork Chop Express, diciamo.

Primo – una newsletter è totalmente orientata al lettore.
Questo significa che deve contenere informazioni per il lettore, novità che interessano al lettore, contenuti che solletichino e coinvolgano il lettore.
Vale il famigerato show don’t tell – non bisogna raccontare quanto sia fantastica la serie, quanto siano divertenti i personaggi, eccitanti le storie, abile l’autore.
Bisogna dimostrarlo.
In questo, la newsletter è come un blog.
Io ho una buona lista di idee (alcune citate in apertura) – che implementerò progressivamente al crescere (speriamo!) del numero di abbonati –  e tutte devono essere rivolte al lettore: chi si iscrive alla newsletter di Aculeo & Amunet (o di qualunque altro progetto), non ha bisogno che gli chieda di comprare gli ebook – con ogni buona probabilità ne ha già comprati almeno un paio.
Piuttosto gli interessa sapere quando uscirà il prossimo – e nel frattempo, avere qualcosa da leggere che lo tenga impegnato nell’attesa.

Non è difficile.
Ma è molto meno facile di quanto sembra.

Il che ci porta al secondo punto – è una quantità notevole di lavoro.
Progettazione, realizzazione, e poi il follow-up.
Mailchimp è un servizio abbastanza facile da utilizzare, ma comporta comunque un tempo di apprendimento, più un tempo di set-up.
Un paio di pomeriggi, diciamo.
E poi c’è da considerare la questione dei contenuti – che come dicevamo devono essere contenuti e informazioni che coinvolgano il lettore, ed essere abbatanza originali ed esclusivi da invogliarlo a leggere la newsletter.
Tocca inventarseli, scriverli, editarli, formattarli, montarli nella newsletter.
Ancora una volta, è come gestire un blog.
Contiamo anche qui un paio di pomeriggi al mese, per una newsletter mensile.

Si tratta di una quantità di lavoro significativa, che va a sommarsi ad altre significative quantità di lavoro – come rivedere il testo sulla base delle osservazioni degli editor e dei beta, e discutere col copertinista, e naturalmente scrivere le dannate storie prima di tutto.
E convertire i file, verificarne la codifica, caricarli sulla nostra piattaforma di pubblicazione (KDP Amazon, nel mi caso), e poi far circolare la voce.
Gestire il sito web, aggiornare i profili social, rispondere alle mail dei fan ed ai deliri di quelli che dicono che noi le mail dei fan non le riceviamo davvero.

Nulla di tutto questo è monumentale, come lavoro, salvo forse scrivere – che però è divertente ed è ciò che, come scrittori, dovrebbe piacerci fare.
Nulla è monumentale, ma sommando ciascun elemento diventa un lavoro a tempo pieno.

E prima che qualcuno si inalberi e venga a dirmi che io non faccio che lamentarmi, no, ragazzi, io non mi sto lamentando.
Questa mole di lavoro era qualcosa che avevo messo in preventivo, più o meno, fin dal giorno che ho caricato il mio primo ebook su Amazon.
E francamente mi diverte abbastanza, lavorarci, nonostante la fatica, e il consumo di tempo.
È una mia scelta.
E posso contare sull’aiuto di persone straordinarie – che non è affatto cosa da poco.

Ma è proprio perché si tratta di una scelta consapevole e di un duro lavoro fatto con quanta più cura possibile da persone alle quali si tiene, che succede di infuriarsi quando ci capita fra le mani un ebook come quello che mi ha segnalato ieri la mia amica Marina: un file a malapena formattato e zeppo di frasi che cominciano e non finiscono, di punti esclamativi a caso (il software di conversione ha letto il non-printing character dell’a-capo come un esclamativo), di errori di sintassi, di grammatica e di ortografia, brutto, e pressoché illeggibile.
Al modico prezzo di sei euro e rotti, su Amazon.

E tanto per mettere ancora una volta le mani avanti coi difensori degli innocenti, sottolineo che nulla, degli orrori in quel file venduto a sei euro, è qualcosa che un po’ di cura, uno straccio di consapevolezza dei propri limiti e magari due beta reader pagati con una pizza margherita non avrebbero potuto sistemare.
Tranne naturalmente la trama trita e ritrita.
Semplicemente l’autore non ha fatto ciò che doveva.
Ciò che, per essere davvero ciò che sostiene di essere, avrebbe dovuto riconoscere come necessario.

Il fatto che simili ebook esistano squalifica il lavoro di chiunque stia dedicando qualche ora a tutto il resto – invece di limitarsi a riversare parole su un file e poi a caricarlo su Amazon.
Squalifica chi scrive, chi edita, chi rilegge, chi disegna, chi vende.
E insulta chi compra, naturalmente.
Peggio – simili orrori legittimano tutti coloro che, spesso con secondi fini quantomai scoperti, attribuiscono all’intera categoria dei “pidocchiosi autoprodotti”** una mancanza di cura, di coscienza e di onestà.

Autopubblicarsi è un duro lavoro.
Se non state sudando, se non vi impegna a fondo, obbligandovi a gestire il vostro tempo in maniera inflessibile, lo state facendo nel modo sbagliato.
State danneggiando voi stessi.
State danneggiando la categoria.
E state danneggiando anche me.

—————————–
* Sì, parlo un sacco di queste cose in questi giorni, abbiate pazienza.
Domani parliamo d’altro, ok?
** oui, c’est moi. È bello essere apprezzati da chi segue il nostro blog.

Enhanced by Zemanta

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Lo stai facendo nel modo sbagliato

  1. Chi scrive ebook brutti danneggia anche te. Digli di smettere.

    Oggi ci faccio un infographic🙂
    A

  2. A me e` capitato di recente con un bel libro (recensito proprio da questo blog), Sgt Janus. Contattato l’autore (il quale ha contattato l’editore, cosa ancora piu` grave, perche` se sei un editore il tuo lavoro e` proprio fare in modo che il libro esca ben formattato, impaginato ecc…) e hanno risolto il problema in due ore.
    Questo pero` significa che NESSUNO ha guardato il file kindle prodotto prima di buttarlo su Amazon…

  3. Scusate, mi sono perso una frase: Il libro era bello, ma era pieno di errori di formattazione dovuti probabilmente alla conversione da un altro formato al Kindle. Nulla di trascendentale pero` molto fastidioso.

  4. Strano, Umberto, perché a me errori di formattazione Sgt Janus non ne ha dati.
    Probabilmente dipende dal modello di Kindle.

  5. L’ha ribloggato su Flavio Firmo's Bloge ha commentato:
    Articolo stupendo

  6. Pingback: Pinco Pallino e il tasto “Pubblica” | Space of entropy

  7. Pingback: Tutto quello che serve | Plutonia Experiment

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