strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Nove pretendenti per un trono

12 commenti

amberLa colpa, sia ben chiaro, è di Angelo Sommobuta Cavallaro, che ha parlato di Nove Principi in Ambra, di Roger Zelazny.
Ed io, da bravo lemming, sono andato sullo scaffale ed ho recuperato il malloppone, The Great Book of Amber, 1246 pagine in formato trade e scritte piccole, che riuniscono sotto un’unica copertina tutti e dieci i libri delle Cronache di Amber.
Delle due Cronache di Amber, ad essere precisi.
Ed ora è qui davanti a me, sulla mia scrivania.
Rileggimi!, mi dice.
E io, No, ho un sacco di cose da leggere e da scrivere. Cose che non ho mai letto prima, cose che voglio scrivere.
Sciocchezze–Rileggimi!, ripete lui.
Sarà un bel duello.
E temo di sapere come andrà a finire.

È curioso, mi dico, che in questi giorni i libri di Zelazny dedicati a Corwin ed alla sua famiglia disfunzionale stiano vivendo una seconda giovinezza perché George R.R. Martin ne ha parlato in una intervista.
E ora su Amazon.com fioccano le recensioni a una stellina di fan di Game of Thrones annoiati e delusi dal lavoro di Zelazny.
Poveri bambini.

c3953Di cosa stiamo parlando – di due cicli da cinque romanzi (ci sono anche una manciata di racconti, sparsi su una manciata di antologie, per la dannazione dei collezionisti) in quello che era stato progettato come un set di tre pentalogie – e che rimase incompiuto per l’improvvisa e prematura morte dell’autore.
Per questo motivo il secondo ciclo – il ciclo di Merlin – rimane un po’ così.
Non è un inizio, non è una fine.
Lascia un sacco di domande.
Non ha l’impatto del primo ciclo – il ciclo di Corwin – e lascia un sacco di cose in sospeso.

OK, però, esattamente, di cosa stiamo parlando?
Del fatto che voi non esistete.
Non siete mai esistiti.
La vostra vita è un’illusione, il mondo in cui vivete è l’ombra sfocata e squallida del vero mondo – Amber.
E naturalmente, chi governa in Amber, governa… beh, tutto.

Vi sarete accorti, recentemente, che la vostra vita fa un po’ schifo, vero?
Il fatto è, che il trono di Amber è conteso – il vecchio re, Oberon, ha lasciato nove figli, litigiosissimi e carogne, che si contendono il posto di comando con un pericoloso gioco di alleanze, seduzioni, tradimenti.

chronicles-of-amber

E poi c’è Corwin, che si sveglia abbastanza confuso in un letto d’ospedale, e non si ricorda nulla.
Ma è ben deciso a scoprire cosa sia successo.

Un trono vacante, casate in lotta, intrighi e tradimenti, battaglie, magia, una quantità di libri, una montagna di pagine…
Un autore meno dotato di Zelazny potrebbe farci un ciclo di romanzi belli spessi, e vendere un sacco di copie.
Strano che non sia ancora successo, vero?
Se poi ci facessero anche un film…
Meglio ancora, una serie TV!

main-qimg-945b844b77a95c9191c96aef02f3bc0eRoger Zelazny scrisse Amber traendo ispirazione da due altri lavori consigliatissimi – The Dark World, di Henry Kuttner, e il ciclo dei Fabbricanti di Universi di Philip J. Farmer.
Dove Farmer ebbe un approccio sostanzialmente fantascientifico all’idea di un gruppo di persone dotate a tutti gli effetti di poteri divini, e capaci di modificare interi universi a proprio piacere, Zelazny preferì un approccio più scopertamente fantastico.

Una delle critiche più frequenti, incontrate nelle recenti recensioni su Amazon, è che in questi romanzi i personaggi sono stereotipati.
Il che naturalmente è un’idiozia – se Amber è l’unica realtà, e tutto il resto è un’ombra distorta, i personaggi sono archetipici… ed è giusto che sia così.
Questo per dire che molti dei difetti percepiti dal pubblico dei bestseller, sono in realtà caratteri studiati con cura e inseriti con precisione nella narrazione, che semplicemente sfuggono ad un pubblico meno che sofisticato.
Bisogna essere in gamba per leggere Zelazny.
Leggere (e rileggere!) Zelazny ci fa diventare in gamba.

VallejoAmberE se è vero che il ciclo di Amber è una soap-opera metafisica – la storia di una faida familiare che modella la realtà – è anche vero che in queste 1246 pagine ci sono abbastanza riferimenti fiosofici, psicanalitici, antropologici e storico-politici da farne una lettura profonda.
Mitologia, narrativa pulp, simbologia dei tarocchi, teatro, giochi…
Considerate solo il gusto cromatico – che lega colori, emozioni, personaggi…
Sì, ok, sono nove personaggi principali (e una dozzina di personaggi secondari) che si accapigliano.
Sì, ok, la struttura è volutamente teatrale – ed elisabettiana nello specifico – al punto che uno dei giochi è cogliere tutti i riferimenti shakespeariani nei dialoghi.
Ma in fondo anche il libro della Genesi è poi solo la cronaca di una settimana qualsiasi di Dio, giusto?

Amber è superiore alla somma delle sue parti – se intendete leggerlo per l’azione e l’avventura, comincerete ad annoiarvi a pagina cinque.
E poi, sul più bello, succederà qualcosa di assolutamente imprevisto – e se siete di quelli che leggono narrativa d’immaginazione per evitare sorprese, resterete doppiamente delusi.
Per sua natura, il ciclo di Amber sovverte le aspettative, propone ipotesi e scenari che solo di recente sono stati recuperati da altri autori – e mai con l’assoluto abbandono alla narrazione mostrato da Zelazny.

Roger Zelazny

Roger Zelazny (Photo credit: Wikipedia)

Ed è curioso, considerando quanto Zelazny fosse un maniaco del controllo, quanto pensasse e studiasse la propria scrittura, che Amber abbia nell’irruenza narrativa uno dei propri punti di forza.
La storia procede a briglia sciolta – narrata con un linguaggio studiatissimo, ed estremamente sofisticato, una struttura ingannevolmente caotica ma perfettamente a punto, come un orologio… per quanto un orologio organico, un organismo e non un meccanismo (il lettore che parla di “ciclo non pianificato prima di cominciare” nella sua critica su Amazon è un idiota).

Ci sono anche dei sequel apocrifi – scritti da John Gregory Betancourt.
La cosa ha causato non poche polemiche – non solo i lavori di Betancourt (autorizzati dagli eredi di Zelazny) contraddicono alcune delle premesse, ma lo stesso Roger Zelazny aveva affermato che non avrebbe permesso ad altri autori di toccare Amber.
Lo disse, tra gli altri, al giovane George R.R. Martin, che si era detto interessato a scrivere degli apocrifi (e come lui Walter Jon Williams, Neil Gaiman, Steven Brust…).
Poi Zelazny morì, ed un editore fece una grossa offerta (prima di chiudere per fallimento).

E prima che i fan di Martin si mettano a piangere sui loro forum perché “su strategie evolutive dicono che Martin ha copiato da Zelazny”…
Sì, Martin ha copiato da Zelazny, come Zelazny copiò da Farmer e Kuttner.
E Gaiman ha copiato da Zelazny (pensate alla famiglia disfunzionale di incarnazioni in Sandman…)
E Brust ha copiato da Zelazny (il suo Vlad Taltos è chiaramente un’ombra distorta di Corwin…)
Il genere ha un debito colossale con Roger Zelazny.
Per Amber, per Lord of Light, per Creatures of Light and Darkness, per Jack of Shadows, per Last Exit to Babylon, per A Night in the Lonesome October
Tutti noi abbiamo un debito con Zelazny, perché è stato là dove noi vorremmo arrivare.
Non è il caso di piangere.

E scordiamoci degli apocrifi e degli imitatori (tutti meritevoli di rispetto e considerazione, badate bene, chi più, chi meno).
Pensiamo a Roger Zelazny.
Ci sono dieci romanzi nel ciclo di Amber.
Almeno cinque sono indispensabili – e facilmente disponibili in varie edizioni, in volume unico o separatamente, cartacei o digitali.
Persino in italiano.

Ed ora sono qui, sulla mia scrivania, tutti e dieci i romanzi di Amber.
Un solo massiccio volume da due chili.
1246 pagine*.
Rileggimi!, mi dice.

———————————————-

* Molto opportunamente questo post è di 1246 parole. A Zelazny sarebbe piaciuto.

Enhanced by Zemanta

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Nove pretendenti per un trono

  1. 4 stelline, perché la perfezione esiste grazie all’imperfezione e perché se sommi 1+2+4+6 ottieni 13 e se sommi 1+3 si ha 4, come le stelline

  2. Che dire, Vangelo.

  3. I fan sommobutici mi odiano perchè spesso e volentieri faccio venir voglia loro di leggere (o rileggere) cose che hanno letto migliaia di volte. Esserci riuscito ANCHE con te è un colpaccio.
    Come ti ho detto in altra sede, alternerò i rimanenti quattro libri del primo ciclo in modo da non “fossilizzarmi” solo su un autore.
    Resta il fatto che Nove Principi in Ambra è stato davvero notevole, scorrevolissimo e divertentissimo.

    Al di là delle trovate geniali, dei plot-twist e dei personaggi, ci sono delle scene potentissime di quelle che non ti dimentichi più. Su tutte, il combattimento sulla scalinata.

  4. Così ad orecchio direi che Zelazny potrebbe essere debitore di diverse cose anche a Zimiamvia di Eddison.

  5. Zelazny merita rispetto per molte cose, a partire dalle innovazioni linguistiche e dall’amore assoluto per le sorprese nella narrazione. Risalire nella catena delle influenze è divertente ma non fondamentale, quello che sarebbe davvero interessante è partire dalle cose che piacciono (i lavori di Martin, per esempio) e partire alla ricerca di cose belle. Basterebbe un minimo di apertura mentale.

  6. Di Zelazny ho amato Creature della Luce e delle Tenebre, mentre Nove Principi in Ambra mi annoiò per non ricordo quale motivo. Se Monte Polveroso (la mia libreria) me lo restituisce, gli darò una seconda possibilità.

  7. “Una delle critiche più frequenti, incontrate nelle recenti recensioni su Amazon, è che in questi romanzi i personaggi sono stereotipati.
    Il che naturalmente è un’idiozia – se Amber è l’unica realtà, e tutto il resto è un’ombra distorta, i personaggi sono archetipici… ed è giusto che sia così.”
    Per distinguere stereotipo ed archetipo sarebbe necessario almeno aver sentito nominare K.G. Yung

  8. o saper scrivere il suo nome.

  9. E poi non è vero. L’uso che Jung fa del termine archetipo è… come dire… idiosincratico. La parola “archetipo” per Jung ha un valore quasi metaforico. “Archetipo” ha un significato tradizionale ben definito, che è quello che si sta usando in questo post -e che per inciso è quello a cui Jung. Per comprendere la differenza tradizionale tra archetipo e stereotipo la psicologia di Jung non è solo superflua, è proprio fuorviante.

    • Jonnie, mi complimento soprattutto per la simpatia.

      Comunque in Amber i riferimenti Jungiani sono espliciti e sono parte del gioco.
      Per cui conoscere Jung aiuta ad apprezzare i romanzi.

  10. Zelazny è un altro autore da riscoprire, direi che dovremmo parlarne un po più spesso anche su IFET, tu che ne dici?

  11. Pingback: Una volta ogni 27 pagine | strategie evolutive

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