strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il ritorno del digital divide

3 commenti

22792-vzochat-video-chatLa settimana passata, con tutto che eravamo a cavallo fra Pasqua e il 25 aprile, mi hanno offerto un lavoro.
No, davvero.
Un’azienda straniera.
Si trattava oltretutto di un lavoro che ho fatto in passato, con un discreto successo – insegnare italiano agli stranieri.
Sostanzialmente conversazione.
Nulla di straordinario, come pagamenti, ma col vantaggio di avere orari flessibili e di poter lavorare da casa.
Non male, viste le prospettive attuali.

In teleconferenza.

E quindi ho dovuto rifiutare.

Perché il problema resta naturalmente sempre lo stesso – nel posto in cui vivo la mia connessione a internet non permette teleconferenze e videochat.
Con 70k al secondo in download e 25k in upload, posso ringraziare il mio dio se riesco ad aggiornare il blog e a verificare la posta.
Avviare una cosa scema come una chatroom testuale significa veder saltare la connessione in media ogni venti minuti – più di frequente se si tratta della chat di Facebook.
Trasferire un file e al contempo surfare sul web è impossibile – la rete non regge il sovraccarico.
Guardare un filmato su Youtube significa vederlo andare a strappi di trenta secondi – poi alla lunga anche in questo caso la rete salta.
Scordatevi MMORPG, realtà virtuali, Skype

Seguire corsi universitari online – che resta uno dei miei passatempi – è sostanzialmente un gioco di pazienza, come fare un solitario.

Ho già parlato in passato di questo stato di cose.
Il settore dell’Astigianistan nel quale trascino la mia esistenza è “area di digital divide” – e come mi spiegò mamma Telecom, posso pagare per l’alta velocità, loro certo non si opporranno a incassare i miei quattrini, ma poi i trasferimenti sono quelli.
Il piacere di pagare per un servizio che non mi viene fornito.

Questa secelta – perché di una scelta si tratta, di aziende e amministrazioni – significa che in questo settore della mappa una quantità di attività che si potrebbero avviare a costi bassissimi e che potrebbero contribuire ad arginare l’avanzata della povertà che come un cancro sta mangiando le vite delle persone che vivono qui… questa scelta significa che queste attività non sono possibili.
Manca l’infrastruttura.

banda_larga_diffusione_italia

Si è consapevolmente scelto di ignorare un intero settore economico – e la crescita che svilupparlo avrebbe potuto costituire.

Io potrei lavorare agevolmente da casa, usando la rete, tenendo corsi online con la massima soddisfazione e comodità possibile per i partecipanti – mantenendo costi bassissimi e potendo contare su un bacino estremamente vasto di potenziali clienti.
Potrei avvalermi di molti software eccellenti creati ad hoc proprio per la formazione online.

E di cose da fare, avendo la rete come strumento e tutto il mondo come marketplace, ce ne sarebbero a carrettate.
Potrei guadagnarmi da vivere, pagare i conti, togliermi qualche sfizio, pagare le tasse, e contribuire all’economia del paese.

Ma qualcuno, da qualche parte, ha deciso che poiché in fondo lui i porno dai siti russi poteva scaricarseli dall’ufficio a Torino o a Milano o ad Asti, sviluppare l’infrastruttura ad alta velocità sul territorio non era poi così importante.
E ha ucciso un intero settore dell’economia.
Forte anche di una popolazione abbastanza ignorante ed abulica da non arrivare a capire che si era scelto di lasciarla a morire.

English: Gobi Desert landscape in Ömnögovi Pro...

Posso procurarmi un uplink satellitare?
Certo.
Costa, ma facendo dei sacrifici posso procurarmelo.
Dopotutto, se possono accedere alla rete via satellite i nomadi dal deserto del Gobi, posso farlo anch’io dalla Valle Belbo.
Anche se ogni giorno che passa, il Deserto del Gobi appare più attraente, ed i nomadi una compagia intellettualmente più stimolante.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Il ritorno del digital divide

  1. Del resto, la popolazione non è che si è ribellata tanto. Gli stessi cittadini sono rimasti nel letargo del passaggio Sip alla sua erede, con il terrore di provare altre compagnie. Per anni poi, era difficile spiegare alla gente che era più conveniente una linea flat che una a consumo.
    Ma la risposta che ti danno è sempre: “Mah, per quello che ci devo fare…”
    Hanno vita facile quelli che anche lo scorso anno annunciarono che non avrebbero fatto ulteriori investimenti per la banda larga.
    Nel 2014…

  2. C’è poi il problema che lo Stato, durante l’epoca delle privatizzazioni all’italiana (e la mia area politica di riferimento c’è dentro fino a collo, maledizione a loro) ha permesso che alla Telecom andasse anche l’infrastruttura fisica, la dorsale, con l’obbligo di consentire ai concorrenti di accedervi. Adesso, se io possiedo la banda nel senso fisico del termine, e i costi di ammodernamento di questa pesano tutti su di me ma la usano anche tutti i miei concorrenti, perché dovrei ammodernarla per poter vendere servizi più veloci e costosi permettendo ai miei concorrenti di fare lo stesso, senza però tirare fuori un ghello per i suddetti ammodernamenti?

    E il bello è che s’è dovuto aspettare il Governo Monti perché mettesse una pezza alla cosa con una legga che stabiliva l’incedibilità della dorsale o addirittura il suo ritrasferimento allo Stato (adesso non ricordo) ma nelle more della preparazione del regolamento di attuazione (che dopo un anno non era ancora stato fatto) gli Spagnoli per poco non si sono comprati Telecom E la dorsale. Solo in quel momento il Governo, ormai Letta, ha ben pensato di svegliarsi e fare la voce grossa contro lo status di bene privato dell’infrastruttura minacciando li Spagnoli di bloccare tutto.

    Poi ci si stupisce che le imprese straniere hanno paura a investire in Italia, altro fattore che frena l’economia e aumenta la povertà…

  3. scusate gli errori di ortografia^^’

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