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I due grandi fallimenti dell’ebook

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L’avvento del formato digitale in editoria ha causato un cambiamento drastico nel modo in cui i libri si scrivono, si pubblicano, si vendono e si leggono.
E se l’essenza resta la stessa – c’è una narrativa più o meno lineare che io dispongo sulla pagina, e che poi viene trasferita al lettore – tutto il resto comporta delle trasformazioni.

E non solo trasformazioni logistiche: azzerati i costi di magazzino, azzerati i costi di distribuzione.

Anche trasformazioni di fatto: penso alla rinascita di generi di nicchia (penso al movimento new pulp, ad esempio) e di formati che si pensavano superati (le novelle, i romanzi brevi).

La libertà e a varietà garantite dall’autopubblicazione rappresentano un cambiamento epocale nella creazione letteraria.

Restano tuttavia delle potenzialità che non sono state sviluppate – per una quantità di motivi.
Fra queste, si segnalano due autentici fallimenti del medium.

Primo – la possibilità per l’autore di rifiutare la vendita ad uno specifico lettore

Diciamo che voi siete su Amazon, vedere un mio libro e cliccate su “Acquista.”
Si apre una finestrella che vi dice

“Ci dispiace, ma l’autore ha specificato che non intende venderti il proprio ebook; ci scusiamo per il disagio – ecco alcuni titoli che potrebbero interessarti, e gli autori dei quali non hanno problemi a venderti.”

Perfetto.
Perché il lettore può scegliere di non comperare un libro di un determinato autore.
E sarebbe solo giusto se l’autore potesse decidere di non vendere i propri libri a certe specifiche persone.

Secondo – la possibilità di recensire i lettori.

In fondo attraverso l’ebook abbiano una quantità di informazioni relative alla fruizione dell’ebook.

Amazon potrebbe fornire un servizio agli autori, per far recensire loro i propri lettori, e mettere in condivisione il database.

“Lettore lento – 200 pagine in sei mesi, ma ha postato una recensione quando era a pagina 3.”

“Lettore inaffidabile – non ha superato il 50% del 90% degli ebook acquistati.”

“Scarica gli ebook solo quando sono in offerta gratuita, lascia recensioni stupide, tormenta l’autore con mail e MP su facebook. Evitatelo come la peste.”

“Ottimo lettore -compra l’ebook, lascia il feedback, passa al successivo.”

Con le stelline, da una a cinque.
In modo da poter valutare, ad esempio, se l’ultima stroncatura incassata sia frutto di una seria riflessione da parte di un raffinato intellettuale, o il delirio di una mente malata.

A questo, quante stelline diamo?

A questo, quante stelline diamo?

E ora voi mi direte – e chi impedirebbe agli autori di mettere in lista nera chi giustamente li critica, e premiare o comprarsi in qualche modo chi invece li tratta bene senza ragioni?
Ed è vero!
E vale anche il contrario.
Io mi domando spesso se al momento non accada lo stesso con le recensioni dei clienti – perché è davvero strano che un mediocre urban fantasy con una trama ciclostilata, o un thriller fatto con lo stampo, scritti in un italiano rudimentale, abbiano 200 recensioni entusiastiche, tutte estremamente simili.
Strano, o seriamente inquietante riguardo allo stato della distribuzione dell’intelligenza fra gli utenti della rete.

La possibilità di recensire e di escludere i lettori.
Sarebbero due strumenti indispensabili, io credo.
Ma non è probabile che vengano sviluppati a breve.

Allo stato attuale delle cose, gli autori hanno solo a propria disposizione le proprie storie, nelle quali sbeffeggiare, caricaturare e uccidere ripetutamente i propri lettori più insopportabili.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

29 thoughts on “I due grandi fallimenti dell’ebook

  1. Interessante spunto di riflessione… Peccato che, secondo me, queste due potenzialità non verranno mai sviluppate. Mai. Perché? E’ molto semplice: perché vanno controcorrente rispetto all’attuale, aberrante filosofia de “il cliente ha sempre ragione”. E’ questo il pensiero dominante, ahimé. E siccome sono i lettori che spendono soldi per comprare libri, ebook e ereader, nessuno avrà voglia di sviluppare una tecnologia che sia rivolta “contro” gli acquirenti. Sì tu potresti ribattere che, alla fine, questi strumenti andrebbero a vantaggio dei lettori. E’ vero, lo so. Ma ci sarebbe bisogno di una lungimiranza che al momento latita parecchio…

  2. Molto molto arguta come osservazione ed estremamente interessante.

  3. Articolo breve, molto superficiale e non si puo’ leggere! Mi sono fermato a metà, magari poi migliora, boh, non lo so.
    Lo sconsiglio vivamente!

    Ovviamente scherzo! Sarebbe un bel progettino da portare avanti.

  4. Sono d’accordo sulla premessa, non sulla conclusione. E’ vero che spesso i commenti dei lettori sono superficiali, a volte idioti, a volte perfino offensivi. Avendo scritto un romanzo posso certificare, per esperienza diretta, che in ogni caso l’operazione equivale a un lungo viaggio attraverso terre inesplorate; chiunque sia riuscito a portarlo a termine meriterebbe, a mio parere, se no il nostro apprezzamento per lo meno il nostro rispetto. Tuttavia ritengo importante che il lettore si esprima. Nei (fortunatamente) molti casi in cui il commento NON è idiota, il fatto di capire il punto di vista del lettore secondo me è importante per chi scrive. Vorrei fare una modesta proposta: se i commenti dei lettori su Amazon ecc. si trasformassero in qualcosa di simile al meccanismo collaborativo di Wikipedia? Il lettore che valuta con 1 stellina un romanzo che, secondo le sue stesse parole, non ha letto dovrebbe essere “bannato” da altri lettori… (NB: cito un fatto realmente accaduto…) In sostanza, secondo me lo spazio virtuale dei commenti dovrebbe trasformarsi in una community i cui membri si censurano (o si premiano) a vicenda.

  5. Ma qui non stiamo parlando dell’autorevolezza di una enciclopedia collaborativa, sono solo commenti. Sono totalmente in disaccordo per tutto ciò che riguarda la gestione dei dati personali. Le valutazioni sono un problema? Si possono togliere, o renderle privare se si vuole mantenere un canale preferenziale per i feedback.

  6. Ti dirò, ritengo che ci possano prospettare diverse possibilità interessanti. Sappiamo che il web 2.0 ha offerto una certa democraticità, una maggiore vicinanza tra autori e lettori. Molti però da tutte le parti non hanno compreso la reale natura di questa libertà, sia tra gli autori, sia tra gli editori sia anche tra i lettori. Probabilmente siamo lontani anni luce dall’ottenere una maturità complessiva, specie fintanto che molti bareranno o useranno a sproposito il loro potere di lettori.

  7. Mi paiono cose un pò eccessive e anche lesive della libertà e della privacy delle persone.
    Non so quanto sarei contento di farmi “rubare” le statistiche di lettura da un qualsiasi fornitore di servizi e finire in un database per essere “schedato” in base a quante pagine leggo al giorno, a quanto gradisco una tale opera e via dicendo; e tutto questo perchè l’autore ritiene che debba leggere le sue opere in due giorni e lasciargli cinque stelline, oppure mi negherà l’acquisto.

    Anche perchè estendendo il concetto anche ad altre realtà, sarebbe davvero un mondo migliore se fuori da negozi, ristoranti, ambulatori, studi professionali e via dicendo fossero appese liste di proscrizione con su indicati i “cattivi clienti”? Fra l’altro, non definiti come tali in base a criteri oggettivi e matematici, ma in base alla soggettività del negoziante, del professionista, o tornando in topic, dell’autore?

  8. E l’ironia… ah, questa sconosciuta

  9. Cercherò di non andare fuori tema, ma mi vien da fare una riflessione: la proposta (o le proposte) che fai tu, per me sono legittimate anche dal fattore che oggi sono stati abbattuti i filtri verso l’autore. Un tempo mica potevi andare sulla bacheca di un autore a dirgli quanto ti aveva fatto schifo il suo libro, né potevi recensirlo se non eri sul libro paga di una rivista/giornale del settore. Ora, perché la barriera deve essere alzata solo per l’autore che deve incassare il colpo e basta, mentre qualsiasi passante onesto e non possono attaccarlo?

  10. Non si tratta di sacralità di opinioni nè di lettori nè di autori; è chiaro che in qualsiasi rapporto umano si debba sempre partire da una base di rispetto reciproco, ed è altrettanto chiaro che questo non sempre avviene, però non credo la istituire il metodo della lista dei buoni e dei cattivi sulla lavagna risolva molte cose, per come la vedo le può solo complicare.
    Sottolineo che non sto mettendo in contrapposizione i diritti di un lettore a scapito di un autore (o, più genericamente, di un generico cliente o usufruitore di servizi nei confronti di un commerciante o professionista, e via dicendo), è solo il metodo che non mi pare adeguato a risolvere il problema.
    Ti faccio un esempio, piuttosto banale e magari un pò spicciolo, ma poni che che, non conoscendo nulla del panorama degli autori che si autopubblicano, e magari essendo pure un pò digiuno di narrativa di genere, Tizio ne venga incuriosito e decida di provare qualche titolo; inizialmente si imbatte in nove obbrobri partoriti da imbrattacarte improvvisati, con trame ultrariciclate e scritti in un italiano imbarazzante; libri di tal fatta non ti spingono certo a finirli d’un fiato, con tutta la sua buona volontà Tizio alcuni non riesce nemmeno a finirli, e dovendo darne un giudizio, come può darlo positivo?
    Poi però il decimo, pur appartenendo allo stesso genere, e quindi catalogabile dagli store con le medesime etichette e categorie degli altri, è un opera scritta come si deve, da un autore degno di tal nome, che si documenta, che tratta la scrittura come un mestiere e non come un passatempo, e via dicendo. Tizio decide di provarlo, incuriosito anche dalle recensioni che, sia che esse siano positive o negative, gli fanno capire che si tratta di un opera diversa da quelle in cui si è imbattuto fino a quel momento, e che potrebbe essere molto più nelle sue corde. Però quando tenta l’acquisto, gli viene negato il permesso, perchè l’autore, consultando il database e vedendo che non ha terminato molti altri libri e ha lasciato generalmente recensioni (o stelline) poco positive, decide che è Tizio è un pessimo cliente, che è lui a capire niente di narrativa e che la colpa è sua e non degli altri autori allo sbaraglio che gli hanno propinato cose dal valore inferiore di una lista della spesa. E quindi rimane fregato sia lui, che si vede negato l’accesso ad un opera che avrebbe potuto piacergli, sia l’autore, che si è tirato la zappa sui piedi da solo per evidenti motivi.
    A questo punto si potrebbe ventilare anche l’istituzione di un database dove dare le stelline agli altri autori non per ciò che scrivono ma per come valutano i propri clienti (continuo ad usare per comodità questo termine un pò improprio ), per valutare le loro capacità di valutazione, ma poi occorrerebbe crearne un altro per valutare quest’ultimo… insomma, se ci si vuole mettere nella logica del “chi controlla i controllori” finisce che non se ne esce più.

    Una cosa di questo genere mi pare simile a tutto il discorso sui DRM, che finisce per penalizzare coloro che non sarebbero i veri bersagli del provvedimento.

    Il vero problema, semmai, è un altro; una volta ( e anche adesso, a dire il vero) nei piccoli paesi non era necessario creare database per valutare che lo scemo del paese fosse effettivamente tale, visto che la cosa era evidente di per sè; se c’è un matto fra cento persone, le altre novantanove bene o male se ne accorgono senza troppi problemi; le cose si complicano quando su cento persone, i matti sono novanta; in questo caso farne una lista servirebbe a risolvere il problema?

  11. Davide, il fatto è che l’opinione del lettore è sul libro che si presume abbia letto, quella dell’autore sarebbe sul lettore, sulla base di dati che si presume non dovrebbe conoscere, visto che il terzo attore, il negoziante, ne è in qualche modo garante. Soprattutto, non mi piace questa idea di valutazione ex ante, sulla base di dati parziali che non necessariamente dicono qualcosa. L’altra sera, a una cena con presenti due laureate in psicologia, si discuteva di cosa fosse una malattia mentale. Bene, sembra che sulla base di test di scrittura sotto dettatura somministrati nella scuola primaria si possa individuare eventuali patologie. Non difficoltà o ritardi nell’apprendimento, patologie. Quello che voglio dire è che la definizione qui non è “sente le voci, è dannoso per se stesso e per gli altri”, ma “scrive troppe poche parole al minuto”. E questo fa sorridere, in prima istanza, poi mette addosso un certo disagio. Ora, assumendo che dalle performance di lettura e dall’incidenza degli abbandoni (un sacrosanto diritto) sia possibile identificare i lettori affidabili, dobbiamo associare un numerello accanto al loro identificativo? Mettere in cima le loro recensioni? Pesarle in misura maggiore o inferiore, nel calcolo della media? Io lo trovo squilibrato. Perché un autore possa bollare un lettore come “cattivo lettore”, non dovrebbe egli stesso essere un “buon autore”? Si può sempre introdurre un rating sugli autori – sulla base di chissà quali criteri – per chiudere il cerchio.

    • @Salomon
      In realtà, il punto è proprio che – allo stato attuale – è molto più facile per un autore conoscere i propri lettori di quanto non lo fosse una ventina d’anni or sono… o un secolo fa.
      Non solo io posso – ad esempio – leggere i commenti ai miei post e valutare i miei potenziali lettori, ma qualora avessi dei dubbi, potrei dare un’occhiata ai loro blog, ed ai loro profili facebook.
      Potrei in altre parole valutarli sulla base di ciò che scrivono – una pratica consolidata e fin qui perfettamente accettabile.

      E potrei decidere di escluderli perché li trovo umanamente inammissibili tout court, o anche solo perché – ad esempio – dimostrano palesemente di mancare delle capacità che permetterebero loro di apprezzare un mio testo (chessò, assoluta mancanza di senso dell’umorismo, se io avessi da proporre un testo umoristico).
      In fondo, come autore, è mio interesse che il libro cjhe scrivo finisca nelle mani delle persone piùà interessate a leggerlo,e con le opportune capacità per apprezzarlo.

  12. Ma per te, in qualità di lettore e non di autore, sarebbe accettabile trovarti di fronte ad un diniego durante l’acquisto di un libro, perché magari chi l’ha scritto ti ritiene, per suoi motivi personali che a questo punto non sarebbe nemmeno obbligato a rendere noti, umanamente inaccettabile o privo delle capacità di comprensione necessarie?
    Dovrebbe essere un altro a giudicare al posto tuo, arbitrariamente fra l’altro, cosa puoi o non puoi leggere?

    • Ma è già così.
      Pochi giorni or sono, un editore italiano spiegava che poiché ilsecondo e il terzo volume di unapopolare trilogia di un autore americano sono “troppo lunghi e noiosi”, non vale la pena tradurli e pubblicarli.
      “I lettori italiani non lo apprezerebbero.”
      Fine.
      Ha semplicemente deciso cosa il pubblico possa o non possa leggere – TUTTO il pubblico.
      A qesto punto, perché l’editore può, e l’autore/editore no?
      E perché limitarsi a una scelta così “totalitaria” (il libro non esce, nessuno lo legge) quando esistono gli strumenti per decidere chi può apprezzare e chi no l’opera?
      Gli strumenti esistono.

  13. Sono le stelline, e il potere ad esse attribuito, l’errore. Il lettore smaliziato non ha bisogno di leggere una stroncatura di Moby Dick, perché sa che Moby Dick non è quello descritto dal tizio delle tre stelline. E sa anche che il tizio delle tre stelline manca degli strumenti propri per leggere un testo e valutarlo. È palese.
    E anche l’autore lo sa, se è un buon autore e non uno che impagina alla cazzo e mette in vendita su Amazon, come ce ne sono un’infinità.

    Tuttavia, c’è una netta sproporzione tra le libertà pretese dal lettore e quelle dell’autore, con una netta sproporzione nei confronti del secondo, il cui mestiere non ufficiale, per taluni lettori è “subire, sorridere e ringraziare”, qualunque sia la bestialità che gli venga rivolta, perché è la libertà d’espressione e bla bla bla… Ne ho sentite a centinaia, di queste versioni.
    Ma l’autore no, non può essere libero di bla bla bla, perché in un certo senso viene percepito come “servo di chi legge”.
    Una distorsione molto interessante, che meriterebbe studi antropologici seri. Se uno ha l’inclinazione. Oppure di una bella scrollata di spalle, se invece non ce l’ha e non vuole perdere tempo con fenomeni che, in definitiva, non interessano più di tanto, e soltanto nella misura in cui possano danneggiare una carriera.

    Concludo dicendo che però l’evidente provocazione di Davide è stata esemplare nello scoperchiare molte riflessioni assopite, o implicite, che bene o male ci siamo posti tutti. Ed è un bene ricordare ogni tanto, a voce ferma, che non esistono servi, in questo mestiere. Ma ci sono tanti sedicenti padroni, purtroppo.

  14. Questo è un discorso diverso però.
    Non conosco il caso in questione, però penso di poter ragionevolmente supporre che la scelta di non pubblicare tali romanzi sia stata dettata da motivazioni commerciali, essendo dei sequel probabilmente le vendite del primo titolo non hanno giustificato il proseguimento della serie; poi che questo atteggiamento da parte degli editori sia abbastanza odioso è pacifico, correttezza vorrebbe che se una cosa la si inizia poi la si porti alla fine, se non altro per rispetto di coloro che la serie l’hanno iniziata a leggere e vorrebbero terminarla nella propria lingua.
    E immagino anche che “I lettori italiani non apprezzerebbero” possa essere stato un giro di parole per non dire “Qui noi non ci si guadagna quindi vi arrangiate”.

    L’editore ha fatto una scelta commerciale, non di discriminazione, non ha stampato i volumi e poi ne ha negato l’acquisto a chi gli stava antipatico (anche perchè penso che sarebbe stato contro il suo interesse). È molto diverso scegliere di aprire solo un ristorante e quindi non fare le pizze per nessuno, per scelta imprenditoriale, rispetto ad avere una pizzeria-ristorante e fare le pizze solo a quelli che sceglie il titolare.
    Io, da geometra, non posso rifiutarmi di presentare una pratica edilizia in Comune solo perchè il cliente mi sta antipatico o perchè ritengo, a torto o a ragione, che non abbia le competenze tecniche per capire cosa ho fatto; primo perchè così perdo un cliente (e non solo uno, perchè poi si sparge la voce), secondo perchè prima o poi mi capiterà di finire nel suo bar e lui si rifiuterà di servirmi un bicchiere di vino, perchè ora è lui a ritenermi umanamente inaccettabile e perchè non mi sono presentato con un diploma da sommelier, e quindi non ho modo di dimostrare che sono in grado di apprezzare il suo vino.

    Capisco benissimo le motivazioni con cui hai scritto il post, però applicare gli strumenti che proponi a mio modo di vedere piuttosto che risolvere dei problemi contribuirebbe ad aggravarli; una volta che io lettore so che verrò valutato in base alle mie abitudini di lettura ed ai miei gusti*, sempre ammesso che io dia il consenso a che tali dati vengano sfruttati in questo modo (io personalmente non lo darei), se mi dovessi trovare davanti alla scelta di

    A) abbandonare un libro se non mi piace, metterci tre mesi a finirlo perchè ho solo mezz’ora la sera per poter leggere, poter dire liberamente e civilmente se mi è piaciuto o meno con una recensione educata e rispettosa ma onesta, in breve avere la libertà di disporre come meglio credo di qualcosa che ho acquistato, e poi rischiare di non poter acquistare liberamente ciò che voglio (e se poi sono così cretino da continuare a spendere i miei soldi in cose che non mi piacciono, sono appunto un cretino);
    B) “crackare il sistema” sfogliando velocemente ogni ebook che compro e segnarlo come terminato nel giro di due giorni, dandogli subito cinque stelline** e scrivendo recensioni copia-incollate ultrapositive così intanto l’autore sta buono, per poi leggermeli quando mi pare tenendo per me il mio reale giudizio; il che è una gran rottura di scatole, è laborioso e non serve nè a me nè all’autore, ma intanto non vengo accompagnato alla porta la prossima volta che voglio leggere qualcosa;

    ragionevolmente cosa sceglierei? Ok, l’autore mi sorveglia per capire se sto usando correttamente i miei strumenti da lettore, ma io poi come faccio a sapere che lui sta usando correttamente i suoi?
    Considerando che tale sistema è crackabile non solo da un lettore, ma anche da un autore, che può facilmente usarlo per estromettere chiunque non faccia parte di una fanbase acritica***, e che se proprio si arriva ai ferri corti e vengo escluso posso sempre farmi un giro in rete e trovare il libro lo stesso, senza alcun paletto e senza nemmeno dover sborsare un centesimo (a patto che non mi venga voglia di mandare l’autore al diavolo e dedicarmi ad altro), chi me lo fa fare di sottostare ad una ghigliottina del genere? E da un tale sistema chi trarrebbe il maggior vantaggio alla fine, se non proprio quegli autori e quei lettori che invece dovrebbero, nelle intenzioni, venire penalizzati?

    *e le stelline ed i commenti sugli store sono solo questo, espressione di gusti, non critica letteraria; non c’è bisogno di mettere nella “lista dei cattivi” l’autore del commento a Moby Dick che hai postato, ci ha già pensato da solo a palesare la sua “competenza” in materia.

    **o meglio ancora, guardo qual’è la media delle altre valutazioni e dò esattamente quel punteggio lì, così mi metto dalla parte della maggioranza e non posso essere “cacciato”, appiattendo le valutazioni complessive e rendendo di fatto inutile il tutto.

    **leggo quattro libri di Mr. X, mi piacciono e li valuto 4 o 5 stelline, poi il quinto non mi piace e lo valuto 1, così come molti altri lettori, tranne i “fan” che continuano a dargli 5 perchè tutto ciò che scrive Mr. X è un testo sacro e dargli meno sarebbe profanazione; sono stato onesto, nonostante si tratti di valutazioni personali forse anche obiettivo, ma intanto l’autore si indispettisce, non mi considera più in grado di comprenderlo e mi caccia; il sesto libro però è di nuovo al livello dei primi, è molto buono, ma ora che io e gli altri a cui non è piaciuto il quinto siamo stati esclusi, se lo possono leggere solamente i “fan”, cioè coloro che hanno effettivamente dimostrato di non avere un senso critico e che quindi sono proprio quelli che non sono in grado di apprezzare le opere dell’autore; esattamente il contrario di quello che si voleva.

  15. Apprezzo l’articolo come provocazione e occasione di riflessione. Da un lato auspico che la sezione “recensioni” degli ebook si trasformi in uno spazio commenti tipo blog, con la possibilità da parte dell’autore (e di altri lettori) di replicare. Dall’altro temo che questo potrebbe portare a alle solite degenerazioni (leggi: risse verbali) a cui assistiamo sempre più frequentemente sui social network.

  16. Ottima provocazione ma… ora tento di giocare il jolly: Se l’autore può bannare i lettori e impedire loro di comprare libri, perché non fare in modo che i lettori possano bannare un autore e impedirgli di pubblicare libri?

    A mio modesto parere, è molto meglio lo status quo.

    • Perché illettore ha dalla sua il potere di non acquistare.
      E se consideri anche il potere di non recensire, non condividere, non divulgare, non fornire feedback, io direi che in tanti lo stanno già facendo, questo gioco di impedire agli autori di pubblicare.
      O per lo meno ci provano.
      Non che noi gli si intenda dargliela vinta, naturalmente.

  17. Bannare un autore? Da che? Da cosa? xD
    Ce ne sono tanti che non meriterebbero di pubblicare, e tanti che lo meritano. Sai tu giudicare?? (Cit.)
    Basta non comprarli, nessuno ti punta una pistola alla testa (Fortunatamente xD)

  18. a livello di “provocazione” posso condividere il discorso, ma se si parla di una seria prospettiva di implementare queste funzioni non sono d’accordo. tutto il discorso si ricollega in parte a quello di qualche tempo fa sull'”ignoranza del lettore” (nato su gruppo fb e che poi avevo ripreso sul mio blog), ma in questo caso specifico credo che si possa riassumere facilmente così: essere un autore (ma più in generale, un “creativo”, una persona che diffonde le sue opere) significa esporsi al pubblico e al giudizio del pubblico. con tutti i pro e i contro che questo comporta. affermare di voler avere a che fare solo con le persone coerenti, attente e curiose è fare marcia indietro, è dire “sì, ok, io scrivo, però solo per quelli bravi”. che poi sia auspicabile aprire un confronto più approfondito tra le parti sui portali (cioè che l’autore possa rispondere alle recensioni, come mi pare si possa fare su ebay) è indubbio, ma passare da questo a negare a un lettore/cliente di leggere le proprie opere è un’aberrazione. se vuoi che ti leganno (e commentino) solo quelli di cui ti fidi, allora invece di mettere in vendita il tuo libro alla portata di tutti lo distribuisci solo a loro. anche perché i lettori attenti, quelli che tutti cercano, sono anche quelli in grado di capire se una recensione è stata scritta con criterio o superficialità, quindi non so se è vero che i “cattivi lettori” siano davvero un deterrente per quelli virtuosi.

  19. eh vabbè, ma non ti puoi sottrarre da una discussione che hai suscitato dicendo che non andava presa sul serio! anche perché il tono del post mi sembra più da polemica che da cazzeggio. e sai come si dice, chi di polemica ferisce…

  20. boh, a me sembrava che il post avesse intento serio, non mi pareva che il dibattito seguente fosse una questione di umorismo. a questo punto quindi non so nemmeno io cosa aggiungere, non me ne voglia il signor jagger.

  21. Ho capito il senso ironico del messaggio e proprio per questo mi trovo d’accordo con quanto scritto.
    Basterebbe guardare le recensioni di un libro iscritto da un mr x qualunque e distribuito da Edizioni Pincopallo per rendersene conto. Dove troviamo autori e CE trasparenti si visualizzeranno sì e no 5 recensioni, tutte capaci di entrare nel merito della storia o dello stile.
    In altri casi troveremo 50 recensioni tutte uguali da 5 stelline e, di tanto di tanto in tanto, una da 1 stellina che si domanda “ma questi l’anno letto?”.
    E’ palese che nessun lettore vorrebbe essere giudicato da una statistica di lettura e che mai verrebbe presa seriamente la proposta di dividere i recensori come per le categorie presentate (neanche dall’autore del post tra l’altro, che mi pare ci rida su… suvvia!), è altrettanto vero che le false recensioni (a mio avviso le vere additate di questo articolo) avvelenano il già marcio mondo dell’editoria (tradizionale o self).

  22. Un po’ di feedback l’hai già ricevuto, ma visto che non so resistere alle provocazioni, da lettore e basta: sul primo punto direi che, se lo scopo dell’autore è vendere copie dei suoi scritti, non mi è chiaro a cosa servirebbe tale funzione (semplicemente aggirabile con un diverso account).
    Sul punto delle stellette / recensioni, invece: visto che queste arricchiscono il prodotto, sarebbero (in un web 2.351) da “retribuire” da parte o del mercato o del produttore. Lo stesso per ciò che riguarda le abitudini di lettura: se il lettore decide di renderle accessibili agli autori, il mercato dovrebbe retribuire il lettore stesso in misura proporzionale all’uso dell’informazione.
    (ché non è possibile che Amazon si appropri di tutto il plusvalore che i lettori mettono a sua disposizione, oltre a buona parte di ciò che richiede all’autore).

    Sicuramente più facilmente implementabile, e potrebbe persino avere un senso, la possibilità per l’autore (o suoi agenti) di cancellare i commenti giudicati inappropriati; dovrebbe però rimanere nella pagina di descrizione del prodotto evidenza della cancellazione.
    Quale potrebbe essere la strategia ottimale di comportamento (sia per l’autore, sia per il lettore “schifato” da un titolo) in tali casi?

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