strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

#notallmen, #yesallwomen, #allmencan

14 commenti

Ne ho visto i miei amici e le mie amiche all’estero che ne parlavano, ma non ho visto molti commenti qui da noi.
Per cui se non vi scoccia ne parlo io, in maniera limitata e un po’ confusa.
Ma credo sia necessario parlarne anche qui da noi.

La cosa funziona così.
Pochi giorni or sono, negli Stati Uniti, a Santa Barbara, un giovane con dei seri problemi psicologici ha ucciso sei persone nella propria scuola – incluse due ragazze che aveva selezionato consapevolmente come bersagli.
La loro “colpa”?
Le ragazze come loro non volevano avere rapporti sessuali con lui.

Potete immaginare le reazioni.
Fra queste, la più interessante è stata la contrapposizione fra due hashtag su Twitter#notallmen e #yesallwomen.

#notallmen è stata usata da molti uomini per segnalare che non tutti gli uomini rispondono con la violenza a un rifiuto.
Il possedere il cromosoma Y non fa di noi automaticamente dei violentatori.
Osservazione staisticamente corretta, alla quale possiamo aggiungere, e grazie al cielo!

D’altra parte #yesallwomen è stata una risposta molto forte – perché in effetti tutte le donne possono essere vittime di comportamenti lesivi da parte di quella minoranza di uomini che non ricadono nell’hashtag precedente.
Il problema, insomma, non è se tutti i portatori del gene Y siano o meno pericolosi – il problema è che i pochi pericolosi minacciano tutte le donne, che restano un bersaglio privilegiato della violenza, domestica, sul posto di lavoro, nella vita sociale, fisica e psicologica.

La comparsa del tag #yesallwomen ha avuto ed avrà, spero, un effetto positivo sulla discussione.
Perché è discutendo che si può disinnescare quello che è un problema – anche e soprattutto – culturale.

E che non è un problema “delle donne”, ma della nostra cultura, e quindi riguarda tutti.
Per cui mi piace che sia stato aggiunto un terzo hashtag alla discussione virtuale: #allmencan.
Perché tutti gli uomini possono contribuire alla risoluzione del problema.
Questo è un problema tragico e pressante che dobbiamo affrontare insieme, al di là dei cromosomi o degli orientamenti sessuali personali.

Come possiamo farlo?
Identificando i memi tossici, riflettendo su ciò che sta succedendo, superando questa idea demente che si tratti di una contrapposizione.
Intervenendo nella discussione, rispondendo ai trogloditi sessisti con un invito a crescere e non con una risatella complice.
Ciò che serve non è un pubblico auto da fé o una reazione spettacolare e rapidamente archiviata – ancora una volta una reazione egocentrica e sostanzialmente fasulla, nella quale le donne, che sono in prima linea e stanno incassando i colpi, non vengono considerate se non come trampolino per il nostro ego.
Non serve neanche una predica – per spiegare agli altri quanto sono malvagi (mentre noi invece…)
Non serve neanche un post come questo, probabilmente.

Ciò che serve è guardarsi in faccia, e capire che siamo la stessa specie, e che tutto il resto sono chiacchiere ed illusioni, sciocchezze ereditate da antenati morti da secoli.
Pericolose.

Questo è un problema che dobbiamo affrontare di persona, là fuori.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “#notallmen, #yesallwomen, #allmencan

  1. Invece questo post serve, te lo assicuro.

  2. Certo che serve, te lo dico io.

  3. Diciamo anche che se il tipo non avesse avuto accesso così facilmente a delle armi da fuoco, magari avrebbe continuato a lamentarsi della sua astinenza forzata col suo psichiatra…

    • Considerando che ha lasciato un diario in cui racconta di aver cercato di ustionare con un bicchiere di caffé due ragazze sconosciute colpevoli di non avergli sorriso, credo che l’accesso alle armi sia stato solo parte del problema.
      Se non avesse avuto le armi da fuoco, avrebbe usato altri mezzi – il risultato non cambia granché.

  4. Questa del diario me l’ero persa…

  5. Grazie per questo post!
    Non so se servirà ma in ogni caso… grazie per averlo scritto!

  6. La contrapposizione è idiota, senza nessun se né ma di sorta. E sul come lasciarsela definitivamente alle spalle qui vengono forniti spunti più che sensati e condivisibili (nonché gli unici possibili, credo)…il che dimostra quanto questo post la sua utilità ce l’abbia, eccome.

  7. E’ davvero un post bellissimo. Perché supera quella dannata contrapposizione e perché è sincero, non retorico e preciso.

  8. Anche a me il post e’ piaciuto parecchio. Ilaria lo ha ben recensito: non retorico e preciso. Altrettanto non posso dire dell’uso che si fa di twitter e dei suoi hashtag, due strumenti che quasi mai riescono a mettere in luce altro che l’arrogante autoreferenzialita’ di chi li utilizza. Sospetto insomma che buona parte degli utenti irriducibili di twitter ignorino quel “la’ fuori” di cui parli.

  9. La vicenda che ha scatenato il dibattito in realtà è la dimostrazione lampante che si tratta di un problema di tutti. Non è un discorso che riguarda solo la vulnerabilità delle donne a certi comportamenti deviati. Piuttosto direi che la vulnerabilità delle donne a certi comportamenti deviati è una cartina al tornasole particolarmente sensibile di un problema di fondo generalizzato, cioè: molte persone, quando un soggetto usa la violenza, guardano prima la vittima e sulla base dei propri pregiudizi valutano la “scusabilità” del gesto.
    Gay/stranieri/neri/biondi/bassi/alti/donne/bambini/ebrei, il problema non è con chi se la prendono certe teste di minchia, il problema è che c’è sempre qualche altra testa di michia che li giustifica, almeno in parte. Così facendo si apre la porta a un concetto pericoloso: che la violenza certe volte non è poi così grave. Potrebbe sembrare il classico argomento farlocco dello “slippery slope” e forse lo è. Ma è un fatto che la nostra società tollera troppo i comportamenti violenti, in generale, anche e soprattutto quando non sono eclatanti come quello di uno che uccide sei persone. Ma sono i comportamenti “invisibili” quelli che preparano la strada alle tragedie evidenti e sono proprio i comportamenti invisibili su cui tutti noi possiamo lavorare.

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