strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Chiacchiere, idee, storie, e la Nuova Frontiera

7 commenti

Chiedevo ieri, in maniera assolutamente retorica, alla mia amica Chiara, com’è che quando siamo sovraccarichi di lavoro, allora e solo allora ci vengono le idee migliori.
Perché succede.
A me, a lei, a un sacco di persone che conosco.
E si è giunti alla conclusione che tale è la natura delle cose*.

Quasi nelle stesse ore, mi ritrovavo invece a chiacchierare con la mia amica Marina riguardo a questo:

Che ammettiamolo, sulla carta non pare male, ma ha lasciato ad entrambi alcuni dubbi.

Ed indubbiamente è sbagliato giudicare preventivamente un film di due ore da due minuti e rotti di trailer – ma d’altra parte il trailer è lo strumento che usano per venderci il film,ed è quindi ragionevole immaginare che dentro ci siano quegli elementi che si presume siano centrali nella pellicola**.

54728Allora, da una parte è bello vedere che sta per uscire un film che si direbbe di fantascienza piuttosto hard, che porta avanti l’idea che la nostra civiltà debba evolvere e diventare una civiltà interstellare o estinguersi.
È bello vedere un film che ruba frasi a Carl Sagan e a Robert Zubrin riguardo al nostro destino nello spazio.

Però c’è questo tono funereo che un po’ ci butta giù – e se io sono forse più possibilista, concordo con Marina quando fa notare che l’intera impresa spaziale viene presentata un po’ come una dolorosa incombenza.
Uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.

Oh, maledizione, ci tocca andare ad esplorare l’universo!

In sottofondo sembra anche esserci la solita orrida retorica per cui siamo qui sull’orlo dell’estinzione

… e la scienza non ha fatto nulla per salvarci!

Una tesi estremamente diffusa, profondamente stupida e sostanzialmente disonesta – che viaggia a braccetto con quell’altra orrida convinzione, che scienza e tecnologia siano alla lunga dannose e “innaturali”.
Idee che mi danno i brividi.

Insomma, come sarà questo Interstellar?
L’impressione è che sia un film nel quale finalmente l’umanità abbraccia ciò che scienziati e sostenitori dell’esplorazione spaziale hanno sostenuto per decenni, e l’abbraccia con un grugnito svogliato, con una scrollata di spalle rassegnata.

Ok, bastardi, avevate ragione, ora piantatela di gongolare e fateci spazio, che ci sacrifichiamo per il bene comune… ah, la tristezza, ah, la disperazione! Era così bella la vita in famiglia!

SaganPaleBlueDotAl che io dico Balle!

E qui vado a ricollegarmi all’altra discussione di ieri, quella con Chiara – perché io in questo momento ho una valanga di cose da fare (prima fra tutte, cercare di trovare un modo per pagare le bollette), un disastro di cose da scrivere, dieci progetti avviati… eppure la chiachierata con Marina, e il trailer di questo film mi hanno dato un’idea, per una storia.
Una storia che vorrei scrivere perché io credo che il primo, ed il più importante concetto che dovremmo inculcare nelle testoline atrofizzate del pubblico pagante è che non si tratta di un sacrificio, di una dolorosa incombenza, di lasciare a casa la figlia che piange.
L’esplorazione spaziale non è una sfortuna che ci tocca, e ci costerà un sacco di soldi, la nostra vita e la nostra felicità familiare.
L’esplorazione spaziale è il nostro destino, ciò per cui ci siamo allenati, come specie, da quando per la prima volta unnostro antenato alzò lo sguardo verso il cielo e pensò… wow!

Per cui sì, nuova storia in preparazione.
Da scrivere in inglese e da presentare ad una rivista.
Perché mi piacerebbe che la leggesse il maggior numero possibile di persone – ammesso che io riesca a scriverla, naturalmente.

Dopotutto…

Planetary exploration satisfies our inclination for great enterprises and wanderings and quests that has been with us since our days as hunters and gatherers on the East African savannahs a million years ago. By chance—it is possible, I say, to imagine many skeins of historical causality in which this would not have transpired—in our age we are able to begin again.
[Carl sagan, Pale Blue Dot: A Vision of Human Future in Space]

Basta piagnistei, insomma.
È ora di riprendersi la Nuova Frontiera.

ADDENDUM: mi pare il caso di linkare qui il post di oggi su Il Futuro è Tornato.

————————————
* Che è, mi rendo conto, una risposta che lascia un po’ così dal punto di vista della psicologia della creatività, ma ok, di quello parleremo un’altra volta.

** Ok, non è detto, c’è chi ha fatto trailer meravigliosamente ingannevoli, ma concedetemi una generalizzazione.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Chiacchiere, idee, storie, e la Nuova Frontiera

  1. Io credo che in realtà il film nasca da una sensibilità diversa, anche se per farlo posso basarmi su un unico indizio, ovvero il soggetto di Kip Thorne. Ipotizzo quindi che il tono così cupo – quasi scettico – con cui viene presentata l’esplorazione spaziale nel trailer non sia altro che un espediente narrativo, con una valenza simbolica e un’utilità dialettica: a. vi presento l’umanità per come è stata convinta a disinteressarsi dello spazio; b. queste sono le potenzialità dello spazio e l’utilità che potremmo derivarne; c. adesso vi mostro cos’altro c’è di bello nell’impresa. Da Nolan dovremmo esserci abituati a non aspettarci niente di banale.

    In ogni caso è cosa buona e giusta assecondare l’ispirazione. Ho appena finito di leggere Blooper ed è davvero un’ottima lettura. Quindi sono curioso di vedere cosa succederà sulla Nuova Frontiera. Buon lavoro!

  2. Probabilmente conoscendo Nolan i toni saranno veramente cosi nel film,quello che più mi preoccupa è che in generale il pubblico condivida l’intero concetto del viaggio nello spazio come sacrificio /incombenza anzichè come opportunità.

  3. @X
    Mi fa piacere che Blooper sia piaciuto!
    Sul film, staremo a vedere – si tratta certamente di un’opportunità, speriamo non sia un’opportunità sprecata.

    @moretta
    Esatto, il film parla a un pubblico che è, dati alla mano, molto disaffezionato all’idea di esplorazione spaziale.
    Lo si potrebbe svegliare con un bello shock – speriamo non lo cullino invece nel suo sonno.

  4. Come fisico, la cosa che mi stuzzica è che nella produzione sia stato convolto Kip Thorne…

  5. Non sono riuscito a vedere il trailer quindi una considerazione generale: se eliminiamo i Grandi Esploratori, la conquista delle frontiere era sempre un sacrificio di sudore e sangue. Nel senso di gente che non aveva più nulla/era bandita dalla patria/era ricollocata in colonie penali. Tutta gente che avendone l’opportunità sarebbe rimasta tranquillamente a casa.
    Per cui sebbene sarebbe bellissimo che l’umanità si lanciasse con entusiasmo nell’esplorazione spaziale (od oceanografica, come facevi notare) ma ho paura che come al solito ci saremo trascinati. Con buoni risultati che avrebbero, con poca pianificazione in più, potuto essere ottimi. Ma sono fiducioso che non saranno troppo inficiati dalla solita “bambocciosità” della genere umano.

  6. Io ho caute speranze, magari ci concederanno almeno un personaggio che dice (urla?) “Che figata galattica, si va oltre il sistema solare! Yuhoooooooooo!”, ma sotto sotto sento la vocina della mia parte pessimista che dice “I have a baaaaad feelin’ about this ‘ere movie”
    Vedremo tra qualche mese🙂

  7. @zeros83, spero anch’io ci sia un personaggio del genere…🙂

    Per quanto riguarda il tema del post, credo che, purtroppo, ormai vada anche di moda presentare il genere umano come vicino all’autodistruzione e l’esplorazione spaziale come qualcosa di triste e doloroso che purtroppo va fatto…

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