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Imparare da MacDonald

2 commenti

JohnDMacDonaldL’integrità non è un condizionale. Non soffia nel vento e non cambia come cambia il tempo, e se ci guardi e vedi un uomo che non imbroglia, allora sai che non lo farà mai. L’integrità non è una ricerca per la ricompensa dell’integrità. Magari tutto ciò che ne ricaverai sarà il più gran calcio in culo che il mondo possa rifilarti. Non si parte dal presupposto che sia un fattore produttivo.

Questo è John D. MacDonald.
Ne ho parlato spesso in passato – avevo anche cominciato a fare un post per ciascuno dei suoi romanzi di Travis McGee, ma poi non interessavano a nessuno.

John D. MacDonald è uno di quegli autori che si leggono per tre possibili motivi.

MAcDonald_ExecutionersIl primo motivo è che scriveva da dio* – e considerando che era un autore che sfornava storie a cottimo per pagarsi i conti, il fatto che scrivesse da dio non è affatto un dettaglio trascurabile.
John D. MacDonald scriveva in fretta e bene, e scriveva una quantità di generi – anche se il suo nome resta legato alla narrativa hard boiled: i suoi romanzi di Travis McGee sono asolutamente indispensabili**, e naturalmente MacDonald è l’autore di Cape Fear, Il Promontorio della Paura, il cui titolo originale era The Executioners.

Non serve a nulla dire a qualcuno che si sta impegnando troppo. È come ordinare a un bambino di stare in un angolo per mezz’ora e non pensare neanche una volta agli elefanti.

goldmedalr1957Il secondo motivo, è che anche quando scriveva robetta, quando scriveva per pagarsi la bolletta della luce, John D. MacDonald era significativo – riusciva a mettere, nelle sue storie, una scintilla di umanità che brucia sulla pagina, uno spunto, un’idea, un twist che eleva la storia al di sopra del mero, sacrosanto intrattenimento.
Non che lui partisse dal presupposto di insegnare nulla – però c’erano argomenti che gli stavano a cuore, e quindi questi filtravano nella narrativa.
I romanzi di McGee son ancora una volta un buon esempio – hard boiled infarciti di osservazioni sociologiche, politiche, ambientali.

Penso ci sia un qualche genere di ordine divino nell’universo. Ogni foglia su ogni albero al mondo è unica. Fin dove riusciamo a vedere, ci sono galassie, tutte che ruotano lentamente, numerose come le foglie in una foresta. In un infinito numero di pianeti, deve esisterne un numero infinito che ospiti delle forme di vita. magari questo pianeta è uno degli errori che sono stati scartati. Magari è una delle vittorie. Non lo sapremo mai.

Thrilling Wonder Stories-1950-10Il terzo motivo è che leggendo John D. MacDonald come scrittori, e non solo come lettori, si imparano un sacco di cose.
Ma davvero un sacco.
E non lo dico io – lo dice ad esempio Joe R. Lansdale.
Lo dicono Harlan Ellison e Robert Crais.

Ora, conosco gente che ha un solo autore come modello – è il loro dio e la loro unica ispirazione.
Mi spaventano.
Mi spaventano nello stesso modo in cui mi spaventerebbe un tizio in tutù rosa e pinne da sommozzatore, armato di accetta, che venisse a suonarmi alla porta nel cuore della notte.
Mi spaventano nello stesso modo in cui mi spaventano i filmati delle adunate naziste.
Io nel mio piccolo ho un sacco di maestri – e cerco di onorarli tutti.
Da tutti si impara qualcosa, da alcuni si impara un po’ di più.
John D. MacDonald è uno di questi.

Ora è piuttosto ragionevole, mister, che qualunque dannato imbecille che fissi il sole abbastanza a lungo, finirà col vedere esattamente ciò che un altro dannato imbecille gli ha detto che vedrà.

JDMacDonald_GoodOldStuffEd ora ho un sacco da fare, un sacco da scrivere, però per le vacanze credo mi prenderò qualche ora di ferie ogni giorno.
Ho qui una vecchia copia in hardback, usatissima, di The Good Old Stuff – tredici racconti usciti fra il 1947 ed il 1952 su varie riviste pulp.
In quei cinque anni, MacDonald pubbicò alcune centinaia di storie – sì, alcune centinaia.
Non è un caso se la sua biografia si intitola The Red-Hot Typewriter – la macchina per scrivere rovente.
Quando nel 1982 gli venne proposto di creare una collezione del meglio della sua produzione per le riviste, MacDonald fece fare una scrematura a quattro collaboratori (fra questi Martin R. Greenberg, un antologista leggendario).
Ne uscì una lista di trenta titoli.
Allora MacDonald si portò le storie in montagna, le rilesse, e ne scartò tre come non all’altezza delle altre.
Dei ventisette restanti, fece due antologie – The Good Old Stuff e More Good Old Stuff.

Ecco, ora io nel mese di luglio, mi leggerò le tredici storie di The Good Old Stuff, e le leggerò due volte – una volta da lettore, per divertirmi, ed una volta da scrittore, per smontarne i meccanismi e imparare qualcosa.

E chissà, potrei anche farci un paio di post, a riguardo.

——————————————————-
*E sì, mi spiace, dovete leggerlo in inglese – senza nulla togliere ai molti bravi traduttori che l’hanno tradotto, ma John D. MacDonald deve essere leto in inglese.
** Da qualche tempo Oliver Stone vorrebbe farci un film, probabilmente con Leonardo DiCaprio come protagonista.
Ma per il momento i romanzi bastano e avanzano.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Imparare da MacDonald

  1. per quel che vale, io il post sul primo mcgee l’avevo apprezzato, m’aveva incuriosito e m’ha portato a leggerlo, quindi grazie
    anche perché ne è valsa la pena

  2. A questo punto perché non proponi altri post su mcgee?

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