strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Miranda

6 commenti

Miranda_Oct 1950Povero George Corliss.
Quando lo sterzo della sua automobile ha fatto cilecca, su una curva stretta in montagna, e la sua auto ha perduto il controllo, carambolando più volte lungo il pendio, Geoge è stato scaraventato attraverso il parabrezza, e poi il rottame della sua auto gli è rotolato addosso.
George Corliss è morto.

Ciò che è sopravvissuto è una carcassa storpia, con un occhio solo e una piastra d’argento nel cranio, bloccata in trazione in un ospedale sotto allo sguardo stupito di medici che si domandano come quel corpo sia ancora in vita.
E in quella carcassa è intrapplata una coscienza che ha una sola missione – uccidere la moglie e l’amante di lei, che hanno orchestrato l’incidente.
Questo è ciò che tiene in vita quel corpo – la vendetta.

E Miranda darà volentieri una mano a George, in questa vendetta.

Pubblicato su 15 Mystery Stories nell’Ottobre del 1950, Miranda, di John D. MacDonald è il terzo racconto nel volume The Good Old Stuff, ed è un’opera assolutamente impressionante.
Tutto, in questa storia, è perfetto e terribile.

Nel trasportarci nella testa di George, devastato nel corpo e nella mente, tormentato dal dolore, perseguitato dalla gelosia, animato da una determinazione omicida agghiacciante, MacDonald ci descrive un mondo alieno fatto di percezioni distorte – i paesaggi bidimensionali visti attraverso un unico occhio, il dolore percepito come diverse sfumature del colore verde, la lenta risalita dall’impotenza al tornare a camminare, a muoversi, a vivere nella propria casa.
E a sottendere tutto, unica motivazione, unica realtà, la spinta alla vendetta, il desiderio di tormentare e uccidere chi ha cercato di uccidere e, in fondo, c’è riuscito – ammazzando però solo parte dell’anima di George.

John D. MacDonald

John D. MacDonald (Photo credit: Wikipedia)

Al fianco del monomaniacale protagonista, ecco allora comparire Miranda, spigolosa infermiera e autentico angelo della morte, che nel pronto soccorso dell’ospedale decide chi vive e chi muore, e sussurra ai pazienti in coma frasi seducenti che li spingano a riprendersi, o a lasciare la presa sulla propria esistenza.

Miranda è completamente folle – e perciò perfettamente in sintonia col desiderio di vendetta di George.
E MacDonald è straordinario nel tratteggiare questo personaggio, attraverso descrizioni e dialogo – trasmettendoci tutta la sua follia e tutto il suo fascino.
Ogni riga dedicata a Miranda merita di essere studiata e riletta due o tre volte per vedere dove stia il trucco.
Come sia possibile che questa donna descritta sempre in termini meno che lusinghieri – spigolosa, inelegante, sgraziata, impacciata – risulti improvvisamente sensuale e felina.
Come i suoi discorsi – la sua convinzione che condividere un duplice omicidio sigillerà per sempre la sua relazione con George, dando finalmente libero sfogo alla passione – paiano sinistramente ragionevoli.

Miranda è una storia scritta con un linguaggio originalissimo, che esplora l’universo della follia e dell’ossessione.

E poi, come si conviene, arriva il doppio finale – ancora una volta perfettamente logico e plausibile, ancora una volta evidente.
Com’è possibile che non ce ne siamo accorti?
Eppure tutti gli elementi erano lì, sul tavolo, facili da comprendere.
John D. MacDonald ci ha nuovamente intrappolati in un mondo immaginario, facendoci vedere ciò che voleva, facendoci provare e pensare ciò che serviva ai fini della sua narrativa.

E l’ultimo paragrafo, assolutamente agghiacciante, che rende Miranda uno degli horror (senza elementi sovrannaturale, un horror psicologico, o se preferite morale) di potenza straordinaria.

Ed è una storia del 1950.
Ci devono essere andati a scuola in tanti, negli anni successivi, con Miranda come testo di riferimento.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Miranda

  1. E’ per caso anche l’autore de Il promontorio della paura?

    • Sì, è lui – Cape Fear è forse il suo lavoro più famoso.

      • Sai niente de Il pianeta dei vigilanti? Dovrebbe essere un suo romanzo.

        • Sì, scrisse anche fantascienza – ho qui sul mioreader sia Wine of Sleepers (che dovrebbe essere quello tradotto come Il Pianeta dei Vigilanti) che The Girl, the Gold watch and Everything.
          Appena letti ci farò un post.
          Temo siano molto più datati dei suoi thriller, così ad occhio, ma a livello di scrittura MacDonald è una garanzia.

          • Grazie, davide. Oggi mi procuro il pianeta dei vigilanti (biblioteca).
            …. Gente che scriveva con la macchina da scrivere … sarebbe interessante valutarne i pro e i contro. Sono convinto che scrivere “senza rete” sia più complesso ma presenti anche qualche vantaggio. e influisca sullo stile.

  2. Mai letto MacDonald.
    Occorre recuperare! u_u

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