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Smetti di respirare

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Breathe No More My Lovely_May 1950Breathe No More comparve sul numero di maggio della rivista Detective Tales.
Si intitolava Breathe No More, My Lovely, ed era una delle quindici storie che il lettore poteva arraffare per venticinque centesimi.

Era anche un tentativo, da parte di John D. MacDonald, di scrivere una serie, con personaggi ricorrenti.

Ci aveva già provato, tre anni prima, su richiesta della editor di Doc Savage, ma non ne era venuto un granché – tanto che secondo la leggenda l’autore aveva giurato di non scrivere mai più progetti seriali, trovandoli limitanti.

Poi però parve che potesse venir fuori qualcosa di buono da un’idea piuttosto stramba – che la rivista di Doc Savage aveva rifiutato, ma che Detective Magazine accettò di pubblicare.

Park Falkner è un ricco playboy – ha una sua isola privata, uno staff di aiutanti, una affacinante ex modella (“ormai più che quarantenne”) con la quale passare il proprio tempo.
Ma Falkner ha bisogno di qualcosa di più – e il suo desiderio di azione e di pericolo lo porta a trasformarsi in una sorta di agente della vendetta.
Quando una indagine su un crimine si chiude con un niente di fatto nonostante la colpevolezza delle persone coinvolte sia palese, Falkner indaga, trova il modo di invitare tutte i protagonisti sulla propria isola, e una volta lì, mette in scena una sua personale tragedia della vendetta…

Un perfetto impianto pulp – del quale il lettore di Breathe No More tuttavia non sa nulla, all’apertura del racconto.
E se la storia è improbabile e sopra le righe, le prime quattro pagine sono assolutamente esemplari – un’altra eccellente prova di MacDonald, un’altra lezione da annotarsi.

John D. MacDonald

John D. MacDonald (Photo credit: Wikipedia)

In apertura del racconto, MacDonald ci presenta uno degli ospiti di Falkner, mentre passeggia sulla spiaggia.
Appena un paragrafo, e tutta la meschinità e la crudeltà di Carl Branneck ci sono palesi, sottolineate dal suo aspetto fisico, dalla sua espressione.
Branneck è un debole e un malvagio.
Viscido e odioso fin dalle prime righe, Branneck è chiaramente alle strette, è spaventato, è in difficoltà – e decide di uscire dalla situazione spiacevole nella quale Falkner lo ha cacciato uccidendo un’altra ospite dell’isola.
E MacDonald ci descrive, in poco meno di una pagina, uno degli omicidi più orribili ed agghiaccianti immaginabili.
E poi ci mostra come venga fatto sparire il cadavere.
E poi vediamo Branneck, che si fa una doccia – e piange brevemente, senza sapere perché.

Per la prima volta, da che stiamo sfogliando The Good Old Stuff, ci troviamo fra le mani una storia nella quale il punto di vista passa da un personaggio all’altro – Branneck prima, Falkner poi.
Il cambio di personaggio di riferimento comporta anche un cambio di registro, un cambio di stile.

L’omicidio è un imprevisto – è il granello di sabbia che inceppa il perfetto piano di persecuzione dei colpevoli progettato da Falkner.
Da qui in poi la storia prende una piega forse prevedibile, certo piuttosto improbabile, ma la trama viene resa con la consueta economia di John D. MacDonald – ed il finale è teso, con un ottimo ritmo.

Falkner sarebbe tornato in un secondo racconto – che compare anch’esso in The Good Old Stuff, e del quale parleremo prossimamente.
Poi, la serie si spense.
Era l’autunno del 1950 – a breve sarebbe uscito il primo romanzo di MacDonald, The Brass Cupcake, e l’autore non aveva alcuna voglia, a suo dire, di restare intrappolato in una serie.

Mai dire mai.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

One thought on “Smetti di respirare

  1. Fantastico. L’economia é un’ossessione negli scrittori veri. Cercare la massima resa ed evocazione con poche parole. Poche e giuste. Chi ci riesce sa scrivere.

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