strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Libro dei Cavalieri

5 commenti

the-book-of-knightsCanadese, classe 1964, Yves Meynard scrive sia fantascienza che fantasy, sia in inglese che in francese, ed ha raccolto molti premi per la propria attività di narratore ed editor.
In francese sono disponibile tredici suoi volumi, e al momento la Tor ha pubblicato due suoi titoli in inglese – i romanzi The Book of Knights e Chrysanthe.

Alcuni mesi or sono, un’amica mi ha regalato una copia di The Book of Knights, e il libro è rimasto sul mio reader in attesa che io fossi dell’umore adatto.
Nello scorso weekend ero dell’umore adatto.
Ed ho scoperto un romanzo meraviglioso.

E ammetto di provare un certo imbarazzo, nel presentare questo libro – perché è certamente uno dei migliori fantasy letti negli ultimi anni, è bello e potente e significativo, e credo che i tre quarti dei lettori che si dicono appassionati del genere non saprebbero assolutamente cosa farsene.

Adelrune è un trovatello che viene cresciuto dai suoi genitori adottivi in una società vagamente ottocentesca votata alla Regola – la Regola è l’unica legge, la Regole ed i molti volumi di Commentari alla Regola l’unica lettura consentita.
ma in soffitta, dietro un baule, all’età di cinque anni Adelrune scopre Il Libro dei Cavalieri, ed è a tal punto affascinato dalle illustrazioni, che decide di imparare a leggere per poterne sapere di più.
È così che Adelrune intraprende la scuola della Regola per qualcosa che con la Regola non ha nulla a che vedere, per diventare non un chierico ma un cavaliere.
Ma per diventare cavalieri, spiega il Libro, è necessario avere una missione degna di un cavaliere.
E quando il dodicenne Adelrune scopre in un negozio di giocattoli – nel quale gli è formalmente proibito recarsi – una strana bambola dall’espressione sofferente, e quando il giocattolaio reagisce in maniera violenta e minacciosa alle sue domande a riguardo, il ragazzino non ha più dubbi: fuggirà di casa, si cercherà un maestro, diverrà cavaliere, e libererà la bambola.

È l’avvio di una lunga ricerca che durerà anni, e che porterà il protagonista ad esplorare il proprio mondo, e a scoprire più cose – sul mondo e su se stesso – di quante forse avrebbe voluto.

The Book of Knights è ingannevolmente esile – un libro di 220 pagine a stampa, scritto in un linguaggio di una semplicità quasi disarmante.
Meynard non si abbandona a strani giochi linguistici, e usa poche parole inventate con parsimonia e con astuzia.
E forse proprio per questo il romanzo ha un tono elegantissimo, e quasi antico nella costruzione delle frasi, nel susseguirsi dei periodi.

Certo, riassunta in tre paragrafi la storia di Adelrune pare ingenua nella sua trama – ma l’apparente ingenuità nasconde una quantità di temi, di idee e di provocazioni.
The Book of Knights è un romanzo che parla di passioni e di sacrifici, è un monumento al potere della letteratura e dell’immaginazione, è colto ed elegante nel citare tutto, dal Faerie Queene a Gulliver, da E.T.A. Hoffmann a Bruce Lee senza mai cascare nel citazionismo, senza apparire disomogeneo, forzato, o falso.
Ecco – non c’è nulla in questo romanzo che sia falso – ed è qualcosa di straordinario.
E c’è una corrente profonda di oscurità, che arricchisce questa trama lineare – perché un viaggio di ricerca non può che essere lineare.

Qua e là gli spettri di Jack Vance e di Gene Wolfe infestano queste pagine, insieme con quello di Patricia McKillip e un’ombra fuggevole ma inequivocabile di Roger Zelazny – ma è un’infestazione benigna e benvenuta, ancora una volta una collezione di presenze omogenee, che non stridono, non causano scosse lungo il cammino.

In The Book of Knights c’è tutto – l’avventura, l’orrore, l’umorismo, la tragedia.
È un romanzo bello, soddisfacente, che aiuta a scordarsi le troppe migliaia di pagine di fantasy fatta con lo stampo che sono ci passate fra le mani.
È una storia che comincia in maniera molto, molto vicina ai toni della fiaba, ma ben presto si concentra su temi e argomenti adulti, senza mai tentare di attribuirsi una presunta “maturità” con espedienti squallidi.

Ed è questo che mi porta a superare il mio imbarazzo nel parlare di questo libro – credo che chi sostiene di amare il fantasy dovrebbe leggerlo, per riscoprire ciò che il genere può fare pur limitandosi in termini di linguaggio e strumenti narrativi.

E mi domando davvero cosa ne penserebbero, di queste duecento e venti pagine, certi appassionati che si lamentano di romanzi “in cui c’è troppa magia”, e che s’accapigliano per il peso la lunghezza di una spada, che devono usare l’aggettivo “norreno” ogni due paragrafi o non si sentono abbastanza fantasy.
Chissà, forse leggere Il Libro dei Cavalieri li aiuterebbe a salvarsi l’anima – ammesso che ancora ce l’abbiano.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Il Libro dei Cavalieri

  1. Di Meynard è arrivato abbastanza poco in Italia, credo forse uno o due racconti sulle antologie del meglio della fantascienza di Harwell. Credo che sia uno di quegli autori da scoprire e da conoscere meglio.

  2. Condivido tutto.
    Il problema è che, da Martin in poi, la tendenza è di scrivere romanzi fantasy in cui la magia è quasi inesistente (allucinante!). Nell’ipotesi in cui qualche autore sfugge da questo dogma/schema, il lettore reagisce con sdegno, quasi fosse un’offesa inserire elementi soprannaturali nei libri fantasy.
    Sinceramente, questo tipo di atteggiamento mi infastidisce molto e mi lascia sgomento.

    • È stata operata una sorta di normalizzazione – ilgenere che maggiormente avrebbe dovuto rappresentare varietà e molteplicità di stili è stato codificato e venduto come un prodotto monolitico e immutabile.
      Grazie al cielo la varietà esiste – resta il problema di portarla in evidenza.

  3. Chi parla di fantasy in quel modo merita soltanto il rogo.

    E… davvero? Leggo abbastanza fantasy, ma non al momento e non le cose più recenti, infatti attualmente mi sto drogando con i romanzi di Sapkowski, che sicuramente avete notato in libreria.
    Mi era sfuggita questa tendenza a dir il vero.

  4. Ho appena finito di leggere il suddetto romanzo. Davide, grazie di cuore per questi preziosi consigli, è uno dei motivi per seguire il tuo blog.
    A chiunque stia leggendo queste righe: correte a comprare “The book of knights”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...