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The Lady is a Corpse_Sep 1950Quando decise di ristamparlo in The Good Old Stuff, John D. MacDonald cambiò il titolo del secondo racconto della serie di Park Falkner – quando era uscito nel settembre 1950 su Detective Magazine si intitolava The Lady is a Corpse; nel 1982 uscì col titolo di From a Hidden Grave.

Il set-up è lo stesso del racconto precedente – sulla sua isola privata nel Golfo del Messico, il misterioso Falkner riunisce i sospetti di un crimine irrisolto, e procede a metterli sotto pressione, per obbligare i colpevoli a tradirsi.

In questo caso, il crimine è solo ipotetico – una giovane donna, Lisa Mann, è scomparsa molti mesi or sono, dopo essere stata vista entrare nell’appartamento di New York che il suo fidanzato divideva con tre amici.
È morta davvero?
Dov’è il corpo?
Chi l’ha uccisa?

La storia è buona – MacDonald ci presenta i preparativi per il weekend di tortura psicologica e indagini, poi ci introduce rapidamente, attraverso un dialogo serrato, i quattro giovani di belle speranze che sono coinvolti nella scomparsa della giovane Lisa Mann.

John D. MacDonald

John D. MacDonald (Photo credit: Wikipedia)

Park viene come sempre presentato come un individuo privo di scrupoli quando si tratta di seguire il proprio piano.
In questo caso, oltre alla attenta costruzione della scena (fino alla selezione di brani musicali adatti a generare disagio), Park non manca di assoldare due giovanissime prostitute per interpretare il ruolo di sue ipotetiche “nipoti”; l’idea è che due donne disponibili ed opportunamente istruite, in mezzo a quattro uomini, svolgano la funzione di renderli aggressivi gli uni verso gli altri.
C’è una vena di sadismo, nel personaggio di Park, che lo rende vagamente spiacevole pur quando l’autore gli riserva il ruolo di eroe iper-competente.

Di fatto, è la donna del protagonista, l’ex modella “ultraquarantenne” Taffy Angus, a risultare più interessante – e per quanto la struttura molto rigida del racconto ne limiti le azioni, Taffy rimane l’unico personaggio che dimostri di possedere una coscienza.
Ed è molto probabile che Taffy dia voce, attraverso le proprie critiche alle attività del padrone di casa, ai dubbi di MacDonald riguardo all’intera faccenda – il protagonista sadico e alla lunga antipatico, la premessa francamente implausibile, la fondamentale crudeltà dell’intero svolgimento.

Ciò non toglie che From a Hidden Grave sia un buon poliziesco – forse superiore all’episodio precedente.
L’autore costruisce una situazione di partenza credibile, e se sul finale gli stilemi classici del genere pulp rendono parte della risoluzione per lo meno azzardata, ancora una volta è nella costruzione di dialogo e personaggi che John D. MacDonald rimane un autore esemplare.

In particolare, nella seconda parte del racconto, MacDonald ci offre uno sguardo nel cervello del killer, inserendo brevi paragrafi che danno voce al personaggio ancora sconosciuto.
Il fatto che questi brevissimi interludi restino credibili – ed al contempo siano abbastanza ambigui da non rivelare la vera identità del colpevole – è ancora una volta una testimonianza del livello qualitativo della scrittura di MacDonald.

Con questo secondo episodio, la carriera da vendicatore di Park Falkner si chiude per sempre.
John D. MacDonald giura e spergiura che mai più scriverà una serie – si tratta di un formato troppo limitante.

Bisognerà aspettare quattordici anni, per vedere l’autore tornare alla narrativa seriale – con The Deep Blue Good-Bye, il primo dei ventuno romanzi di Travis McGee.
Ma di quello abbiamo già parlato.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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