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È ora di morire

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new_detective_194809Pubblicata sul numero di settembre del 1948 di New Detective, A Time for Dying non dovrebbe essere una storia particolarmente memorabile.
A voler essere completamente onesti, anche il titolo originale, Tune In on Station Homicide, è abbastanza mediocre.
Abbastanza curiosamente, lo stesso numero della rivista contiene anche un lavoro lungo di MacDonald – Just a Kill in the Dark.

Non scordiamoci che MacDonald, tornato dal servizio militare e convinto di potersi guadagnare da vivere scrivendo, passò quattro mesi alla macchina per scrivere, scrivendo quattordici ore al giorno, sette giorni alla settimana, perdendo quasi dieci chili di peso e sfornando 800.000 parole – facile, a questo punto, piazzare un racconto e un romanzo sullo stesso numero di una rivista.

John D. MacDonald è ancora agli inizi della carriera, e la storia breve proposta a New Detective è semplice, costruita su un semplice espediente narrativo – un gadget, che l’assassino usa per compiere un omicidio.
Il fatto che il gadget sia ingegnoso ed esista davvero è certo un fatto positivo.
Resta poco altro, della trama – e il twist finale è prevedibile.
Molto prevedibile.
Ma MacDonald è in gamba.

Jimmy Hake ha fatto la gavetta nei teatri di burlesque prima della guerra, ma ora, con il boom della TV, ha fatto il colpaccio – è un volto noto, ha fatto un paio di serie, poi per tre anni è stato l’ospite d’onore, l’invitato alle trasmissini importanti, il volto di una popolare pubblicità della birra.
Ha fatto i soldi, Jimmy.
Ed ora sta per fare un rientro in grande stile, con una nuova serie, che aprirà con un episodio trasmesso live.
Potrebbe essere soddisfatto, Jimmy.
Ma i soldi, il succeso e la fama non gli bastano.
Jimmy vuole Anna – e anna è la moglie del suo sceneggiatore, l’uomo che ha fatto la sua fortuna (non che Jimmy sia disposto ad ammetterlo, naturalmente).
E così, dopo due anni di piani, di progetti e di idee, la sera della prima della nuova serie, Jimmy accopperà il suo rivale, e poi troverà il modo di sposarsi la vedova.
che con lui, Jimmy ne è certo, sarà molto più felice.
È tutto pronto.
Nulla può andare storto.

Solo che, naturalmente, qualcosa va storto.

John D. MacDonald

John D. MacDonald (Photo credit: Wikipedia)

Una storia molto breve, con una trama prevedibile.
Ma con due punti di forza.
Il primo è ancora una volta il fatto che MacDonald ci piazza nella testa dell’omicida, e ci fa vedere il mondo attraverso la sua psicologia distorta.
Jimmy è un altro personaggio esecrabile, ma anche patetico nella sua disperata speranza di riuscire a conquistare Anna, semplicemente eliminando l’uomo del quale lei è innamorata.

Il secondo punto di forza della storia è l’ambientazione, in quello che nel 1948 era il nuovissimo e poco noto mondo della TV commerciale.
MacDonald è ben documentato, e in un paio di pagine trasporta il lettore dietro le quinte di una trasmissione televisiva – senza sbrodolarsi in tecnicismi, ma limitandosi a trasmettere il senso di urgenza, di caos e di frenesia di uno studio televisivo.
E il tutto viene posto al servizio della storia.
Molto buono.

Poi, certo, il twist è prevedibile.
Ma le ultime due righe, ancora una volta, sono assolutamente agghiacciati.
Anche questa storia semplice entra di buon diritto nel novero della vecchia roba buona – The Good Old Stuff.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “È ora di morire

  1. il link a the good old stuff porta a un altro libro…?

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