strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Clouseau

4 commenti

Questo è un post del piano bar del fantastico.
Il fattore scatenante è l’affermazione della mia amica Claire, che sta nel braccio femminile del Blocco C…

Posso confessare che a me Clouseau non piace mica tanto?

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Ehm… ok, vediamo di procedere.
Ah, aspettatevi degli spoiler.

L’ispettore Jacques Clouseau nasce come ridicolo poliziotto francese per la commedia di Blake Edwards La Pantera Rosa (The Pink Panther, 1963).
Clouseau è un comprimario – i veri protagonisti del film sono David Niven e Robert Wagner, con le controparti femminili Capucine (splendida) e Claudia Cardinale.
La trama è nota – Phantom (Niven) ladro internazionale di gioielli, vuole impadronirsi del diamante noto come la Pantera Rosa, di proprietà di una principessa indiana (Cardinale).
Lo ostacola l’ispettore Clouseau, che non sa che sua moglie (Capucine) ha una relazione proprio con Phantom.

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La Pantera Rosa è un classico della commedia sofisticata che all’epoca era il marchio di fabbrica di Edwards, ed ebbe lo strano effetto di fare di due elementi marginali, due personaggi assolutamente iconici – il cartone animato della pantera rosa usato per i titoli, e l’inspecteur Clouseau, inadeguato e meschino burocrate, impacciato, sciocco, vanesio e pasticcione.
Nel finale del film, è proprio Clouseau a venire arrestato come ladro internazionale, mentre i criminali fuggono per darsi alla bella vita.

Clouseau riemerge l’anno successivo per A Shot in the Dark, basato su una commedia che col personaggio non c’entrava nulla. Edwards ha intuito che nel personaggio esiste un potenziale, e cerca un modo per svilupparlo.
Da Uno Sparo nel Buio derivano alcuni elementi fondamentali nell’iconografia e nel mito di Clouseau – il suo abbigliamento, con il trench e il cappellino di tweed, il suo accento francese strampalatissimo, e i due comprimari essenziali, l’ispettore capo Dreyfuss (Herbert Lom) e il servitore asiatico Kato (Burt Kwouk).

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Lo stesso Clouseau perde il suo taglio azimato da burocrate noiosissimo e inutile, e comincia a mostrare i chiari segni di un disordine straripante, insieme con una strana miscela di ingenuità e di arroganza. Una evoluzione del personaggio che diverrà fondamentale.

Fine della prima parte.

524-9498A questo punto, Sellers decise di non interpretare più il personaggio di Clouseau, e quando l’attore inglese si mise a fare i capricci alla proposta di un nuovo film, nel 1968 il personaggio venne affidato ad Alan Arkin – straordinario caratterista, ma dotato di una comicità diversa da quella di Sellers, meno fisica e dai tempi meno frenetici.
Il Clouseau di Arkin è elegante, sofisticato – semplicemente è un’altra persona. Potrebbe addirittura essere un Clouseau più interessante, più intellettualmente soddisfacente di quello di Sellers, ma il film Inspector Clouseau – in cui non venne coinvolto Blake Edwards – viene generalmente considerato come non canonico.

Inizio della seconda parte.

Nel 1975, la premiata ditta Edwards/Sellers, dichiaratamente a fini di lucro, rimise in campo l’inspecteur, in The Return of the Pink Panther.
Christopher Plummer rimpiazza David Niven nel ruolo di Phantom, e la commedia assume i toni più ampi della farsa, ma non sono questi i cambiamenti più importanti.
Ciò che cambia, e cambia radicalmente è Clouseau – che si trasforma, e non è più l’inadeguato omuncolo del primo film, ma è qualcosa di diverso.
Di molto diverso.

È stato fatto notare come il Clouseau dei film degli anni ’70 sia un uomo che ha abbracciato la propria catastrofe.
Forse il merito di questa trasformazione è da ricercarsi nella scrittura di Blake Edwards, forse è invece una conseguenza della salute in rapido deterioramento di Peter Sellers.

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Di fatto, l’ispettore non è più il perdente del primo film perché – in linea col carattere del personaggio di Uno Sparo nel Buio – semplicemente non è in grado di ammettere l’ipotesi del fallimento.
Sopravvissuto alla prigione, è come se Clouseau avesse accettato come fatto ineluttabile il proprio essere destinato alla catastrofe.
E da questa accettazione viene quasi una forma di trionfo, di trascendenza.
07_petersellersbC’è una qualità quasi zen nell’atteggiamento di Clouseau, che non è più vittima della propria inadeguatezza, ma fa della propria inadeguatezza un’arma contro i suoi nemici.
Clouseau si è accettato per ciò che è, diventando quasi automaticamente meglio di ciò che è.
Suo malgrado.
Certo, continua ad essere coinvolto in esplosioni, capitomboli, improbabili travestimenti (memorabili Tolouse LOtrec e il rappresentante di mostarde di Digione), scambi di persona, goffi tentativi di seduzione, attacchi da parte del suo servitore orientale ben deciso a mettere alla prova il suo kung fu ed una infinità di altri disastri, ma in tutto questo, Clouseau è il placido occhio del ciclone.
Si lascia trasportare.
E per questo, inopinatamente, Clouseau vince.bfi-00m-zuf

Ed è indicativo che la vera vittima, il vero perdente dei film diventi l’ispettore capo Dreyfuss, che col suo insensato voler arginare il margine del caos rappresentato da Clouseau, non può che venirne travolto e schiacciato, fisicamente e psicologicamente.

Seguono, sulla stessa linea, ma con esiti critici sempre più scarsi, due pellicole, The Pink Panther Strikes Again (1976) e Revenge of the Pink Panther (1978) – quest’ultimo il risultato di un tentativo abortito di fare di Clouseau il protagonista di una serie televisiva.

La serie gioca a satireggiare i grandi successi del momento – i film di James Bond con Roger Moore, e le pellicole di kung fu di Bruce Lee, e spesso scade nella goliardia pura.
Ma resta un grande sucesso di pubblico.

Il pianificato The Romance of the Pink Panther non vedrà mai la luce per la morte del protagonista.

Ma la morte di Sellers nel 1980 non mise fine alla serie.
Edwards non esitò infatti a montare due film con spezzoni non utilizzati e materiale d’archivio.
Nel 1982 venne perciò cucinato Trail of the Pink Panther (1982), nel quale alla morte di Clouseau una giornalista (Joanna Lumley di The New Avengers) cerca di ricostruire la sequenza degli eventi, e finisce per venire contagiata dal catastrofismo dello scomparso (ma forse non defunto) ispettore.
12296-4228Nel 1983 il mondo scoprirà poi, con Curse of the Pink Panther, che Clouseau non è morto – ha simulato il proprio decesso, e si è fatto fare una plastica facciale, chiedendo ai medici di dargli la faccia di Roger Moore.
È appunto Roger Moore ad interpretare brevemente il redivivo ispettore.
Ma il film è eminentemente dimenticabile.

Seguirà un malaugurato Son of the Pink Panther con Roberto Benigni, e un reboot della serie, con due film, lo sciapo The Pink Panther e l’ancor più sciapo The Pink Panther 2, nei quali è Steve Martin a vestire i panni di Clouseau.
I film hanno il solo merito di mostrare ancora una volta le capacità comiche di Jean Reno, quale spalla dell’ispettore, ma sono per il resto da fucilazione alla schiena.
Il fatto che a Clouseau venga imposto un basco (il copricapo storico di Dreyfuss) al posto dello storico cappello ditweed è un segno visivo di come i film tentino di far ridere con un mediocre Frog-bashing.
Un fallimento.

Nel complesso, la serie della Pantera Rosa è uno strano affare – film di qualità molto ineguale, ma con abbastanza elementi memorabili (il cartoon dei titoli, la musica di Henry Mancini, le gag classiche) da diventare qualcosa di più attraverso una certa percezione del pubblico.

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Dove i film con Steve Martin falliscono è forse proprio nel credere che basti la gag visiva, l’umorismo alle spalle dei francesi pomposi e maleducati, a fare un buon film ci Clouseau – mentre ci vuole qualcos’altro.
Ed è un qualcosa che non ha nulla a che vedere coi buoni sentimenti, con la rivalsa del perdente, con l’epica dell’underdog che il cinema americano ha ormai abbracciato come temi classici, e nonmanca di spolverare sul reboot.
L’ispettore Clouseau è il punto di forza della serie, e Jacques Clouseau non è un perdente, non è un underdog, e non manca di approfittare in maniera assolutamente spudorata della debolezza di coloro che lo considerano tale.
Clouseau è un vincente perché non accetta la propria sconfitta malgrado questa sia sempre in agguato.
Per questo, soprattutto, rimane un personaggio memorabile – perché rappresenta, per quanto in forma paradossale e grottesca, uno dei tratti fondamentali dell’eroe.
Per questo, è memorabile.
E per il suo kung fu.

Visto?

Relax, I’ll get it…

Clouseau si fa beffe dei vostri buoni sentimenti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Clouseau

  1. Ho un piccolo grande culto per Peter Sellers. Attore trasformista e credo più profondo di quel che sembra. Clouseau gli ha dato fama e un certo agio, nonostante la qualità a volte imbarazzante ma basta pensare a gioiellini come Hollywood Party, girato nelle pause tra una pantera e l’altra e quell’immenso testamento che era Oltre il Giardino per elevare l’attore, no?

  2. Eppure a me Steve Martin ha fatto più ridere che non Roberto Benigni. Però Sellers rimane inarrivabile.

  3. Grazie, adesso sono edotta. Be’, proprio non avevo idea… ero ferma alla prima Pantera Rosa – che, nonostante Niven&Mancini non mi è mai piaciuto granché, proprio per via di Clouseau. E Peter Sellers mi piace, altrove. È proprio Clouseau che mi lascia… mah.

    • Il Clouseau del primo film è un personaggio triste e sconfitto, è petulante e insopportabile.
      Già in A Shot in the Dark è molto più pimpante e molto più impervio alle cose funeste che pure gli capitano.
      Decisamente più consigliato è il film del ’75.
      Sellers non è all’altezza di se stesso in Hollywood Party, ma rimane un gran divertimento.

      E scrivendo questo post m’è venuta voglia di rivedermi il film con Alan Arkin, perché credo sia il caso di dargli una seconda possibilità.

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