strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una gita a Palmyra

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Situata quasi esattamente al centro del Pacifico, l’isola di Palmyra venne scoperta nel 1798 da un noto navigatore americano, il comandante Fanning, durante una crisi di sonnambulismo.
Per qualche motivo, Fanning non reclamò mai la scoperta, e così Palmyra venne segnalata sulle carte solo quattro anni dopo, quando nel 1802 il brigantino Palmyra ci fece naufragio.

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Una quindicina d’anni dopo toccò a una nave pirata, l’Esperanza, incagliarsi sulle scogliere coralline che circondano l’atollo – i pirati scampati al naufragio seppellirono un tesoro, sull’isola, e poi morirono tutti.
Tranne uno, che venne recuperato febbricitante da una baleniera, ma morì a sua volta prima di rivelare il luogo in cui era nascosto l’oro degli Inca.

Da allora son passati 200 anni, e ancora Palmyra viene considerata una delle località più misteriose e maledette della terra.

Dall’inizio del secolo, l’atollo di Palmyra è amministrato da The Nature Conservancy, che periodicamente organizza spedizionis cientifiche sull’atollo, uno degli ultimi paradisi incontaminati del Pacifico.
Come quella che nel 2008 rimase bloccata sull’isola dopo che al suo idrovolante esplose un motore in fase di decollo.

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Succedono cose sinistre, su Palmyra.
Da sempre.
Cose che fecero della base aerea su Palmyra l’installazione militare americana nel pacifico col più alto numero di richieste di trasferimento in assoluto.
E col record dei suicidi.

palmyra1Su Palmyra io ci sono inciampato facendo ricerche sull’altra Palmyra, quella nel deserto della Siria.
Per le mie storie di Aculeo & Amunet.
Storia interessante, mi son detto.
Neanche un giorno dopo, un amico dagli stati uniti mi segnalava un articolo sull’atollo maledetto, in seguito a una discussione che con le mie ricerche e le mie storie non aveva nulla a che vedere.

E così – sorpreso da quella coincidenza – mi sono documentato.
Scoprendo che le coincidenze sono all’ordine del giorno, quando si parla di Palmyra.
E scoprendo che Joseph Rock, il botanico ed esploratore, era stato sull’isola, durante una campagna di ricerca al tesoro dei pirati, nel 1913.
Poco prima di partire per la sua spedizione in Cina, della quale ho parlato estesamente in Avventurieri sul Crocevia del Mondo.
Coincidenze.

palmyra final smallMa anche esperienze inquietanti.
Morti misteriose.
Aerei e navi scomparsi.
Fantasmi, dicono, e presenze inquietanti fra gli alberi.

Palmyra è come Lost, insomma, ma per davvero.

Impossibile resistere alla tentazione.
E così ci ho scritto un agile volumetto, alla vecchia maniera.
Con un bel titolo di classe: Palmyra, l’atollo maledetto.
Una descrizione degli eventi, qualche testimonianza, un paio di ipotesi e spiegazioni più o meno plausibili, per uno dei misteri più famosi e meno conosciuti del mare.
Una cinquantina di pagine che si leggono in una sera.

L’idea era di farlo uscire al primo agosto, ma poi mi sono detto che a quel punto un sacco di gente sarà già in vacanza, e questo è abbastanza un agile volumetto da spiaggia.
Per cui è fuori.
Lo trovate su Amazon, per 99 centesimi fino al primo agosto (poi aumenterò il prezzo).
È un ebook DRM free che potete leggere con il vostro Kindle o con una applicazione di vostra scelta, e convertire nel formato che preferite usando, ad esempio, Calibre.

Buona lettura.
Commenti, recensioni o qualunque altro tipo di feedback sono naturalmente beneaccetti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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