strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Se non lo fai con le mani è come rubare

24 commenti

Ok, lo so – quello che si vede su Facebook non ha importanza, noi siamo infinitamente più fighi, in fondo chissenefrega eccetera.
Però guardate questo, che poi parliamo.

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Allora, per chi avesse problemi di vista, lo scambio è il seguente.

L’autore di quel post (non ho idea di chi sia) dice

Se l’editoria è in crisi e il mercato si contrae, di cosa campano gli scrittori?

Al che, il suo primo commentatore commenta

Andranno a lavorare è la dura legge della vita. Le professioni intellettuali sono mantenuta da quelle manuali di operai e contadini. Nel momento che sono in difficoltà loro, a cascata le altre professioni diventano inutili.

Ora io non vi devo spiegare perché quel commentatore sta rubando ossigeno a voi e a me, vero?

INUTILI

Sì, ok, lo so, l’ho già detto, Facebook è un circo equestre popolato di animali parlanti.
Però non difendiamoci con questa scusa – tanto io sono meglio.
Domandiamoci piuttosto di cosa sia sintomo il commento di quel tizio che ci parla della dura legge della vita.

È desolante, lo vedete?
È tragico, desolante e mi mette addosso una paura che non ho mai provato prima.
La paura di essere circondati dai cannibali che preparano il pentolone.
Ma no, perché i cannibali non disprezzano chi stanno per mangiare, mentre questo troglodita qui sopra…

Ed è particolarmente desolante se pensiamo che si tratta di un pensiero da troglodita espresso con il meglio della tecnologia disponibile.

Il commento di quel povero idiota – ma ha mai avuto bisogno di un medico? ha mai letto un libro? guardato un film? visitato un museo?
Vive davvero in un continuum monotono e uniforme, immutabile, di duro lavoro manuale che odia e gratificazione immediata delle sue necessità fisiche primarie (pancia piena, intestino regolare, tre minuti e quaranta di sesso ogni tre giorni, anche non da solo)…?

Il commento di quel povero idiota, dicevo, è il sintomo di un fallimento tragico della nostra cultura, al suo livello più elementare.
I servi della gleba stanno bene e vi salutano tutti, e pensano che siate dei mangiapane a tradimento.

E non venite a dirmi come vostro solito “è tutta colpa della democrazia” – la democrazia non c’entra.
Non è il sistema che abbiamo scelto per rappresentarci che ha fallito – siamo noi.
Ed avremmo fallito anche se sul trono sedesse un imperatore.
Ha fallito la famiglia, che non ha saputo dare altro ai propri figli che una promessa di un futuro a spaccarsi la schiena per fare soldi ed essere socialmente accettabili.
Ha fallito la scuola, che non ha saputo trasmettere il piacere della conoscenza, la sfida dell’esplorazione, l’eccitazione dell’usare non o le mani o il cervello, ma entrambi.
Ha fallito la politica.
Ha fallito il mondo del lavoro.
Abbiamo fallito noi, ad aspettare che qualcun altro facesse qualcosa – ehi, perché dovrei pensarci io?

E lavorare per rimettere le cose a posto sarà il genere di lavoro che quel povero troglodita non riesce nemmeno a immaginare -e quello in fondo è parte del problema.
Dovremo tornare a infondere curiosità e immaginazione in cervelli nei quali queste sono state rimose, represse, umiliate e dileggiate.
Sarà l’inferno.
Ma cos’altro potremmo mai fare?

Ok, ok, tornate a ripetervi che Facebook non è il mondo reale.
Ma non credo sia più una difesa sufficiente.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

24 thoughts on “Se non lo fai con le mani è come rubare

  1. Pur concordando in pieno sul problema, continuo a ritenere che grossa responsabilità sia della società e di chi la gestisce e la orienta (e che non è il cittadino comune, vale a dire che non sono io e non sei tu). Tu stesso scrivi Ha fallito la scuola … ha fallito la politica.
    Ha fallito il mondo del lavoro.

    Di sicuro hanno fallito molte famiglie, ma che viviamo in una società che ti spinge con forza a ragionare in un certo modo (ovverosia a NON ragionare) mi pare innegabile.
    Esempio banale banale? La tv. Se mi trasmetti un 99% di baracconate diseducative e un 1% – se va bene – di roba decente, è inevitabile che una bella fetta di giovani in età di scelte finisca nella rete.

    poi si può sempre fare qualcosa. Ma cosa, però? Tu dici: tornare a infondere curiosità e immaginazione in cervelli nei quali queste sono state rimosse, represse, umiliate e dileggiate.
    Posso anche essere d’accordo, ma come? con quali mezzi? In nome di quale obiettivo, dal momento che questa società tende a dare più spazio ai Morlock e ai lobotomizzati che a normali esseri senzienti?

    un abbraccio

  2. Sono stato costretto a mettere un “mi piace”, ma solo perché non c’è il pulsante “mi terrorizza”.
    Lo scambio di battute è drammatico, inquietante. Lo specchio del fallimento di una generazione. Ma no, che dico? Di quattro o cinque generazioni.
    Non è colpa della democrazia? Forse. Di sicuro è colpa della democrazia se il voto, e di conseguenza l’opinione, di quel decerebrato, conta come la mia opinione, e quanto il mio voto. E poi sì, la scuola la società, la famiglia. E l’individuo, perché niente riesce a togliermi dalla testa che, in fondo, la stupidità sia una colpa.

  3. Purtroppo l’indolenza e la stupidità fanno da padrone nella nostra società (quella italiana), e una visione “vecchia” del mondo comunque impera anche nelle nuove generazioni…
    Il mondo sta cambiando di continuo….e la maggioranza dinoi rimane ancorata a convinzioni suparate già da decenni…
    Dovremmo essere come acqua , ma siamo in realtà pietra…. E affondiamo nel mare…

  4. a me la cosa che più deprime è che il voto di questo mentecatto (che probabilmente va a qualche frangia estrema di sinistra visto che cita operai e contadini…) conta come il mio e il tuo voto. Non sarà un fallimento della democrazia ma la dimostrazione della sua inefficacia sì, anche perché questo figuro avrà fatto le scuole dell’obbligo.
    Poi sotto sotto magari c’è l’invidia di chi fa un lavoro manuale, noioso e ripetitivo, ed è contento che chi sta meglio di lui fallisca.

  5. Perdonami Claudio, ma ii credo che con questa storia che la responsabilità è “della società”, roba che va avanti dagli anni ’70, non si faccia altro che deresponsabilizzare l’individuo. La tv è spazzatura? Lo vuole “la.società”. Nessuno legge, né studia? La società. E così si rafforza l’idea che “qualcuno” debba fare qualcosa. Non noi, naturalmente: qualcun altro. Io penso che sia utile tirare in ballo “la società” solo per spiegare che CIASCUNO dovrebbe fare il suo. Perché 20 anni di Berlusconi non sono colpa della società, ma di ciascun singolo elettore. Che insieme formano una.collettività che, insieme ad altre, forma la fantomatica.società. La.società è l’ultimo gradino della scala dei problemi, secondo me.

    • Cosa posso dirti? Tu ritieni che non esista un organismo che esercita un potere per orientare in qualche modo, nel limite del possibile, le masse? Io invece ci credo. Non si tratta di congiure, complotti o società segrete, come dici tu si tratta di gente che da il proprio voto in un certo modo. e credo che ognuno di noi abbia grosse responsabilità, ma credo anche che il potere individuale sia molto limitato. Mi sbaglio? Può essere. Ma allora perchè le cose vanno così male?

  6. Sempre a costo del vaffanculo: concordo su praticamente tutta l’analisi, soprattutto sul fatto di non identificare la responsabilità sociale come astratta ma come responsabilità collettiva. Proprio per questo però mi chiedo e ti chiedo: è questo l’approccio giusto? Perché certo il tizio del commento riportato ha espresso un’opinione piuttosto discutibile, magari mossa da invidia sociale, ma direi che è abbastanza incontrovertibile che esistono vari gradi di necessità e di utilità nei ruoli sociali e che, piaccia o non piaccia, la sussistenza vince sulla cultura e su tante altre cose. Questo in senso generale, poi nel nostro contesto dove non crepiamo di fame e setticemia ok, è già più comprensibile la tua posizione.
    Però nel post e nei commenti ho letto termini come troglodita, morlock, decerebrati, mentecatto, per non parlare di considerazioni sulla democrazia che lasciamo perdere… e francamente questo atteggiamento mi pare più parte del problema che della soluzione.

    • Ho scritto Morlock e lobotomizzati in senso lato, per significare quello che a mio parere è un processo di imbarbarimento in corso. Ma capisco il tuo punto di vista e riconosco che sarebbe stato meglio non usare quei termini.

  7. @MM riconosco di avere usato termini forti e di avere espresso un’opinione piuttosto… Estrema. Personalmente non me ne pento pwrò. Come hai giustamente detto, non crepiamo di fame e setticemia. Quindi la mia posizione, così come le.mie parole, rimangono assolitamente circostanziate alla situazione italiana… No, forse occidentale. Detto ciò, ritengo che in un paese che crepa.di fame.e setticemia, sia decisamente più importante incoraggiare la gente a studiare medicina e a.diventare perito agrario, piuttosto che a gettarsi a capofitto nella lotta a coltello per la.sopravvivenza del più forte. Sbaglio?

    @Claudio non so se sbagli, o forse sbaglio io, e non credo che non esista un “potere forte” che tira i fili, o cerca di farlo. Tuttavia, rimango fermamente convinto del potere degli individui (e non degli individualisti), nel potere delle scelte, dell’educazione e della presa di coscienza. Del singolo, e poi, forse di conseguenza, della collettività

    • Ma certo che esiste il potere dell’individuo, delle scelte personali, dell’educazione e della presa di coscienza. Ci mancherebbe altro. Così come ognuno di noi ha la sua brava responsabilità personale con la quale fare i conti ogni giorno. Tuttavia – e mi pare un fatto – il potere decisionale mio e tuo è abbastanza limitato rispetto a quello di chi legifera (con o senza il nostro benestare), di chi decide cosa trasmettere in tv, cosa e come insegnare a scuola e che tipo di impronta dare al mondo in cui viviamo. A me pare ci siano esempi in abbondanza. Te ne faccio uno. Se chiedi in giro, il 90% della gente ti dirà che è contraria alla guerra e la aborre; eppure di guerre ce ne sono continuamente di nuove. I casi sono due: o la gente mente, oppure qualcosa a livello decisionale va oltre i nostri desideri e le nostre convinzioni.
      Quindi – attenzione – NON sto dicendo che non si possa fare nulla per cambiare ciò che (riteniamo) non funziona , ma che sostenere che basti la volontà di un insieme di singoli per farlo sia irrealistico. E anche se fosse sarebbe ugualmente un problema. Chi decide cosa va cambiato e come? Io? Tu? Il tizio che sostiene che i lavori intellettuali non sono utili? Una comunità? Quale? E da chi è formata tale comunità? Chi decide chi ha ragione e chi torto?

      Ma ho parlato a sufficienza dell’argomento. Non voglio convincere nessuno. E’ il mio modo di vedere le cose.

  8. cito tutto quello detto da gherardopsicopompo che mi ha evitato un sacco di lavoro🙂

  9. Mah

    Tutte le famiglie che ho conosciuti io, ma proprio tutte, incoraggiano o hanno incoraggiato i figli a studiare e a diventare se non un laureato almeno geometra o ragioniere.
    La “societa’” ti fa studiare fino a 18 anni e ti fornisce ampie opportunita’ di arricchirti culturalmente, e dal maestro Manzi in poi i media e ora internet permettono di esplorare a piacimente qualunque parte dello scibile umano.

    Ho appreso recentemente che la percentuale degli alfabettizati nel mondo (quelli che sanno leggere e scrivere) si aggira ora intorno all’ 80% e, come il percettivo Davide ha fatto notare, anche le piu’ estreme farneticazioni si esprimono ormai in via digitale.

    Non voglio con questo affermare che le farneticazioni siano irrilevanti, la storia ci mostra ampi e terrorizzanti esempi di pazzi carismatici che han fatto gravi danni, ma l’esistenza di alcuni pazzi farneticanti in varie sedi non basta a farmi dimenticare che nelgli ultimi due secoli sono state fatte tante e tali scoperte da cambiare radicalmente la nostra visione del mondo e dell’universo. Anche questo vorra’ pur dire qualcosa.

  10. Quella frase non ha molto senso: da che mondo è mondo la crisi c’è sempre stata (non solo nel lavoro ma anche a livello morale). Non è vero che la scrittura è in via di estinzione: ci sono tanti, tantissimi aspiranti. Il problema è la bulimia di parole scritte senza una solida preparazione alle spalle. E poi, non è detto che il pubblico sia costituito da gente che svolge lavori manuali e mantiene gli scrittori. Ci sono lettori di tutti i tipi. Solo che il problema è questo: lo stato non vuole più curarsi della scrittura? Allora, ben vengano le aperture ai mercati esteri e qui servono le lingue. Quindi, c’è futuro per la scrittura, ma è di sangue, sudore e lacrime. Non basta scrivere ogni giorno, ma occorre essere lettori voraci, in più lingue. Un mio amico scrittore dice che gli basta scrivere una volta si e cento no per sfornare capolavori. Falso. Bisogna applicarsi ogni giorno, anche con poche righe e poi leggere di continuo. Questo è il nerbo delle capacità letterarie. E poi, c’è qualcosa di buono nella poliedricità della scrittura. Ah, non serve? Io ho tradotto dall’inglese parti della biografia di Joe Strummer per un amico regista, un lavoro professionale per un film. Quindi, chi non legge, qualcosa lo vede (magari non al cinema, ma sul Web sì). Il mondo dello spettacolo e la scrittura vanno a braccetto. Da dove nascono i film e le trasmissioni televisive? Quella persona dovrebbe documentarsi un po’.

  11. Scusami Davide, ma se il tipo in questione si fosse limitato a scrivere semplicemente: “allora coloro che non possono più vivere di scrittura a causa della contrazione del mercato editoriale si cercheranno un altro lavoro così come fanno tutti coloro la cui propria offerta di lavoro non incontra la domanda”, sarebbe stato più accettabile?

  12. Benissimo, ho capito, ora mi è tutto chiaro. Immagino allora che il tizio in questione considererebbe parimenti inutile il mio lavoro di fisico teorico, assieme a quello degli scrittori…

  13. Aggiungo un’ultima cosa. Al di là del tono sprezzante con cui il tizio di cui sopra stigmatizza le cosiddette professioni intellettuali, dimostra anche una certa ingenuità in campo economico. Nel nostro modello di sviluppo economico il settore manifatturiero richiede sempre meno forza lavoro. soprattutto a causa dell’automazione dei processi produttivi e delle esternalizzazioni. Quindi, a meno che non si incoraggino certe forme di luddismo, non vedo come settore primario e secondario possano assorbire la forza lavoro in eccedenza. Giusto per fare un esempio, gli Usa sono il promo produttore di cereali nel mondo, eppure meno del 15% della loro forza lavoro è impiegata nel settore agricolo. Quindi l’autore di quel commento dimostra di non conoscere nemmeno quel mondo del lavoro a cui fa riferimento…

  14. Possiamo dare la colpa a sentimenti che emergono dal profondo degli anni settanta, possiamo dare la colpa a raccomandazioni, inciuci,politicizzazioni, mercato editoriale e arretratezza culturale, o meglio, miopia editoriale; la verità è che certi generi letterari, negli ultimi trent’anni, sono stati ineluttabilmente associati a un modo di vedere e di vivere un certo tipo di politica. Credo valga solo nel nostro paese dire che la fantasy “è di destra”, il decostruzionismo e l’intellettualismo “è di sinistra”, il giallo “è bipartisan” et-cetera et-cetera in una visione che vede la cultura ancora divisa dalla cortina di ferro.
    Bello sapere che ci sono ancora scrittori nostrani che se ne sbattono allegramente di questa o di quella corrente, che cercano di produrre opere originali, ma sono mosche bianche ed è duro affermare che non passano quasi mai all’onore delle cronache.
    Il punto è che fare operazioni editoriali con una visione così miope trasforma un lettore in un “elettore” e, giustamente, “l’elettore” che vuole solo allargare i propri orizzonti mentali si incazza se si sente trattato come tale.
    Per fortuna credo che anche in questo senso la cultura ci salvi, basterebbe andare in una qualsiasi biblioteca pubblica per trovare opere ritirate dal mercato, magari pubblicate una sola volta in vent’anni. Conoscere è potere, non quello che intende certa gente, ma è comunque potere.
    Secondo me vale la pena di crederci.

  15. Vorrei aggiungere inoltre, e parlo da ragazzo di 25 anni, che la metà dei giovani di questo paese, con titoli di studio della scuola dell’obbligo e non, sbarca il lunario con lavori più o meno “manuali”, lo stesso vale per coloro che hanno fatto corsi di laurea poco quotati e hanno la passione della numismatica bizantina quando di mestiere alzano mattoni su mattoni.
    C’è chi ha passioni che trascendono la dura realtà del mercato e del lavoro, c’è chi invece, pur avendo studiato, non le ha più, anzi, se ne sente deprivato. Dire “peggio per loro” vale fino a un certo punto.

  16. L’individuo è una cosa, la massa è un’altra. L’errore è pensare che la seconda sia la somma di più esemplari del primo e non una entità a se stante.

    La televisione ci propina modelli degradanti? La massa vuole quei modelli degradanti, e le aziende televisive, che fino a prova contraria vivono grazie a gente che deve mangiare e mangia piazzando pubblicità in segmenti video visti da più persone possibili, glieli danno perché è la massa che li fa mangiare, non l’estimatore di musica classica che sarebbe felicissimo di vedere un programma sull’opera invece del grande fratello.

    Il problema quindi è capire perché la massa, che rispetto all’individuo ha schemi mentali estremamente semplici, vuole TV (e prodotti culturali in genere, degradanti).

    Una risposta potrebbe essere quella del circolo vizioso. La cultura ha iniziato a propinare prodotti degradanti vedendo che vendevano e poi si è superata una soglia critica per cui oggi, a distanza di anni dall’inizio del processo, non è possibile trovare alternative e quindi una massa che apprezzerebbe in egual misura una produzione meno degradante si appoggia invece a quel che c’è.

    Ma negli ultimi anni le possibilità di scelta sono andate solo aumentando e oggi esistono canali dedicati all’opera e alla musica classica che trasmettono 24/24. Perché allora la massa resta attaccata all’offerta degradante?

    Perché ha schemi mentali che la spingono a cercare il degrado o ad accontentarsi di questo, perché? Bella domanda. Relativamente all’Italia direi che abbiamo sostituito una società ipocrita e rigida che ti costringeva a interessarti a cose di cui non ti fregava niente nella speranza di poter un giorno confonderti con un cumenda (ch’era ignorante come te ma andava all’opera e il suo andare ad assistere all’opera era il segno esteriore della differenza di classe rispetto a te, sporco operaio) con una società libera dove non sei obbligato a interessarti a niente che non ti interessi e la differenza fra te e il cumenda non è più culturale (potete benissimo essere due cafoni oppure uno di voi può essere un cafone e un altro un raffinato gentiluomo) ma di posizione economica di potere (che poi era la vera differenza anche prima)

  17. innanzitutto, ciao.

    leggendo l’articolo, posso dirti che è come se tu fossi entrato nella mia testa, mettendo in ordine i miei pensieri, scrivendoli poi al computer usando la lingua italiana.

    in pratica non potrei essere più d’accordo.

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