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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’altra figlia del Visir

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n17748Viaggiare indietro nel tempo per rapire per qualche giorno personaggi storici, dei quali poi produrre copie neurali per l’industria dell’intrattenimento.
È un lavoro come un altro, per “Bill” Billings.
Un breve corso di orientamento, e poi un salto nel passato, per estrarre un altro soggetto.
A Baghdad, nel nono secolo, per rapire Scheherazade, la figlia del Visir, la più grande narratrice della sua epoca.
Ma il lavoro non va per il verso giusto.
Non solo Bill rapisce la persona sbagliata, ma un guasto alla sua macchina del tempo deposita lui e la sua imprevista compagna… altrove.
Molto altrove.
È semplicemente un futuro post-umano, come ipotizza Bill, o si tratta della terra dei Jinn, come sostiene la secondogenita del Visir?

Robert F. Young è stato paragonato a Ray Bradbury e a Ted Sturgeon per le qualità artistiche della sua produzione narrativa.
Autore di fantascienza, classe 1915, Young esordì con le riviste pulp e scrisse prevalentemente racconti.
Uno di questi venne nominato per l’Hugo nel 1965, e un altro fu una delle fonti d’ispirazione dell’anime RahXephon (e altri progetti mediatici giapponesi).
Ciononostante, Young non fu mai famosissimo.
Solo con la vecchiaia, apartire dal 1980, si dedicò ai romanzi – e The Vizier’s Second Daughter, pubblicato da DAW nel 1985, è il suo ultimo lavoro pubblicato.

Si tratta di un romanzo breve, duecento pagine tiratissime, e scritte con uno stile che in prima battuta pare spoglio, quasi affrettato.
L’avvio è sbrigativo, la premessa pare sommamente improbabile.
Il protagonista non è un eroe particolarmente competente ed eroico, ma semplicemente uno che fa il suo lavoro e pensa allo stipendio e alle ferie. Per contro, l’apparentemente svampita Dunyzad – la sorella di Scheherazade, rapita per errore – si rivela una giovane donna intelligente e piena di risorse.
Il fatto che lo strano mondo in cui i due personaggi sono stati scaraventati dall’incidente temporale abbiamolto più senso in termini di fantasy arabo che di futuro ipertecnologico crea una curiosa disparità, uno sbilanciamento, fra i due personaggi – lui sa come funzionano le cose, ma le cose funzionano come dice lei.
Da questo semplice espediente nascono gran parte delle situazioni del romanzo, che è lieve, divertente, ma non privo di interessanti spunti fantascientifici.
Il dialogo, in particolare, è brioso, naturale nonostante si adatti ai modelli della commedia hawksiana.
Compare anche Ali Babà, che Young non esita a giustiziare con un evidente gusto ironico.

È un romanzo strano, The Vizier’s Second Daughter.
È chiaramente l’opera di un autore acutoe maturo, perfettamente capace dicontrollare la propria priosa – al punto che pare che non la controlli affatto, ed è forse propriol’ingannevole semplicità del linguaggio, accoppiata con l’improbabilità dela trama, a fare di questo comunque una lettura particolarmente piacevole in questa estate calda e depressa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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