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L’autore come juke box

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30ybpyz3me3i1k4t0pf1loeiqm4La cosa è venuta fuori ieri sera durante l’ora d’aria nel Blocco C.
C’è gente che vorrebbe che io fossi come un juke-box, diceva uno dei miei compagni di prigionia.

È vero.
È capitato anche a me.
Mi dicono, wow, m’è piaciuto il tuo ebook… ora dovresti scrivere…
E mi passano una lunga descrizione di quello che secondo loro dovrei scrivere io.
Sarebbe una figata, dicono.

Le proposte sono sempre piuttosto insolite.
E sono certamente un prezioso strumento per capire cosa passi per la testa di chi non scrive.
ER forse per capire perché non scrive.

Però non è così che funziona.
E non parlo del piano bar del fantastico, o di altre cose del genere legate al blog – in quel caso le richieste sono ok, al limite decido di ignorarle.
Parlo di storie.
Con le storie non è così che funziona.
Il processo non è di richiesta, è di selezione.
Io scrivo quel che mi pare – sulla base delle mie idee e di ciò che considero potrebbero essere le aspettative di una certa fetta del pubblico, quelli che potremmo definire i miei lettori di riferimento – e poi butto il mio lavoro in pasto al mercato.
Se ci ho preso, la mia storia vende.
Altrimenti scompare nel nulla.
Fine.

Pezzi a richiesta?
No.
O meglio – se un editor di una casa editrice o di una rivista mi richiede un certo tipo di racconto, a fronte di una onesta offerta di denaro, di una proposta convincente, di un contratto che io possa leggere prima di accettare e della garanzia di lavorare con dei professionisti e non con degli scalzacani, beh, perché no?
Ma anche così, l’editor di una casa editrice o di una rivista – e uno che non sia uno scalzacani – non è il primo che passa.
La sua richiesta non è basata su ciò che gli passa per la testa in quel preciso istante e che secondo lui sarebbe “una figata”, ma su considerazioni commerciali molto precise.
Perché un editor che non sia uno scalzacani sa cosa si aspetta il pubblico.
Cosa vende.
Lavorare con certa gente è un gran divertimento.

Vogliamo fare ancora diverso?
Bene.
Come diceva quel tale, cross my palm with silver… pagatemi.
Avete un’idea geniale che secondo voi sarebbe “una figata”.
Bene – quanto siete disposti a darmi perché io ve la scriva?
La tariffa standard, in tutto il resto dell’universo, oscilla fra i tre e i dieci centesimi a parola.
Facciamo uan media di sei centesimi.
Una mia novella di 15.000 parole vi costa 900 euro.
Ma se vi accontentate di una storia breve da 3000 parole, beh, son poi solo, quanto… 180 euro?
In Italia si scende a cose patetiche come un centesimo a parola, la grande opportunità di pubblicare con [metteteci il nome che vi pare] e una quantità incommensurabile di Visibilità.
In altre parole aria fritta.
Ma ammettiamo che voi siate così meravigliosamente convincenti che ok, io accetti di lavorare per un centesimo a parola (scordatevene, questo è un discorso ipotetico): una storia di 3000 parole vi costa comunque ancora circa 30 euro – una cifra per fare la quale, con un ebook venduto a 99 centesimi (e nessuno, che sia onesto, venderebbe 3000 parole a più di 99 centesimi), dovete vendere 100 copie per rientrare dell’investimento..
Voi pagate il pifferaio, e scegliete la canzone.
Dopo, quella storia è vostra – potete incorniciarla, distruggerla, venderla e rientrare della spesa.

Di solito però quando si arriva a questo punto chi ci propone le sue idee, che sarebbero “una figata”, all’idea di pagare il nostro lavoro si imbizzarrisce leggermente.
E non parliamo di 180 euro o di 900 – parliamo anche solo di 30.
Cavoli, io già ti ho dato l’idea, dice.
Dovresti essermi grato.
Che diamine, dovresti essere tu a pagare me.
Eh, già.
Io senza la tua idea potrei proprio solo chiudere bottega, vero?

Vedete?
Non è così che funziona.
Perché in fondo il juke box, senza monetina, c’era uno solo che lo faceva partire…

 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “L’autore come juke box

  1. Tutto condivisibile.
    Aggiungo anche che c’è una percezione distorta del lavoro di scrittura. Secondo alcuni lettori basta sedersi e sfornare 200 pagine (a richiesta) in tre o quattro giorni. Editing e post-produzione compresi.
    Ovviamente non è così, e nemmeno ci si avvicina a scenari del genere. Per questo insisto tanto col dire che uno scrittore a tempo pieno avrebbe qualche margine in più anche per venire incontro, nei limiti del logico, alle richieste dei fan.

    Certo, quelli che si presentano con la scaletta della storia da scrivere sono abbastanza insopportabili.
    Un conto è dire “scrivi il sequel di x”, altra storia è pretendere una storia ritagliata sui suoi sogni da lettore…

  2. A Davide, facce rìde! (scusa non ho resistito)

    Alla prima di “Fascisti su Marte” dopo la proiezione ci fu un incontro con Guzianti a cui ad un certo punto qualcuno chiese seriamente qualcosa del tipo “Facci Quélo” e giuro che mi sono vergognato di appartenere alla razza umana, quindi stai tranquillo, il successo potrà cambiare te ma non i fan!

    Comunque davvero c’è gente che si fa avanti con “proposte” strutturate che vanno oltre il suggerimento del tipo… che ne so… “potresti scrivere Aculeo contro il Sasquatch”? Perché il suggerimento di per sé potrebbe non essere negativo, alla peggio inutile, ma potenzialmente potrebbe avere anche degli spunti interessanti… voglio dire uno potrebbe anche suggerirti qualcosa che è davvero una figata. (insomma nel reame delle ipotesi non è totalmente escludibile)

    Ma arrivano davvero a scalettarvi storie ipotetiche?

  3. Sì, diciamo che c’è parecchia varietà, ma andiamo da quello che ti dice “tu scrivi bene ma non hai buone idee, ma quelle posso dartele io, senti questa…”, a quello che ti manda una lunga descrizione del tipo di storia che dovresti scrivere, coi personaggi, le situazioni, i colpi di scena…
    Questi ultimi sono un po’ come quelli che ti raccontano in dettaglio cos’hanno sognato la notte scorsa.

    Quanto al fatto che il suggerimento possa non essere negativo, che possano esserci spunti interessanti…
    Ma davvero c’è ancora là fuori chi crede che gli autori possano mai essere a corto di idee?
    Che abbiano bisogno di idee altrui?
    Quella è una cosa che credono solo quelli che nella vita di idea per una storia ne hanno avuta una e poi basta – ed è per quello che loro non scrivono.
    Le idee non sono un problema.
    Il tempo, la voglia, la salute e i conti da pagare possono essere e spesso sono un problema, ma trovare idee assolutamente no.

  4. Immagino sia un mal costume proprio tutto italiano perchè anche coi disegni funziona così. “Ho un’idea bombissima che rivoluzionerá la galassia. Tu lo disegni e forse ti pago coi proventi del guadagno della mia saga in 20 volumi da 200 pagine. Perché la mia idea è fighissima e avrai gozertonnellate di visibilità.” Anche no.

  5. 😀 ma doc, chi ha parlato di scarsità di idee? Non è una questione di necessità, ma di qualità e anche se tu fossi a corto di idee se i suggerimenti fanno schifo, continuano a farlo, e anche se trabocchi di idee se ti arriva un suggerimento particolarmente buono, rimane buono anche se non ne hai bisogno.

    La cosa che mi perplime tanto è l’atteggiamento descritto, perché davvero un suggerimento può essere preso come bonaria intenzione, ma venirti incontro con la commessa in mano… ci vuole davvero tanta arroganza (a meno che la commessa, come dici tu, non sia accompagnata dal contante)

  6. Se devo essere franco non dovrebbe mai essere un fastidio di serio conto un gruppo di “fedelissimi” o simpatizzanti che volesse propormi nuove idee, non perchè non ne abbia già di mie, piuttosto perchè nel momento in cui lo fanno ho la conferma evidente che ciò che scrivo suscita idee negli altri e li spinge a giocare sulle ipotesi, il che, come scrittore di fantastico, dovrebbe darmi una grande soddisfazione.

    Nell’enorme mercato editoriale americano, a partire dal basso, le riviste tematiche “pulp” e “fiction” consentono a centinaia di migliaia di persone di scrivere per il proprio gusto e l’influenza è pressochè reciproca, orientarsi verso ciò che chiede il pubblico è uno sforzo necessario che si richiede successivamente, ciò non toglie che lasciarsi influenzare dal proprio pubblico consente a uno scrittore di toccare con mano l’immaginario dei propri lettori e capire da dove attingono le loro fonti.
    Al di là delle intenzioni in agguato dietro il suggerimento, aprire la mente alle suggestioni dei lettori è sempre un’ottimo esercizio mentale, anzi, a tratti riempie il cuore di speranza…

  7. Sì, posso capire il disagio. Ad ogni modo l’I Ching dice:” Quando il cambiamento ci giunge tre volte all’orecchio è necessaria una riforma”. Purtroppo per noi non specifica nulla sui suggerimenti inopportuni…

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