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Alla ricerca del fantasy mediterraneo

7 commenti

210910Questo è un post del piano bar del fantastico – la mia amica Paola mi ha chiesto di parlare un po’ di fantasy mediterraneo.
Ed è un gran bell’argomento, e anche piuttosto difficile.
Vediamo cosa si riesce a mettere assieme.
Questo è probabilmente solo l’avvio della ricerca, il primo passo, il primo di diversi post.

Uno dei principali elementi di difficoltà è definire il fantasy mediterraneo – dipende solo dalla location?
Ci sono dei temi, degli elementi distintivi?
Ci sono dei titoli di riferimento?
I vecchi peplum con Maciste e i telefilm di Hercules con Kevin Sorbo sono fantasy mediterraneo?

Complicato, complicato – terribilmente complicato.

ADDENDUM: mi segnalano questo blog dedicato al fantassy Mediterraneo.
A questo punto, invece di continuare aleggere le mie sciocchezze, fate un salto lì, che troverete di sicuro tutto ciò che cercate.

Usiamo un discriminante estremamente generico – lo chiamiamo fantasy mediterraneo se ha elementi classici o neoclassici anziché pseudoceltici o medio-orientali, o asiatici.
È un discriminante che lascia il tempo che trova, ma da qualche parte dobbiamo pure cominciare.

Detto ciò, da dove cominciamo?
Io di solito parto da Talbot Mundy, e dal suo Tros di Samotracia.
Perché è vero che il primo romanzo del ciclo mette in scena druidi, principesse britanne e si svolge durante l’invasione… ooops, la conquista romana della Britannia, ma le avventure sucessive del mercenario Tros lo vedono tornare in area mediterranea.
Il setting è decisamente di taglio classico e i romanzi sono sostanzialmente dei fantasy (pseudo)storici.

Più o meno negli stessi anni in cui Mundy metteva in scena le gesta di Tros, su varie riviste americane C.A. Smith non mancava di portare in scena elementi ispirati alla cultura classica – della quale erano anche cultori Howard e Lovecraft.
E per quanto si tratti di storie ambientate altrove nel tempo e nello spazio, molti racconti di Smith hanno un retrogusto di olive e di vino rosso… a cominciare da alcuni dei racconti del ciclo di Zothique.
Ma anche le storie ambientate in Averoigne hanno elementi mediterranei, e anche alcune storie di Hyperborea.

English: Cover of the pulp magazine Weird Tale...

English: Cover of the pulp magazine Weird Tales (July 1938, vol. 32, no. 1) featuring Spawn of Dagon (an Elak short story) by Henry Kuttner. Cover art by Virgil Finlay. (Photo credit: Wikipedia)

Smith segnala quello che è il grosso problema del fantasy mediterraneo – spesso non si tratta di un genere codificato, ma solo di una atmosfera.
È Lankhmar, la città della Toga Nera, fatta di vicoli, bazaar e canali, un setting “mediterraneo”?
L’Atlantide del ciclo di Elak di Henry Kuttner si qualifica come ambientazione mediterranea?

I romanzi che Avram Davidson dedica a Virgilio – nella sua veste di Mago, secondo la tradizione rinascimentale, e non di poeta classico – attingono alla mitologia classica filtrata attraverso autori come l’Ariosto, o il tasso.
Ecco – un altro interessante elemento. la filtratura.
Se escludiamo i peplum (e neanche tutti, a dire il vero) quando il fantasy si avvicina al mondo classico lo filtra, come se non fosse sufficiente prenderlo e usarlocosì com’è.
Lo si sposta in un altro tempo o un altro luogo, oppure lo si guarda attraverso un filtro appartenente ad un altro tempo ed un altro luogo.

Ecco allora che forse non è solo questione di divinità, di imperi, di nomi latini o greci.
È anche una questione di paesaggio – meno pinete e più ulivi, meno mari color dell’ardesia e più onde color indaco, meno cieli tempestosi e picchi aguzzi e più colline, scogliere, cieli azzurri nei quali si inseguono nuvole lievi.
Ed una questione, in qualche modo, di distanza.

Penso allora a lavori come il ciclo di Latro di Gene Wolfe – che col classico stile ellittico dell’autore ci mostra una grecia classica attraverso gli occhi di un uomo capace di vedere le creature sobvrannaturali, ma non di conservare i propri ricordi per più di un giorno.

O al ciclo di Sarantium di Guy Gavriel Key – ambientato nel sesto secolo, e ancora una volta un fantasy storico pseudo-bizantino.
D’altra parte anche A Song for Arbonne, di Key, si svolge in una falsa Provenza, e anche in questo caso il sapore mediterraneo dell’avventura è innegabile.

E nel momento in cui arrivo ad Arbonne sono anche portato apensare alle storie di Mathieu Gaborit appartenenti al ciclo dei Crepuscolari – che oltre ad avere una ambientazione tardo-rinascimentale, ripescano tutto un armamentario neoclassico fatto di ruderi e colonne doriche, gorgoni e satiri, e una infinità di elementi che sanno certamente di fantasmagoria in stile Luigi XIV, ma sono anche profondamente influenzati dalla cultura dell’Europa meridionale.

TransientsAndOtherDisquietingStories_COVERE poi c’è Darrell Schweitzer – per lo meno col ciclo della Dea Infranta, che ha certamente una fortissima componente arabesca, ma pure, coi suoi giardini pieni di fiori profumati e le sue architetture antiche richiama atmosfere mediterranee.

Schweitzer, Wolfe, Key e Gaborit mi suggeriscono un altro elemento che potrebbe servire a definire un fantasy mediterraneo – non semplicemente legionari al posto dei vichinghi e Zeus al posto di Wotan, ma anche una questione di atteggiamento.
Il fantasy mediterraneo è muscolare, certo, ma ha anche una componente onirica e affabulatoria.
È erede di Achille ma anche di Ulisse.

Stiamo andando da qualche parte?
Stiamo arrivando a qualcosa, o come una scimmia bendata che lancia freccette contro una parete bianca, abbiamo poche probabilità di colpire il centro?

È un bel problema – uno che sarà il caso di riprendere con un secondo post, magari la settimana prossima.
Perché ad esempio, proprio in questi giorni sto leggendo un interessante romanzo in cui Sinbad – sì, proprio quello delle Mille e Una Notte – fa naufragio sulle coste spagnole, e parte alla ventura verso le acque del Mediterraneo, in cerca della propria ciurma, e di una strada verso casa.
È un fantasy mediterraneo?
Ah!

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Alla ricerca del fantasy mediterraneo

  1. Andando sul cinema non-peplum, impossibile non citare “La Corona di Ferro” – A. Blasetti 1941. IMHO uno dei migliori film fantasy di tutti i tempi.

    http://it.wikipedia.org/wiki/La_corona_di_ferro

  2. Manca l’autore fantasy più “mediterraneo” di tutti: Thomas Burnett Swann! Nei suoi racconti rivisita tutti i principali miti classici. Ha scritto persino un racconto di rara ambientazione “etrusca”: The Werewood.

  3. Bella domanda, bella davvero. Se devo pensare a cosa può caratterizzare un fantasy mediterraneo oltre alla sostituzione di divinità norrene con divinità mediterranee e di pinete coi boschi di olivi (oltre a tutto quello che fa atmosfera insomma) una cosa mi viene in mente ma credo richieda approfondimento.

    Una diversa concezione dell’uomo e del suo contesto. Esclusi i celti, ampiamente coperti dal fantasy diciamo “maggioritario” presso i Popoli mediterranei, etruschi, greci, romani, cartaginesi, latini, persiani, c’è la comune tendenza a inquadrare le persone e i nuclei tribali in strutture più grandi e organizzate.
    C’è, insomma, l’afflato a costruire entità sociali e statali che trascendano i rapporti tribali e siano più di semplici regni intesi come personale proprietà del Re (concezione germanica e poi feudale dell’organizzazione statale) ma che presentino istituzioni e identità proprie nei confronti delle quali il singolo umano e la tribù sono al servizio.
    Grossomodo, e con diverse declinazioni, è un elemento che caratterizza tanto le poleis quanto gli Imperi, quello Romano e quello Persiano, passando per la città mercantile di Cartagine e i regni etruschi.
    Vi è però la possibilità di muovere due appunti: in primo luogo altre ambientazioni presentano questa caratteristica (vedi l’Impero Cinese) e in secondo luogo l’ente forse più caratteristico di questa pulsione, l’Impero Romano, è stato ricicciato su e giù per tutto il fantasy sotto forma di Impero sui generis (a volte in rovina a volte vivo e vegeto, a volte buono a volte malvagio) perdendo, quindi, molto del suo potere caratterizzante.

  4. ZUUUUDDAAAAAS! che non è un urlo di battaglia ma probabilmente uno dei migliori autori di fantasy italiani di sempre. e il suo ciclo delle amazzoni è imperdibile anche a prescindere dall’ambientazione (amazon, in particolare, davvero divertente).

    • Io di Zuddas ho sempre preferito Balthis l’Avventuriera – delle Amazzoni lessi i primi due volumi, ma mi sembravano inferiori a Balthis.
      Sarebbe interessante rileggereli ora, a trent’anni di distanza, e vedere come sono invecchiati (o come sono invecchiato io😀 )

  5. Ciao Davide, da tempo aspettavo che scrivessi un post del genere, perché questo argomento mi interessa in modo particolare.
    Non capisco per quale motivo gli autori italiani di fantasy si rifiutino di attingere da un patrimonio immenso di miti e leggende come quello greco-romano e nei loro libri facciano riferimento sempre alla mitologia norrena; che sinceramente comincia a tediare!
    Sembra quasi che questi nostri connazionali si vergognino delle loro origini e vogliano a tutti i costi evadere dal contesto mediterraneo. Peraltro questo fenomeno è l’esatto opposto di ciò che accade in altri paesi dove si ricorre spesso a creature mitologiche classiche. E comunque esistono anche miti di altre culture che possono offrire spunti interessanti per la stesura della trama di un libro.
    Sul versante del cinema, ad Hollywood, assistiamo ad una vera e propria esaltazione della mitologia greca e ad una proliferazione di questi film. Basti pensare che questo anno sono usciti due film dedicati ad Ercole (Hercules – La leggenda ha inizio; Hercules – Il guerriero) ed uno relativo alla saga di 300. Non male vero?

    Ps: agli autori che hai indicato, mi permetto di aggiungere L’anello del Tritone, la Trilogia di Jorian Re di Iraz di L. Sprague de Camp, La Maschera di Circe di Harry Kuttner, L’ultima medusa di William Tenn, la saga di Parmenion e quella relativa alla Guerra di Troia di David Gemmell.

  6. L’ha ribloggato su Iho's Chroniclese ha commentato:
    Questo articolo affronta a mio parrere un discorso molto intressate che da grande appassionato di Kata Kumbas seguirò siciramente. Concordo sicuramente con quato detto vesro la fine dell’articolo sul fatto che un fantasy mediterraneo sia meno “muscolare” di quello classico: “È erede di Achille ma anche di Ulisse.”

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