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Highly_Dangerous-423400476-largeSecondo la stampa dell’epoca, Highly Dangerous, diretto da Roy Ward Baker, era una pellicola con la quale l’ormai “appassita” Margaret Lockwood tentava di ridare vita alla sua carriera.
Dopotutto era il 1950, e la Lockwood era un’attempata trentaquattrenne.
Certe cose non sono cambiate, con gli anni, evidentemente.

La realtà è leggermente diversa – se davvero Margaret Lockwood stava tentando di ravvivare la propria carriera, era perché dopo il successo di The Wicked Lady, nel 1945, le venivano solo più offerte parti da donna perversa e manipolatrice, da algida seduttrice e crudele fedifraga, da donna perduta.
E a lei sarebbe piaciuto fare qualcosa di diverso.
Quindi fece Highly Dangerous ( e sì, prima che me lo facciate notare, è un titolo abbastanza fasullo – ma forse no, abbiate pazienza).

Oh, e non badate a quella orrenda tagline – Her arms were made for love… her lips were made for lies!
Sciocchezze.

La pellicola, che è sostanzialmente un B movie in bianco e nero girato con un budget ridicolo, ha tre fattori di eccellenza che giocano dalla sua – c’è la Lockwood, che sarà un’attempata trentaquattrenne ma è comunque bellissima e sa recitare; c’è la regia di Roy Baker, un regista con alle spalle una solida esperienza come assistente di Hitchcock, e che avrebbe proseguito la propria carriera filmando alcune pietre miliari per la Hammer; e c’era la sceneggiatura di Eric Ambler, uno dei grandi della narrativa spionistica e abituale collaborateore di Baker, qui al lavoro su un proprio romanzo.

highly-dangerous-14La trama in tre parole – siamo in piena guerra fredda. Scienziati della parte avversa stanno lavorando ad armi batteriologiche e ad un progetto per usare come vettori dei virus degli insetti. I servizi britannici hanno la brillante idea di ingaggiare un’entonologa, la dottoressa Gray, e spedirla oltre cortina, a Zavgorod, per raccogliere alcuni campioni ed identificare i vettori, al fine di elaborare una strategia di difesa.
Bello liscio.

L’avvio della storia è sottilmente crudele e non privo di cinismo – i servizi selezionano la dottoressa Gray perché è una zitella (di trentaquattro anni!) con una passione per i thriller:  è quindi facile far leva sulla sua frustrazione e sul suo desiderio di avventura per convincerla ad andarsi a cacciare in un vespaio.
Il fatto che il reclutamento avvenga ad opera di un sorridente personaggio molto British aggiunge quel tocco di malvagità in più.

Zavgorod è quasi il modello per tutti gli incubi totalitari e “orientali” degli anni ’50 – una nazione stropicciata e pattugliata da soldati col fez, con locali fumosi e alberghi che paiono orride stamberghe.
Uno stato di polizia in cui tutti hanno qualcosa da nascondere – e dove la dottoressa Gray dovrebbe spacciarsi per dipendente di un’agenzia turistica in cerca di destinazioni da offrire ai propri clienti.
Un posto dove l’esercito spara sui contadini e il capo della polizia afferma “Sono maiali, è l’unica disciplina che capiscano.”

Da subito, Ambler gioca con le aspettative del pubblico.
Il piano dei servizi va clamorosamente a gambe all’aria – la Gray viene identificata quasi ancora prima di arrivare a destinazione, il suo contatto viene eliminato, e lei accusata di omicidio e presa in custodia dal viscidissimo capo della polizia segreta.

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La dottoressa Gray viene torturata e drogata per estrarle delle informazioni.
E quando un giornalista americano e il console britannico riescono a strappare la donna dalle mani dei suoi torturatori…

Ah, quel che succede adesso non ve l’aspettavate di sicuro.
Perché è folle.

… la poveretta è talmente imbottita di stupefacenti e ha subito un tale livello di stress, che è completamente fuori di testa – si crea una personalità alternativa (quella dell’agente Conway), mette in piedi un piano ardito per impossessarsi dei segreti, e ingaggia lo scettico giornalista americano come riluttante aiutante nell’impresa.
Un’impresa che prevede fra le altre cose di stendere l’uomo che è stato messo loro alle costole rifilandogli un sonnifero, introdursi di soppiatto in una installazione supersegreta creando un diversivo, e poi fuggire oltre confine prima di essere presi.

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E funziona!
Beh, quasi – finché la botta chimica non rientra, e l’agente Conway torna ad essere la dottoressa Gray.

E lo sappiamo che non è realistico, che è sciocco e implausibile e che sembra la trama di un film di spionaggio.
Ma dopotutto È un film di spionaggio.
Ed è divertentissimo.

highly-dangerous-roy-ward-baker-1950-L-M2GjiYAmbler ricicla per questa storia il nucleo del suo romanzo The Dark Frontier, del 1936.
Anche là uno scienziato coinvolto in un complotto spionistico reagiva allo stress creandosi una personalità alternativa dotata delle capacità per sopravvivere.
The Dark Frontier era inteso come una parodia, e quattordici anni dopo anche Highly Dangerous (vedete ora che il titolo ha un tono ironico?) è una parodia, un pulp che non si prende sul serio, con dialoghi frizzanti e una buona dose di elegante divertimento.
Quasi una commedia sofisticata travestita da serioso dramma politico.
Un fantasy, se volete, ambientato in un mondo in cui esistono posti che si chiamano Zavgorod e in cui chi ha passato la vita a leggere storie di spionaggio e ascoltare radiodrammi avventurosi ha in sé un’anima avventurosa e invincibile.

È grande.

Margaret Lockwood riprende il genere di personaggio che aveva interpretato in The Lady Vanishes e in Night Train to Munich – divertente, sofisticata, decisamente non una damigella in pericolo. L’interpretazione tuttavia è molto è misurata, e quando la fredda, professionale dottoressa Gray lascia il posto alla super-spia Conway, la transizione è credibile, divertente senza mai scadere nel farsesco, senza strizzate d’occhio, senza forzature.

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A fare da spalla alla Lockwood c’è Dane Clark, attore che fece un sacco di TV, e che si gioca bene la parte dello scettico coinvolto suo malgrado. Meravigliosa la scena in cui la invita a smetterla di parlare come Lone Ranger…
Marius Goring è colossale nella parte del cattivissimo capo della polizia segreta, tanto cortese e viscido quanto letale.

Ora non confondiamoci – Highly Dangerous non è un grande film di spionaggio.
Ma è una divertente commedia spionistica che funziona perché non si presenta come commedia, non pretende di essere una commedia, ma funziona esattamente come una commedia.
Fino al finale, che è sì, assolutamente farsesco – e sottilmente inquietante, nel mostrarci un’Inghilterra in cui esisteva ancora il razionamento del cibo e nel quale la burocrazia poteva essere senza volto e insensibile quanto in un qualunque stato totalitario di oltre cortina. Un ultimo cinico sberleffo di sceneggiatore e regista.

Se volete vederlo, lo si trova tutto su Youtube, e ne esistono varie edizioni in DVD a prezzi popolari.
Venne anche distribuito in Italia, con lo stesso titolo di questo post, ma francamente io non l’avevo mai visto.

L’idea che Ambler e Baker volessero farsi beffe del genere è palese – e certamente se la pellicola avese avuto più fortuna avrebbe potuto fare da trampolino per una carriera della “vecchia” Margaret Lockwood come attrice brillante di action-comedies.
Ma il pubblico – e le case produttrici – volevano la Margaret Lockwood dalle scollature assassine, crudele manipolatrice e mangiatrice d’uomini.
A lei non andava, e diradò progressivamente le sue apparizioni su schermo, tornando al teatro.
Dove era nata, dopotutto, come attrice di commedie sofisticate.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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