strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

… e se invece pagassero i lettori?

10 commenti

… e allora capovolgiamo il discorso.

prostitute-on-the-streetDalla discussione scaturita stamani riguardo al servizio a pagamento che recensisce e pubblicizza il mio ebook per sette dollari al mese è emersa quella che potremmo definire Prima Legge del Mercimonio

In qualunque lavoro che comporti il prendere delle decisioni o esprimere dei giudizi, la persona che viene pagata prenderà delle decisioni o esprimerà giudizi favorevoli a chi la paga.

Potremmo anche definirla Prima Legge della Malafede, ma non è di questo, che voglio parlare.

Posto che il recensore è una disonesta puttana che farà sempre delle recensioni per accontentare chi paga – allora perché non farsi pagare dai lettori?

Se ci pensate, è perfetto – se a pagarmi è il lettore, io recensisco dei libri in modo che il lettore sia soddisfatto della mia recensione.
E quand’è che il lettore è soddisfatto della mia recensione?
Quando la mia recensione è tale da permettergli di leggere dei bei libri ed evitare delle porcherie.

Facile.

Perciò io metto su un sito web che fa recensioni – e chi le vuole leggere mi paga… bah, diciamo un euro al mese?

Per fare un esempio, strategie evolutive ha in media 600 visitatori al giorno – consideriamoli lettori fissi.
Se questo fosse un sito di recensioni con un abbonamento di un euro al mese, incasserebbe circa 600 euro al mese, circa 480 euro al netto delle tasse.
L’equivalente di una pensione minima.
C’è chi ci campa.

Certo, io dovrei usare buona parte di quei quattrini per pagare i libri da leggere – perché per onestà e deontologia professionale dovrei evitare qualunque contatto, anche marginale, con un autore o una casa editrice.
E poi dovrei recensire i libri che interessano a voi – perché altrimenti non mi leggereste, e non paghereste l’abbonamento.

Ma si potrebbe fare – limitarsi a recensire narrativa d’immaginazione, in maniera approfondita e circostanziata, solo le uscite nazionali.
Una tariffa di 2 euro al mese per stare sicuri, abbonamento annuale 20 euro.
E i link ad Amazon per avere la commissione sulle vendite e arrotondare…

… ma a questo punto voi mi direste che in realtà io recensisco solo i libri più costosi nel catalogo Amazon per ricevere commissioni più alte. Quindi no, niente linkcommerciali su amazon, niente adsense, niente di niente se non i due euro di abbonamento mensili.

Per il principio enunciato in partenza, i lettori paganti avrebbero la garanzia che io stia facendo i loro interessi.
Bello liscio.

C’è solo un piccolo problema, in tutto questo, naturalmente – voi non volete pagare.

Non fate quella faccia, non dovete vergognarvi.
Lo so, la nostra cultura ci porta a considerare un pidocchio squallido chiunque cerchi di ottenere servizi in cambio di niente – ma d’altra parte considera un parassita schifoso e disonesto anche chi si fa pagare in cambio di servizi, quindi ammettiamolo, voi non volete pagare.
Ne abbiamo già parlato.

E c’è già un mio affezionato commentatore, là fuori, pronto a dire che in fondo chi legge le recensioni di una rivista già le paga, le recensioni.
E la rivista è ok, il sito web no.
Perché è vero che acquistando una rivista voi pagate le recensioni – ma vi sembra di pagare altro… la carta, le foto, l’oggetto materiale.
I soldi non passano dalle vostre tasche alle mani sudaticce, avide e adunche di uno squallido mercenario.
No, il recensore su rivista lo paga il suo editore (se lo paga), e voi avete la coscienza a posto*.

Un sito web che a pagamento recensisca in assoluta trasparenza il genere che a voi interessa, senza trucchie senza inganni?
Non ci credereste mai.
Perché se non ci credete, avete una buona scusa per non pagare.

————————————————————
* Una persona meno caritatevole di me potrebbe osservare che in fondo, le case di malaffare hanno lavorato sullo stesso principio per secoli – voi non pagate la ragazza con la quale vi accoppiate, voi pagate l’elegante gentiluomo o la madama alla porta.
E se poteste averla gratis, la ragazza…
Ma poi qualcuno verrebbe a piangere perché è scorretto equiparare una rivista letteraria (o di musica, o di cinema) a un bordello.
Evitiamo di turbare le giovani menti, e non offriamo a chi vuol deragliare la discussione un appiglio per deragliarla.
Voi non volete pagare – è tutto lì.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “… e se invece pagassero i lettori?

  1. Io pagherei senza problemi per un servizio di qualità…

  2. Il caso che facevi stamattina a me pare onesto. Mi pare onesto perchè il servizio che citavi non ha alcun interesse a recensire sempre e cmq bene chi paga per entrare in contatto con il suo bacino di utenza. Dopo 2 o 3 fregature somministrate perderebbe prima i lettori e poi gli autori, e quindi in ultima analisi il suo ricavo. Se non ho capito male come funziona, ha più interesse a essere obbiettivo – nei limiti imposto ovviamente dal gusto personale e dai limiti umani.

  3. per la quasi totalità degli italiani gli unici beni che MERITANO i loro soldi sono: alloggio, auto/moto, smartphone, cibo, vacanze e divertimenti
    da me all’università comprare 2 caffè al giorno è considerata una spesa di cui andare quasi orgogliosi ma 80 centesimi per what’s up è un offesa imperdonabile nonostante sia un servizio che sfruttano per ore ogni giorno
    sono stato preso per matto quando per caso ho accennato al fatto di aver pagato 5 euro per 1 mese di abbonamento a netflix per poter vedere subito ed in fullHD due delle mie serie tv preferite (perchè vederle “aggratis” in streaming il mese dopo a 360p è molto meglio)

    pagare per delle recensioni (di libri? c’è qualcuno che li legge anche se non è costretto?) è qualcosa di inconcepibile
    temo che un servizio del genere non lo vedremo mai qui in Italia, dei tuoi lettori forse saremmo in 10 o 20 ad essere disposti ad esborsare 1 o 2 euro

  4. Temo che sevenbreads abbia tristemente ragione.
    L?esempio whatsapp è lampante, ho litigato con dei miei conoscenti per difendere la scelta di pagare un servizio che utilizzo con frequenza e grande soddisfazione. Così come mi tocca litigare ogni volta che cerco di far acquistare ebook agli amici convincendoli a non scaricarli da eMule.
    Io, comunque, pagherei i 2 Euro. Anzi, pagherei i 20 per l’abbonamento. Certo, lo ammetto, lo farei perché sei tu. Leggo il blog da anni, ho comprato tutti i tuoi libri, romanzi e saggi, inglese e italiano… Mi fido di te, quindi pagherei per questo servizio. Devo onestamente ammettere che se capitassi per caso su un sito di recensioni a pagamento… Non so se pagherei. Perché vorrei prima conoscere il recensore, capire chi è, cosa legge e, se scrive, cosa scrive. Perché per esempio a me capita di detestare i soldi mal spesi. Anche pochi. Se pago 90 cent un caffè che fa schifo, mi rode.
    Naturalmente so che non è questo il motivo per cui la maggior parte non pagherebbe il fatidico abbonamento…

    • … anche perché trattandosi di una impresa commerciale, sarebbe facile avere un certonumero di recensioni aperte, magari di libri scaricabili gratuitamente, in modo che i lettori possano farsi un’idea e decidere se il recensore è la persona che fa per loro.
      Ma non pagherebbero.
      Non vogliono pagare.

  5. Riporto di qua, quello che commentavo sull’altro post.

    Il bacino di utenza della mailing list è ciò che la rende appetibile per gli autori, e piazzare recensioni “amicicie” ridurrebbe il bacino, e dunque il guadagno.

    Semplice pulito.

    Solo che….

    Solo che per la mentalità italica la scomparsa del concetto di “cura del cliente”, da un lato, e la tifoseria (ha scritto il blogger X che è figo epperciò è figo, lo scarico, non lo leggo, ma lo spammo a tutti i conoscenti e chi dice che non gli è piaciuto, lo riempio di insulti), non permette di capire che possono esistere sistemi in cui tutti guadagnano un po’ senza fregare nessuno.

    L’autore guadagna aumentando la visibilità in maniera drammatica, ma paga per il servizio.
    Il recensore non guadagna tutto il possibile, perchè con il filtro ridà indietro i soldi dei libri giudicati brutti.
    Il lettore non guadagna soldi, ma guadagna un filtro per comprare solo opere che pensa gli potranno piacere, per cui spreca meno soldi.

    Si può fare un discorso sul filtro qualità e massimi sistemi, ma la soluzione è molto semplice: passa ciò che sia apprezzabile dal bacino di utenza dei lettori.

  6. Oggi è la mia giornata contro gli abbonamenti y.y però la penso come i fanciulli qui sopra: ci penserei serio perchè sei tu, mentre moltissimi altri già non pagano whatsup (su un turboapparecchio da 800 euro). Ti pagherei per lo stesso motivo per cui ascolto un mio amico a cui non piace nulla di nulla, perchè starvi a sentire è piacevole e siete comunicatori.
    Sicuramente sono ingenuissima a pensare che con un sistema del genere leggerei tante recensioni di libri e autori che ancora non conosco -il web è un multiverso e l’autopubblicato è uno, non ha la casa editrice- e preferirei molto leggere di Panco Pinco che non conosco piuttosto che “ehi Stephen king ha scritto un altro libro fighissimo”. Anzi, al contrario: io pagherei per sentirmi dire finalmente che in tutta onestà quel bestseller non è che faccia ompazzire, perchè ridarebbe una dimensione di gusto personale a tutti coloro che, finito il libro, non sanno come esprimere la loro perplessità al riguardo di un fenomeno così gigantito. Ma la qualità può essere oggettiva fino ad un certo punto. Oltre il linguaggio, la grammatica, testo revisionato, coerenza dei fatti nella storia, come si certifica la qualità di un testo? Gli mettiamo i pollicini alzati? Quando postate sul gruppino di Fb gli screen da amazon dei vostri titoli spesso vado a cercare anche quelli che vi stanno attorno. Ok ce ne sono alcuni che mi fanno sanguinare gli occhi, ma se nonostante questo fossero “di qualità”?
    Siamo in un brutto periodo in cui sta contando sempre di più l’arraffare; qualsiasi idea, come la tua, innalzi il concetto di “qualità” per lavori intelluali dovrebbe essere valorizzata.

    • Che dire – grazie dell’apprezzamento.
      A scanso di equivoci – non credo lo farò, per il semplice fatto che non voglio perdere la libertà di postare sul mio blog quel che mi pare.
      Però conosco persone degnissime che potrebbero farlo – o che quando hanno provato a farlo sono state travolte dalle accuse più deliranti.
      E questo mi dispiace.

  7. Quello che ti fregherebbe sono tutti quegli altri blogger che recensiscono gratis🙂
    L’idea dei link sponsorizzati verso amazon è buona, e secondo me assolutamente onesta, ci sono blogger che ci campano, ma sto parlando di blog su elettronica/high tech quindi con acquisti medi di svariate centinaia di euro/dollari e con migliaia di lettori, quindi ci sono altre cifre in ballo, purtroppo.

  8. Per le tue recensioni pagherei anche il doppio…. Scusa il ritardo, ma sono tornata ieri sera, e non erano ferie. Ciao!

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