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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Sette dollari per trenta giorni

24 commenti

swamp god cover final smallHo scovato un servizio – limitato agli ebook in inglese – che, a patto che il mio ebook costi meno di 6 dollari ed abbia almeno dieci recensioni e una media di 4/5 su Amazon, mi permette di inserire il mio ebook nel loro database per una piccola cifra.

Io non posso usarlo – Bride of the Swamp God, il mio ebook in inglese che ha il maggior numero di recensioni, arriva a 8 recensioni su Amazon.it e, cosa più importante, 7 recensioni su Amazon.com.
Ma la media è buona – 4.5, così ad occhio – ed il prezzo è giusto.

Supponiamo allora che prossimamente tre volenterosi recensiscano Bride su a.com e non abbassino esageratamente la media.

A questo punto, posso scucire sette dollari – circa cinque euro – e chiedere che il mio ebook venga inserito per trenta giorni nel database di questo servizio, e venire segnalato sulla mailing list ai poco più che 9000 abbonati che seguono il genere fantasy.

Se io avessi un Mystery, fatte salve le condizioni descritte sopra, dovrei pagare dodici dollari (diciamo 9 euro), per lo stesso servizio – ma la mailing list degli appassionati di mystery raggiunge 15.000 persone.

In entrambi i casi, con un prezzo di copertina di circa due dollari, mi basterebbe che uno 0,3% degli abbonati acquisti una copia del mio ebook per ammortizzare abbondantemente l’investimento.
Con un 5% di acquisti incasserei circa trecento euro per il fantasy, circa 500 per il mystery.
Il servizio, ammettiamolo, è attraente – molto attraente.

Sì, esiste una guida per trovare persone che recensiscano ONESTAMENTE il vostro libro in cambio di denaro.

Sì, esistono guide per aiutarvi a trovare persone che recensiscano ONESTAMENTE il vostro libro in cambio di denaro.

Ma qui arriva a parte interessante – l’aver soddisfatto i criteri di lingua, recensione e prezzo, e l’aver scucito i quattrini, non è una garanzia.
Perché a questo punto il mio libro verrà letto e recensito – e se dovesse venire giudicato insufficiente, mi verrebbero semplicemente restituiti i soldi via PayPal, e buonanotte al secchio.
Niente database per trenta giorni, niente mailing list.
Fine.

Ora, la cosa è interessante – si tratta certamente di un servizio promozionale, ma di un servizio promozionale che funziona per il semplice fatto che garantisce un certo livello di qualità.
Non propongono ciofeche, queste persone.
Chiedono un certo livello di qualità in partenza, e lo verificano prima di garantire l’accesso al loro bacino di utenti fidelizzati.

E naturalmente ora c’è qualche cinico avventuriero, là fuori, che scrolla il capo e dice, imbecille, a loro interessano i soldi, quindi se tu scuci loro ti approvano e basta.
Ma non è così.
Credetemi – ho verificato, ho i dati sui titoli rifiutati.

E se ci riflettete un secondo, spegnendo quell’atteggiamento da duri da cartone animato, vi renderete conto che se non garantisse la qualità, un servizio del genere non potrebbe sopravvivere – mentre sono tre anni almeno che funziona, e prospera.
Ciò che permette a queste persone di continuare col proprio lavoro è la fiducia – la fiducia dei lettori, che spendono i propri libri per acquistare libri che non sono ciofeche.
E la fiducia degli autori e degli editori – che sanno che entrare nella lista significa ricevere un marchio di qualità, una certificazione vera.

E il vero grosso problema – e ciò di cui vorrei davvero parlare in questo post – è che questo atteggiamento da cinici avventurieri – questa convinzione che non esista etica che non sia trattabile – è ciò che impedisce la creazione di un servizio simile nel nostro paese.

Provate, come faceva Kindle Book Reviews, a chiedere da 25 a 45 dollari per recensire e pubblicizzare un ebook.
Non importa che lo facciate onestamente, garantendo qualità e serietà.
Verrete tacciati di essere dei venduti.

Il recensore, ci raccontano (ma chi? riflettiamoci) deve essere animato dalla passione (ma com’è che tirano fuori sempre la passione quando non vogliono pagare?), dovrebbe considerarsi un privilegiato per il fatto di poter leggere, dovrebbe pagarsi di tasca i libri in modo da garantire la propria onestà.

Garantire la propria onestà?!
Ma vi rendete conto?

prostitute-on-the-streetNon so dove si sia insinuata, nella nostra cultura, questa idea che non si possa far nulla senza vendersi.
Questa idea che tutto ha un prezzo, che non esistono principi, non esiste qualità, solo il desiderio di prostituirsi, sempre e comunque.
Ma è sbagliato, ed è dannoso.

Perché non solo svilisce ed avvilisce qualunque attività, ma perché il sospetto che le persone oneste possano essere comprate e corrotte, lascia il campo libero a chi onesto non lo è – e che non essendo onesto, non verrà a dirvi come e per quanto venda i propri principi.
Si limiterà a farlo.
Lo sta facendo.

E così ci sentiamo tutti come prostitute – intimiditi da chi ci paga, e stranamente convinti che a fronte di un pagamento, ogni richiesta debba essere soddisfatta.
Non ci fidiamo di nessuno, e continuiamo a cascarci – le recensioni spedite direttamente dall’autore “con preghiera di diffusione”, gli scambi di favori…
E le recensioni sono solo la punta dell’iceberg, naturalmente.
L’idea di fondo è che chi ci paga ci possiede – ed è passata, ormai fa parte di noi, guardatevi dentro e la vedrete, è là.

E tu cosa ci guadagni?

Ecco, è curioso – questo cinismo da fumetto sta uccidendo proprio l’onestà in cui dice di non credere.
Che orrore.

——————————————————————
E naturalmente a questo punto dovrei ricordarvi che il mio ultimo ebook è disponibile in pre-ordine, a prezzo ridotto, ancora fino a lunedì.
Ma credo che lo sappiate già.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

24 thoughts on “Sette dollari per trenta giorni

  1. Non mi dilungherò per non ripetermi ma é l’ennesimo segno del gorgo degradato nel quale stiamo sprofondando

  2. Un commento sulla prima parte dell’articolo. Ho dei dubbi sul quale sia il business model del servizio, solo i 7 dollari di sottoscrizione? Perchè, diciamo che leggere un ebook in media (sparo a caso) richieda 8 ore, il guadagno sarebbe 1 dollaro/ora da tassare, sotto il salario minimo😉
    Mi aspetterei quindi che i recensori siano non pagati, per cui le preoccupazioni (altrui) sul recensore venduto a cui ti riferisci nella seconda parte sono probabilmente infondate.

    • @Nail
      Come dicevo, il costo della sottoscrizione dipende dal numero di abbonati alla mailing list del genere del lavoro in questione.
      E chiaramente se io voglio che il mio libro resti nel loro database per un anno, pago 7 x 12 dollari.
      E il sito incassa delle commissioni da Amazon, Barnes & Noble e Nook.
      I recensori sono pagati, il business funziona.

  3. A me interessa più che altro capire i criteri con i quali si verifica la qualità di un prodotto. Come stabilisce il servizio se l’opera è meritevole o meno di essere segnalata? L’idea di un’ulteriore verifica che vada oltre le recensioni dei lettori (non dirò che alcune potrebbero essere dubbie perchè poi rientro nella categoria dei cinici) mi pare buona, ma il servizio spiega che criteri applica? O si limita a dire mi piace – non mi piace?

    • Immagino applichi i criteri che applica qualunque recensore.
      Non esiste, grazie a dio, una formula matematica…

      • Sì, ho capito, ma allora che differenza c’è tra la recensione dei lettori (che loro richiedono) e la loro? A è un giudizio a scatola chiusa? Oppure condividono con l’autore dei criteri sui quali quest’ultimo viene valutato? Esempio banalissimo, non deve essere un testo sgrammaticato, tanto per capirci.

        • @Claudio
          Non hanno una lista dei criteri di valutazione – ma lo ripeto, nessun recensore che io conosca mi risulta che abbia mai pubblicato una lista de genere.
          Io credo che applichino criteri minimi di intelligenza e buon gusto – le recensioni pubblicate sono brevi, circostanziate e, per i testi che ho potuto leggere, valide.
          Aggiungo che, almeno in parte, credo che il criterio di valutazione serva per focalizzare i suggerimenti – come lettore, puoi filtrare le segnalazioni sulla base di tutta una serie di criteri e parole chiave, per cui è ragionevole immaginare che verificarre questo dato sia parte del processo di reviewing…

          • E’ ragionevole e professionale che vogliano controllare un prodotto prima di proporlo ad un loro bacino di utenza – non si sa mai che le recensioni dei lettori non siano proprio genuine. Mi domandavo solo se condividessero con l’autore i criteri applicati nel valutare. In campo artistico non esistono bilance, cronometri o, come dicevi tu, formule matematiche. Però, penso io, sarebbe interessante definire meglio quello che tu chiami buon gusto e intelligenza. Diciamo che personalmente mi aspetto che un recensore di mestiere (non parlo del lettore entusiasta o di quello che ti stronca e via) abbia esperienza (nel caso specifico) come lettore, e una discreta cultura generale. Ma in effetti è difficile definire i requisiti di un recensore. D’altro canto, però, il rischio è che si vada semplicemente a umore e a gusti, riducendo il tutto – come spesso accade – a un “mi piace” o “non mi piace”.
            Lo dico anche perchè su FB fioriscono pagine dedicate a letteratura e a cinema di genere dove si invitano gli iscritti a fornire pareri/recensioni su film e/o romanzi. Ma nel 99% dei casi si legge solo: questo film è inguardabile, oppure, questo romanzo è illeggibile. E se chiedi di essere un pochino più specifico, al posto di inguardabile/illeggibile dicono “non si regge”. Insomma, qualche dettaglio in più sul quale riflettere, sia come autori, magari per migliorare, che come lettori, per agevolare la scelta, non guasterebbe.

            Sul discorso sfiducia generalizzata invece … eh, siamo sempre lì. Certo, occorre cercare di non sospettare sempre di tutto e tutti, ma viviamo in un paese e in un momento dove non mi sento di criticare troppo chi effettua le sue brave verifiche prima di portare avanti un dialogo professionale. Anche qui, intelligenza e esperienza aiutano, ma non tutti hanno avuto il tempo di farsela, l’esperienza. soprattutto se giovani. Questi ultimi se la fanno oggi, l’esperienza, e rischiano di farsi un’idea del mondo non proprio positiva.

            • @Claudio
              Io francamente, sia come lettore che come autore non vorrei ci fossero dei criteri definiti – poiché definire un criterio esclude automaticamente tutti gli altri.
              La pluralità di approcci alla recensione, se è vero che lascia spazio a dilettantismi e sciocchezze, garantisce che – con un po’ di fortuna – tutti gli aspetti di un testo vengano valutati… inclusi quelli ai quali io, come autore (e in misura minore come lettore) non avevo minimamente pensato.
              Per cui nel mio mondo ideale vorrei davvero più recensioni, e meno regole – e poi lascerei alla selezione naturale il compito di scremare i recensori, così come screma tutto il resto.
              Ma naturalmente, è solo una mia idea.

              Sul fatto che la diffidenza sia spesso giustificata, è difficile non essere d’accordo -e d’altra parte, io continuo a vedere che questo clima di diffidenza danneggia gli onesti, ma non pare causare alcun problema ai disonesti.
              Per cui forse cambiare atteggiamento potrebbe essere un esperimento interessante.
              Senza ovviamente buttarsi a corpo morto – ma anche senza pensare sempre e comunque che chi si comporta onestamente abbia dei secondi fini perché “così va il mondo”.
              Alla lunga, il mondo và come tutti noi lo facciamo andare.

              • Ma io sono anche d’accordo. Diciamo che, ma mi accorgo di andare fuori tema, mi piacerebbe (disinformazione mia, lo so) approfondire quelli che tu definisci “tutti gli aspetti di un testo”. lo chiedo da scrittore dilettante, perchè scendere un po’ di più nello specifico può aiutare a migliorare. Se ne hai già parlato in altri post mi scuso.

                • @Claudio
                  Come dicevo, non c’è una regola – o un set di regole.
                  Alla fine, come lettori, procediamo per tentativi – alla fine si trovano dei recensori che ci convincono, e si seguono quelli.
                  Io posos fare l’esempio di una rivista come Black gate (ma ce ne sono tante altre) che spesso affida la recensione di uno stesso romanzo a recensori difefrenti – leggere e confrontare le recensioni è molto interessante… ci sono recensori che si soffermano di più sulla qualità tecnica del testo, altri che invece basano la propria recensione sull’effetto emotivo che il testo ha prodotto…
                  Poi noi scrivendo cerchiamo di coprire tutte le possibilità, di essere al meglio in tutto – però a volte leggere quella che all’apparenza potrebbe essere un’opinione storta, ci illumina su qualcosa che non avevamo considerato.
                  Leggevo ieri una recensione al lavoro di Dorothy Dunnett, fatta da un tizio che scrive epratica la scherma, che ha cambiato il mio modo di intendere le scene d’azione.. e probabilmente cambierà (in meglio, spero), il mio modo di scriverle.
                  Ma non c’è una formula, non c’è una lista di buoni e cattivi – ciascuno deve cercarsi i propri riferimenti, io credo.

                • Sì, capisco. In effetti hai già indicato due punti basilari: qualità tecnica e effetto emotivo. Sono questi alcuni degli aspetti di cui parlavo. Non una formula matematica ma dei punti che il recensore valuta e sui quali esprime il suo giudizio/impressione/sensazione. E ben venga la pluralità. Insisto sull’argomento perchè a me personalmente dispiace vedere andare sprecato l’entusiasmo di certe pagine su FB in lunghe file di “è bello” o “è brutto” senza un minimo di argomentazione in più.

                  Sulla descrizione dell’uso delle armi. Anche qui la faccenda si fa interessante. Pensiamo di scrivere bene una scena di combattimento e poi qualcuno che quelle armi le ha usate davvero ci spiega che alcuni dettagli sono imprecisi. Personalmente cerco di descrivere (entro certi limiti) solo le armi che ho usato di persona (non in combattimento, grazie a Dio). se dovessi scrivere di un duello alla sciabola non saprei da che parte cominciare. Ma se fosse indispensabile alla storia allora immagino mi documenterei al meglio su internet, o magari chiederei a qualcuno che tira di sciabola (non facile da trovare, in effetti, a meno di non interpellare il Feraud de I duellanti). Per non parlare dei combattimenti corpo a corpo, che spesso – a mio parere – sono quanto di più irrealistico si possa leggere, D’altro canto, il realismo non è indispensabile. Ma se lo cerchi, allora in effetti bisogna stare attenti.

                  grazie per la bella chiacchierata, che spero non sia risultata troppo noiosa agli altri pards.

                • @Claudio
                  Qui andiamo off-topic, ma riguardo ai combattimenti, se non scrivo un manuale di scherma, a me interessa che i miei duellanti portino avanti la storia, non che applichino i precetti de “L’Arte della Pugna” di Braccio da Montone o chissà quale altro strano manuale🙂
                  Per cui, ok documentarsi, ma finire come certi personaggi che interrompono la storia per farmi una radiocronaca di una finale olimpionica di sciabola… ecco, no😀

                  Alla fine, la storia dovrebbe riguardare cosa accade alle persone, non alle loro sciabole – se consideri ad esempio un autore come Leiber (che pure era uno schermidore), nelle sue storie di Lankhmar non c’è un dettaglio tecnico che sia uno sui combattimenti, però non c’è storia in cui non ci sia uno scontro (dopotutto la chiamano anche la Serie delle Spade)… è da studiare con attenzione.

                • Sì, be’, certo. Diciamo che è però secondo me meglio evitare errori macroscopici, come per esempio descrivere una sparatoria dove la tua sei colpi spara dodici volte di fila.
                  Come dicevo, il realismo è accessorio, ma se lo cerchi, poi devi stare attento. Ma anche qui va a gusti, immagino. E’ uno dei motivi per i quali la saga di Rocky mi ha sempre lasciato freddo. Al di là dei pregi o difetti della serie, assistere a incontri di boxe oltre il surreale non mi ha permesso di godermi altri aspetti magari divertenti.
                  Per non parlare di tanti libri/film dove il protagonista si becca una pallottola in una spalla, fa una smorfia, se la estrae con un coltello, si fascia e riprende la cavalcata verso l’orizzonte come nulla fosse.
                  Una volta lessi un romanzo di spionaggio dove il protagonista era una cintura nera di karate. L’autore aveva scelto di descrivere i combattimenti chiamando le varie tecniche di lotta con il loro nome giapponese originale. Per me era arabo. Però, pur non capendo che cosa fosse un mawasi geri, in qualche modo (come diceva Eco?) la parola evocava qualcosa e forniva una specie di colonna sonora alla lotta. insomma, anche qui va a gusti.

  4. Molto OT, ma comunque a tema: come sai sto cercando testimonial per i miei blog.
    Molte delle ragazze contattate, a fronte di un’offerta di regolare pagamento, diventano sospettose.
    Paga? E perché? Chissà cosa c’è sotto!
    Parlando con quelle più in gamba ho capito che c’è talmente l’abitudine di chiedere lavori gratuiti che chi paga desta sospetto.

    Bel paese…

    • Sì, Alex – si innesca un meccanismo per cui l’onestà diventa sospetta.
      E non è affatto OT – come dicevo, è questo l’argomento che mi interessa.
      Che siamo talmente blasé, che qualunque cosa ci passi davanti ci pare debba nascondere un doppiofondo, e l’onestà viene considerata una maschera.

      • In base alla mia ricerca di mercato, una cinquantina di papabili testimonial contattate, solo un 15% dà spazio alla trattativa. Le altre sono spaventate dalla chiara dichiarazione da parte mia di voler pagare il servizio.
        Lo trovo allucinante, ma riflette il mood degli ambienti di lavoro “creativi”.
        Ahimè.

  5. Oh, quasi dimenticavo – immagino che il processo di reviewing serva anche a scremare quei libri (ne consciamo) che hanno 200 recensioni a 5 stelle pagate o ottenute attraverso metodi farlocchi.

  6. In ambito giornalistico i servizi pagati hanno un nome: “marchette”.

    Il tuo discorso, Davide, può essere anche condivisibile, in teoria, ma nella pratica è molto meno lineare di quanto scrivi, la coscienza è un fattore molto soggettivo, il contante molto meno e , anche volendo supporre il massimo dell’etica da parte di chi fornisce un certo tipo di servizio, la cosa lascia comunque spazio ad un dubbio.

    A favore del tuo discorso, in questo ambito, c’è che le cose sono messe in chiaro e in evidenza, quindi la cosa è abbastanza trasparente.

    La questione della retribuzione dei recensori (cosa per me molto importante) rimane però un punto di domanda. Se diamo per buoni i numeri dati da te e da Nail come esempio consideriamo che un ebook viene letto in 8, più un’oretta per scrivere una recensione come si deve, ipotizziamo un anno di permanenza nel database viene fuori

    (7$ x 12 mesi)/(8+1 ore)=9,33 $/h

    Lordi. Tolte tasse e guadagno dell’azienda al recensore quanto può andare? Metà ad essere ottimisti? Un terzo sarebbe già rose e fiori credo.
    Certo nel conto andrebbero messe anche le commissioni di cui parli, ma anche gli ebook (e quindi le ore spese) scartati. Quest’ultimo punto, poi, pone un altro problema, ossia quello dato dall’interesse oggettivo nel pubblicare una recensione positiva e quindi incassarne pochi, maledetti e subito, e quello di essere molto selettivi e quindi di costruire un business più solido e credibile ma con una crescita molto lenta e un dispendio di energie elevato. Il punto di incontro potrebbe anche essere quello di non avere maglie troppo strette, ma potrebbe anche non essere così.

    Insomma tutto questo per dire che la questione è piuttosto “pelosa”.

  7. “Pochi, maledetti e subito” come sintetizzare in tre parole la linea di pensiero che ha fatto andare a catafascio l’Italia e ci rende la periferia del mondo.
    Applausi.
    Applausi.

    Fortunatamente, all’estero, ragionano sul lungo periodo, sulla qualità e sulla fidelizzazione del cliente.
    Questo servizio sembra proprio una cosa magnifica😀

  8. @Davide: si parlava di artifici retorici qualche giorno fa, giusto?

  9. ma dove sta la pelosità?
    il problema è che il rapporto è a tre (autore-recensore-lettore) non a due (recensore-autore amicici).

    Chi gestisce la mailing list deve dare agli iscritti alla mailing list proposte di qualità altrimenti il numero di lettori diminuisce drasticamente e per gli autori non c’è più nessuna convenienza a pagare per avere recensioni che leggono poche persone.

    Possibile che non si riesca a vedere che un sistema dove qualcuno guadagna (bel senso di denaro) non è automaticamente disonesto?

    Che anzi spinge più alla disonestà un sistema di recensioni gratuite, dove però per avere la recensione io autore devo farti il regalino sottobanco?

  10. “Non so dove si sia insinuata, nella nostra cultura, questa idea che non si possa far nulla senza vendersi.
    Questa idea che tutto ha un prezzo, che non esistono principi, non esiste qualità, solo il desiderio di prostituirsi, sempre e comunque.”
    “Franza o Spagna, purché se magna” fa parte della nostra storia e ha incominciato ad insinuarsi nella nostra cultura probabilmente subito dopo la caduta dell’Impero Romano😦
    Uscirne non è impossibile, ma sicuramente comporta una lunga e dura lotta

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