strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

A cosa serve il Bechdel Test

10 commenti

Pare un fatto incontrovertibile che su strategie evolutive i post dedicati alla scrittura, soprattutto alle meravigliose e indispensabili regole che non si possono infrangere, destino un certo interesse nei surfisti.

E la notte passata mi domandavo, ma dopo avervi martellati con lo sciòddontel, l’infodamp e il sensouonda, questi profeti del Manuale vi hanno mai parlato del Bechdel Test?

Il Bechdel Test è una di quelle cose che servono per scrivere – se sapete come usaralo; se non sapete come usarlo, se lo affrontate in maniera dogmatica e inintelligente, è come una grossa tagliola per orsi, coi denti intinti nel curaro.
Insomma, è esattamente ciò di cui bisognerebbe discutere un attimo.
Vogliamo parlarne?
Facciamoci un pork chop express…

Le basi – il Bechdel Test nasce come battuta all’interno di un fumetto satirico, ed è originariamente riferito al cinema.

Come faccio a sapere se un film vale la pena di essere visto?, domanda uno dei personaggi.
Semplice, io faccio un test

Il film merita di essere visto se

a . ci sono due personaggi femminili con un nome
b . che hanno una conversazione
c . e non parlano di uomini

Bello liscio.

WeirdTales-1934-12Ovviamente possiamo applicarlo a film, telefilm, fumetti, narrativa in generale.

Piccole Donne supera abbondantemente il Bechdel Test.
Nascerà una Strega di Robert E. Howard anche – così come L’Ombra che Scivola.

Ora il problema naturalmente è che il test non ci dice nulla se non che la storia supera il test.
Non ci dice se la storia è buona o fa schifo, se i personaggi sono credibili o tagliati con l’accetta, se alla fine la storia è lesiva della dignità di quei personaggi, se perpetra cliché orribili.

Beach House Babes, un filmetto sconcio per liceali girato negli anni ’80, passa abbondantemente il Bechdel Test – c’è una scena in cui le tre protagoniste, in topless, discutono su quale sia il modo migliore per fumare marijuana.
Test passato – poi si torna alle nostre protagoniste che non sanno resistere all’idea di stare con dei bei ragazzoni abbronzati.

Il test, in altre parole, rischia un elevato numero di falsi positivi – il test è superato, ma la storia è ancora sessista e lesiva della dignità delle donne.

Ma allora a cosa serve?

Cominciamo col dire a cosa non serve – come abbiamo visto, non serve a valutare la qualità della storia.
Una applicazione acritica e totalitaria del test – come l’applicazione acritica e totalitaria di qualunque “regola”* – comporta il rischio di fare sciocchezze (per di più con l’aggravante di esere convinti di aver sempre e comunque ragione).

Il test potrebbe servire a livello statistico – per fare un discorso generale su un certo genere, su un certo periodo, su un certo autore.
Ma anche qui, la utilità pratica è molto limitata perché – in conseguenza dei suoi limiti** – una volta rilevato il dato, resta da interpretarlo, e lì il test ci abbandona.
In questo senso, molti stanno abusando del test – in generale per sostenere argomenti capziosi.

Ma allora serve a qualcosa?

Sì, serve a scrivere.
Il Bechdel Test è come quei rilevatori, fatti con un pezzetto di pellicola fotografica, che si usavano nei laboratori dove si maneggiava materiale radioattivo.
Non elimina il rischio, ma lo segnala in tempo sufficiente per poterci fare qualcosa.
Il Bechdel Test – per chi scrive – è un segnale d’allarme.

3364989-0295442659-FinalLa presenza di un dialogo fra due personaggi femminili principali che discutano di qualcosa che non sia uno dei personaggi maschili nella storia è un segnale.

Perché non c’è?
Perché sto scrivendo la storia di un uomo abbandonato da solo su un’isola dai pirati?
Allora temo ci sarà poco da fare.

Ma se la mia storia non ha delle “regole di setting” che invalidano il test – come nel caso della persona sola sull’isola deserta – perché non ci ho messo quella scena?

E interrogandomi su queste cose scrivo meglio.
Perché per scrivere quella storia devo sviluppare i personaggi, creare delle situazioni, esplorare delle psicologie.
È vero, magari lo sto facendo perché qualche isterico sostenitore del politically correct non bruci pubblicamente il mio libro – però avere il test in tasca ed usarlo mi aiuta a scrivere meglio.
Per chi scrive, la correttezza politica passa in secondo piano.

Certo, il test può essere crackato – posso scrivere la mia storia come al solito, e poi metterci mezza pagina di bla bla fra due personaggi femminili.
Fatto.
Test superato.
Come nel film con le tipe in topless che fumano erba.

Ma una storia, per essere scritta bene, deve essere un oggetto unitario.
Non posso aggiungerci un pezzo così – per di più un dialogo fra personaggi principali – senza modificare l’intera economia del racconto.
O meglio, posso farlo, ma a quel punto la mia storia è scritta da cani – è composta di pezzi intercambiabili, di moduli indipendenti gli uni dagli altri, popolata di personaggi che sono schizzi, privi di tridimensionalità.
A quel punto, il Bechdel Test è l’ultima delle mie preoccupazioni – la mia storia, comunque, fa schifo.

È bello, il Bechdel Test, perché è sostanzialmente inutile se applicato senza possedere flessibilità e classe.
Esiste per essere trasceso.
Un po’ come tutte le regole e le formule.
Un po’ come lo sciòddontel.

————————————
* Non fate quella faccia – lo sapevate che era qui che volevo andare a parare.
** Che diavolo, è stato proposto in un fumetto satirico, non in un articolo su Nature!

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “A cosa serve il Bechdel Test

  1. “sciòddontel, l’infodamp e il sensouonda”
    ————————————————————
    Già questo è geniale, quindi lode e gloria all’eretico!

  2. Per trasformare la battuta di un fumetto satirico in strumento di valutazione e critica bisogna essere come quegli studenti che agitano il libretto rosso di Mao senza aver mai visto un contadino – e senza aver aperto il libretto rosso.

  3. Per una storia scritta in prima persona non onnisciente con protagonista maschile allora son problemi… almeno che non abbiamo un protagonista guardone😄

  4. Allargando la prospettiva, questo test, applicato a un campione delle storie di un dato autore, da cui togliamo i negativi per vincoli narrativo di altro tipo, può indicare quanto questi sia libero da pregiudizi di genere.

  5. >Madeddu
    Però è una “regola” o meglio un indicatore interessante, poi la sua origine ha poca importanza, ad esempio non è importante sapere l’origine della definizione di “salto dello squalo” o del più recente “nuclearizzare il frigo”, il “meme” funziona più che bene lo stesso.

    >Mirko
    Non direi, succede anche nella vita reale.
    Basta entrare in un negozio, fare la fila in un ufficio, stare in un autobus o per strada, o anche in casa propria, per essere a volte testimoni di discussioni tra due o più donne su questo o quello, proprio la situazione di cui parli, e questo senza fare i guardoni.

  6. @Coriolano:
    Ironia portami via.😄

  7. >Mirko
    Oops errore mio, avevo impostato su “ironia mode off” 😉

  8. Non avevo mai sentito parlare di questo test. Effettivamente può essere uno spunto di riflessione, soprattutto per quanto riguarda i rapporti fra i personaggi donne. Ma lascia anche il tempo che trova visto che la “regola” vuole che la storia, per essere coerente, parli solo di ciò che compete la trama, come hai giustamente detto tu, Davide.

  9. #Coriolano,

    certo che non è necessario sapere da dove viene la battuta. La battuta è innegabilmente bella, ma quelli che se la stanno segnando sul quadernetto come la nuova regola aurea mi danno l’idea di essere gli stessi dell’infodump: gente in cerca di un grimaldello lessicale per darsi un’aria di competenza.

    Perché in casa mia l’infodump si chiama spiegone, e lo si trovava fastidioso anche prima che arrivassero i maestrini con il termine inglese incorporato ad assillare l’umanità😀

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