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Arabesco gotico

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English: William Thomas Beckford (1 October 1760 – 2 May 1844), usually known as William Beckford.(Photo credit: Wikipedia)

Strano tipo, quel William Beckford.
Ai tempi si diceva fosse il più ricco uomo del popolo in Inghilterra – nel senso che non era un nobile, ma aveva un sacco di soldi, ereditati dal padre, che era stato sindaco di Londra.
Due volte.
Beckford aveva studiato musica con Mozart, ed era un grande collezionista d’arte. Progettò e fece costruire un colossale, inquietantissimo palazzo gotico nella campagna inglese, e scrisse storie di viaggi e narrativa sovrannaturale.

Poi ci fu quell’incresciosa faccenda, quando lo beccarono che frustava il suo amante William Courtney, colpevole di averlo tradito con un altro uomo.
Non che Beckford fosse questo modello di virtù – dopotutto era sposato, e tradiva la propria moglie con Courtney, e tradiva poi entrambi con la moglie di suo cugino (che però si era a suo tempo dichiarata disponibile ad un menage-a-trois con William e sua moglie, se lui avesse avuto voglia – la signora, insomma, era possibilista).

L’opera letteraria per la quale William Beckford viene ricordato come uno dei capisaldi del Gotico è Vathek – e deve molto agli strani arrangiamenti sessuale dell’autore.
Nel senso che se il Gotico aveva in generale una sua cert’aura di scollacciatura, Vathek spinge l’amplificatore a undici.

Il ventiseienne Beckford l’aveva pubblicato anonimamente in francese* nel 1786, e solo successivamente il romanzo era stato tradotto in inglese.

vathek1

Oggi il romanzo gode di una certa popolarità – c’è stato il revival del Gotico (termine ormai abusato quasi quanto “noir” e “pulp”), la grande abbuffata di letteratura sovrannaturale degli anni ’90.
Negli anni ’80, quando mi procurai un rilegato rigido arancione di seconda mano alla libreria Sevagram di Torino, Vathek era un titolo quasi leggendario, e molto poco conosciuto al pubblico generalista.

VathekSe ne parlava in toni pieni di meraviglia e di mistero, come uno dei lavori che avevano maggiormente influenzato Clark Ashton Smith, che ne aveva completato un episodio incompiuto, scrivendo “The Third Episode of Vathek”.
Era uno dei titoli salvati da Lin Carter nella collana Adult Fantasy della Ballantine, in Italia esistevano edizioni stravaganti. Pochi l’avevano letto, chi l’aveva letto lo teneva in altissima considerazione.

Di cosa parla Vathek?
Di Vathek, califfo di Samarah, tormentato dalla passione per il potere della propria madre e dalla propria curiosità che – faustianamente – lo porta a stringere un patto con i poteri infernali.
Ma se è la conoscenza ciò che anima in prima battuta, con la spinta aggiuntiva dell’ambizione altrui a fare da catalizzatore, alla fine il vero motore della tragedia di Vathek (perché di tragedia si tratta) è il desiderio per la bella Nouronihar, che è promessa ad un altro.
Vathek otterrà tutto ciò che desidera – e finirà dannato, con tutti coloro che l’avranno accompagnato ed assecondato nelle sue nefandezze.

vathekcoverLa storia di Vathek è una carrellata di efferatezze narrate con l’allegria autocompiaciuta di un autore che sembra desideroso di vedere fin dove riuscirà a spingere i propri personaggi ed il lettore con loro.

E prima che qualcuno si faccia delle strane illusioni – Vathek non mostra un bel niente.
Non ha contenuti espliciti, come si suol dire – ma riesce a trasmettere, complice un linguaggio elegantissimo ed una capacità evocativa meravigliosa, un senso di decadimento morale e di depravazione che non hanno uguali nella letteratura gotica inglese.
Sì, è vero, Il Monaco di Lewis ha fama di essere più sensuale – ma il linguaggio di Lewis, paragonato a quello di Beckford, pare narrativa d’appendice.

In Vathek non ci sono personaggi onesti che non siano ridicoli, e non ci sono personaggi esecrabili che non siano meravigliosi nella loro esecrabilità.
Il finale, moralistico e moraleggiante, strizza comunque l’occhio al lettore, insinuando il dubbio che non sia l’onestà, ma la speranza del futuro – qualunque futuro – ad alimentare la fiamma della felicità umana.

È un buon libro da leggere, e lascia una traccia profonda nel lettore.
Oltre ad essere probabilmente il più divertente, elegante ed il meno noioso dei gotici classici.
Da questi si distingue anche per l’ambientazione araba e i colori – per quanto cupissimi – rubati a Le Mille e Una Notte.
E, a differenza deglia ltri classici del gotico, non manca di una certa ironia, di un crudele umorismo.
È l’opera di un autore che – per straini che fossero i suoi affari sessuali – possedeva una maturità ed una felicità narrativa ineguagliabili.

Oggi l’originale si può avere per pochi soldi in cartaceo, o essere scaricato gratuitamente dalle pagine del Progetto Gutenberg.

———————————————–

* i francesi ne hanno anche ricavato un interessante fumetto.

Nota: questo post è il secondo di una serie in cui prendo in considerazione i dieci romanzi (o volumi più propriamente – ci saranno anche raccolte di racconti, credo) che costituiscono il mio scaffale ideale.
È una specie di meme.
Il primo titolo l’abbiamo visto ieri: Il Circo del Dr. Lao.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Arabesco gotico

  1. Allora alla fine è diventato un meme!😀
    Ne sono felice, leggo con piacere questo tuo genere di post… Anche se la mia coda di lettura poi si allunga inevitabilmente fino a raggiungere l’eternità!😀

  2. Ho letto tra i 15 e i 16 anni “Il Monaco” e “Il Castello di Otranto” – che mi hanno molto influenzato – ma questo qui mi manca🙂 tenterò di provvedere.

  3. Grazie per la segnalazione. Vathek promette di essere uno di quei libri che sempre mi auguro di incontrare sul mio cammino. Grata ti sono anche per Tito di Gormenghast fonte di delizia e spasso e lode al tuo gusto letterario.

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