strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

High Sierra (1941)

3 commenti

Un post estemporaneo, ispirato a un paio di battute scambiate un paio di notti or sono con la mia amica Lucia.
Si parlava di Ida Lupino.

Ora, io personalmente provo un brivido di disgusto all’idea che ci siano persone là fuori che non hanno idea di chi fosse Ida Lupino.
Erede di una famiglia di attori attiva in Inghilterra dal 17° secolo, Ida Lupino non fu solo uno dei volti fondamentali del cinema noir*. Fu anche un’attrice capace di tener testa agli studios, ed una delle prime registe e produttrici di Hollywood, dove contribuì a scardinare l’idea che i film li potessero dirigere solo gli uomini.
Fu anche un’apprezzata fotografa ed una sceneggiatrice.
Una delle donne più importanti e influenti della storia di Hollywood.

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E fu l’interprete di High Sierra, che è poi il film del quale vorrei parlare adesso.

High Sierra in italiano si intitola Una pallottola per Roy.
Facciamocene una ragione.

Girato nel 1941 – e quindi a voler essere precisi un proto-noir – il film è basato su un romanzo di W.R. Burnett e venne diretto dal leggendario Raoul Walsh.
È un noir atipico per l’ambientazione ma assolutamente tipico per i contenuti.

484La trama in tre parole – un vecchio gangster sta mettendo in piedi un colpo in una località turistica sulla Sierra Nevada, ma non si fida esageratamente del suo basista e dei ragazzi che dovranno fare il lavoro. Ingaggia perciò Roy Earle, un suo vecchio compare appena uscito di prigione. Roy dovrà tener d’occhio le cose ed accertarsi che tutto vada liscio.
Ma le cose, naturalmente, non possono andare lisce.

Roy Earle è Humphrey Bogart, che ha quarantadue anni ma viene truccato per sembrare un cinquantenne.
Roy è un uomo stanco in cerca di libertà, come nota correttamente il critico del Time dell’epoca:

Earle è un essere umano complesso, un ragazzo di campagna che è diventato unmalvivente, un assassino con una serie di omicidi sulla fedina che ancora riesce a restare shockato quando i giornali lo battezzano “Cane Pazzo” Earle. È gentile col bastardino (Zero) che viaggia con lui, fa amicizia con una ballerinaa pagamento (Ida Lupino) che diventa la sua compagna, fa carte false per aiutare una ragazza zoppa (Joan Leslie). Tutto cià che Roy Earle desidera è la libertà.

Sì, c’è anche la ragazza zoppa.
Ed e qui che High Sierra è noir – noir sul serio.
Perché la ragazza zoppa…
Ma procediamo con ordine.

High Sierra (1941)

I compari non apprezzano Earle – è un vecchio, è troppo metodico, troppo prudente.
Soffre di incubi per ciò che ha passato in galera, e questo, insieme con l’età, lo rende un debole ai loro occhi.
La “poco di buono” Marie (Ida Lupino, splendida) si innamora di lui ma lui la rispetta troppo – e questo causa dei problemi con Babe, uno dei compari, che considera Marie di sua proprietà.
E poi c’è il cane (interpretato dal cane di Bogart), che si dice porti sfortuna.
E la porta davvero.

High Sierra (1941)E poi c’è Velma, la ragazza zoppa che per Roy rappresenta probabilmente l’innocenza perduta.
La incontra per caso, riconosce nella famiglia di lei una eco della sua famiglia, tanto tempo fa, in Indiana.
Il bandito è disposto a rischiare per aiutarla – pagarle un’operazione eseguita da uno dei medici di fiducia della malavita.

E l’operazione riesce, e Velma torna a camminare.
E a ballare.
E di Roy non sa cosa farsene – è vecchio e spelacchiato, e lei andando a ballare ha rimorchiato un tipo coi capelli impomatati e i baffi alla maniera di Clark Gable, ed è chiaro che finirà malissimo, ma cosa vuoi farci, Roy – forse era innocente per mancanza di occasioni.
E il tipo di Velma è un viscido, e noi lo vediamo lontano un chilometro, e Roy lo vede lontano un chilometro, e la famiglia di Velma lo vede lontano un chilometro.
E probabilmente lo vede anche lei – ma non le importa.

Il voltafaccia di Velma – affettuosa ragazza di campagna che si trasforma in sciocca sciacquetta di città – è il segnale per Roy che le sue speranze sono morte.

Questo è un noir – qui non ci sono buoni, ma solo cattivi e molto cattivi.
La corruzione è come una malattia, che si diffonde – e paradossalmente gli unici apparentementi immuni sono Roy e Marie, probabilmente perché sono vaccinati.

Il colpo va malissimo – Roy tenta di salvare il salvabile ma sta lavorando con dei dilettanti presuntuosi e molto molto stupidi.
È un disastro.
Due dei compari muoiono, il terzo viene beccato e canta come un fringuello.
Roy e Marie fuggono, ma hanno le ore contate.
Il vecchio gangster che era il burattinaio dell’impresa muore, lasciando a Roy un ultimo segno del suo rispetto.

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E tutto finisce come un western, sulla Sierra Nevada, dove Roy avrà la sua occasone per essere libero.
Definitivamente.

High Sierra è strano, come si diceva.
Se le atmosfere, la filosofia di fondo sono quelle del noir, il film si allontana dagli scenari urbani e si svolge fra boschi e laghi, in località turistiche abbandonate per la bassa stagione.

I concetti basilari del genere sono tutti rappresentati.
L’impossibilità di sfuggire al proprio destino, l’impossibilità di espiare davvero i propri peccati.
La corruzione in agguato e l’innocenza come stato di coloro che non hanno avuto ancora occasione di corrompersi.
L’impermanenza come unica costante – gli affetti sfumano, la vita finisce, le opportunità sono illusioni.

High.sierraI due protagonisti del film sono due personaggi danneggiati – Roy è vecchio, stanco, traumatizzato e disilluso, e si aggrappa a speranze tanto vane quanto ingenue (cani randagi, ragazze malate e maltrattate, vecchi malavitosi con un piede nella fossa) per ritardare l’inevitabile; Marie è una donna che è stata usata ed abusata, e che trova in Roy quel rispetto di sé che i suoi “amici” le hanno negato.

È l’incontro di due solitudini – due persone che non possono fidarsi di nessuno che imparano a fidarsi l’uno dell’altra.
Sarebbe bello se ci fosse un lieto fine, ma questo è un noir, e il lieto fine non può esserci.

High Sierra è un gran film, con un cast spettacolare ed una regia molto asciutta, girato con pochi soldi fra le montagne della California.
Non metto qui il trailer perché il trailer è ingannevole – e per compiacere i ragazzi dell’Ufficio Hais deve presentare la pellicola come un gangster-movie pieno di sparatorie, una storia che ruota attorno a un assassino psicopatico.
Non è così.
High Sierra è, come tutti i noir, un film contiguo al fantastico, ambientato in un mondo in cui il Male non ha avuto bisogno di trionfare, perché il Bene era una truffa fin dall’inizio.

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———————————
* il noir quello vero, non quello che vi vendono ora perché dire “poliziesco” fa tanto proletariato…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “High Sierra (1941)

  1. Bellissima recensione! Grazie! mf

  2. secondo me i commenti son pochi perchè non c’è nulla da commentare… hai detto tutto tu, magistralmente!

  3. Pingback: Baby, I don’t care | strategie evolutive

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