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Il peso delle recensioni

7 commenti

stars-300x300Si parlava, qualche sera addietro, qui nel Blocco C della Blogsfera, di recensioni.
Non delle recensioni che compaiono sui blogo sulle webzine, ma delle recensioni dei lettori, quelle che compaiono su Amazon, o su Goodreads.
Avete presente, vero? Quelle con le stelline.
E io ora ci faccio un pork chop express.

Ora, io ho un collega – autore infinitamente più popolare di me, e che ha una quantità enorme di fan – il quale sostiene che lui non legge mai le recensioni dei lettori su Amazon.
E quella naturalmente è una sua scelta, rispettabilissima, riguardo al modo di gestire il suo rapporto coi suoi lettori.
Considerando la fan-base vastissima e molto attiva, di fatto la persona di cui parlo non ha bisogno di un feedback extra – diciamo che il polso dei suoi lettori lo ha comunque, attraverso altri canali più personali.

Io non sono così.
Non solo perché non ho una fan-base altrettanto vasta, ma comunque io le recensioni ai miei lavori le leggo.
E sono sempre molto grato a chiunque lasci una recensione di un mio lavoro.
Sempre tenendo presente una regola fondamentale – le recensioni non sono scritte per l’autore.
Questo è qualcosa che sia chi scrive che chi legge dovrebbe avere ben chiaro – la recensione del lettore è per gli altri potenziali lettori.

Mi è capitato, giorni addietro, di leggere una recensione, su Amazon, in cui il recensore si rivolgeva direttamente all’autrice del libro, spiegandole in tono vagamente supponente cosa andava e cosa non andava nella storia.
Il che è un’idiozia – quello è il lavoro che compete all’editor, che di solito viene pagato per farlo, e di solito per farlo prima che il libro venga pubblicato.
Certo, un editing volontario e gratuito post-pubblicazione potrebbe farmi capire che sto pagando l’editor sbagliato, ma… ecco, dovrei essere in grado di capirlo da solo, credo.

Le recensioni non sono per gli autori – se decidiamo di leggerle, dobbiamo ricordare che l’acquisto del libro comporta anche il diritto, per il lettore, di esprimere la sua opinione su ciò che ha acquistato.
E se gli è piaciuto, evviva.
Se non gli è piaciuto… beh, dovremo farcene una ragione.
Non possiamo piacere a tutti.
Anzi, io direi che non dobbiamo piacere a tutti: se scriviamo pensando al lettore – e se così non fosse, a che pro poi pubblicare? – allora pensare ad un lettore universale, ad un lettore qualunque, è controproducente.

Quindi, fermo restando che chi ha pagato il biglietto d’ingresso ha il diritto di esprimere la sua opinione, può succedere che tale opinione sia negativa.
Non possiamo piacere a tutti.
È parte del gioco.

Ora, qui viene la parte interessante.
Perchè è chiaro che una recensione negativa non ci farà mai piacere – però dobbiamo anche tener presente che una recensione negativa non ci danneggia.
O ci danneggia meno di quanto potremmo pensare.

The_Algorithm_Economy_Inside_the-71b6a3672727b5cc1116147e77db8a69Domandiamoci – una recensione negativa su Amazon, incide negativamente sulle vendite?
La risposta è meno banale di quanto sembri.

Il principale fattore sul quale le recensioni incidono, su Amazon1, è l’algoritmo di ricerca.

Quando facciamo una ricerca su Amazon inserendo delle parole chiave nella finestrella, Amazon ci restituisce un certo elenco di titoli.

Ora, in che ordine ci vengonopresentati i titoli?
L’algoritmo di ricerca di Amazon è terribilmente misterioso, ma pare accertato che fra i molti esoterici fattori che vengono calcolati, i tre che incidono maggiormente sull’ordine in cui i titoli vengono presentati siano

  • il numero di copie vendute, ovvero il sales rank
  • il numero e la media delle recensioni2

  • la nostra storia di navigazione su Amazon

Il peso di questi fattori è diverso, ma diciamo che in linea di massima, dati due libri sullo stesso argomento, con lo stesso sales rank, quello con la miglior media pesata delle recensioni verrà presentato prima dell’altro.
Qualora i due libri abbiano lo stesso sales rank e la stessa media di recensioni, allora verrà presentato prima quello che è più “simile” ai libri che abbiamo finora acquistato. Per prezzo, ad esempio, o per formato.
Questo come approssimazione molto brutale, ignorando il fit delle parole chiave (quanto cioè il mio titolo soddisfa le parole chiave digitate nella ricerca).

Detto ciò, è palese che ogni recensionepositiva, a 4 o 5 stelline, mi aiuta ad essere più visibile, mentre ogni recensione a una stellina mi fa scendere nella colonna, condannandomi magari a comparire nella seconda pagina della ricerca.

Questo è chiaramente un potenziale danno alle vendite – se il mio libro non è bene in vista, il mio potenziale lettore ne sceglierà un altro.
Forse.

Perché qui entrano in gioco due fattori, strettamente psicologici.

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Il primo è che le recensioni sono l’ultimo elemento che va ad influenzare il lettore nella sua scelta.
Noi acquistiamo i nostri libri sulla base dell’argomento, ovviamente, e poi sulla base del prezzo, dell’autore se già lo conosciamo, della copertina e della sinossi.
Dopo la sinossi si butta un occhio alle recensioni.
E a meno che queste non siano tutte, o la maggior parte, monoliticamente negative, le recensioni negative non incidono sulla scelta di acquistare. Ma a quel punto, superata la sinossi, la nostra decisionel’abbiamo già presa.
Questo significa che forse il mio libro compare in basso sulla colonna dei risultati di ricerca, ma se ha una bella copertina professionale e un prezzo simpatico, beh, allora la posizione non è poi così importante.
E se il lettore è attratto da copertina e prezzo, poi gli basterà un’occhiata alla sinossi per decidere.

Il secondo fattore psicologico è che esiste una fascia di lettori che vogliono provare con mano, per i quali la recensionenegativa è unostimolo all’acquisto.
Ditegli che il libro è brutto, e vorranno vedere se davvero è così brutto.
Magari spinti dalla fiducia per un autore che conoscono e apprezzano, magari per il semplice desiderio di vedere il sangue, però ilmeccanismo esiste, e incide.

Una recensione negativa può essere sfruttata a nostro vantaggio – offre l’opportunità per parlare in pubblico del nostro libro, presso alcuni lettori suscita simpatia, presso altri scatena il desiderio di toccare l’orrore con mano.
In linea di massima, una recensionenegativa, se usata in maniera opportuna, vende quanto una recensione positiva. Con certi autori, probabilmente di più.

Quindi, tutto considerato, io credo che valga la pena, leggere le proprie recensioni – non solo perché ci segnalano che il libro non solo è stato acquistato (che è certo un gran piacere), ma che è stato letto (che è poi ciò che desideriamo come autori). No, anche perché possono essere uno straordinario strumento promozionale. Magari utilizzabile con parsimonia, ma comunque utilizzabile.

Insomma, alla fine, per l’autore è sempre una cosa buona, ricevere una recensione.
Ciò che ci spaventa davvero, casomai, è il silenzio.


  1. continuo a parlare di Amazon perchè comunque Amazon conta per circa l’85% del mercato degli ebook – il discorso è comunque affine per qualunque altra piattaforma di vendita. 
  2. è estremamente probabile che, su Amazon,facciano media anche le recensioni su Goodreads 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Il peso delle recensioni

  1. Sono d’accordo con te che le recensioni dei lettori siano un ottimo sistema di orientamento per la lettura ma quello che amo davvero sono gli assaggi di scrittura. Poche righe di anteprima possono farmi innamorare all’istante di un autore sconosciuto. Funziona un po’ come un bacio…

  2. Salve, io banalmente accetto il suggerimento delle recensioni altrui, siano esse positive o no. Poi, farò le mie deduzioni, ovvio. In merito alla recensione negativa, ritengo possa essere compromettente per un autore sconosciuto;ciò non vale per U.Eco, ad esempio. Su Amazon Eco ha circa 80 recensioni e di media tre misere stelle: se voglio comprare un suo libro, lo comprerò comunque.
    Ah, sì: mi piacerebbe leggere le recensioni di “estranei”, a meno che il silenzio abbia il valore di Chi Tace, Acconsente…

    • Grazie per il commento, Antonella.
      La questione “estranei”, se ho capito esattamente ciò che intendi, è complicata, perché con internet definire il concetto di “estraneità” diventa abbastanza arbitrario.
      Tu hai appena commentato sul mio blog – sei un’estranea?
      Certo una tua recensione ad un mio ebook, ora, risulterebbe meno “estranea” della recensione di qualcuno che sul mio blog non mi ha mai dato una voce – anche se magari mi segue regolarmente e legge tutti i miei post.
      E probabilmente la tua recensione risulterebbe più “estranea” della recensione di uno dei miei più o meno cinquecento e rotti amici su facebook – perché quelli,naturalmente, sono “amici”, non estranei. Anche se con molti ho forse scambiato due commenti tre anni fa.
      Amazon ha delle regole, come ho detto in un altro post – ma di solito si limitano a colpire, quando succede, chi le recensioni se le fa da sé, o chi se le compra. E di solito, chi paga i recensori, paga degli estranei.
      Quindi la facenda, come vedi, è abbastanza complicata.

  3. Ciao, mi è sempre piaciuto scrivere, per me stesso, delle brevi recensioni sui libri che leggo.
    Non sono proprio un patito dei social, sono molto più un patito di libri. Ultimamente però ho iniziato a scrivere qualche recensione su “Qlibri”. Non ho mai pensato, fino ad oggi almeno, che un autore potesse leggere la mia recensione… Ho semplicemente pensato che magari potevo aiutare qualche libro, che io ho amato ad essere letto di più…
    …Il tuo amico è ovviamente Alessandro…
    Bell’articolo comunque il tuo, anche se ora quando andrò a scrivere unarecensione avrò una paranoia: ” E se ora Clive Barker legge la mia recensione e si intristisce????”…

    • Ma come dicevo, appunto, le recensioni sono per i lettori, non per gli autori – poi gli autori le leggono, oppure no… ma questo non è qualcosa che debba preoccupare il recensore.
      L’unico vero problema sono i recensori che scrivono pensando di rivolgersi all’autore, di solito per insegnargli qualcosa.
      E no, mi spiace, ma l’amico a cui faccio riferimento nel post non si chiama Alessandro (per quanto ne conosca parecchi, che si chiamano Alessandro, a cominciare da mio fratello)😉

  4. Pingback: Come non fare marketing | Space of entropy

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