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Ritorno a Kesrith

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Uno dei progetti che mi sono inventato e messo in testa di portare avanti in questi mesi consiste nel riprendere i romanzi di C.J. Cherryh – rileggere quelli ai quali sono maggiormente affezionato, e recuperare quelli che nel corso degli anni mi sono perso1.

Della Cherryh ho già parlato in passato – autrice pluripremiata di fantascienza hard (ma anche di science fantasy e di fantasy), con una voce molto personale e distintiva ed uno stile asciutto che mi piace molto.

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In questi giorni, prima di addormentarmi, sto rileggendo la trilogia di Faded Sun probabilmente, con i romanzi di Morgaine, il lavoro della Cherryh al quale sono più legato.
Ne possiedo tre copie, in effetti.
Beh, quasi tre copie.

La prima copia è composta dai tre volumetti della trilogia originale, pubblicati da DAW.
Li recuperai fuori sequenza, nella libreria del mio amico Riccardo Valla, doveva essere il 1984 – prima Kutath, poi Kesrith, e per finire Shon’jir.

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Fu una cosa piuttosto complicata – i tre romanzi sono complessi, col loro affresco di civiltà che si scontrano, e leggerli fuori sequenza non fu una buona idea.

Mentre stavo a Londra, nel 1992, mi procurai il volumone completo, nell’edizione Methuen, con la sua copertina color mattone.

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Oggi, i tre vetusti volumetti della DAW sono stoccati in una cassa, al sicuro da polvere e umidità, l’omnibus della Methuen se l’è tenuto qualcuno a cui l’ho prestato2, e grazie ad un inaspettato regalo mi ritrovo sul comodino il nuovo omnibus della DAW,con riprodotta quella copertina di Michael Whelan che mi aveva catturato trent’anni fa nella libreria Sevagram.

CherryhFadedSunOmnibusCoverDi cosa stiamo parlando – della fine di una guerra.
Gli umani e i regul si sono combattuti per quarant’anni per il controllo di un settore dello spazio conosciuto. Mastodontici nel fisico e bizantini nelle loro regole sociali, i regul non si abbassano a combattere di persona. Da millenni hanno al proprio servizio i mri, una razza umanoide la cui casta guerriera, i kel, segue un rigido codice d’onore e di eccellenza militare.
Nessuno ha mai sconfitto i kel – tranne gli umani.
Ma è perché gli umani barano – combattono in massa, disdegnano le armi da taglio per usare armi da fuoco e massacrare all’ingrosso. Sono “creature del gregge”, gli umani, agli occhi dei mri.
Ma ora i giochi sono fatti – la guerra è finita, i regul devono ritirarsi e concedere alcuni sistemi solari, alcuni mondi ai vincitori.
E questo include Kesrith, il mondo dove la fuga disordinata dei regul lascia una manciata di mri soli e abbandonati, a doversela vedere con gli umani.
E gli umani sono due, e solo due – il governatore Stavros, abile, sofisticato, vecchio e consapevole del fatto che su Kesrith lui ci morirà, gettando le basi dell’insediamento umano, e Sten Duncan, un militare che è assistente e guardia del corpo di Stavros, un uomo stanco e spaventato, che si definisce “non istruito ma esperto”,e che i mri li ha incontrati sul campo di battaglia, li ha visti attraverso un mirino oppure da vicino, sì, ma morti.
E sarà proprio Duncan a dover incontrare, conoscere e imparare a rispettare i mri – che sono una razza in via di estinzione, ma non meritano di estinguersi.
Anche se l’estinzione è ciò che umani e regul hanno pianificato per loro.

I tre romanzi tracciano la fuga degli ultimi due mri sopravvissuti (il guerriero Niun e la sacerdotessa-memoria storica Melein) e di Duncan, alla ricerca del mondo di origine della razza morente e di una speranza di sopravvivenza.
Si tratta di storie dense, scritte con quella che C.J. Cherryh definisce “terza persona estremamente limitata”, che a capitoli alterni ci piazza nella testa di ciascuno dei tre protagonisti, facendoci apprezzare la psicologia, la cultura e le motivazioni di tre individui, due alieni ed uno semplicemente mosso da una sua personale e semplice decenza.

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Non si tratta, badate, della trita convenzione dell’unico uomo bianco di cui gli indigeni si fidano, dell’eroe che conosce gli alieni esotici, ne acquisisce le competenze e poi li salva perché incapaci di salvare se stessi – Sten Duncan non è John Carter.
Se c’è un tema, è quello della necessità di aprirsi al cambiamento per non soccombere – i mri hanno bisogno di Duncan, perché il futuro appartiene alla gente di Duncan, e i mri dovranno imparare a coesistere, a conservare se stessi ma aprendosi ai loro nuovi interlocutori. Che dovranno imparare a fare altrettanto.

È il genere di storia che di solito viene descritto con espressioni come “grande affresco”3, ma l’autrice è a tal punto concentrata suitre personaggi centrali, che l’esperienza non è tanto quella che si prova nell’osservare un affresco, quanto piuttosto una esperienza immersiva – siamo lì, con Duncan, Niun e Melein, e sentiamo l’urgenza degli eventi, sperimentiamo i mondi in cui vivono.
Questa è space opera, ed è fantascienza hard, e non è – nonostante il tema portante – fantascienza militare in senso stretto. Piuttosto, è fantascienza post-militare, e ci mostra le conseguenze del conflitto, gli strascichi, le cicatrici.
Si legge bene, Faded Sun, e se lo stile può spiazzare e spaventare, o venire definito lento da alcuni, si tratta di una esperienza decisamente soddisfacente.

Rileggo volentieri C.J. Cherryh perché è un’autrice solida, e fa parte di quellamanciata di autori (con Fritz Leiber, Jack Vance, Poul Anderson e Tanith Lee) dei quali cercai fin da subito di leggere tutto il possibile.
Ed è come seguire un buon corso di scrittura – perché ormai sono vecchio, e se le storie hanno ancora il potere di cogliermi di sorpresa, perché ammettiamolo, son passati trent’anni, ora ho un occhio più attento alla tecnica, e prendo appunti, e imparo.
C’è sempre da imparare, da quelli veramente in gamba.


  1. i prossimi in lista sono The Dreaming Tree e The Deep Beyond 
  2. ovunque tu sia, baby, spero ti sia piaciuto. 
  3. l’ho usata anch’io mezza pagina più in su… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Ritorno a Kesrith

  1. Il ripristini nella fantascienza è sempre un’ emozione… Mi hai fatto venir voglia di rispolverare la mia collezione di Cosmo oro e argento della Nord

  2. E dove si sognava ancora il futuro, con la conseguente spinta vitale

  3. Comunque la Cherryh l’avevo conosciuta grazie alla Nord con il ciclo di Chanur

    • Io con Downbelow Station, pubblicato da Libra come La Lega dei Mondi Ribelli o qualcosa di altrettanto improbabile.
      Anche Chanur mi era piaciuto molto, soprattutto per l’idea di raccontare la storia del naufrago umano dal punto di vista degli alieni. Mi mancano un paio di romanzi nella serie (sono cinque, se ben ricordo).

  4. Da rileggere; due volte decisamente non bastano

  5. Pingback: Il Grand Master a C.J. Cherryh | strategie evolutive

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