strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La seconda domanda

18 commenti

writing if i can think it chantCi sono due domande, che è indispensabile porsi, quando si scrive.

Oggi, il mio vicino di cella Alex Girola si è posto la prima, sul suo blog.
Mi pare allora il caso di provare a pormi la seconda.

Ma andiamo con ordine.
La prima domanda è

perché scrivo?

… e a questa sentirete dare una infinità di risposte.
La maggior parte sono pompose fandonie, di solito pronunciate con un sospiro, assumendo un atteggiamento di generico tormento interiore: i demoni da esorcizzare1, lo scrivere per non impazzire, la necessità di comunicare,  l’impossibilità di fare altro per alleviare generiche sofferenze, la convinzione – spesso tragicamente disattesa dai fatti – di avere qualcosa da dire.

Badate, sono tutte risposte perfettamente lecite – che in moltissimi casi siano balle non importa.

Ciò che importa, vedete, è la risposta alla seconda domanda.

La seconda domanda è

perché voglio pubblicare?

E per “pubblicare” intendiamo in questo caso “avere il mio nome su una copertina”.

Perché se è semplicemente questione di avere qualcosa da dire, ammetterete che la tecnologia moderna offre una quantità di opzioni, per raggiungere il publico, per comunicare, che con la pubblicazione hanno ben poco in comune.

Hai qualcosa da dire?
Apri un blog.
Un canale youtube.
Fai dei podcast.
Crea un forum relativo alla passione che arde dentro di te, e scambia opinioni con coloro che questa passione la condividono.
Old school? Produci una zine.
Scrivi per te stesso? Tieni un diario.
Scrivi delle lettere.
Crea un circolo postale alla maniera del buon vecchio H.P. Lovecraft.
Attacca bottone con gli estranei al bar o alla fermata dell’autobus.

Ma stranamente, un sacco di coloro che hanno un buon motivo per scrivere, che hanno qualcosa da dire  (come da prima domanda), ritengono che la scelta migliore possibile, la logica destinazione della loro scrittura, sia la pubblicazione.
E possibilmente la pubblicazione tradizionale, vale a dire con un editore vero.

Al punto che molti ritengono che l’autopubblicazione sia un mezzo per attirare l’attenzione di un vero editore – e così…
Così cosa?

Perché pubblicare?
Questa è la seconda domanda.

E badate, la lista qui sopra vi dice chiaro e tondo che

per essere letti

non è la risposta giusta.

E allora perché si è disposti – per citare proprio H.P. Lovecraft – a vendere la propria anima per vedere il proprio nome stampato su un frontespizio?

Rispondete a questa domanda.
Perché pubblicare non ha nulla a che vedere coi demoni, e nulla a che vedere con l’essere letti.

E badate – anche in questo caso, il 90% delle risposte saranno balle.
E ancora una volta, è perfettamente lecito – l’importante, casomai, è rendersene conto.

Come dite?
La mia risposta?
Certo che ho una risposta – ma me la tengo per il prossimo post.
Prima voglio vedere le vostre.

I commenti sono aperti.
Facciamoci quattro risate…


  1. potremmo immaginare un remake de L’Esorcista in cui la piccola Reagan invece di vomitare a spruzzo scrive paranormal romance… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “La seconda domanda

  1. Io la mia risposta l’ho data indirettamente nel mio post.
    Perché credo di avere delle storie interessanti da raccontare. E la pubblicazione (l’autopubblicazione, nel mio caso) è il modo più rapido e più adatto per diffonderle.
    Non a caso quando parlo di “scrivere” mi riferisco alla narrativa.
    Il blogging etc etc è una variante, non meno nobile, ma sempre una variante.😉

    • Sì, infatti, ho scordato di dire che il tuo post, in effetti, pone la prima domanda ma risponde indirettamente a entrambe.
      E la risposta è interessante – più per l’idea che sia un modo “adatto” che non un modo “rapido”…😉

  2. banalmente, per me è un lavoro. Scrivo perché mi piace pagare le bollette facendo una cosa divertente, dove sono l’unico responsabile (o uno dei pochi) e controllo scadenze, ritmi e consegne senza dover tollerare capiufficio o colleghi sgradevoli, e senza sprecare un terzo della giornata per spostarmi da casa al luogo di lavoro.

    Ho fatto tutte queste cose in passato e non tornerei indietro, neanche per una parvenza di sicurezza che il lavoro per altri può dare.

  3. Argomento che avevo già affrontato in post del mio taccuino ma il tema è stuzzicante e morboso quasi quanto il sesso! Prendo la palla al balzo e risponderò con calma, magari dedicandoci un post.

  4. L’ha ribloggato su Pensieri nella Nuvolae ha commentato:
    E qui c’è un post di risposta al precedente. Anche in questo caso, leggete anche i commenti.

  5. Ciao Davide, probabilmente la mia risposta è un po’ fuori dagli schemi, comunque eccola: pubblico perché mi piacciono i libri. Appartengo a quella maledetta categoria di libromani o librofili che diventano pazzi davanti all’oggetto libro. Bada, ho detto “oggetto”. Mi piace leggerli, ma anche possederli. Il formato elettronico non mi causa la stessa eccitazione. E dire che ho pubblicato anche in ebook. Però l’ho fatto solo nella speranza che quegli ebook mutassero in qualcosa di più solido.

    Mi piacciono i libri da morire, non quanto le donne, ma quasi. Sarò antiquato, che ne so. E dire che i computer sono il mio pane. E dire che ho visto Internet diventare adulto. Ma continuo ad amare i libri, come un drogato che nonostante l’avvento delle MET continua ad allevare la scimmia bianca.

    Ne ho una valanga di libri, tra un po’ esco io da casa e ci lascio loro. E siccome so scrivere, e siccome mi piace raccontare, e siccome per ora ho ancora delle storie da buttare giù, per me quelle storie raggiungono un senso solo se diventano di carta, solide e tangibili, griffate ovviamente Per questo pubblico o almeno ci provo. E non rispondere che allora posso autopubblicare. Per me, per i miei schemi, non è la stessa cosa. Farsi una sega non è come fare l’amore.

    Pubblico perché amo i libri. Tutto il resto segue.

    • Lycas, grazie per la risposta.
      Io potrei farti presente che a questo punto è possibilissimo farsi stampare in copia singola, nel formato e con le caratteristioche che si preferiscono, qualunque testo – e se a te interessa avere una copia cartacea del tuo libro, perché per te è una esperienza quasi erotica, beh, è fatta.
      Potrei ad esempio consigliare PixArt Printing, che funziona davvero bene.
      Anche in questo caso, pubblicare non è necessario – a meno che tu non mi dica che ami a tal punto i libri che ti eccita l’idea che _qualcun altro_ li possegga e li maneggi.
      Ma se è una cosa che riguarda solo te, perché non te ne stampi una tua copia, e non eviti di infliggere ciò che scrivi al pubblico ignaro?😉
      PS: Al di là della battuta, ciò che intendo è che per quanto io possa rispettare la tua posizione, vorrei fosse chiaro che la tua posizione non implica o giustifica necessariamente la pubblicazione in un numero n di multipli.

  6. Mi piace però l’idea che le storie debbano essere “griffate”.
    Mette in prospettiva l’intera questione, non credi?

  7. Certo. Ed è quella la prospettiva giusta per tentare di comprendere il mio punto di vista. Può essere contestabile, sciocco o poco credibile, ma tu hai chiesto e io, visto che ti seguo quasi sempre in silenzio, questa volta ho risposto.

    PS: Io non infliggo nulla al pubblico ignaro proprio perché non sono io a decidere se ciò che scrivo deve essere pubblicato oppure no. Sono le case editricie a farlo, quindi prenditela con loro :p

  8. Ormai come commento sarà inutile, le cose son già state dette e non posso nemmeno dire di avere qualcosa da dire a riguardo oltre l’opinione personale perché non ho ancora mostrato interesse particolare nel processo creativo oltre a dei sparuti esercizi di disegno.
    La pubblicazione è il risultato ottenuto dal punto d’incontro tra due elementi: condividere il proprio lavoro (che è un aspetto indispensabile del processo creativo, puoi lavorare sodo e fare pratica su pratica ma per crescere è necessario anche mostrarli, non puoi disegnare illustrazioni e tenertele nei cassetti…e per questo c’è infatti deviantart o quel che si voglia usare) e il guadagno, con gente che sia disposta a tirare fuori moneta sonante per i tuoi risultati, trasformando ciò che ti piace fare in un lavoro e poterci vivere, se le cose vanno bene. Possiamo parlare di tutto il bene dell’arte, i messaggi che vogliamo dare all’umanità (credo che “una buona storia” non sia un messaggio ma semplicemente la trama stessa, elemento indispensabile. Credo che il messaggio sia quello che ti ha portato a creare e scrivere quella bella storia. “Voglio scrivere e far sapere ufficialmente al mondo com’era effettivamente la vita nei gulag russi e come veniva calpestata la dignità umana” e così nacque la bellissima storia di “One Day in the Life of Ivan Denisovich ” di Solzhenitsyn) ma non credo che…per esempio…i King Crimson disdegnassero e/o rifiutassero il fatto che ottenevano un riscontro monetario dal loro operato.

  9. io pubblico, per ora, solo cose accademiche e lo faccio per lavoro, posso dire che non mi disdegna farlo per soldi quindi😉
    Ma questo commento era più che altro per dire bentornato a #strategieevolutive😀

  10. Davide, Uriello, il fatto che gli scrittori (esordienti o meno) parlino assai poco della pecunia è facilmente spiegabile: si sentono tutti delle Marilyn Monroe. Non sono interessati al denaro. In effetti vogliono solo essere meravigliosi.😄

  11. Ahahah… no no infatti. Però ha detto una cosa del genere :p

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...