strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Leone del Punjab

18 commenti

È l’ora di cena, in una sera d’estate a Jullunder, India.
Gli ufficiali britannici sono nella tenda della mensa, in attesa che venga servita loro la zuppa.
I militari parlottano tra loro.
Entra un tizio, dà un paio di colpi di tosse per attirare la loro attenzione e dice

Gentiluomini, mi dispiace di avervi fatto attendere per la cena, ma ero impegnato a impiccare i vostri cuochi.

I cuochi, a quanto pare, avevano avvelenato la zuppa.
O così aveva sospettato quel tizio, che aveva perciò opportunamente preso i cuochi, e ordinato loro di assaggiare la zuppa. Quando quelli si erano rifiutati, e lui ne aveva fatto servire un piatto ad una scimmia.
Scimmia morta, cuochi impiccati.
Era il 1857, la rivolta dei Sepoy era cominciata.
Il Capitano John Nicholson aveva 34 anni, era un buon cristiano ed era convinto di avere dei poteri di preveggenza.
Il che, considerando il destino della scimmia, e dei cuochi, forse non era poi del tutto sbagliato.

ni_nmni_armcm_21_1951_largeJohn Nicholson era nato in Irlanda nel 1822, ed aveva studiato legge – ma all’età di sedici anni aveva ottenuto un incarico nella fanteria della Compagnia delle Indie Orientali. Trasferito col grado di tenente al 27° Fanteria Indigena, nel 1840 Nicholson partecipò all’invasione dell’Afghanistan.

Il che significa che marciò a tappe forzate per 300 chilometri fra le montagne, partecipò alla cattura di Kandahar, e poi condusse personalmente l’assalto alle mura di Ghazni. Scavalcato il fossato con le scale a pioli e raggiunto il centro della città, Nicholson e i suoi uomini vennero tagliati fuori, esaurirono le munizioni e dovettero tenere la posizione usando solo le baionette per mezza giornata, finché non arrivarono i rinforzi.

Ma le fortune del conflitto stavano per girare.
Sfuggito a un agguato durante una perlustrazione e reduce da una lunga camminata attraverso le pietraie dell’Afghanistan, Nicholson si ritrovò assediato proprio nella città che aveva conquistato. Quando il suo ufficiale comandante ordinò alla guarnigione di Ghazni arrendersi, il diciottenne Nicholson rifiutò l’ordine: arrendersi avrebbe salvato la vita agli ufficiali, ma condannato le truppe indù – era infatti pratica degli afghani uccidere qualunque prigioniero indù che non si convertisse all’Islam. Nicholson rifiutò quindi di cedere le armi, e tenne alla larga i nemici con la baionetta, finché il suo comandante non gli ordinò esplicitamente di arrendersi.

Insieme con altri nove ufficiali, Nicholson venne rinchiuso per cinque mesi in una cella angusta e indescrivibile, che avevano dovuto dividere con le pulci e altri parassiti1.

Ma prima di finire in cella, Nicholson fece ancora in tempo a scatenare una colossale scazzottata coi suoi catturatori, che avevano cercato di sottrargli un ciondolo che era un ricordo di sua madre. Impressionato dalla furia e dalla valanga di oscenità e insulti in urdu che Nicholson aveva riversato sui suoi uomini prima di liberarsi, strapparsi il ciondolo dal collo e sbatterglielo in faccia, il capo dei pashtun concesse al giovane di conservare il gioiello.

Liberato dalla lunga prigionia nel 1842, Nicholson passò ad affrontare i Sikh – e si guadagnò il rispetto dei suoi nemici prima conquistando la città di Multan nonostante si fosse beccato un pugnale nelle costole, e successivamente conquistando con un bluff la città di Antock – nonostante stesse morendo di colera.

img-frontMa poi non morì, e allora gli affidarono l’incarico di riportare l’ordine in Punjab – la provincia era una delle più turbolente nelle quali la Compagnia avesse affondato le proprie zanne, e serviva qualcuno che avesse il giusto atteggiamento mentale.
Nicholson per cinque anni amministrò la giustizia in Punjab da dietro ad una scrivania sulla quale teneva la testa mozzata di un condannato – era andato a prenderlo di persona, e lo aveva decapitato con un colpo di sciabola, quando aveva scoperto che nessuno aveva il coraggio di affrontare quel famoso fuorilegge.
E in cinque anni pacificò la regione, costruendosi la fama di uomo coretto e giudice giusto.
E anche di persona pericolosa – aggredito da un assassino mentre attraversava un mercato, Nicholson parò l’attacco, disarmò e atterrò l’avversario e poi, strappato un fucile di mano ad uno dei suoi (inutili, evidentemente) uomini di scorta, freddò l’assalitore con una fucilata alla testa.

Lo soprannominarono “Il Leone del Punjab”, e forse anche per il suo hobby di dare la caccia alle tigri armato solo di sciabola, Nicholson colpì profondamente l’immaginazione degli abitanti di quelle regioni, dove fino ad una trentina di anni or sono la sua memoria veniva venerata come quella di un dio, nel culto di Nikal Seyni2.

Se proprio aveva un difetto, dicevano tutti, era che non aveva il minimo senso dell’umorismo.

Poi venne il 1857, e la Rivolta dei Sepoy.
Quella brutta storia della zuppa avvelenata.
Nicholson fu uno dei fautori della linea dura – e probabilmente l’uomo che propose di legare i soldati ribelli alle bocche dei cannoni per giustiziarli.

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Con un contingente di uomini che includeva la sua guardia privata di 200 tagliagole che rispondevano solo ai suoi ordini, Nicholson cavalcò per 600 chilometri fino a Delhi, improvvisò – contro gli ordini dei suoi superiori – una operazione di soccorso per un convoglio di provviste e artiglieria, e poi si organizzò per fare abbattere le mura della città con delle cannonate ad alzo zero, in modo da aprire un varco.
Poi, il 14 di settembre del 1857, fece richiesta che il suo ufficiale superiore venisse destituito per manifesta incapacità, e guidò i propri uomini in quel varco.
Circa sei ore dopo, venne abbattuto da una dozzina di colpi di moschetto mentre, armato di revolver e sciabola, guidava un plotone di fanti lungo una strada di Delhi.
Impiegò nove giorni a morire.
Quando venne informato che il suo ufficiale superiore non era stato destituito, e stava cincischiando anziché incalzare i ribelli in rotta, Nicholson osservò “Grazie a Dio ho ancora la forza per sparargli, se sarà necessario.”

La sua lapide dice che morì a 35 anni, ma ne aveva solo 34.


  1. alla loro liberazione da questo orrore, uno dei compagni di Nicholson scoppiò in lacrime quando gli venne data una camicia pulita. 
  2. e come Nikal Seyni, Nicholson è citato in Kim 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Il Leone del Punjab

  1. Le tue gallerie di personaggi storici sono leggendarie!

    • È la storia che è costellata di personaggi improbabili.

      • ok, la storia fatta coi cialtroni di per sé offre spunti a secchiate, ma è anche la capacità di raccontarli a rendergli onore, e a trasformarli in qualcosa di piacevole e interessante
        sarei felice di vedere un seguito alla serie degli avventurieri, prima o poi

        • In effetti, stavo pensando all’ipotesi di raccogliere un po’ di cialtroni in un agile volumetto…

          • una copia l’hai già venduta
            io mi immagino in futuro un compendio cartaceo che li raccoglie tutti, una roba con la copertina in pelle umana, di quelle cose da regalare per natale agli amici illuminati che apprezzano

            ah, e se si sentiva il bisogno di questo blog, a maggior ragione mi mancavano questi loschi figuri e queste storie

            ritrovarti dopo del tempo, per niente storpio e sanguinante, è una delle migliori cose successe dall’inizio dell’anno

  2. Leggendo le gesta di certi ufficiali inglesi, non ci si stupisce più degli odii coltivati dal Capitano Nemo e da Sandokan..

    • Ma d’altra parte, Nicholson venne senpre rispettato dai suoi nemici – tanto che alcuni di essi si gettarono in lacrime sulla sua tomba, piangendo la scomparsa di unuomo d’onore.
      Il passato è popolato di strana gente.

  3. PS: Comunque sia, leggendo i tuoi post dedicati ad avventurieri di ogni sorta e risma, mi è venuta in mente una curiosità: hai mai letto la Saga di Paperon de’ Paperoni, meglio nota come Life and Times of Scrooge McDuck? Se non la conosci, falla tua. Penso che l’apprezzeresti parecchio.

  4. History: Pulper than Pulp!😀
    E’ sempre un piacere leggere questi tuoi articoli, in qualsiasi lingua tu li scriva!😀 Conservo ancora nella memoria quello bellissimo che mi ha fatto scoprire John Churchill…Stima infinita!😀

  5. Prego! Anche perché nella Saga abbondano sia i personaggi storici, sia un certo gusto per il pastiche letterario. Ti assicuro che vedere un giovane Paperone combattere corpo a corpo con Theodore Roosevelt in un misterioso tempio centramericano è un’esperienza che non si dimentica..

  6. Giusto. Da qui la storia come grande ispiratrice…

  7. Quoto tutti…. E’ veramente una gioia ritrovarti. E hai già venduto un’altra copia…

  8. Le copie vendute sono già tre 😉

  9. Le copie vendute sono tre. Complimenti per l’articolo. Adoro i cialtroni.

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