strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Uno scherzo della luce

2 commenti

broken_computerE così il mio PC è morto ed ho dovuto rimpiazzarlo, e poi recuperare tutto il materiale. Un disastro, ma meno tragico di quanto possa sembrare.
Diciamo che avrei evitato la spesa del nuovo PC, ma era ora comunque che cominciassi a mangiare un po’ meno…
Per festeggiare il ritorno in carreggiata, ho deciso di farmi un mio piccolo blog tour di me stesso, con un post su GreyWorld, un post su Karavansara e adesso un post qui.
Tre post in qualche modo collegati.

Sono partito su GreyWorld parlando della difficoltà di fare umorismo giocando, e citando Terry Pratchett.
La scrittura di Pratchett mi ha portato su Karavansara a parlare di prosa mediocre e male editata (o non editata per niente) che però viene accettata come ok, perché per il pubblico ormai “narrativa di genere” e “mediocre” sono diventati sinonimi1.
Tutto questo mi porta qui su strategie, a fare un pork chop express sull’editing.

Io meterei giù una mia piccola regola empirica:

Se non vi fa male, non è un buon editing

Questa regola empirica ha due corollari:

  • Se vi fa male e basta, siete dei dilettanti
  • Se vi fa male ma chissenefrega, siete dei patetici dilettanti

Io fin qui ho lavorato con una decina di editor.
E sì, il mio primo editor, tanti e tanti anni or sono, tagliò e rimontò arbitrariamente il mio lavoro, e poi si mise a rispondere a mio nome alle mail dei lettori – incluso uno che si offese a morte per ciò che “io” gli avevo risposto, e a quel punto l’editor mi chiese di scrivere una lettera di scuse.
Per cui posso dire di aver visto il peggio.
Ma concentriamoci sul meglio.
Dopo quell’editor from hell, ho sempre avuto la fortuna di lavorare con eccellenti professionisti, sia per la narrativa, che per la saggistica, che per i giochi2.
Ancuni di questi editor sono, oltre che collaboratori, anche amici3.
Il che potrebbe rendere le cose complicate – ma poiché parliamo di eccellenti professionisti, non è così.

Un buon editor è quello che può dirti chiaramente che hai scritto delle sciocchezze senza paura di offenderti.
Che poi usi una espressione come “incongruente coi passaggi precedenti”, oppure “ma ne sei sicuro?😀 “, oppure “questo ultimo paragrafo è scritto col culo, taglialo” ha una importanza relativa.
L’amicizia c’entra, ma non è parte dell’accordo – io non cerco l’aiuto di un amico, ma di un professionista.

E badate, sentirsi dire che il dialogo è di legno, che i personaggi sono mal caratterizzati o non caratterizzati del tutto, che ci siamo persi il soggetto per strada o che è la terza volta che Aculeo sguaina la sua spada nella stessa scena, quante diavolo di spade porta alla cintura ‘sto tizio?, beh, non fa affatto piacere.
A nessuno piace sentirsi dire che ha sbagliato.
Fa male.

Ma d’altra parte, un buon editor non si limita a dirci che abbiamo toppato – ci segnala anche come e perché abbiamo toppato.
Il che fa ancora più male, se volete – perché significa che l’errore è palese, e chiaro agli occhi di chi sappia leggere (categoria nella quale noi, tragicamente, alla prova dei fatti non siamo inclusi).
Però le critiche circostanziate, per quanto dolorose, sono utili.
E gli errori si correggono.
È per questo che servono le prime stesure.

Ed è per questo che, incassato il colpo, bisogna farci qualcosa.
Non dare una scrollata di spalle (l’ho visto succedere), non mettersi a fare i capricci perché io sono un vero artista e voi non capite nulla (ho visto succedere anche questo), non restare traumatizzati e giurare che mai più metteremo mano ad una storia… per almeno una settimana (e sì, ho visto succedere anche questo).
Farci qualcosa per risolvere il problema.
L’editor è un professionista al quale ci rivolgiamo per rilevare e risolvere dei problemi4 – per l’auto andiamo dal meccanico, per quella fitta al fianco andiamo dal medico, per la nostra scrittura andiamo dall’editor.
Se poi decidiamo di ignorare ciò che il nostro meccanico, il nostro medico o il nostro editor ci consigliano, la responsabilità è solo nostra5.

I beta reader sono altrettanto utili – e non servono semplicemente a pomparci l’ego, quando ci dicono che è tutto belliccimo.
Anzi, i beta ai quali piace sempre tutto comunque sono in generale da evitare.
I buoni beta reader fanno delle osservazioni Svolgono altre due importanti funzioni.
Primo, ci segnalano quando il ritmo cade, quando la storia diventa noiosa.
Farsi dire dai beta reader dove hanno smesso di leggere per andare a farsi una tazza di tè è indispensabile – il nostro scopo è che il lettore non sia in grado di smettere di leggere, dopotutto.
Secondo, poiché i beta non vedono gli errori che ci segnala l’editor, ci offrono la consolazione di non essere gli unici obnubilati che non hanno occhi per vedere. Questo fa bene all’ego.


  1. e sì, nel caso ve lo steste domandando, credo sia una tragedia 
  2. OK, una editrix venne a correggermi il comportamento dei dinosauri, perchè secondo lei era “poco credibile”, ma fiscalizziamolo come un eccesso di zelo. 
  3. se volete ve ne posso consigliare un paio – praticano tariffe modiche. 
  4. Gli Who ci fecero persino una canzone – si intitola Trick of the Light 
  5. questo paragone col meccanico e col medico si presta a una ulteriore osservazione, che faccio qui in nota: io decido da che meccanico, da che medico e da che editor andare. E così come trovo ridicolo che un estraneo per strada mi apra il cofano dell’auto e pretenda di farmi la revisione, e come trovo inquietante che un estraneo alla fermata del tram si metta a palparmi per stabilire se io sia o meno in buona salute, trovo assolutamente fastidioso che un lettore venga a dirmi come avrebbe scritto lui quello che invece ho scritto io. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Uno scherzo della luce

  1. Benedetto editing… Dopo aver scoperto che il mio editore risparmia sull’ editing e alcuni veri lettori mi han fatto notare errori grossissimi dei quali ero totalmente cieco e ignaro, ho dovuto assolutamente passare sotto queste forche caudine. Peccato che la figuraccia da dilettante allo sbaraglio me la sono trascinata dietro per almeno due romanzi ma l’importante è avere la consapevolezza e la volontà di migliorare.

    • Come dicevo, è anche una questione di fortuna – per questo quando si trovano dei buoni editor conviene tenerseli stretti.
      Poi purtroppo il nome sulla copertina è il nostro, la faccia è la nostra – ma i lettori intelligenti capiscono se è una questione di autore cane o se si tratta invece di editing fatto coi piedi😀

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