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I Dieci Re del Mare

9 commenti

Un pezzo di archeologia narrativa, imprevisto e stimolato da quattro chiacchiere fatte durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della blogsfera.

dieci-re-del-mare_13458Non so quanti ricordino o abbiano letto I Dieci Re del Mare, romanzo scritto a quattro mani da Jacques Mayol e da suo fratello Pierre.
Sarò ancora più pessimista – non so quanti si ricordino di Jacques Mayol, l’uomo che polverizzò i record di apnea, l’homo delphinus che seppe coniugare sport, scienza, una vena di misticismo sui generis ed un pragmatismo molto francese.

Sono passati anni, gli eroi sono altri, oggi.
Ma quand’ero ragazzo, Mayol era uno degli eroi della mia generazione, una generazione cresciuta con personaggi come il francese ed il suo rivale e collega Enzo Maiorca, con navigatori come Thor Heyerdahl, con i documentari di Folco Quilici e di Jacques Cousteau, e con i libri di Peter Kolosimo e di Charles Berlitz.

Immaginate allora la mia sorpresa, nell’estate in cui mi trovavo sospeso fra la terza media e il primo anno alle superiori, nel vedere quella copertina nella vetrina di una libreria a due isolati da casa mia.
Il disegno, i colori.
Il titolo.
E i nomi.
Era la summa di tutto ciò che si poteva desiderare.

Il romanzo dei fratelli Mayol è un buon thriller avventuroso.
I giochi si aprono con un prologo nel quartiere vecchio di Marsiglia, durante l’occupazione nazista della Francia. Un ufficiale della Kriegsmarine alla ricerca di un antico artefatto affronta un misterioso personaggio.
Poi stacco.
Inizia il romanzo, oggi1, in Florida, sul ciglio di quello strano abisso che è il Triangolo delle Bermuda. L’impostazione è solidamente noir: un ricco arrogante con una moglie attraente, un comandante con un occhio per le belle donne e una certa fretta di incassare un po’ di quattrini, un vecchio marinaio arruolato come equipaggio sullo yacht che dovrà accompagnare questo malassortito gruppo a caccia di un tesoro.
Il romanzo si svolge in gran parte fra la superficie dell’Atlantico e le profondità.
E poi le leggende del Triangolo, Atlantide, gli UFO, i pescecani ed i delfini, il muro di Bimini – fino ad un finale che è tanto inquietante quanto memorabile.

E tutto questo, badate bene, anni prima di Indiana Jones, e dei nazisti a caccia di tesori mistici.

Un gran bel lavoro.
Ben scritto, ricco della competenza dei due autori ma mai didascalico, mai affollato di spiegoni, tecnicismi o bla bla.
E pubblicato in un sontuoso paperback con quella copertina blu ed oro che ancora adesso è un piacere a guardarsi.
E l’introduzione di Berlitz, che del Triangolo delle Bermude fece una professione.

Lo si trova?
Mi dicono su eBay, ma non sono andato a guardare.
La mia copia è stoccata al sicuro, ed è uno dei libri che hanno segnato la mia formazione.
C’è chi ha Proust, io ho Jacques Mayol.
Succede.
C’è chi fa snorkeling, c’è chi affronta l’abisso in apnea.


  1. ah, oggi… oggi che vuol dire un momento a cavallo fra gli anni ’70 e gli anni ’80… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “I Dieci Re del Mare

  1. Mayol e Maiorca fanno parte dell’epica moderna, chi non li conosce ha perso qualcosa di importante

  2. Le Grand Bleu…
    Epica, avventura, Mondi lontani senza lasciare il nostro pianeta. E’ una dimensione che oggi si è persa ma non perchè non esiste più. Forse questo è l’aspetto più amaro di tutta la questione. Hai citato Heyerdal e il suo viaggio del Kon Tiki, che è stato uno dei primi libri che ricordo di aver letto al di fuori delle canoniche pubblicazioni per ragazzi. L’operazione nostalgia sta riuscendo in pieno ma devo anche essere consapevole che siamo oggettivamente un’altra generazione e che poco c’entra l’essere o no “nativi digitali”.

    • Io continuo a vederla come una silenziosa soppressione della curiosità e dell’avventura – sul viaggio di Heyerdahl ci hanno fatto un bel film pochi anni or sono… ma non credo sia mai arrivato da noi (o se è arrivato, è passato invisibile come una brezza notturna).
      È difficile convincere il pubblico che la felicità è il nuovo smartphone se gli fai vedere gente che attraversa l’oceano su una zattera di giunchi.

  3. Quello tra le tante cose… c’è anche una decadenza dello “spingersi avanti” perchè si ha sempre di più la sensazione che là oltre non ci sia niente in fondo. Impantanati in un eterno presente e con un’idea di futuro talmente brutta e squallida chel rifiutarne l’esplorazione

  4. Sono probabilmente parte di quella generazione tagliata fuori dal senso d’avventura…di Mayol, e di questo libro, non avevo mai sentito parlare. Cousteau lo conoscevo anche da bambino, malui è una figura troppo nota mediaticamente per poterla seppellire con facilità. Per fortuna, l’amore per il mare a volte non ha bisogno di universi narrativi per sbocciare. Comunque sia, ci tengo a dire che fino alla fine dei ’90, il binomio mare/misteri andava comunque molto forte, e proprio sui canali di diffusione culturale a disposizione dei bambini italiani. Su Topolino sono state pubblicate dozzzine di belle storie legate ai misteri sottomarini, e anche Il giornalino ci metteva del suo (sul Giornalino ebbi anche l’occasione di leggere Alle montagne della follia in una riduzione a fumetti, e a rivedere il logo Edizioni paoline oggi mi chiedo: come gli sarà venuto in mente?). Paradossalmente, un grosso aiuto lo hanno dato anche alcuni anime, che all’epoca furoreggiavano: dal classico Il mistero della pietra azzurra al bellissimo Blue Submarine n.6. Quel che mancava era la copertura “istituzionale”: sono stato bambino negli anni Novanta, ed era già cominciata l’epidemia di fiction Rai su medici, poliziotti, preti e santi di varia natura.

  5. Comunque, non bisogna mai disperare. Lo spirito avventuroso salta fuori nei momenti più impensabili, nei singoli e nei gruppi. Me lo immagino un pò come il Barone di Munchausen nel film di Gilliam: arriva, sconvolge tutto e tutti, ricordando che c’è un modo diverso di fare le cose..

  6. A tema “misteri del mare” ho letto alcuni manga interessanti: uno è “La stirpe della sirena” di Satoshi Kon (ergo, Rumiko Takahashi non c’entra nulla😛 ) e l’altro è “Children of the Sea” di Daisuke Igarashi.
    Il primo ha un tratto “realistico” e una storia poetica ma anche con una certa quantità d’azione, mentre il secondo è un po’ più grottesco, ma anche denso di misticismo – e un finale strano che alla prima lettura non ho ben afferrato, dovrò rileggerlo tutto d’un colpo.
    Entrambi hanno un evidente sottotesto ecologico, fortunatamente senza troppe prediche sfacciate.

    Riguardo a “I dieci re del mare” mi hai messo un sacco di curiosità: da bambino sbavavo sul mito di Atlantide e ancora oggi il tema (fanta)archeologico è uno dei miei preferiti ^ ^

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