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La grande truffa del rock’n’roll

12 commenti

SNN0913AXX-280_1021276aVe lo ricordate Malcolm McLaren?
Io mi sono trovato a chiacchierare di Mclaren, con il mio amico Marco, durante la libera uscita dal Blocco C che ci ha permesso di incontrarci a Modena.

Nel 1976, McLaren, che fino a quel momento era stato sostanzialmente uno stilista legato ai situazionisti inglesi, dichiarò…

Il rock è fondamentalmente la musica dei giovani, giusto? E un sacco di ragazzi si sentono traditi. Sentono che la musica è stata portata via a loro da tutto quel pubblico sopra i 25 anni.

E così nacque il punk1.

Ora, sarà che sia io che Marco abbamo più di 25 anni, sarà che siamo due vecchi conservatori che ascoltano in giacca da camera musicisti che sanno leggere uno spartito, ma a entrambi non è che McLaren sia mai stato proprio simpaticissimo.
E sì, siamo abbastanza vecchi da ricordare il Voguing.
E allora perchè parlare di lui, visto che abbiamo occasione di vederci sì e no una volta all’anno, per magari un paio d’ore al massimo, e di cose di cui parlare che ci interessano di più della musica punk ce ne sono, mah, svariate centinaia?

Perché noi, in effetti, stavamo parlando proprio di una di quelle svariate centinaia di cose che ci interessano più della musica punk.
Stavamo parlando di scrittura.

E la domanda che ci si poneva era – ma perché una persona che non ha mai scritto un determinato genere, di più, una persona che non legge, alla quale non piace leggere, che ha interessi completamente estranei alla scrittura… perchè questa ersona vuole scrivere, e pubblicare?

La spiegazione è, in parte, legata a McLaren.
Perché se è vero che il punk fu unprocesso di “democratizzazione* della musica, di fatto fu anche un movimento che venne inteso da alcuni come

anche tu puoi diventare una rock star

E le rock star… ah, vediamo se internet ci aiuta.
Inseriamo in Google l’espressione rock star lifestyle

Urban Dictionary ci dice che22931920131272330

rock star lifestyle: uno stile di vita stravagante che consiste in feste continue, nottate impossibili da ricordare, e abbigliamento costoso/oggetti di lusso.

Noterete che non si parla di inezie come imparare a suonare (anche in maniera rudimentale) uno strumento, o avere nozioni basilari di teoria musicale.

Molti la presero così, la rivoluzione del punk.
Mi compro una chitarra e divento una rock star2.

Ora, prima che qualcuno si metta a piangere e a strillare perché sto parlando male del punk, ripetiamolo in maniera chiara ed esplicita: il punk venne inteso da alcuni.
Alcuni.
Certo non la vostra band preferita, ok?
Bene, procediamo.

Ora, una delle ipotesi sviluppate qualche giorno addietro a Modena, mentre noi vecchie caratidi discutevamo sorseggiando brandy al suono dei violoncelli, è che un sacco di gente non voglia scrivere, ma fare lo scrittore.
Proprio come alcuni – all’epoca del punk, e prima, e dopo – non volevano affatto suonare, volevano fare le rock star.

tumblr_ms806rEsOz1r3t7mzo10_1280Ciò che l’autopubblicazione ha permesso – Amazon come Malcolm McLaren – è stato di mettere in piedi sul palco non solo persone che avevano qualcosa da dire, e magari anche solo una tecnica rudimentale, e un sacco di energia, ma anche gente che voleva solo una giacca di cuoio e una chitarra elettrica, e poi far festa con le groupies fino all’alba.

La sostanziale differenza?
Non molti autopubblicati fanno festa con le groupies fino all’alba.
Ma molti non hanno una tecnica (rudimentale o meno), non hanno energie sovrumane con le quali compensare la mancanza di competenza, e soprattutto paiono non avere granché da dire.
Non gli interessa la musica, gli interessa il rock star lifestyle.

Ma questo, naturalmente, non è un problema – all’epoca del punk salirono sul palcoscenico ragazzi sconvolti con qualcosa da dire e percentuali variabili di energia e tecnica, e patetici poser che si atteggiavano a ribelli con spille da baglia e magliette lacere.
E il pubblico seppe riconoscere il valore dei primi, e ammazzò di pernacchie i secondi.
Succederà anche con quelli che scrivono, vero?
Vero?


  1. beh, ok, abbiamo semplificato un pochino… 
  2. noi noiosi arroganti che ascoltiamo gli Steely Dan ricordiamo quando Waletr Becker definì un “collega” “guitar owner” (proprietario di chitarra) anziché “guitar player” (chitarrista) 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “La grande truffa del rock’n’roll

  1. “guitar owner” è bellissimo.

  2. Potrei addirittura adottarlo….

    • Walter Becker era cattivissimo nei confronti di quel poverello (il chitarrista di Jay & the Italians), colpevole di possedere una chitarra meravigliosa, e di saperla suonare a malapena😀

  3. Ma lo zio Duke cosa c’entra?

      • Se l’ho chiesto è perché non è l’esempio “Punk” a cui ci s’ispira da noi, quello pronto a spiegare “la greve complessità del personaggio diviso tra le dinamiche delle pulsioni interiori, e il rapporto col diversamente altro.” Qualunque cosa ciò voglia dire.
        Senza contare che lo Zio scrive da Dio, almeno per me.
        Né è l’esempio di Rocker abbastanza noto, Chinaski è il riferimento classico per tutti i wannabe che giocano agli alternativi.
        Così per questo ero curioso ma, poiché sono un esperto nel fallire test, questa volta perché l’ho fallito?

        • Perché tu hai pensato all’autore – non all’immagine. Ti sei lasciato distrarre da una cosa irrilevante come la scrittura. Peggio… sapevi chi è l’uomo nella foto.
          Ma i wannabe pensano all’immagine, e di Hunter S. Thompson sanno solo che l’ha fatto al cinema Johnny Depp – forse. E non associano immagine, nome, scrittura.
          Non l’hanno mai letto.
          Ma guardi la foto e capisci che è uno che se ne frega, che scrive in aereo circondato di bicchieri vuoti e fumando una sigaretta col bocchino… è palese che è uno scrittore che scrive da Dio, no? E loro vogliono essere così… magari però in prima classe anziché in business.
          Chi vuol fare lo scrittore non vuole squadrarsi il culo sulla sedia a scrivere – vuole sedersi in un posto figo, bere, e parlare di quanto sia difficile essere uno scrittore.

  4. E qui si apre un cosmo stile nuove frontiere del narcisismo

  5. Ho un messaggio di speranza: sì, succederà anche con la scrittura. Ci vorrà solo un po’ più di tempo, per questioni di numeri.

  6. La differenza tra (chiamiamoli così e non me ne vogliano gli amanti del genere) i “punk” che vogliono fare le rockstar e quelli che invece vogliono semplicemente suonare, è che i secondi, dopo i primi tentativi, quando si rendono conto che non riescono a esprimersi, si rimboccano le maniche e migliorano.
    E infatti si sente la differenza enorme tra i primi album e gli ultimi.
    Ecco, continuando la metafora musicale, moltissimi scrittori punk odierni che impazzano su Amazon non hanno la minima intenzione di migliorare e per loro va bene così. Perché possiedono la loro bella (?) copertina sullo store e gli basta quello.
    E, come facevano anche molti punk dell’epoca, sputano in faccia a chi “suona” meglio di loro.

    • Decisamente, il parallelo regge, e regge piuttosto bene.
      Al punto che i vecchi punk che si sono rimboccati le maniche sono ancora in pista oggi… gli altri sono scomparsi quando è finita la loro ora di notorietà.

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