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E dire che pareva così a modo – Shirley Jackson

11 commenti

shirleyjacksonIeri notte ho scoperto cosa mi regalerò per il mio compleanno.
Il volume dedicato a Shirley Jackson dalla Library of America.
Ottocentoventisette pagine di narrativa sovrannaturale di primissima qualità, con una introduzione di Joyce Carol Oates (che ha anche curato la scelta dei titoli).
Non si può desiderare di meglio.

E poiché ieri sera ho parlato con qualcuno che si è perso la Jackson per strada, ora il piano bar del fantastico suona una breve introduzione a questa autrice spesso dimenticata e – a leggere le recensioni dei suoi libri su Amazon – incompresa1.

Shirley Jackson nacque nel 1916 a San Francisco – ma si calava gli anni2 e raccontava di essere nata nel ’19.
Sposò un insegnante, e i due si trasferirono successivamente in Vermont.
Stando a ciò che si dice, sia la Jackson che il marito erano appassionati lettori, e misero insieme una collezione di circa 100.000 volumi.

Shirley Jackson scriveva narrativa, e nel 1948 pubblicò The Lottery, sul New Yorker. La storia si svolge in una comunità rurale americana e colpisce basso, molto basso gettando una lunga ombra sinistra sulla vita tranquilla in campagna, in quei posti dove si conoscono tutti.
Impossibile spiegare il perché – cercatelo, leggetelo.
La reazione del pubblico a The Lottery fu assolutamente inaspettata.
Il New yorker venne sommerso di lettere, la Jackson venne sommersa di domande e di insulti.

Rafferty-articleInlineFiguriamoci.
Una donna che scriveva – e bene, benissimo – delle storie di orrore sovrannaturale e dalle atmosfere spesso moltomolto noir.
I più spiegarono la cosa col fatto che la povera mentecatta aveva delle ovvie fantasie psicotiche dovute a nevrosi e frustrazioni diverse, e le riversava sulla pagina.
Insomma, questa donna dalla prosa perfetta e dalle idee spaventose era poi soltanto una donna con dei seri problemi.
Non è sempre così?
Sono sempre donne con dei problemi psicologici.

E invece no – Shirley Jackson scriveva benissimo ed aveva una propria poetica, una studiata teoria dell’orrore e dell’angoscia che aveva le sue radici non in qualche turba emotiva, ma semplicemente in una acutissima osservazione della società americana del suo tempo, affogata nel conformismo e schiacciata da infinite paure (non ultima quella, incombente, deoll’annientamento nucleare).
La Jackson descriveva il lato oscuro e autodistruttivo proprio quella società, a ben pensarci, che preferiva considerarla malata di mente.

Ed era pericolosa, la Jackson.
E non solo per la sua snervante abitudine di ambientare le sue storie nell’America contemporanea, in luoghi molto simili a quelli nei quali lei stessa – ed i suoi lettori – vivevano.
Era pericoloso perché, essendo bravissima, le sue storie arrivavano ad un pubblico molto diverso dall’abituale lettore di orrore e weird tales. 9955744ed4747af01246bf149ac952ef
Dando un’occhiata alla sua lista di pubblicazioni, si notano le riviste per le quali pubblicava abitualmente – The New Yorker, Collier’s, Harper’s, Charm, McCall’s, Mademoiselle, Woman’s Home Companion
Se nell’elenco compare anche The Magazine of Fantasy and Science Fiction, è pur vero che lalista presenta una preponderante selezione di riviste letterarie patinate, che ospitavano abitualmente narrativa mainstream, e un grande numero di riviste dirette a un pubblico femminile – il genere di riviste che pubblicavano narrativa fianco a fianco con articoli sulle ultime tendenze della moda, o su come intrattenere gli ospiti a cena.jackson
Non esattamente la desinazione abituale di storie del sovrannaturale – o di terrore psicologico.
E davvero sarebbe interessante scoprire quale effetto ebbero su quel pubblico femminile degli anni ’40 e ’50, queste storie.

La Jackson pubblicò anche sei romanzi, i più famosi dei quali sono certamente The Haunting of Hill House, probabilmente la più perfetta storia di spettri mai scritta, e We have always lived in the castle, che ritorna alle atmosfere di provincia in una storia straniante, narrata da una diciottenne che vive una vita… diversa dal solito.

Da Hill House vennero tratti due film – The Haunting, di Robert Wise, assolutamente imperdibile, e un remake degli anni ’90, semplicemente inguardabile.

Shirley Jackson morì nel 1965, all’età di 49 anni, per una crisi cardiaca provocata – o favorita – probabilmente, dai medicinali che le erano stati prescritti per curare quelle nevrosi che di fatto forse non aveva mai avuto.
Era solo una signora un po’ eccentrica, che viveva in una casa piena di libri, e scriveva storie terribili e meravigliose.

Quotation-Shirley-Jackson-darkness-Meetville-Quotes-201Forse la singola voce femminile più importante della letteratura sovrannaturale del ventesimo secolo, Shirley Jackson venne a lungo ignorata dalla critica femminista (dopotutto, scriveva storie di genere, no? Mica vera letteratura), ed è stata rivalutata solo negli anni ’90.
Viene oggi riconosciuta come autrice fondamentale, e come importante esempio di critica sociale e politica all’interno della letteratura americana.
A riprova del potere sovversivo e della vitalità della narrativa di genere.

Nel corso degli anni, fra coloro che hanno indicato il lavoro della Jackson come ispirazione possiamo ricordare Richard Matheson, Stephen King, Jonathan Lethem e Neil Gaiman.
Il volume della Library of America rappresenta la definitiva consacrazione – non che ce ne fosse bisogno – dell’autrice.
È come se da noi la Mondadori le dedicasse un Meridiano.
Sarà bello avere questo massiccio librone sul mio scaffale.
È il giusto tipo di testo per celebrare l’avanzare dell’età e l’avvicinarsi inesorabile della famosa ultima scena.


  1. In Italia quasi tutto ciò che la Jackson ha scritto è stato pubblicato.
    Si trova su Amazon, in varie edizioni, con recensioni dei lettori da fucilazione alla schiena. 
  2. per non sembrare più vecchia di suo marito. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “E dire che pareva così a modo – Shirley Jackson

  1. Allora, caro Davide…
    la Jackson scriveva piccoli gioielli horror andando a pescare profondamente nell’animo dei suoi concittadini, toccando quelle corde che rappresentavano gli archetipi della paura.

    Il folklore de “la lotteria” (con la sua paura ancestrale, ricordi the The Wicker Man, quello originale?), la casa ‘posseduta’ de ‘l’incubo di Hill House’ (posseduta poi? e da chi? o forse è tutta un’allucinazione della protagonista…), la sua versione della favola di Hansel e Gretel (The bad children), la sua famiglia disfunzionale in ‘Così dolce, così innocente’ non potevano che scandalizzare i suoi lettori, che per altro ne hanno fatto una colonna dell’horror contemporaneo – lo afferma anche il Re [Stephen King]…

    Adelphi ha pubblicato in versione quantomeno decente sia ‘l’incubo’ che ‘Così dolce’, ma mancano i suoi racconti ed il resto della sua produzione; il mio inglese non è al tuo livello, quindi ti invidio molto per il tuo prossimo regalo

    Pace profonda nell’onda che corre

    PS: concordo con la tua minicritica cinematografica, tanto il film di J. De Bont era un baraccone hollywoodiano, quanto il film di Wise era eccezionale e straniante (basti dire che il regista decise di non mostrare nulla e quindi di fare nacsere la paura direttamente nell’immaginazione dello spettatore!). Peccato in Italia sia fuori catalogo da un po’…

  2. Almeno il film di Wise l’ho visto… Incredibile come nonostante la passione e le letture si saltino certi titoli!

  3. Ho scoperto la Jackson quando ero poco più di una ragazzina. Trovai, usata, da Profondo Rosso (un negozio di Roma, gestito da Argento), una copia di una delle prime edizioni italiane di The Hounting of Hill House, col pittoresco titolo de La Casa degli Invasati.
    Ce l’ho ancora, in libreria. Il povero volume è letteralmente a pezzi per le volte in cui l’ho letto.
    Credo che, insieme alla Woolf, Shirley Jackson sia il mio più importante punto di riferimento letterario.
    E sì, Hill House è un racconto dell’orrore perfetto. No, davvero, chiunque voglia scrivere una ghost story dovrebbe impararlo a memoria.

  4. Ottima scelta, Davide, In italiano sono disponibili e in commercio quattro dei suoi libri, pubblicati da Adelphi. Presumibilmente le traduzioni continueranno, visto il successo dei libri finora usciti.

  5. Pingback: Ho seguito un consiglio: mi sono riletto Shirley Jackson | solo qualche parola

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