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All’estero è diverso

3 commenti

Un paio di notti or sono ho scoperto che l’estero non esiste più.
Davvero, come cantava Paul Kantner trent’anni or sono, possiamo domandarci

where are the frontiers?
how do I get there?

L’idea è venuta fuori dopo una discussione piuttosto complessa, che potremmo semplificare drastcamente e riassumere con la frase

l’autopubblicazione è una fogna, ma all’estero è diverso

E io lo so che sarebbe divertente discutere della prima parte della frase, ma in realtà mi interessa molto di più la seconda.

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Perché vedete, nel momento in cui io non tratto più atomi ma bit (ah, Nicholas Negroponte, sei stato vendicato!), la questione delle frontiere diventa estremamente trattabile.
E nel momento in cui i miei bit trasportano/veicolano delle storie, delle parole… beh, a quel punto l’estero è semplicemente un concetto legato alla lingua in cui quelle parole sono espresse.

Io sono qui, seduto nel nulla delle colline dell’Astigianistan, e posso decidere se essere o meno all’estero non solo con le mie pubblicazioni.
Che dire dei MOOC, dei corsi online dei quali ho parlato spesso?
O di Deezeer, per ascoltare musica in streaming.
O delle radio online?
Una parte consistente della mia vita è, in qualche modo, all’estero.
Si tratta solo di scegliere la lingua alla quale appoggiarmi, ed è come se scivolassi attraverso quello strano confine che Paul Kantner non sapeva dove fosse, e che forse è ormai solo nella nostra testa.
Il che naturalmente è meraviglioso, ed apre una marea di opportunità1, e meriterebbe un po’ di riflessioni di quelle serie.
Perchè la circolazione degli atomi e dei bit segue regole diverse, e se l’estero è una scelta linguistica, allora sarebbe il caso di ripensare parecchie dinamiche.
Pubblico all’estero, lavoro all’estero, studio all’estero, vivo all’estero…

Poi succede che Amazon mi comunichi che il mio Kindle, che da sempre è associato al mio account con Amazon.com, per funzionare ora deve essere collegato all’account .it.
Il che è sciocco sciocco sciocco.
E non tanto per gli ebook, quanto per il fatto che le – peraltro minime – percentuali che mi vengono versate sugli acquisti fatti dai miei siti (soprattutto da Karavansara) mi vengono pagate in buoni – e i buoni di Amazon non sono trasferibili.
I miei incassi da Amazon.com andranno spesi su Amazon.com.
E non potendo più acquistare ebook, i miei incassi – peraltro minimi – se ne andranno in spese di spedizione.

Ecco cosa succede quando si pensa in termini di dentro e fuori quando di fatto quella divisione non esiste più.

E tutto questo mi riporta alla discussione che ha ispirato questo post – il fatto che all’estero è diverso.

yaacov-apelbaum-dehydrated-waterAll’estero ( = in inglese) posso pubblicare un mio ebook ed essere un autore con una dignità, che fa parte di un sistema che prevede una figura, quella dell’autore artigiano, che è una delle possibilità offerte dal mercato. È ok, poi starà a me gestirmela.
In Italia ( = in italiano) sono un cialtrone o un illuso, al limite uno che può sperare di vendere abbastanza da essere notato da un grande editore e fare il salto di qualità.
Le recensioni dei miei ebook in inglese sono oneste, quelle dei miei ebook in italiano sono false.
Perché all’estero è diverso.

Un po’ come ai tempi del liceo – che se leggevo Stephen King in italiano ero un incolto che leggeva bestseller, se lo leggevo in inglese ero uno snob e un esibizionista.
Perché alla fine è solo una questione di percezione.
Agli occhi della stessa persona, ciò che faccio cambia sulla base della lingua in cui lo faccio, della lingua che uso per accedere a certi servizi, per interagire con certe persone.
Il che mi porta a credere che sostanzialmente all’estero è diverso perché non riusciamo a pensare che possa essere diverso anche qui.

Con buonapace di Amazon, e del collegamento fra Kindle e account personale (e buoni sconto), come diceva Paul Kantner

there are no maps, there are no roads
just you and me on these streets of gold


  1. o le aprirebbe, se il nostro paese offrisse una infrastruttura di telecomunicazioni aggiornata al 2000 e non al 1990. Ma ne abbiamo già parlato, e come mi è stato fatto osservare, dopotutto sono io che vivo in un posto dove internet non c’è, un sacco di altra gente questo problema non ce l’ha. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “All’estero è diverso

  1. Forse è più corretto dire che in Italia è diverso. Una certa pateticità del modo di vedere nostrano porta s vedere l’estero come un’eccezione altre regole mentre è esattamente il contrario. Ma non sono le frontiere, non ê un territorio sono le teste. La mentalità da provincia che contraddistingue un’ intera nazione.

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