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Blood’s Pride, di Evie Manieri

5 commenti

15793154Era un po’ che non parlavo di libri, e di fantasy.
Poniamo rimedio.
Sto leggendo con un certo divertimento Blood’s Pride, il primo volume nella serie The Shattered Kingdoms, di Evie Manieri.
Il romanzo è del 2012 ed ha segnato il debutto dell’autrice, che ha da poco pubblicato il secondo titolo nella serie.

È possibile che il romanzo della Manieri – che i ragazzi del marketing si sono affrettati a paragonare ai lavori del solito Martin – causi qualche problema classificativo a quelli che i libri invece di leggerli li vogliono incasellare.
Non è high fantasy, non è fantasy tolkieniano.
È un fantasy dinastico, ma con un interessante taglio terzomondista.
Ed è un gran divertimento.

Di cosa stiamo parlando…
Vent’anni or sono, i Norlander (che assomigliano abbastanza a dei vichinghi) hanno conquistato con estrema facilità il regno di Shadar (che ha un che di punico, come stile generale), al fine di acquisire il controlle delle miniere del regno, che producono un metallo indispensable per la creazione delle armi della casa imperiale.
Vent’anni dopo, la situazione non è delle migliori – i conquistatori si sentono cittadini di serie B dell’impero, e sono divisi da complotti politici e familiari. I sudditi covano la ribellione.
Le crepe nellapolitica e nelal società di Shadar hanno un omologo nelle scosse telluriche che si fanno sempre più intense, minacciando tanto le indispensabili miniere quanto i palazzi del potere.
E in tutto questo, qualcuno ha la pessima idea di coinvolgere nella questione the Mongrel, una guerriera mercenaria che pare avere una propria agenda.

Con decine di personaggi, non meno di quattro trame intrecciate e una struttura quantomai tradizionale – capitoli alternati col punto di vista di diversi protagonisti – Blood’s Pride è un romanzo che fila come un diretto, che mette una quantità di carne al fuoco e gioca con la politica, con gli intrighi di famiglia, e con una serie di segreti e doppi giochi che si svelano progressivamente, rimescolando le carte in tavola ogni cento pagine (il volume ne fa poco più di 500).
E funziona.

E se il paragone con Martin, in questo guazzabuglio divertentissimo di tradimenti, colpi bassi e conflitti dinastici, ha un suo vago senso, a me il lavoro della Manieri ricorda invece il vecchio e beneamato The Well of the Unicorn, di Fletcher Pratt.
Forse è la pulizia del linguaggio, quasi giornalistico.FortunesBlight-9172
Forse è la tematica dominante, quella della responsabilità personale.
Forse è la magia molto misurata, ma sempre presente.

In più c’è l’ambientazione, in cui si sovrappongono colonialismo, problemi razziali (o forse sarebbe il caso di parlare di specie – Norlander e Shadari sono così diversi fra loro che non possono, fisicamente, toccarsi senza subire un danno fisico), vecchie questioni irrisolte.
Un lavoro complesso che riesce a non essere complicato, Blood’s Pride si sta rivelando una lettura divertente e piacevole – il che significa che il secondo volume, Fortune’s Blight1 finirà prossimamente sul mio scaffale.

È bello vedere che il fantasy non è (ancora e sempre) quello che dicono in giro2, e si pubblicano ancora (tanti!) romanzi che si possono godere anche dopo la pubertà.


  1. i titoli sono nomi di spade, se proprio volete saperlo 
  2. e un po’ sarei anche stanco, di sentir sparare sciocchezze su un genere di narrativa che, nonostante i fan e gli esperti, continua a piacermi. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Blood’s Pride, di Evie Manieri

  1. Purtroppo tendono ormai sempre più a televisionare i libri, attribuendo a quelli nuovi dei legami con quello che sta passando ora e che al 90% hanno in comune magari solo le solite coincidenze “tipiche” del genere e poco con l’autore del momento. Di questi mi hanno colpito molto le copertine e la trama, per cui li cercherò e li leggerò appena possibile *^* grazie!

  2. Usciremo dalla “soapoperizzazione” del fantastico? Io incrocio le dita!

    • Ma in realtà è solo una percezione, un artificio commerciale – questo romanzo, ad esempio, è certamente (anche) una specie di saga familiare (come tutto il fantasy dinastico) ed ha la sua bella serie di amori impossibili e mazzate.
      Però percepirlo come una soap opera sarebbe sciocco e riduttivo – ed il fatto che possa venire venduto come tale è triste.

  3. L’ha ribloggato su Iho's Chroniclese ha commentato:
    Se trovassi il tempo, questo sarebbe un ottimo consiglio di lettura.

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