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I pregiudizi degli altri

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C’è stata un po’ di maretta, negli ultimi giorni, per ciò che riguarda i personaggi femminili.
Avete letto cosa è capitato a Joss Whedon, vero?

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Non necessariamente ‘forte’…

Ora, io ammetto che, probabilmente perché ho un po’ di personaggi femminili in catalogo, queste controversie mi mettono sempre un po’ di nervosismo addosso.
Il discorso è che a me dispiacerebbe molto offendere qualcuno inconsapevolmente.
Nulla mi urta di più che scoprire di aver offeso qualcuno senza volere.
Se ciò che scrivo deve risultare offensivo per qualcuno, voglio che sia consapevolmente offensivo. E se possibile voglio avere una idea chiara di chi sto offendendo, come lo sto offendendo e perché lo sto offendendo – non mi piace sparare nel mucchio.

Resta il problema che il genere – in tutti i media, dalla narrativa ai giochi – al momento sembra  da una parte ossessionato dai personaggi femminili forti, e dall’altra pare avere delle idee abbastanza confuse su cosa costituisca questa presunta forza – e nel dubbio, scatta l’indignazione di questa o quella parte del pubblico.

Il risultato è che da una parte abbondano un po’ troppo spesso a che fare con quei personaggi che sono stati stenograficamente descritti come uomini con le tette, mentre dall’altra qualunque personaggio femminile proviamo a scrivere si presta a una critica che rischia (Whedon, ricordate?) di diventare molto complicata.

Come uscirne?
Bella domanda.

... non necessariamente 'debole'.

… non necessariamente ‘debole’.

Sto seguendo un corso universitario sullo sviluppo dei personaggi a partire dall’osservazione delle persone reali.
Praticamente, come trasformare il fatto di essere dei ficcanaso in uno strumento per la scrittura.
Ma il punto è quello – se si conoscono o si osservano le persone reali, è più difficile scivolare in cliché o modelli deteriori. Perché le persone reali sono complicate, ed è quello che è bello delle persone.

O se preferite una citazione dotta, come diceva Ernest Hemingway – non il più politicamente corretto degli autori – per poter scrivere della vita reale, prima bisogna vivere.
Bello liscio.
Certo, resta il problema della filtratura dei nostri pregiudizi (Hemingway, si diceva?). E quelli ci sono – dobbiamo conoscerli e possibilmente combatterli.

Io credo che sia molto facile che i nostri pregiudizi si riversino sulla pagina – e che perciò il rischio reale sia quello di non accorgerci di aver scritto qualcosa di offensivo.
Questo, come dicevo, è male.
È necessario fare attenzione – e facendo attenzione, scoprendo i nostri pregiudizi e correggendoli, beh, è poi il motivo per cui scrivere ci rende migliori. Perché ci obbliga a fare attenzione.

Perché sempre e comunque, quando si scrive, l’attenzione è implicitamente parte del gioco.
Così come l’idea, per citare Glen Cook, che sia indispensabile togliere tutto ciò che è falso per arrivare ad avere una buona storia. Che è poi la croce della moneta che ha per testa quella di Hemingway, con la sua frase sul vivere per descrivere la vita reale.

E se con falso Cook non intende inventato, ma privo di sincerità, allora è anche vero che con forte, quando si parla di personaggi, non si fa riferimento alla forza fisica o, peggio ancora, all’aggressività1, ma alla coerenza, e a… ah, all’impatto.
Un personaggio forte non deve necessariamente piegare sbarre di ferro coi denti – deve però necessaiamente venir fuori dalla pagina, per essere forte.
Deve essere un personaggio memorabile.
Deve essere ben scritto.

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Per il resto non credo ci siano personaggi implicitamente offensivi.
Possono esserci sviluppi offensivi di certi personaggi – per scelta o per svista dell’autore. ma a quel punto si chiude il libro e si passa al successivo. Senza scordarsi che se è facile riversare i prorpi pregiudizi sulla pagina scrivendo (basta distrarsi o non pensare), è altrettanto facile riversare i propri pregiudizi sulla pagina leggendo.
Chi si lamenta ad esempio del fatto che Buffy l’Ammazzavampiri ammazzasse i vampiri vestita da cheerleader, e lo definisce offensivo o sessista, è quasi certamente uno sciocco – o più probabilmente sta estendendo oltre il lecito i propri pregiudizi.bobbiecoversmall

E per finire, non posso fare a meno di dimenticare il fatto che giocare proprio con queste idee pericolose2 è parte del divertimento.
E io resto un fiero sostenitore della sovversione delle aspettative, e del capovolgimento dei cliché. Mi piace ingannare chi mi legge, fargli credere che le cose stiano per prendere una piega prevedibile, e poi spiazzarlo – è per quello, per dire, che Asteria alla Corte di Minosse ha apparentemente allontanato parte del pubblico.
Perché molti leggono letteratura fantastica ma non vogliono essere spiazzati.
Strana gente.
Un destino simile a quello di Asteria lo ha avuto La Ballata di Bobbie Howard3.
E anche Amunet pare causi un certo disagio a taluni appassionati di fantasy.

Per cui, oltretuto, pare che io sia recidivo.
Sono dopotutto quello che ha scritto una storia basata su questa foto qui sotto.

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Con buonapace dei pregiudizi altrui, questa foto non scatena in me – e credo in buona parte dei miei lettori e delle mie lettrici – fantasie sessuali aggressive o commenti sconci.
Guardare questa foto non mi porta a rispettare di meno le donne, o i meccanici.
E no, non considero offensivo (per gli chiunque) o sessista in alcun modo che una donna possa lavorare in un’officina, o scegliere consapevolmente di conformarsi a certi canoni estetici, o infrangerne altri.
Casomai, posso trovare bizzarra e poco pratica la scelta di mìse, manicure e make-up per lavorare sulla carrozzeria di un’automobile, per di più con una fiamma ossidrica.
Ma un abito stretto, unghie laccate e make-up impeccabile sarebbero bizzarri e poco pratici in un’officina a prescindere dal fatto che a indossarli sia una donna o un uomo, naturalmente.
E  spiegare una simile associazione è poi lo scopo per cui ho scritto la mia storia4 – per immaginare un mondo in cui una simile associazione di elementi diversi e poco pratici sia normale, logica e perfettamente ragionevole.
È il bello di scrivere5.

Quindi forse il nervosismo è giustificato, ma la preoccupazione no.
Alla fine ciò che rimane è il testo.
E qualunque cosa scriviamo, ci sarà qualcuno pronto a offendersi per ciò che facciamo.
I più sono mortalmente offesi dal fatto che scriviamo senza che qualcuno (loro, ad esempio) ci abbia dato la licenza.
Ma una buona scusa per indignarsi la si trova sempre, no?
E ci sono persone che hanno fatto dell’indignazione uno stile di vita.


  1. solo gli sciocchi scambiano l’aggressività per forza. 
  2. vale a dire con certi cliché o certe situazioni o aspettative che possono più facilmente di altre diventare offensive per una parte del pubblico. 
  3. Bobbie Howard d’altra parte è una storia scritta consapevolmente per offendere una precisa categoria di persone – e sono abbastanza orgoglioso di esserci riuscito. 
  4. e prima che lo chiediate, l’ho scritta in inglese, è ancora solo in prima srtesura, mi piacerebbe scriverne un altro paio per poi farci un ebook e no, non so quando succederà. 
  5. anche poter offendere selettivamente certe persone e non altre è il bello di scrivere, ma per il momento sorvoliamo… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “I pregiudizi degli altri

  1. Mi tocchi sul vivo facendomi ricordate una delle critiche che avevo subito più dolorosamente, critica livorosa riguardante MASCHE e uno dei suoi personaggi femminili, Cinzia Testa.

  2. Io credo che il problema sorga nel momento in cui a qualcuno salta in testa che esistano un modo “giusto” e uno “sbagliato” di ritrarre un personaggio femminile. Perché ok, io posso anche raccontare di una donna remissiva (perché le persone, donne e uomini, remissive esistono) e raccontarla senza che sia per forza una cosa offensiva. E sì, anche scrivere di una donna con forti caratteristiche mascoline, sempre perché donne così esistono, e non renderla per forza un ridicolo “uomo con le tette”.
    Però nel momento in cui alcuni personaggi stanno lì come avvoltoi, pronti a calarti addosso se pensano che ciò che scrivi non sia “giusto” o “corretto”, secondo il loro punto di vista da progressisti (perché è di questo che parliamo), succederà sempre qualche spiacevole casino.
    E questo influirà, per forza, sulla scrittura, se si scrive avendo paura che qualcuno non solo si offenda, ma faccia anche partire un linciaggio ai tuoi danni.
    La conclusione è che avremo sempre più personaggi femminili piatti, correttissimi e… monodimensionali.

    • In molti casi si tratta di persone che vogliono annullare ilproblema invece di risolverlo – e pensano che stendendo su tutto una cappa di silenzio, il problema non ci sia più.
      In fondo è il grosso problema del “politicamente corretto” – si riduce a una manipolazione linguistica, che elimina le parole “brutte” e le rimpiazza con altre opportunamente “disinfettate”… senza che questo vada naturalmente a toccare il vero problema.

  3. Che poi nel mio caso, partiva tutto da alcune considerazioni che il mio personaggio faceva sulla propria statura… una lettrice di bassa statura deve aver male interpretato, scambiando i pensieri di Cinzia per i miei.

  4. Immagino che i benpensanti aspettino solo una normativa europea che imponga un modello standard di personaggio donna o uomo nelle opere di ingegno.
    Non sapevo che Whedon avesse ricevuto critiche simili – mi chiedo solo se siano critiche genuine (per quanto becere) oppure una strategia di marketing. A ogni modo, mi ricorda di certe critiche ricevute durante delle partite di gioco di ruolo a causa di alcuni miei pg femminili: erano asessuali e secchioni, come alcuni dei miei pg maschili😛
    Molte persone hanno un’idea del maschile e del femminile molto fissa: io, tutte queste persone fatte con lo stampino, nella realtà non le vedo proprio…

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