strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una telefonata dal fondo dell’oceano

4 commenti

… E considerando che sono a metà della revisione del mio nuovo romanzo, potrei anche rompere il riserbo e fare un po’ di hype.

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Sto sistemando la stesura definitiva (?) del mio secondo romanzo – che dovrebbe viaggiare sulle 70.000 parole – e che al momento non ha ancora un titolo definitivo.
Si tratta di fantascienza hard, una storia di ambiente sottomarino.
E sì, ne abbiamo parlato, ci sono dei polpi.

Come ho già detto in passato – sia in diversi post che parlando di Blooper – l’oceano è l’altra Nuova Frontiera, e tutto considerato è altrettanto sconosciuto, pericoloso, misterioso e pieno di promesse quanto lo spazio esterno.
E per certe cose, è molto più complicato e pericoloso, dello spazio esterno.

Volete un esempio?
IMG_6150-600x600Potete salire di 1500 metri al di sopra della superficie del mare, e al di là di particolari condizioni mediche personali, non patirete particolari conseguenze1.
Non potete con altrettanta facilità scendere di 1500 metri al di sotto della superficie del mare.
L’ambiente liquido induce tutta una serie di variazioni fisiologiche nell’organismo umano – e comunque oltre i 100 metri serve la tecnologia.
Vi serve un sacco di tecnologia, per riuscirci, e sopravvivere.
E dev’essere tecnologia capace di resistere alla pressione.

E non solo la pressione è un problema – un grosso problema.
Comunicare, ad esempio.

Cosa ci potrebbe essere di più semplice, giusto?
Non ce l’hanno la radio, sui sottomarini?

Certo.
Però le onde radio penetrano con difficoltà al di sotto dei 20 metri di profondità.
Sistemi satellitari, internet, comunicazioni ship-to-ship? Sì, se siete in superficie.
Ma se siete in profondità…

E ammettiamolo, se avete un sottomarino, e per andare in profondità che volete usarlo, senza l’impiccio – o il rischio – di starsene in superficie per fare una telefonata ogni volta che volete ordinare delle pizze.

Certo, potreste usare un sistema ELF – Extremely Low Frequency – a patto che dobbiate solo ricevere, perché il vostro sottomarino è troppo piccolo per poter avere una antenna trasmittente.
La trasmittente di Murmansk ha un’antenna di 60 chilometri, quella di Republic, in Michigan, di 52.

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E allora come facciamo?
Questo è stato uno dei problemi più sciocchi e divertenti da risolvere nel mio romanzo.
E poi dicono, guarda tu che problemi si fa la gente.

I russi, durante la guerra fredda, avevano avviato un progetto per selezionare delle persone capaci di proiettare il proprio pensiero – sì, insomma, dei telepati – per provare a inviare in quel modo delle comunicazioni ai sottomarini atomici.
Non pare abbia funzionato.

substoryBeh, che ci crediate o meno l’idea migliore la sfornò Irwin Allen, storico regista di pellicole fantascientifiche, uno dei colossi della fantascienza cinematografica e televisiva anni ’602.
Un sottomarino in profondità, col disperato bisogno di una connessione veloce e sicura, può semplicemente agganciarsi a un cavo telefonico sottomarino.
Certo, tocca trovare il cavo, mandar fuori qualcuno, fare l’allacciamento, ma a quel punto, la vostra connessione è garantita e… ehm, inaffondabile.
L’idea, Irwin Allen la sfruttò nel 1961, in Voyage to the Bottom of the Sea3.

E io che credevo…
È da lì che ho preso l’idea?
Probabile, visto che quel film devo averlo visto alcune dozzine di volte.
Però il dettaglio non me lo ricordavo.
E io che credevo di aver avuto un’idea originale, che risolveva un sacco di problemi!4

Però mi piace molto, questo hackeraggio (in effetti, phone phreaking) fisico della rete telefonica, perchè oltre ad essere semplice e ganiale, è perfettamente sensato e tecnologicamente corretto.
Irwin Allen era in gamba.

Resta il problema che non ho ancora un titolo per il mio romanzo.
Ma per quello ho ancora qualche giorno…


  1. potrebbe convenire usare una buona protezione solare, in certi periodi dell’anno 
  2. l’ho mai fatto un post su Irwin Allen? Non credo. Bisognerà porvi rimedio… sono passati cinquant’anni, e magari qualcuno non ha idea di chi sia. 
  3. non credete ai pettegolezzi, è un gran film. 
  4. oltre ad inserire una bella scena d’azione extra nella mia storia. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Una telefonata dal fondo dell’oceano

  1. Abbiamo un universo sotto i nostri piedi e comunque il fascino degli abissi è sempre potente e suggestivo

  2. Di quante parole è The Ministry of Thunder, invece?

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