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Oliver Onions

5 commenti

Facciamo un po’ di archeologia.
Quand’ero ragazzino, per me Oliver Onions era un nome ben noto – era il nome della band che faceva le musiche dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Gli Oliver Onions, ovvero i fratelli De Angelis.
Questi, insomma…

Rimasi perciò abbastanza sorpreso nello scoprire, nell’antologia di inglese in terza media, una storia di Oliver Onions.
Una storia di fantasmi.

Ed è di questo Oliver Onions, che mi andrebbe di parlare oggi, con tutta la simpatia per Bud Spencer & Terence Hill, e per i Fratelli De Angelis.

Oliver_Onions_001George Oliver Onions nacque in Inghilterra nel 1873, da una famiglia povera. E quel nome non è che gli piacesse granché – e perciò cambiò nome in George Oliver: alla moglie non andava di essere Berta Onions, e lui voleva risparmiare ai propri figli gli scherzi che lui aveva dovuto subire a scuola.

Il giovane Oliver si era dilettato di pugilato ai tempi della scuola e indicava fra le proprie passioni le automobili e la scienza.
Esordì come artista grafico, ma poi un editore gli disse che avrebbe potuto provare a scrivere, e lui ci provò.
Scrisse romanzi storici, polizieschi, fantascienza e fantasy. E poi storie di spettri.
Ne riempì cinque volumi, di storie di spettri.
E poichè cominciò a scrivere prima di cambiar nome, Oliver Onions divenne il suo nome d’arte.

410bsdYxt5L._SY344_BO1,204,203,200_La solita benemerita Wordsworth Publishing ha riunito le cinque collezioni di storie (insieme a un inedito) in un volumone intitolato Dead of Night – The Ghost Stries of Oliver Onions – che mi è stato regalato per il mio compleanno, e va ad arricchire la mia collezione, perché di Onions non avevo nulla se non racconti sparsi in diecimila antologie 1.

Cosa ha di particolare, la narrativa spettrale di Oliver Onions?
In primo luogo, fa davvero paura.
Considerando che stiamo parlando di storie che hanno non meno di sessant’anni (Onions morì nel ’61, ma l’ultima collezione di storie – Bells Running Backwards – è del ’53), il livello di inquietudine che Onions riesce a suscitare ancora oggi è notevole.
Poi si tratta di storie che molto spesso definiscono un tema classico – la casa infestata, per dire – e lo sovvertono, aggiungendo livelli, aggiungendo struttura, suggestioni.
E Onions, povero giovane che aveva studiato da artista e si illustrava da sé le copertine dei romanzi (ne scrisse una trentina), e che aveva cominciato a scrivere per provare, scriveva molto bene

THE THREE OR four “TO Let” boards had stood within the low paling as long as the inhabitants of the little triangular “Square” could remember, and if they had ever been vertical it was a very long time ago. They now overhung the palings each at its own angle, and resembled nothing so much as a row of wooden choppers, ever in the act of falling upon some passer-by, yet never cutting off a tenant for the old house from the stream of his fellows. Not that there was ever any great “stream” through the square; the stream passed a furlong and more away, beyond the intricacy of tenements and alleys and byways that had sprung up since the old house had been built, hemming it in completely; and probably the house itself was only suffered to stand pending the falling-in of a lease or two, when doubtless a clearance would be made of the whole neighbourhood.

Katoomba 133Questo è l’attacco di The Beckoning Fair One, e sono abbastanza sicuro che non sia la storia che io scovai nell’antologia in terza media – non ricordo che storia fosse, ma non era questa.
Questa è troppo complicata, per rifilarla a dei ragazzini.
Però è scritta benissimo – e venne definita da Algernon Blackwood “la più orribile e splendida storia mai scritta su quel tema”.

L’unico al quale non piacque per nulla fu H.P. Lovecraft – ed è curioso, perché come Lovecraft, Onions lavorò con un approccio scientifico all’aggiornamento della ghost story alla contemporaneità, e al suo affrancamento da modelli vittoriani.
Ma Lovecraft non aveva il monopolio della verità, e la sua conoscenza quasi enciclopedica del genere non corrispondeva necessariamente, sempre e comunque, a gusti impeccebili.

Non leggo frequentemente storie di spettri in estate – ma sto mettendo assieme una bella pila di titoli che mi terrò in caldo per l’autunno.
Onions sarà in cima alla pila.


  1. e se non siete disposti a scucire neanche il prezzo da pizza margherita del take-away del volume Wordsworth, gran parte dei lavori di Onions sono disponibili sulle pagine del progetto Gutenberg. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Oliver Onions

  1. Grazie del post, scoprire un nuovo autore fa sempre bene. Una domanda: sono storie inquadrabili nel formato classico delle ghost stories britanniche, come quelle di M.R. James?

    • Non sempre, per quanto una certa “scuola” sia evidente. Chiaramente Onions conosceva molto bene il genere, e ne sapeva utilizzare i modelli.
      Ma spesso da un impianto tradizionale emerge una storia molto diversa dai modelli classici.

  2. Grazie! Penso proprio che lo farò mio.

  3. Davide

    Ho ordinato su Ibs il volume di Onions, assieme a quelli di Lafardio Hearn e Henry S. Whitehead, si potrebbe fare un pezzo o due del pianobar del fantastico su Hearn e Whitehead? Entrambi hanno raccontato le storie dei paesi dove hanno vissuto, il primo in Oriente e il secondo nei Caraibi, dove era il pastore presbiteriano di alcune piccole comunità locali…

    Ciao
    Paola

    • Di Whitehead mi pareva di aver già scritto qualcosa, e anche di Hearn… ora faccio una verifica, e poi sì, volentieri… facciamo un paio di pezzi per piano e storia di spettri…😀

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